domenica 15 maggio 2011

La Rosaleda, Wanchope, e la gloriosa stagione del Malaga 2004/2005


Julio Baptista

Ci sono due modi per capire cosa è il calcio a Malaga. Il primo è quello di cercare di seguire i biancazzuri dall’alto del proprio stadio da 80mila posti, gettando uno sguardo distratto alle partite trasmesse da Sky. Il secondo, invece, è quello di sedersi sui seggiolini sbiaditi dal sole della Rosaleda. Un privilegio, questo, che mi è capitato nella lontana temporada 2004-2005. La stagione del cambio in panchina, della retrocessione data ormai per certa ancora prima del giro di boa, della vittoria per 1-6 a Pamplona, in casa dell’Osasuna, del miracolo del decimo posto finale.
Paulo Wanchope

Ma, soprattutto, la stagione di Paulo Wanchope. O almeno così doveva essere. Una scommessa costata mezzo milione di euro alle casse delle società ma capace, secondo l’astuta dirigenza, di moltiplicare il propio valore nel giro di poche settimane. Insomma, la classica pietra preziosa da incastonare in una rosa fatta di nomi un tempo altisonanti (Arnau, ex Barcellona, Marcio Amoroso, ex pichichi della Serie A tornato malconcio dalla Germania, Tote, scarto del Real Madrid, Fernando Sanz, come sopra, Cesar Navas, come sopra), qualche bella speranza (Duda) e qualche onesto picchiatore(Gerardo,Miguel Angel, Litos). Ad ingigantire le aspettative intorno all’attaccante costaricano, poi, ci pensarono quell’affascinante nome esotico e la provenienza insolita del suo trasferimento che l’aveva scaraventato nella Costa del Sol direttamente da Manchester, sponda City. Una speranza che nemmeno i numeri riuscirono ad attenuare. Eppure bastava leggere i tabellini per capire che in tutta la sua carriera quel simpatico attaccante non aveva mai avuto un rapporto molto intimo con il gol. . Ma poco importava, visto che ormai i media l’avevano eletto a nuova macchina da gol per la serie maggiore. “Con questo attaccante con il nome da bambola – aveva garantito El Mundo Deportivo – il Malaga può tornare in Coppa Uefa. Sa usare perfettamente la testa e ha un piede letale”. E gli inizi sembrano anche dare ragione al periodico spagnolo. Sì perché se Wanchope si perde (insieme ad Arnau) l’esordio stagionale contro l’Atletico Madrid (vinto per 2-0 dai Colchoneros) e latita in campo nel pareggio col Zaragoza, la settimana successiva il suo gol a dieci minuti dalla fine permette al Malaga di battere il Mallorca e lasciare il penultimo posto in classifica. Una scena che si ripete anche sette giorni dopo, quando l’attaccante segna la rete del 3-0 nel complessivo 4-1 contro il Numancia.
 

La Rosaleda esplode. I suoi non saranno sempre gol determinanti, ma il ragazzo c’è e ha ancora un margine di miglioramento. E Paulo lo dimostra fra la sesta e l’ottava giornata. Prima affonda l'Osasuna insieme al gemello Amroso, poi si vede annullare il gol che poteva valere il pareggio del Malaga a Bilbao, e infine timbra per la quarta volta il cartellino contro l’Espanyol. Undici punti in nove giornate, però, sono un bottino che non lasciano proprio tranquilla la dirigenza. L’allenatore, Gregorio Manzano, non riesce a dare gioco e idee alla squadra. Forse neanche lui sa come mettere in campo gente che sembra trovarsi sul campo per caso. Così, dalla decima alla quattordicesima, il Malaga fa il pieno. Di sconfitte. Real, Getafe, Barcellona e Albacete passeggiano sulle rovine di una squadra che sembra aver già finito la benzina. Wanchope lotta ma non si sblocca. “E’ servito male” dicono gli addetti ai lavori. “E’ scarso” rispondono i tifosi. Paulo prova a dimostrare che la verità, quanto meno, è nel mezzo ma la palla proprio non ne vuol sapere di entrare in porta. Manzano lo scarica e lo manda in tribuna contro un Valencia che deve assolutamente vincere per salvare la panchina di Ranieri. E quello che diventerà poi l’allenatore della Juve centrerà l’obiettivo sbancando la Rosaleda per 2-0. Il successo con il Levante illude tutti. Si pensa alla rinascita, invece si materializza il baratro.
 
Gerardo

In tre partite il Malaga prende tre schiaffi dal Villareal, addirittura 5 dalla Real Sociedad e 2 dal Racing.
Serve un cambio. Manzano lascia la panchina ad Antonio Tapia, un generale di ferro che aveva navigato per tutta la carriera nel calcio minore e che ora doveva dare ordine a una squadra che non aveva idea di che cosa fosse uno schema. Se si doveva retrocedere, almeno, bisognava farlo con un po’ di dignità. L’esordio di Tapia è di quelli che lasciano il segno. Wanchope entra dalla panca e il Malaga batte in casa l’odiato Sevilla di Julio Baptista per 1-0, grazie all’autogol di Aitor Ocio. È il break che tutti aspettavano. La domenica successiva i bancazzurri affondano l’Atletico e si riportano in corsa. Così, per mettere più benzina nel motore, la dirigenza decide di fare un regalo a Tapia acquistando un attaccante brasiliano atipico, uno di quelli che fa della concretezza il suo biglietto da visita. Fernando Baiano sceglie il numero 6 e comincia a segnare. Wanchope non gradisce e si ingastrisce prima in panchina poi in tribuna. Tapia non lo vede e, complice anche la strepitosa stagione di Juan Rodriguez (mi ricordo ancora un titolo di un free press del posto: “Tocala otra vez, Juan”), finisce nel dimenticatoio. Entra a partita in corso, quando non può fare troppi danni. A volte si infila le scarpette quando il novantesimo è già passato da un pezzo. I tifosi cominciano a deriderlo e lui chiede di essere ceduto. La dirigenza prende tempo, non sa che fare. Comincia a cercargli una nuova sistemazione. Purtroppo per lui, però, il Malaga comincia a pigiare sull’acceleratore e mette la freccia. Sotto l’occhio sempre più torvo di Paul batte in casa l’Espanyol e affonda per 1-6 l’Osasuna in trasferta. Il suo cammino si fa meno barcollante e supera nelle ultime giornate l’Albacete, il Levante, la Real Sociedad, il Racing e infine il Sevilla. Ma a Wanchope questo non interessa più. Prova a cercarsi una squadra per l’anno successivo, anche se l’unica a non rispondergli “le faremo sapere” è l’Al-Garafa. Lui accetta, saluta l’Andalucia e va a svernare prima in Qatar, poi in Argentina e Giappone. Di lui, ormai, si ricordano in pochi. Familiari compresi. La doppietta al mondiale tedesco gli dà una seconda giovinezza che dura quanto il cammino del Costa Rica. Si dice che la Roma sia sulle sue tracce. Nessuno si muove tranne i Chicago Fire. Paul fa un’altra volta le valige per provare ancora la sorte. Anche stavolta senza risultato. I due gol segnati con la sua nuova maglia non bastano perché qualcuno gli offra un nuovo contratto. Torna a casa sua, dove aveva iniziato. Gli offrono un contratto da allenatore dell’Heridiano, la squadra dove aveva iniziato a giocare. Lì può insegnare il suo calcio, quello che i suoi allenatori non apprezzavano. I suoi giocatori hanno più o meno la stessa reazione e lo fanno esonerare.
 
La Rosaleda

Ma anche ora che è fuori dal mondo del calcio, Wanchope non torna con piacere su quella stagione 2004/2005. D’altra parte, per lui, quel campionato era finito domenica 3 aprile in casa contro il Getafe. Allora, i 20 mila della Rosaleda decisero di protestare contro l’aria di smobilitazione che si respirava in società. Una dichiarazione di guerra scandita da un coro, ripetuto per tutti e 90 i minuti. Miguel-Angel-no-se-vende. Juan-Rodriguez-no-se-vende, Cesar-Navas-no-se-vende, Vicente-Valcarce-no-se-vende, urlavano a squarciagola i tifosi per difendere i loro pezzi pregiati. E chissà come si deve essere sentito Paulo, la punta spuntata, quando i suoi hinchas gli hanno dedicato un pensiero: Wanchope-no-se-vende- Wanchope-se-regala. E così è stato.

6 commenti:

  1. Mitico Wanchope, uno dei miei idoli assoluti.. il post tra l’altro si ricollega perfettamente al precedente (sul quale commentai, non ricordo cosa, per fortuna è andato perduto..) perché è con la maglia dei Rams (e non della Roma, purtroppo) che Paulo mise a segno il suo gol più spettacolare..

    http://www.youtube.com/watch?v=UZmmTmFOQXA

    Per il resto, vista la somiglianza nelle movenze ciondolanti e caracollanti in campo e nella carriera diplomatica fuori, spero per lui in un futuro alla George Weah.. ovvero, Wanchope prossimo dittatore della Costa Rica..

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  2. Colgo l'occasione per sottolineare che in quella stagione, complice l'ottimo girone di ritorno, la gente andò un po' fuori di testa. Quando Il Malaga andò a giocare a Mardid, infatti, i giornali si scatenarono nel tracciare un presunto psicodramma per il capitano Vicente Valcarce (di cui custodisco gelosamente una maglia) che si trovava ad affrontare la sua ex squadra. Peccato che il suddetto capitano abbia giocato, al massimo, nel Real Madrid C. Grandi capolavori...

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  3. Bell'articolo, grazie.

    Io personalmente non riesco ad inquadrare bene le squadre della costa sud (Almeria, Malaga, Hercules...)
    Cioè, chi ha buon seguito e chi no, chi ha storie da raccontare, exploit ecc...?

    Resta il fatto che lo stemma del Malaga con lo scorcio di costa in secondo piano resta uno dei più belli in circolazione assieme a quello del Salamanca.

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  4. Gaizka,
    dipende da cosa intendi per storia. Il Malaga e l'Almeria, così come le conosciamo, sono squadre molto giovani nate da fusioni di altri club o dalle ceneri di altre società. Il Malaga, per esempio, come traguardo più alto della sua storia ha la partecipazione alla coppa Uefa. Per gli exploit dovresti fare tu qualche ricerchina, magari riesci a trovare qualcosa mentre per il seguito non muovono masse incredibili di spettatori. Nel 2004/2005 La Rosaleda poteva contenere 20mila tifosi, ora credo che ne possa contenere sui 30mila, ma non ne sono sicuro. Io personalmente mi sono innamorato del Malaga perché mi sono ritrovato a vivere lì e per caso sono riuscito a vedere tutte le partite in casa del girone di ritorno. Insomma, il discorso affettivo prevale di molto su quello tecnico. Il Malaga di quest'anno, prima che diventasse il Malaga City, valeva quanto la Reggina di Hatz e Grun. Non ho mai visto uno schema, una palla data in profondità, una sovrapposizione. Era tutto in mano al caso. E proprio per questo era un calcio bellissimo

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  5. Grande Andrea, grande racconto, grande squadra e soprattutto grandissima città...Sono contento che qualcun altro apprezza la non-bellezza di Malaga e del Malaga. Poi mi fa piacere che grazie alla Bestia anche quest'anno sono riusciti a tirarsi su in classifica.

    Malaga è un posto meraviglioso con la sua infinita spiaggia urbana del Pedregalejo e il salmorejo che servono alla bodega Pimpi, con il pesce venduto all'asta dal Tintero e il ristorante Los Delfines dove ti friggono anche la rete da pesca, e si merita un calciatore meraviglioso como Wanchope, un vero mito.

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  6. Le stagioni al City di Wanchope non furono affatto male..anzi....specialmente l'accoppiata Wanchope-Anelka....il Malaga ha uno non so che di affascinante....sono stato ad Almeria....in queste stagioni prima di questa orrida retrocessione l'Almeria è stata una bella squadretta....hanno uno stadio fighissimo.(figlio dei giochi del mediterraneo)e la città è bruttina ma davvero divertente...e comunque pi paesaggi...il mare e i paesini intorno ad Almeria sono delle perle...
    Grazie andrea.....ottimo post.....avevo completamente rimosso Fernando Baiano.....

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