lunedì 23 maggio 2011

Elogio della Locura


 Se sin da piccoli ed in tutta coscienza abbiamo scelto di preferire il calcio alla vita vera, o se non altro di farne la valvola di sfogo privilegiata delle nostre pulsioni sentimentali, certo avevamo i nostri buoni motivi. Nel calcio esistono vincoli definitivi che annientano la precarietà del provvisorio. Nel calcio il tempo non è che una somma di attimi e fotogrammi, in una discontinuità che eludendo la barbarie del quotidiano nobilita la magia di un ricordo, la teatralità di un istante. Ma, soprattutto, nel calcio esistono storie d’amore che hanno il loro lieto fine, come tenute in piedi da un incantesimo rubato ad una fiaba.

Pur senza aver mai raggiunto la ribalta del grande calcio mondiale, Martin Palermo, el Loco, capello biondo platino a sdrammatizzare un fisico massiccio e dei lineamenti un po’ rudi, centravanti per vocazione e per mestiere, è un nome che suona noto alle orecchie degli appassionati. Il libro della sua carriera non aveva bisogno di nuove pagine per essere consegnato alla storia del pallone. Dentro ce n’era già per tutti i palati. Record bislacchi, come il gol di testa da 38 metri, quello di piede da dietro la metà campo o persino i 3 rigori sbagliati in una stessa partita. Infortuni tragicomici, come il crollo di un muretto di sostegno ad un cartellone pubblicitario, che gli procurò quasi due anni di stop, o il crac dei legamenti nel 2008. Un grande amore corrisposto, quello con la maglia del Boca, una maglia che è tutto tranne che un indumento.

L’esordio, nel 1997, i primi anni d’oro, con Libertadores, Intercontinentale (doppietta al Real) e Pallone d’Oro sudamericano, la dolorosa separazione, nel 2000, il tempo di tentare l’esperienza europea, pentirsi, e tornare da figliol prodigo nel 2004. Ancora trofei. E gol, tanti, 240 in tutto, che ne fanno il primo marcatore della storia del Boca Juniors. Maradona, che del Boca è tifoso e del Loco è un amico, lo richiamò in nazionale dopo quasi dieci anni. Era ottobre 2009 quando a pochi minuti dal termine, impantanato in un drammatico 1-1 contro il Perù, el Pibe si ritrovava virtualmente fuori dal Mondiale sudafricano. E allora dentro el Loco, che sbuca come un falco nella notte di Baires ed al 93esimo regala a Diego un’esultanza epica sotto il diluvio universale. A 37 anni e mezzo Martin Palermo ha deciso che a fine stagione chiuderà con il calcio giocato. Da due anni, ha ammesso candidamente, è seguito da una psicologa al fine di prevenire il trauma del ritiro. Perché togliersi per sempre quella maglia di dosso sarà un punto di non ritorno, come staccarsi il cordone ombelicale.

Quello di domenica scorsa era il suo ultimo Superclasico: Boca-River. Il derby più derby del mondo. Bombonera vestita a festa, stracolma in ogni ordine di posti. Riconquistare in una notte il primato cittadino e fermare i rivali di sempre riavvicinandoli in classifica. Canta La Doce, è un’orgia di calore, nel nome di una passione che va oltre, “màs allà de toda explicaciòn”. Il destino aveva apparecchiato già tutto. Dopo l’errore di Carrizo che apre la strada al vantaggio del Boca, è il nostro Principe Azzurro siglare il definitivo 2-0. E’ l’apoteosi! Un’esplosione di gioia che persino il filtro televisivo di Sportitalia fatica a contenere. River nella polvere, Boca sull’altare. A pochi minuti dal fischio finale Martin Palermo è richiamato in panchina, ed il tempo si ferma di nuovo sulla lenta camminata verso bordo campo di questo omone commosso e stremato. Nel delirio della Bombonera c’è il tributo più bello che un calciatore può sognare di ricevere. Un’emozione contagiosa, che varca oceani e teleschermi.

“Il Fuhrer non sarebbe potuto uscire dalla scena della storia come un fuggiasco qualunque”, sospira Goebbels nel film La Caduta. “El Loco non può chiudere con il Superclasico senza una firma sul tabellino”, era scritto domenica tra le pagine del destino. Nel teatro di Beckett si dice che nasciamo tutti pazzi e solo qualcuno ci rimane… In quello di Shakespeare che “la follia come il sole se ne va passeggiando per il mondo, e non c'è luogo dove non risplenda”… E ora che la tua platea è in visibilio, grande Loco, lasciamo pure che cali il sipario. Il tuo ultimo atto è stato il più emozionante!

7 commenti:

  1. Un grande.. anche noi siamo tutti in piedi a battere le mani e a salutare un meraviglioso folle...

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  2. Più che altro questi argentini hanno sette vite, provano e gli passa di tutto, quanti anni di carriera dovrebbe fare Gilardino (cinquanta?) per provare un decimo di quello che ha combinato il Loco?
    Iniziano prestissimo e finiscono tardissimo, sempre ad alto livello. In nazionale poi sono sempre amati, al di là della carta d'identità. Da noi Trapattoni non si portò Baggio perchè troppo vecchio e Lippi non si portò Cassano perchè troppo loco...in Italia un vecchio loco come Palermo finiva giusto i suoi giorni in Lega Pro.
    Grazie Pa per questo tuo breve elogio e che sia il primo di una lunga serie!

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  3. Benvenuto Pa!

    Martin Palermo è inarrivabile. La faccia bella del calcio. L'emozione.
    Al suo gol ai Mondiali quasi ho pianto.
    Propongo di ritirare la sua "9" nella colonna di destra del blog.

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  4. Bellissimo.. E’ che probabilmente El Loco è vittima del suo stesso paradosso.. e nemmeno la psicologa con cui si consulta da qualche anno riuscirà a risolverglielo.. L’unico motivo per cui potrebbe ritirarsi dal calcio è dimostrando di essere pazzo, ma chiunque a 37 anni suonati chiedesse di ritirarsi dal calcio non potrà mai essere considerato come pazzo.. Martin Palermo sarà condannato a giocare per sempre..

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  5. Beh, come esimersi dal citare Hitler in questo post (peraltro, ottimo).

    Si può dire che il Pa è un po' il von trier di LB.

    Federico

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  6. Aspettavo con ansia un articolo sul ritorno del Betis in "primera" e cosa mi sfornate voi del blog?
    Un post incredibile dedicato ad uno dei miei idoli di sempre.

    Quando vado a giocare a calcetto con gli amici utilizzo normalmente due maglie: Martin Palermo o Dario Hubner. Non mi interessa essere Messi, C. Ronaldo, Kaka o Pato. Mi piace giocare solo per giocare, un po' come piace fare ai miei due idoli di sempre.

    Grazie per la dedica a Martin e grazie per la dedica a Dario.

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  7. come puo non emozionarti un personaggio del genere? è seriamente un genio del nostro calcio.....quei tre rigori visti in diretta su TMC sono indelebili nella mia mente e nel mio cuore....che fenomeno....che persona...che cuore....

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