mercoledì 20 aprile 2011

Italo Che Fece L’Italia – Uno sceneggiato televisivo (Parte 2)

EPISODIO III

MILANO: PER UN PUGNO DI DOLLARI

E’ il 1959.. E l’Italia grassa e festante (la crescita sale oltre il 6%) canta Nel Blu Dipinto Di Blu.. la famiglia, mero luogo delle indagini campionarie dell’Istat e non ancora sacro fulcro della civiltà occidentale, si riunisce come sempre intorno alla merce: le novità degli elettrodomestici e dell’automobile.. E’ il 1959.. E Italo Allodi (che lascia Mantova l’anno prima dell’arrivo dei virgiliani in serie A, ma il dado l’ha tratto lui) ed Helenio Herrrera (un anno dopo) approdano all’Inter.. E il calcio non sarà mai più come prima.. HH lo rivoluziona dal punto di vista tattico, atletico e del linguaggio: abbandona il WM e, spostando Picchi dalla fascia destra al ruolo di libero, inventa quello che sarà poi considerato il marchio di fabbrica dell’italico pallone: il catenaccio.. concepisce l’idea del ritiro prestagionale e contribuisce a creare il cosiddetto giornalismo sportivo con scoppiettanti conferenze stampa in cui parla di arbitri, guardalinee, avversari, politica, complotti e sesso degli angeli.. Sembra copiare in tutto e per tutto comportamenti di quel dandy di Setubal che gli succederà alla guida dei nerazzurri.. Herrera ha plasmato la compagine nerazzurra con la sua lungimirante (e lusitana) tattica, tutto è pronto per il trionfo.. eppure..

Eppure nel primo campionato della strana coppia Allodi-Herrera non tutto va come previsto.. Alla 28a giornata del campionato di Serie A 1959-60, durante lo scontro diretto al Comunale di Torino tra l’Inter seconda e la Juve capolista, c’è un’invasione di campo dei tifosi bianconeri.. la partita viene sospesa, e viene assegnata all’Internazionale la vittoria per 0-2 a tavolino.. Ma la CAF, su richiesta della Juve e su pressione di Umberto Agnelli, allora presidente federale, annulla lo 0-2 ed ordina la ripetizione della partita.. Il 19 giugno, giorno del replay, l’Inter prende la clamorosa decisione di schierare i ragazzini della Primavera, viene sconfitta 9-1 (gol della bandiera, e del destino, di un giovane Sandro Mazzola su rigore..) ma lancia un preciso avvertimento: il campionato è falsato, così non vale neanche la pena di giocarlo.. Di questo si accorge il giovane Allodi, che capisce che è un problema suo, HH non può farci niente, non è una questione di moduli, di tattica sul campo.. è una questione di potere, di strategia nei corridoi.. Ma il potere, nelle società civili, civiche e burocratiche di Occidente, stati di eccezione permanenti, lo si raggiunge solamente attraverso la corruzione, pars construens del potere stesso.. Ed allora quel dandy postrisorgimentale di Italo Allodi, che vanta, a suo dire, antenati Garibaldini, capisce che per fare l’Italia deve svincolarsi dal potere della cassaintegrazione della FIAT e costruire anche lui la sua personale Autostrada del Sole della corruzione.. con tutte le sue incomprensibili diramazioni e le sue strane deviazioni..

Gli imperscrutabili e rizomatici arabeschi politico-amministrativi messi in atto da Allodi, che oramai in società ha mano libera e potere assoluto, unite alle indubbie competenze calcistiche di Herrera e all’entusiasmo e ai soldi del munifico patron Angelo Moratti, portano a Milano da Barcellona per una cifra record e fuori mercato il pallone d’oro Suarez.. che s’inserisce perfettamente nel tessuto della squadra composta da campioni affermati come Mariolino Corso e Armando Picchi e giovani di belle speranze provenienti dal settore giovanile come Bedin, Facchetti e Mazzola.. Ma l’arrivo di Suarez, che resta fuori infortunato per gran parte della stagione e la promozione in prima squadra dei giovani talenti della primavera nerazzurra non bastano: e nel campionato 1961-62 - quello della Milano templare e rosacrociata dei centravanti inglesi - l’Inter di Gerry Hitchens arriva seconda a meno 5 dal Milan (che trova i gol di Altafini per sostituire quelli del mitico Jimmy Graves, che scappa da Milano dopo 10 reti nelle prime 10 partite per divergenze con il tecnico Nereo Rocco.. o così si disse..) E’ nella stagione successiva che tutto cambia.. In estate arrivano Jair e Burgnich e a primavera, il 5 maggio del 1963 l’Inter viene sconfitta all’Olimpico (e come sempre la storia ci obbliga a ripeterci: e i nomi, i luoghi e le facce cominciano a sovrapporsi in un eterno presente di corsi e ricorsi storici..) ma dalla Roma invece che dalla Lazio come nel 5 maggio 2002, e diventa quindi campione d’Italia con 4 punti di vantaggio sulla Juve.. L’Internazionale FC vince l’ottavo scudetto della sua storia, Italo Allodi il primo.. Gli dei hanno deliberato: Italo può fare l’Italia, può nascere la Grande Inter..

EPISODIO IV

IMBERSAGO: PER QUALCHE DOLLARO IN PIU’

Ma Allodi, che si è sempre piccato di essere stato partigiano e comunista in un’Italia votata al miracolo economico e al miracolo di San Gennaro, capisce che se si accontenta del volere degli dei, capricciosi e poco avvezzi a mantenere le promesse, il giocattolo può smembrarsi in breve tempo.. dopo avere stretto il suo degasperiano pugno di dollari, per avere qualche dollaro in più, che non sia sempre quello sporco di petrolio elargito dal munifico Moratti, deve fare qualcosa anche lui.. Anzi, qualcosa lo ha già fatto.. pazientemente ha già tessuto la sua tela: ha stretto alleanze a livello nazionale ed internazionale, ha fatto promesse, siglato patti, firmato accordi, ha leccato il dolce miele e bevuto l’amaro calice, ha adulato dove ha potuto e minacciato dove non è riuscito.. E così, in una notte di novembre, nella villa della famiglia Moratti ad Imbersago - riva destra di un non ancora putrido e marcescente fiume Adda, pronto a gettarsi inutilmente in quel braccio di quell’inutile lago, come inutile è il libro che lo celebra - in una notte di quelle in cui le pere butirro maturano repentinamente, Italo Allodi si accascia sulla poltrona davanti al fuoco e sorride..

E’ il 1963.. E Occidente è diviso in blocchi: se di uno non si sa nulla, e chi sa non parla, nell’altro accadono cose strane.. Un uomo nero osa dire che ha un sogno, anni dopo verrà ucciso a sangue freddo e chiamato terrorista.. Un uomo bianco invade l’Indocina, poi viene assassinato dalla mafia per non essere riuscito a invadere Cuba e riprendersi i casinò de La Habana, anni dopo verrà chiamato pacifista.. E’ il 1963.. E se in Vaticano viene eletto Paolo VI, in Italia il Molise diventa regione autonoma (non si sa se per l’intervento di Oltretevere o meno..) E’ il 1963.. E mentre la colonna sonora è il Quando Quando Quando di Tony Renis che vince il Festivalbar, il Milan è la prima società italiana che vince la Coppa Campioni.. doppietta di Altafini a Wembley contro il campione in carica Benfica dei mozambicani Eusebio e Mario Coluna.. E’ una sera di novembre del 1963 e Italo Allodi, seduto su una poltrona nella villa dei Moratti a Imbersago, sorride: sta sfogliando la Fenomenologia di Mike Buongiorno, in cui un accademico amante della buona tavola sostiene che il successo del presentatore televisivo sia dovuto alla sua mediocrità.. sorride perché quel pacioso professore non sa che dietro quella mediocrità c’è un Piano, e se ne accorgerà troppo tardi.. Ma lui sa, lui è uno che del Piano fa parte, lui il Piano lo disegna.. Lui è un ragno: ha tessuto la tela, ora è il momento di raccogliere le mosche che ci sono rimaste impigliate..

Nei cinque anni seguenti l’armata nerazzurra a quel primo scudetto vinto ne aggiunge altri 2.. Nel 1964-65, all’ultima giornata con 3 punti sul Milan arriva il nono, e nel 1965-66, con 4 punti Bologna, arriva il decimo, quello della stella.. l’Inter diventa la beneamata, acquista tifosi in ogni regione della penisola (pure in Molise..) e nel resto di Europa.. mentre a Milano - grazie al romanzo popolare del solito Gioanbrerafucarlo che riprende una distinzione in auge dagli anni venti - i tifosi nerazzurri bottegai e appartenenti alla piccola borghesia indigena sono chiamati bauscia, in opposizione a quelli milanisti, proletari, immigrati, ed operai, che son detti i cacciavit.. Il giovane burino della bassa padania Alan Ladd, quello bello come un attore del cinema, quello che è uscito dalla porta dello spogliatoio per rientrare dalla finestra degli uffici dirigenziali, diventa in breve il dirigente più vincente della storia del calcio italiano.. Italo comincia a fare l’Italia, partendo dalla costruzione di una squadra magnifica.. la Grande Inter che diventa una filastrocca - Sarti, Burgnich, Facchetti (respiro corto) Bedin, Guarneri e Picchi (respiro lungo) Jair, Mazzola, Domenghini, Suarez e Corso - ad uso e consumo di generazioni future di interisti e non solo.. Poi qualcosa si rompe negli equilibri interni, Herrera va ad allenare la nazionale spagnola ed Allodi, quando Moratti lascia la presidenza a Fraizzoli, emigra per altri lidi.. Anni dopo, di quei meravigliosi anni sessanta meneghini alla corte del petroliere nerazzurro, Allodi ricorda “Per l’Inter di Moratti avevo bloccato Pelé. Era già tutto fatto, ma il presidente si tirò indietro. L'Italia viveva momenti di tensione per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici e Moratti non volle far la figura del miliardario innamorato del suo giocattolo..” Non solo è sempre stato in anticipo sui tempi precorrendo e percorrendo il futuro, ma ha anche sempre voluto stravincere quel dandy postrisorgimentale che da Asiago era partito per la conquista dell’Italia.. e questo in futuro gli costerà molto.. Perché per unificare la penisola, la storia insegna, bisogna radere al suolo Bronte..

EPISODIO V

LONDRA: IL PASSANTE CHE IN QUELLA GRIGIA MATTINA

E’ il 2003.. E quaranta anni esatti dopo quell’uomo nero che aveva avuto un sogno, un altro uomo nero, diventato il primo segretario di stato di colore degli Stati Uniti, si presenta davanti al consiglio di sicurezza dell’Onu con una boccetta piena di polvere bianca.. dice che è antracite.. Il sogno di quel primo uomo nero si è trasformato in un incubo.. E’ il 2003.. E mentre fuori da Occidente, nel mondo caotico e colorato ancora brulicante di vita e di utopia, l’ex operaio metalmeccanico Lula diventa presidente del Brasile, dentro un Occidente ormai decomposto ed in putrefazione gli ex imperi angloamericani decidono di invadere la Mesopotamia che di Occidente fu culla.. E’ l’8 novembre 2003.. E il passante che in quella grigia mattina sulla metropolitana londinese si fosse messo a sbirciare le pagine sportive del già non più sobrio e nemmeno autorevole Times, avrebbe notato un articolo di Brian Granville - giornalista sportivo molto attento alle cose italiane che già negli obituaries del Guardian (8 giugno 1999) aveva dipinto un poco lusinghiero ritratto di Italo Allodi.. Granville è andato a Budapest per cercare di parlare con Gyorgy Vadas, ottimo arbitro ungherese che il 20 aprile del 1966 diresse la semifinale di ritorno di Coppa dei Campioni tra Inter e Real Madrid.. Va infatti ricordato che la Grande Inter di Allodi ed Herrera divenne tale non solo per i 3 scudetti vinti in campo nazionale ma anche, e soprattutto, per i trionfi in campo internazionale.. Nomen omen, l’Internazionale FC vinse infatti 2 Coppe dei Campioni, nel 1964 e nel 1965 (e due Coppe Intercontinentali nel 1965 e 1966..) Nella primavera del 1966 nulla sembrava quindi in grado di impedire loro di sollevare la terza Coppa dei Campioni consecutiva.. Invece, arrivati in semifinale contro il Real, dopo l’1-0 per le merengues nella partita di andata i nerazzurri non vanno oltre il pareggio a San Siro e non riescono così a qualificarsi per la terza finale.. Una delle conseguenze di quel pareggio a San Siro è che l’arbitro ungherese Gyorgy Vadas non arbitrerà mai più.. Come mai?

Se lo è chiesto anche Brian Granville, che è andato a Budapest a chiedergli il perché.. Vadas preferisce non rispondere, lascia però a Granville l’indirizzo di un giovane giornalista ungherese, Peter Borenich, con cui ha parlato e le cui rivelazioni sono contenute nel libro Only The Ball Has A Skin, incentrato sulla corruzione nella federazione calcio ungherese fino agli anni ‘80.. E così, se la lettura della lista della lavanderia di un templare ci ha permesso di comprendere la componente esoterica del maggio parigino e ci ha avvisato che dopo Marx c’è solo aprile, se la lettura della lista degli appartenenti alla Loggia P2 ci ha aiutato a ricostruire gli ultimi trent’anni di storia politico-massmediatica del paese, grazie alla lista di nomi contenuta in un libro ungherese diventa ora possibile ricostruire la narrazione postrisorgimentale del calcio italiano.. Ritorniamo indietro al primo trionfo europeo della Grande Inter.. E’ il 27 maggio del 1964 e Italo Allodi, partito decenni orsono dai campi polverosi della Bassa Padania, porta l’Inter a sollevare la Coppa dei Campioni al Prater di Vienna: 3-1 al mitico Real Madrid.. Ma osservando bene la fotografia di quel trionfo, si può notare alle spalle del bel Alan Ladd la faccia inespressiva ed insignificante di tale Dezso Solti, un rifugiato ungherese.. Pur non avendo alcun ruolo ufficiale all’interno della società nerazzurra, Solti occupa le mansioni che oggi chiameremmo di addetto agli arbitri (Meani permettendo..) In quella Coppa Campioni 1963-64, dopo avere superato l’Everton nel primo turno con una lectio magistralis sul catenaccio impartita dal professor Herrera, dopo essersi liberati del Monaco e del Partizan Belgrado nei turni successivi grazie alle prodezze di Corso, Jair e Mazzola, l’Inter in semifinale si trova di fronte lo scoglio Borussia Dortmund.. E’ qui che entra in gioco l’addetto agli arbitri..

Dopo il 2-2 dell’andata allo Stadion Rote Erde (doppietta di Brungs per i gialloneri e gol di Mazzola e Corso per i nerazzurri), il ritorno è affidato al sapiente fischietto dello slavo Tesanic.. Le cronache dell’epoca dell’Istituto Luce raccontano come il direttore di gara decida, con patriottico e gagliardo spirito risorgimentale italico (ma perché poi, visto che era slavo?) di non espellere i picchiatori nerazzurri, soprassedendo su un violentissimo tackle di Suarez che manda in ospedale un avversario.. Le cronache più recenti di Granville e Borenich suggeriscono che l’arbitro Tesanic sia stato corrotto dal faccendiere Solti per conto di Allodi.. Fatto sta che questo discusso e discutibile arbitraggio della semifinale di ritorno contro il Borussia permette alla beneamata di vincere 2-0 (Mazzola e Jair) e di accedere alla finale al Prater di Vienna, dove trionfa contro le macerie del Real nel giorno dell’ultima partita della saeta rubia Di Stefano e del mitico Puskas.. Il 3-1 sul Real (doppietta di Mazzola e gol di Milani, in un match sempre dominato dai nerazzurri) è, come spiega l’I-Ching, il momento in cui l’inizio di ogni trionfo contiene in sé il segnale che la caduta è dietro l’angolo.. Il segnale in questo caso è la semifinale contro il Borussia.. il demiurgo l’arbitro Tesanic.. La leggenda narra che dopo quell’arbitraggio il fischietto slavo si sia guadagnato vacanze vitalizie sulle rive del Mare Adriatico pagate da Moratti.. La cronaca si affida alle confessioni di un connazionale dell’arbitro, che lo avrebbe incontrato in quell’estate del 1964 e a cui il Tesanic avrebbe confidato di essere lì a spese di un noto petroliere.. Le previsioni del tempo confermano che da quell’estate sul cielo padano e plumbeo di Asiago cominciano ad addensarsi le prime nubi nere della corruzione.. Bronte è vicina..

I riferimenti a persone, luoghi, eventi, aziende, istituzioni esistenti sono da considerarsi esclusivamente occasioni narrative e vengono qui utilizzate solo in quanto repertorio di un immaginario condiviso..

8 commenti:

  1. Zio il tuo affresco lascia sgomenti come la visione della cappella Sistina, e ancora siamo solo all'inizio, rimango nuovamente in trepidante, devota e riconoscente attesa di conoscere il resto della Storia...

    Piuttosto, tra le tante domande tormentose che emergono dalla lettura, ce n'è una -all'apparenza frivola- che devo farti: ma quali sono quelle notti "in cui le pere butirro maturano repentinamente"??

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  2. Ah Dionigi.. Sorvolo sull’ironia di cappelle e cappellate varie e rispondo alla tua domanda.. Quelle notti e quelle pere, che tu hai prontamente colto, nascono dalla mia inevitabile propensione al plagio, dovuta a pigrizia ed ignoranza.. Era il 1963.. E cercavo quindi riferimenti letterari a quell’anno.. Ho pensato al Gruppo 63, ma Arbasino lo citi sempre tu, di Sanguinetti e Balestrini non avevo nulla sotto mano.. allora ho cercato altri libri pubblicati in quell’anno e google mi ha regalato La Cognizione del Dolore.. non avrei potuto chiedere di meglio metaforicamente e/o metonimicamente.. Da lì il cut up su quelle pere e quelle notti..

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  3. Zio, sono disposto a farti una ricarica sulla postpay pur di leggerti ancora...

    P.s.
    La citazione di Gadda sublime.. ringraziamo commossi...

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  4. La storia è nota. La chimica invece ha un fascino esiterico.
    Io di antracite bianca non avevo mai sentito parlare... Suona ossimorico

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  5. Ah! Sono felice di non aver colto questa citazione letteraria perchè Gadda non l'ho mai sopportato. La cognizione del dolore l'ho anche iniziato a leggere, un paio di anni fa, ma mi sono presto inabissato nella sua noia mostruosa, penso di aver letto sì e no 30 pagine (fin troppe).

    Peraltro su questo fatto ti devo un aneddoto, che peraltro non è molto interessante. Il libro lo iniziai a leggere a Madrid (addirittura mi feci spedire una copia da Roma) perchè -la faccio breve- mi venne chiesto un parere da parte della casa editrice spagnola che aveva acquistato i diritti di tutto Gadda, volevano sapere da me se valeva la pena, soprattutto da un punto di vista di ritorno commerciale, tradurre e pubblicare "La cognizione del dolore" in Spagna. Io ovviamente, come puoi immaginare, dopo aver letto a fatica quelle trenta pagine, sconsigliai decisamente l'editore dall'intraprendere quell'impresa, e che io sappia il libro effettivamente non è mai stato pubblicato in Spagna.

    Non è che me ne vanti di aver privato i lettori spagnoli dal piacere di leggere Gadda, ma è inutile negarlo, un po' di soddisfazione me l'ha data questa storia. Se poi gli eredi hanno qualcosa da ridire li aspetto con piacere sotto casa e risolviamo la questione da veri uomini.

    PS Piuttosto, se non ricordo male dev'essere di quegli anni il meraviglioso racconto lungo "Il serpente" di Luigi Malerba, in cui il protagonista prima ci racconta una storia e poi, un po' alla volta, ci racconta anche quella storia era tutta inventata, finchè non sappiamo più cosa abbiamo letto...ecco quello mi sembrerebbe un riferimento più calzante all'epopea allodiana...

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  6. Moacir Bastos Tuta21 aprile 2011 17:44

    Dionigi, brucerai all'inferno all'infinito per quello che hai fatto, se è vera la storia che la Spagna non conosce Gadda per colpa tua.

    La Cognizione è semplicmente il libro più bello di sempre (col pasticciaccio, certo, col pasticciaccio) e se è vero che tu citi Arbasino non sto nemmeno a dirti che onori l'allievo e disconosci il maestro perché lo sai da te.

    Unica attenuante la difficoltà - insormontabile, presumo - di tradurlo, che potrebbe riscattare il tuo gran rifiuto.

    Forza Igor Protti.

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  7. Guarda Tuta, sono disposto a "leggere" La cognizione del dolore solo se Toni Servillo ne fa un audiolibro...così mi fa compagnia la mattina in macchina sulla Colombo mentre mi dirigo a Roma Sud (l'inferno in cui sto bruciando).

    Per ragioni di compensazione culturale, tuttavia, alternerei l'ascolto di ogni capitolo con quello di un redazionale di Marione (peraltro altro grande allievo gaddiano).

    E comunque in Spagna non è mica come qui, ci sono un sacco di cose da fare la sera, anche la letterautra è una cosa diversa, penso che il più grande scrittore spagnolo, Michi Panero, non ha mai scritto una sola riga! Sono certo che, a differenza di quanto mi profetizzi, un giorno gli spagnoli mi tributeranno l'onore che mi spetta, e mi offriranno un posto in Paradiso (per me, una sedia al sole nella plaza de la Corredera di Còrdoba, magari in prossimità della Feria).

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  8. mi sto appassionando a questo racconto come mia zia Matilde si appassionò a Dynasty......

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