giovedì 28 aprile 2011

Literaria. "La passione del calcio". Incontro con Franz Krauspenhaar

Roma, giovedì 28 aprile, ore 19:30
Libreria Cafè Books & Brunch
Via Saluzzo 53
Questa sera, insieme al Prof. Luca Marafioti (maestro di vita ancora prima che di procedura penale) e a Stefano Marsiglia (padrone di casa), incontriamo Franz Krauspenhaar, milanesissimo scrittore autore di questo strano libretto intitolato "La passione del calcio" e da poco dato alle stampe dall'editore perdisapop. Lo incontriamo per scoprire di più sulla genesi, la gestazione e la scrittura di questo lavoro autobiografico, un lavoro che mi incuriosisce per tre semplici ragioni. La prima, evidente, perchè l'autore parla di calcio. La seconda, come insegnava Thomas Pynchon, perchè l'autore parla di quello che sa, e cioè di se stesso. La terza la dirò stasera ai presenti, e comunque si riferisce al modo in cui si può parlare di calcio, ai molti modi in cui si può farlo (Lacrime di Borghetti è solo uno dei mille mondi possibili, e probabilmente neanche il migliore), al  fatto che queste memorie, questi appunti in bilico tra la vita e il pallone, tra il ricordo e l'attualità, tra la critica e la confessione, che ricordano un po' le pagine dell'ultimo libro di Magrelli e anche quelle di Roberto Ferrucci su Andrea Pirlo, dove Pirlo diventa un pretesto per parlare di tutto il resto, sono un oggetto editoriale inclassificabile, eppure così affascinante, perchè alla base c'è quel paradosso lucidamente definito dal brillante scrittore berlinese Thomas Brussig in un articolo che accompagna la versione italiana del suo monologo "Fino a diventare uomini" (un monologo che è un piccolo capolavoro, a metà tra Thomas Bernhard e l'allenatore che apre L'uomo in più di Sorrentino), secondo cui:
"...una partita di calcio avviene in forma di dramma, ma sopravvive come epos. Non c'è nulla di più divertente di una partita di calcio e non c'è nulla di più noioso di una partita di calcio di cui si conosca già il risultato....Una partita di calcio si regge sulla sua peculiare forza drammatica, ma solo fino al fischio finale. Dopodiché diventa racconto, diventa epos, diventa mito".
Ecco questo paradosso mi sembra sia ben chiaro a Krauspenhaar che nel suo libro ci racconta la storia di una passione, quella per il calcio, dall'inizio (gli anni delle figurine Panini a scuola, dei compagni di banco con gli occhiali, degli zii meridionali che lo portavano allo stadio, delle prime trasferte con i panini preparati dalla mamma e divorati dagli ultras sul treno, della cotta per l'Inter e dell'amore per il Milan, gli anni di Sivori e Sarti, Rivera e Calloni) alla fine (il calcio scommesse e la serie B, Berlusconi e la tradizione violata,  il Milan che diventa "un gigante drogato", il mundial vissuto da sentinella in caserma, e poi la volgarità del calcio moderno, la noia sudafricana, interrotta solo da una breve eiaculazione spagnola), e il suo racconto quindi è dramma (gli anni della scoperta, del calcio vissuto) e epos (gli anni del disamore, del calcio raccontato, della maturità, tanto da fargli dire che il calcio "è stata una parentesi", perchè "la nostra vita è fatta di ben altro") allo stesso tempo, raccontato con leggerezza e compassione, nostalgia e umorismo (un incipit di un capitolo che sembra rubato a uno dei racconti di Superwoobinda di Aldo Nove fa così "Quand'ero ragazzo andavo matto per le telenovelas brasiliane". Che meraviglia!).

Disse una volta l'allenatore tedesco Sepp Herberger che "la gente va a vedere una partita di calcio perchè non sa come finirà", ed è per questo motivo che è un piacere leggere il libro di Franz Krauspenhaar, e un dovere partecipare all'incontro di stasera.

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