domenica 8 maggio 2011

L'ultimo capolavoro di Malesani

Difficilmente questa volta il capolavoro andrà in onda. Inutile pensare a un sequel o ad un secondo capitolo del colossal del 2002. Eppure gi ingredienti sono più o meno gli stessi. Il protagonista (Alberto Malesani), la trama (una squadra che si inabissa dopo aver navigato in acque tranquille per tutta la stagione) e il colpo di scena (l’iceberg della serie B). A rendere meno sapido il tutto, però, ci hanno pensato gli antagonisti (moltiplicati nel numero dai tribunali e dimezzati nella qualità dal calciomercato). Insomma, anche se alla fine della pellicola mancano ancora 180 minuti, è difficile pensare che prima dei titoli di coda per il Bologna non arrivi il tanto atteso happy ending, quello che mancò al Verona nel 2002. Merito di quei 5 punti che ancora la separano dal terzultimo posto e di una manciata di squadre troppo sgangherate per colmare il gap. Eppure l’ultimo B-Movie con la firma di Malesani, quello girato nelle campagne senesi la scorsa stagione, aveva fatto pensare che, forse, il tanto atteso salto di qualità poteva essere finalmente arrivato. Ma andiamo con calma. Tutto inizia nell’estate del 2001, una delle più roventi nella storia del calcio veronese. Sì perché dopo decenni di sfottò dei cugini “ricchi”, la favola del Chievo approda per la prima volta nella massima serie, con buona pace per il subdolo striscione apparso qualche mese prima nella curva dell’Hellas: “Il derby in A? Solo quando l’asino volerà”. Peccato, però, che solo un paio di mesi dopo gli asini cominciarono a volare davvero, anche in classifica. Sulla panchina del Verona, in quella torrida estate, si siede Alberto Malesani, quattro stagioni passate sull’altra sponda dell’Adige e un curriculum che dopo l’anemica esperienza con la Fiorentina era stato irrobustito con una Coppa Italia, una Coppa Uefa e una Supercoppa conquistata sulla panchina del Parma prima di essere esonerato. ”Sono felice per questa chiamata – aveva detto presentandosi ai nuovi tifosi prima di scappare dal dentista - io sono di qui, e da qui ho spiccato il volo. Solo Verona poteva convincermi ad allenare una cosiddetta piccola. Sarà una grande stagione, per Verona sportiva. Due squadre in A, un derby che solo i grandi club possono permettersi. Ogni domenica, al Bentegodi, sarà festa”. E, a giudicare dalla partenza sprint, Malesani aveva ragione. All’esordio in campionato, infatti, un pallonetto di Oddo sorprende Pelizzoli e inchioda i campioni d’Italia giallorossi sull’1 a 1. Il “miracolo” si ripete la domenica dopo in casa di uno stralunato Venezia, quando Salvetti scaraventa in rete un tiro-cross di Oddo consentendo al Verona di mettere in cassaforte i 3 punti. Ed è solo l’inizio. Nelle successive 8 giornate i gialloblù mettono insieme 9 punti (vincendo, fra l’altro, a Firenze e pareggiando con Parma e Juve). Poi la svolta. Il 18 novembre, infatti, in casa dell’Hellas si presenta proprio la matricola Chievo, la cenerentola capace di stregare il calcio dei Grandi. Il primo derby in serie A è di quello da togliere il respiro. Il Chievo gioca con la tranquillità di chi non ha niente da chiedere e passa per due volte in 37 minuti: prima con l’allora Eriberto, poi con il rigore di Corini. Tutto chiuso? Macché. A 5 minuti dalla fine del primo tempo un rigore di Oddo riapre le speranze dell’Hellas. Speranze che si tramutano in sogno con l’autogol di Lanna al 25’ del secondo tempo e con la rete di Camoranesi due minuti più tardi. Malesani esplode, non si tiene più. Al fischio finale schizza sotto la sua curva urlando e improvvisando uno spogliarello. Rimane lì sotto per diversi minuti, bagnato e in mutande, per cercare l’abbraccio dei suoi tifosi. Gli stessi tifosi lo guardano come un extraterrestre, indecisi se ridere con lui o di lui. “Lasciatemi esultare, sono il bello del pallone – risponde a chi lo critica per la reazione esagerata - la gente mi chiedeva di esultare da due settimane. E avevo anche il permesso di Delneri. Ci siamo incontrati davanti alle tv private. ' Se vinco posso andare sotto la curva?' 'Io resto, ma tu vai' mi ha detto”. E ancora: “Non c'è niente di cui vergognarsi, si vergogni chi va a rubare. Mi dispiace solo di venir ricordato come 'quello che esulta', invece sono l' ultimo allenatore italiano che ha vinto in Europa. A proposito, dopo la Coppa Uefa col Parma, non ho fatto niente. E poi io sposto l'attenzione della gente su quello che di bello c'è nel calcio, così non pensa ad altro”. Qualcosa sembra cambiare nella percezione che il mondo del calcio ha di Malesani. Anche gli addetti ai lavori non lo vedono più come quel personaggio ingastrito e triste, famoso solo per le sue esultanze chiassose. Ora viene considerato un uomo di campo preparato, un maestro del “gioco d’attacco doc”, come lo definì Tosatti. Così la vittoria nel derby riesce a conferirgli quell’alone di credibilità che neanche la vittoria della Coppa Uefa era riuscita a ritagliarli. E per l’Hellas questo si traduce in un nuovo slancio che riesce a fissare a 6 il record di vittorie consecutive al Bentegodi, striscia interrotta solo dal tris casalingo ricevuto dall’Inter. Quell’atmosfera di euforia che mancava dai tempi di Bagnoli mette benzina nel motore del Verona, che chiude il girone d’andata con 25 punti, destinati a salire a 32 alla quinta di ritorno. La salvezza è lì, basta fare il compitino per portarla a casa e vivere con un po’ meno di imbarazzo il successo degli asinelli volanti. Ma dopo un altro 3 a 0 rimediato dall’Inter si va a Bologna. Al gol di Gilardino al 30’ del secondo tempo rispondono le reti di Fresi e di Cruz al 47’. La vittoria in casa col Parma, 2 domeniche dopo, sembra togliere l’Hellas dalle sabbie mobili. Ma è solo un’illusione. Improvvisamente l’energia sparisce dalle gambe dei giocatori di Malesani, i reparti si allungano, gli avversari si infilano in vere e proprie praterie. Il Verona perde per tre volte di seguito: in Piemonte con la Juve, a casa del Chievo e poi contro il Torino. Il pareggio con il Brescia e la vittoria con l’Udinese, entrambe concorrenti dirette per la salvezza, sembrano soffiare sulle vele dei gialloblù che, con 39 punti, potrebbero accontentarsi di un punto nelle ultime 3 gare per raggiungere una salvezza tranquilla. Peccato che la domenica successiva coincida con il compleanno di Roma, non proprio la data migliore per andare a giocare nella città eterna. E infatti il Verona esce dall’Olimpico con le ossa rotte (5-4 contro la Lazio). Poco male, visto che l’idea di poter fare un punto nelle ultime 2 gare permette all’Hellas di guardare alla gara in casa contro il Milan con maggiore serenità. Troppa. Pirlo e Inzaghi seppelliscono i gialloblù che vanno a giocarsi tutto a Piacenza. È il 5 maggio, una data che non può essere storta solo per l’Inter. A spiegarlo a Malesani è il gol di Volpi al venticinquesimo, a confermarglielo ci pensa la doppietta di Hubner che inchioda il risultato sul 3-0. Le radioline puntate sugli altri campi sono impietose. L’Udinese già salva perde in casa contro la Juve, il Brescia travolge uno svagato Bologna per 3 a 0. La classifica parla Chiaro: Brescia 40 punti, Hellas 39. Un’algebra che vuol dire serie B per la banda Malesani. B come beffa, poi, visto che il quinto posto aveva garantito al Chievo l’ingresso in Europa al primo tentativo. Ora, dopo 9 stagioni, Malesani sembra non aver messo ancora la testa a posto. Lo testimonia sono i due punticini striminziti che il suo Bologna è riuscito a mettere insieme nelle ultime 6 partite (6 nelle ultime 9) che hanno fatto traslocare stabilmente i rossoblù da un’onestissima metà classifica a uno scricchiolante quindicesimo posto. “Abbiamo raggiunto quota 40 punti troppo in fretta” ha detto il guru di Verona nei giorni scorsi. Sarà, ma se questa volta il capolavoro non dovesse andare in onda, Malesani dovrebbe ringraziare Lecce e Catania, ma soprattutto Garrone. Con Pazzini e Cassano ancora in blucerchiato, infatti, l’happy ending per il suo Bologna avrebbe potuto lasciare il posto a un vero e proprio psicodramma.

14 commenti:

  1. Troppo fico. Malesani mister vecchie maniere

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  2. BISCOTTO NO, BISCOTTO SI: L'ALBERTONE DI VERONA

    Malesani è sempre stato un personaggio abbastanza genuino: fin da quando calciatore dell'Audace della sua natia San Michele correva sugli accidentati terreni di provincia e regione con una squadra capace di esaltare e sfiorare i campionati professionisti, ai quali era arrivato fino ad allora solo l'Hellas Verona; fin da quando con grande personalità e meticoloso lavoro sul campo si impose come allenatore, lasciando il suo lavoro in azienda e facendo il salto nel professionismo; fin da quando pilotò il Chievo verso la serie B con un gioco organizzato e a tratti spregiudicato.

    Io non lo ricordo bagnato e in mutande, ma sicuramente lo rivedo delirante sotto la mitica curva sud dell'Hellas ad esultare alla fine di un memorabile primo derby di Serie A.
    Lo stadio Marcantonio Bentegodi (in origine in centro città come il mitico Appiani di Padova, poi ricostruito in posizione più periferica, una struttura dedicata a colui che a inizio '900 aveva dato impulso allo sport in città, soprattutto nella ginnastica) era stipato all'inverosimile come non si vedeva dai tempi dell'irripetibile scudetto dell'Hellas di Osvaldo Bagnoli e Preben Larsen Elkjaer.
    Il Chievo aveva già vinto altri derby in serie B e poi vincerà quello di ritorno, ma andare sotto la curva a quel modo, dopo una incredibile rimonta... beh, fu vissuto sull'altra sponda come un vero e proprio affronto. L'approvazione di Del Neri? Provate un po' a parlarne col taciturno e “fumante” presidente Luca Campedelli...

    Certo l'Albertone di Verona non stupì in quanto ad atteggiamento: era pur sempre colui che amava dire “pane pane e vino al vino”, colui che fu accusato di retrocessione per non aver accettato un tacito pareggio col Torino (se non ricordo male, si prese gol dall'impalpabile e meteorico straniero Franco, il tipico gol da categorie pulcini, in contropiede solitario su calcio d'angolo a favore) e per non aver gestito nel corso dell'annata altre analoghe situazioni – come dire - “biscottare”.

    Verona quell'anno stava andando fortissimo. In città si sognava la Uefa per l'Hellas (serie B alla fine) e la Champions (quinto posto dietro il... Milan, mah... chiedere all'arbitro Cesari) per il Chievo. Poi intervennero soprattutto il calo della squadra per una situazione societaria - si vociferava - sempre più instabile (il patron dell'epoca Giambattista Pastorello sembrava non essere in grado di consegnare stipendi puntuali e garanzie finanziarie), e poi ancora per il malumore dei giocatori, nonché le (presunte) discusse scelte dell'allenatore.
    In casa contro il Milan uno sciagurato rigore (su Inzaghi, capite, Inzaghi!) aprì la strada ad un Milan superiore e a Piacenza i giocatori nel complesso “calarono le braghe”.
    E così il mese di maggio che aveva regalato nella storia dell'Hellas due memorabili vittorie sul Milan, contribuendo a toglierli due scudetti, sancì un punto di non ritorno nella massima serie, che ancora oggi pesa sull'Hellas di Mandorlini, impegnato ad accalappiare i play-off di Prima Divisione.
    Il Verona, in quello sciagurato anno, entrò in zona retrocessione solo l'ultima giornata!!!

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  3. Insomma - tanto per ripetermi - Malesani è sempre stato un personaggio abbastanza genuino: fin da quando ricordò alla Juve di non lamentarsi se per una volta era il suo Parma e non la Vecchia Signora a vincere su un episodio dubbio (su Crespo); fin da quando in Grecia superò in eloquenza gli antichi oratori dell'Attica in una celebre conferenza stampa; fin da quando si creò la fama di allenatore bravo ma solo in avvio di incarico (Empoli, Udine, Siena, Bologna lo sembrano confermare?).

    Fino a quando (no, Bologna, no... dai... ma vuoi vedere che...) forse a Bologna ha capito che dopo aver centrato una clamorosa salvezza (addirittura ammettendo, contro le sue abitudini, con uno slancio tipico dei veronesi che si credono i migliori ma sanno che è vero solo fino ad un certo punto, che più del suo lavoro sul campo ha pesato Marco Di Vaio) non valeva la pena mettere il bastone tra le ruote a chi gli obiettivi stagionali non li aveva ancora raggiunti. Meglio non scontentare nessuno, non si sa mai. Essere schietti e soprattutto giocarsela fino in fondo non sempre gli aveva regalato nella sua carriera i frutti sperati...

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  4. Sull'essere entrato in zona retrocessione all'ultima giornata non sono d'accordo. Per retrocedere all'ultima giornata vuol dire che gia da un poco devi stare con l'acqua alla gola. Per quanto riguarda la situazione societaria, poi, e vero che c'erano problemi economici e che pastorello rischiava di fare il cosiddetto crack, ma è vero che quella era una squadra che aveva gente come Oddo, cassetti, Paolo Cannavaro, giardino, Mutu, Camoranesi. Per carità, non erano ancora i "campioni" o i buoni giocatori che sono diventati, ma è vero che visto che il campionato che hanno fatto nel girone di andata è inconcepibile e ingiustificabile il crollo del girone di ritorno. Quella fu una stagione molto particolare, condita dai 5 gol incassati contro il Torino e contro la Lazio (finale 5-4). tutto questo vuol dire che, biscotti a parte, le squadre di malesani sono come lui: veraci ma troppo umorali.

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  5. Il grande rammarico per questa stagione è l'Europa sfumata.
    Questo Bologna è un grande Bologna.
    Tuttavia, complici i prematuri 40 punti e le vicende societarie (che hanno avuto forte impatto, soprattutto economico, sui giocatori) il piede è stato tolto dall'acceleratore troppo presto.

    Questo Bologna sa giocare bene e ben poteva chiudere 10-13 punti più su. In una zona "interessante", quindi.
    Va bene così, per carità. Dico solo che è un peccato, anche alla luce dello scarsissimo livello del campionato italiano.

    ps: il Parma di Malesani era bellissimo. Veron Chiesa Crespo davanti. Thuram Sensini Cannavaro Buffon dietro. Gente come Fiore e Balbo pronta ad entrare.

    La scritta di fronte al Dall'Ara recitava: "Parma grazie per un giorno. Marsiglia merda per sempre."

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  6. tre futuri campioni del mondo aveva quel verona..
    Bostero, quando un post su bologna marsiglia??????

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  7. Gegen, guarda come la furia di Hernan si abbatte su quel maledetto di Blanc: http://www.youtube.com/watch?v=4LQ8B1BrVSY&feature=related

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  8. Dopo Malesani solo Mazzone ha combinato un pasticcio simile...

    Quanto al Siena, l'anno scorso era davvero un'impresa disperata, già fu tanto ridare all'ambiente un po' di entusiasmo.

    L'anno dell'Hellas rimane veramente irripetibile. Anche questo Bologna non può ripeterlo. A leggere quei nomi fa paura poi...ma non era quello anche l'anno della doppietta di Cammarata alla Juve? Mi sa che era quello prima, vero? Cammarata comunque, che giocatore...bomber normanno che si è perso per strada, chissà perchè.

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  9. @el señor dionigi L'anno della doppietta di Cammarata alla Juve fu, se non erro, l'ultimo di Prandelli al Verona, quando, dopo aver riportato la squadra in serie A, ci si salvò con un clamoroso girone di ritorno.

    Invece, sempre per scovare analogie in riva all'Adige, la possibile retrocessione della Samp (absit iniuria verbis, insomma non voglio portar male) ricorda molto quella ahimè reale del ChievoVerona di Bepi Pillon, che dopo aver giocato i preliminari di Champions ("Vogliamo vedere Zidane" recitava, però in dialetto, un geniale striscione; li avesse passati i preliminari, avrebbe potuto giocare con Chelsea e Barcellona in girone) retrocedette nello spareggio di Bologna col Catania, nonostante il ritorno di Gigi del Neri.

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  10. Ferron, Dainelli, Cannavaro P, Teodorani, Oddo , Italiano, Cassetti, Šerić, Camoranesi, Gilardino , Mutu. Allenatore: Malesani.

    ed è andato in B

    comunque sono un grandissimo fan del gioco di Malesani...il suo parma era perfetto....

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  11. Il Verona attualmente è quinto, un punto dietro la Salernitana e due punti davanti lo Spezia. Tre punti sopra c'è l'Alessandria. Non vorrei sbagliarmi ma in caso di doppio arrivo in parità noi andiamo quarti e l'Hellas fuori dai play-off (sarebbe la seconda beffa per colpa della maglia bianca, dubito che accadrà. Ho la strana impressione che devono aiutarlo a salire). Giù rischia di non salvarsi Eziolino Capuano, dopo un campionato folle a Pagani. Lui sarebbe da "Lacrime di Borghetti". I play-off e i play-out del Girone A in questi anni ci hanno offerto storie incredibili. Nel girone dei rimpianti domenica drammatico Cavese-Foligno al "Simonetta Lamberti": l'augurio è uno solo e trascende le parole di Nesat (mai stato a Foligno ma la Cavese in C2 sapendola, nel migliore dei casi, a giocare ad Eboli l'anno prossimo...). Forse è ora di regalare un altro articolo a LdB

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  12. Nesat, tra le imprese di Malesani c'è anche un 3-0 della Fiorentina sulla Juve mai dimenticato dai tifosi viola...

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  13. anonimo sfidante11 maggio 2011 13:25

    @ Vasilij

    Il Verona domenica viene a Crema. Comunque da 5.a farebbe i play off e le basta un pareggio proprio perché in vantaggio negli scontri diretti sullo Spezia.
    Al Pergo toccheranno i play out al 99%, come l'anno scorso, sentenza del Ravenna e risultato del Pavia permettendo.

    Ciao

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