lunedì 21 marzo 2011

Aspettando il gol di Ficini (Prima Parte)

Seguo le alterne vicende di una squadra di campagna da 15 anni. Ne avevo infatti sette quando il padre di un mio amico, carabiniere e quindi avente diritto ad alcuni biglietti gratis, mi portò ad assistere alla partita di serie B tra Empoli e Lecce. Il mio esordio non fu un granchè, dato che la mia squadra subì subito una rete da tale Casale (chissà se anche lui ci ripensa, ogni tanto, da dietro il bancone di quel bar di paese che tutti i vecchi giocatori di B prima o poi aprono). Tuttavia, bastò poco e pareggiammocon un rigore: il mio primo goal, segnato da Carmine Esposito, una punta il cui scatto fulmineo era uguagliato soltanto dalla sua, innegabile, bruttezza fisica. Scesi, vinto dall’euforia più completa sei o sette gradoni della tribuna, o almeno così ricordo, gridando di gioia, e ho ancora impressa in me l’immagine di me che faccio il tragitto inverso verso l’alto, scoprendo nelle facce della famiglia che mi ospitava quel pomeriggio che nessuno di loro nutriva lo stesso entusiasmo per ciò che stava accadendo. La partità comunque terminò così, uno ad uno.
Avrei comunque scoperto l’Empoli se quel pomeriggio avessimo avuto qualcos’altro da fare? Una serata al circo? Una visita al luna park? Un pomeriggio a pescare? Comunque non sapevo pescare e non mi piacevano il circo il luna park, ed era quindi evidente che, abitando in una cittadina dalle limitate alternative come Empoli, i fili del mio tempo libero si sarebbero intrecciati ed impigliati alle reti esterne del Castellani, per rimanervi abbarbicate per anni: era un legame solido di protezione e frustrazione, rassicurante paranoia e divertimento. Stranamente prima di quell’età non ero ancora stato instradato verso il calcio da mio padre: fu infatti solo dopo quella partita interna col Lecce che i miei cominciarono a foraggiarmi di figurine dei calciatori, palloni, maglie da calcio eccetera: evidentemente mio padre era ben contento che avessi la passione del calcio, forse anche per non essere costretto a vedersi le modeste gesta di gente come Baldini, Bianconi e Melis da solo; ma a quanto pare non voleva avere la responsabilità originaria di avermi introdotto a quel mondo, e dopo la partita col Lecce si deve essere sentito molto sollevato. Allora non ne ero ancora cosciente, ma in città stava succedendo qualcosa. La squadra, che dopo due solitari campionati di A risalenti all’epoca degli Europe e degli Wham! si era ripiegata in stessa e nella propria intrinseca provincialità, sprofondando nel giro di due stagioni nell’anonimato della serie C, dove aveva languito per gran parte della sua esistenza fino ad allora. L’anno 1995-96, però, vide la promozione in B sotto le direttive di un allenatore giovane, promettente, ma soprattutto del luogo: Luciano Spalletti, già ad Empoli come calciatore.
L’anno successivo la formazione rimase pressochè invariata, e quel giorno contro il Lecce erano presenti in campo gente come Martusciello, Cappellini e Esposito, ovvero ottimi e sottovalutati professionisti di categoria, calciatori nati e cresciuti nel club (“Leggenda” Balli, “TagliaerbaFicini e Bianconi), gente che sembrava capitata lì per caso, ma nel dubbio tirava calcioni a destra e a manca (Cozzi, Tricarico), giovani molto promettenti prima che si spezzassero (Dal Moro), insospettabili futuri juventini in incognito (Birindelli) e, appunto, futuri baristi di paese (Guarino, oggi barman di talento nel centro di Empoli).
Questa combriccola di sgraziati (scritto staccato) marpioni della C e di ruspanti calciatori rurali, in qualche modo, si trovò nelle ultime giornate a dover combattere per la promozione in Serie A, che sarebbe stata la seconda in due anni di fila. Nel frattempo ero andato a vedere un altra manciata di partite quella primavera, di cui ho ricordi vaghi: ricordo di non aver mai perso e ricordo, all’uscita dallo stadio dopo Empoli Reggina 1-0, di aver invidiato un bambino con la sciarpa amaranto, perchè lui “aveva perso, mentre io avevo vinto solo uno a zero”. Devo riconoscere che riguardo al calcio avevo gusti piuttosto esigenti, per un bambino che a pranzo si accontentava di pasta in bianco.
Comunque, le cose sembravano andar bene e si arrivò all’ultima giornata, in trasferta a Cremona, dove avremmo dovuto vincere per essere sicuri di andare in A. Come spesso accade a Empoli, e come credo in qualche senso sia intrinseco nel DNA della città e dei suoi abitanti, era stato organizzato qualcosa di grande, ed era tutto fallito miseramente. Ce la caviamo meglio con le cose semplici, in effetti. Era stato infatti prevista l’installazione di un maxischermo (così recitavano i manifesti stampati per l’occasione) grazie al quale i tifosi avrebbero potuto seguire la partita. Incidentalmente però, il fantomatico maxischermo non si materializzò mai e ho solo un vago ricordo, sbiadito dal passare degli anni e dall’abbagliante chiarore di quel pomeriggio, di un goal annullato e, poco dopo, di un pallone che lentamente rotola in porta, intravisto tra centinaia di spalle davanti a me. Eravamo in Serie A? Pareva dunque di si.
Da lì cominciò l’esaltante e precaria esistenza decennale tra Serie A e B, tra prestazioni destinate a rimanere nella storia e disfatte incredibili e meschine, che invece saranno auspicabilmente cancellate da un infinito e salutare oblio. Andavamo e giù quasi ogni stagione, in modo abbastanza prevedibile, con la maledizione del secondo anno: fino ad allora l’Empoli era salito in tre periodi diversi in A: si era salvato nella prima stagione ma nella seconda era sempre retrocesso, spesso già a Santo Stefano. Nel frattempo la società aveva lanciato giocatori importanti come Di Natale, Maccarone, Marchionni, Rocchi, Bresciano, Cribari (tutti parte dell’Empoli sfavillante della promozione 2001-02) Così, dopo che nel 2005/06 gli azzurri si erano salvati senza patemi e praticando un discreto gioco, si aspettava la stagione seguente, il 2006/07, per vedere se il tabù della seconda stagione fosse stato finalmente sconfitto. A dire la verità, in quell’annata successero cose strane che culminarono nel famoso processo Calciopoli, dal cui gioioso tritacarne uscì, interurbana per interurbana, tutto il macilento marciume dei colonnelli Moggi-Giraudo: vennero inoltre penalizzate altre squadre. A luglio però l’Italia vinse i Mondiali di calcio e la vittoria fu vista da tutti come il trionfo dell’Italianità che si riscattava nel mondo, come l’Italia che risorgeva dalle macerie della corruzione, come la redenzione di una classe eccetera eccetera, l’allenatore Lippi, fino ad allora indagato nel processo Calciopoli, fu incensato, i calciatori adorati, i disonesti portati in trionfo, Cannavaro fu nominato Presidente Della Repubblica, Camoranesi glorificato in terra per grazia divina e l’onore italiano venne salvato di nuovo. Ah, potenza dei rigori calciati sulla traversa!
Tornando alla nostra realtà di campagna, alla fine di quel campionato, la classifica ritoccata dopo le decisioni del tribunale vedeva, all’ottavo posto l’Empoli con 45 punti. Saremmo potuti andare in Coppa Uefa, risultato a cui neanche il più brillo avventore del famoso Bar Viti avrebbe mai osato aspirare, eppure ciò non accadde: la società infatti non aveva pensato di versare, ad inizio stagione, la tassa UEFA che fungeva da quota di iscrizione nel caso di qualificazione alle coppe. Con questo rimpianto, e con gli ammonimenti di mio padre che prevedeva una ingloriosa retrocessione, il fallimento della società e lo sfascio dell’intera civiltà occidentale, gli sportivi attendevano l’inizio della stagione 2006-07. Pessimismo che comunque era diffuso nell’ambiente: era stato appena ceduto il goleador Tavano (geniale il presidente Corsi ad appiopparlo al Valencia, dove ancora oggi costituisce il prototipo del “Bidone”) e a rimpiazzarlo vennero presi Nicola Pozzi e Saudati, vecchia conoscenza empolese (al suo terzo ritorno in città). Per il resto, con l’eccezione di giovani di buone speranze come Almiron, Marzoratti e Lucchini, la rosa si basava su bandiere rimaste fedeli ai colori azzurri (Balli, Buscè, Vannucchi, Pratali, Ficini...) Quest’ultimo, un mito. Scordatevi che nel calcio si entri nella storia di un club solo con le giocate e i goal: Fabrizio Ficini, centrocampista, 331 presenze da professionista, dodici stagioni in azzurro: nessuna rete. Una leggenda.
In panchina, l’esperto Gigi Cagni, onesto timoniere di squadre di provincia. In quella stagione accaddero cose che andarono oltre ai deliri che fino ad allora avevo immaginato potessero essere causati solo da un pazzo che introduceva LSD nelle tubature dell’acquedotto. Dietro la mia intenzione di mettere per iscritto i fatti accaduti quell’anno vi è anche in qualche modo il tentativo inconscio di verificarne la veridicità, come se mettendo per iscritto tutto questo, riuscissi a raggiungere una certa sicurezza del fatto che ciò sia successo veramente.
Il campionato partì il 10 settembre con una partita a Marassi, campo storicamente a noi avverso. Passai alcuni minuti a chiedermi se il risultato comunicato dall’altoparlante della Coop nella quale mi trovavo potesse essere errato, ma una volta arrivato a casa un’occhiata sul Televideo mi confortò: vittoria in trasferta per 2-1, reti di Cavallino Buscè e Saudati. Per le prime quattro giornate rimanemmo imbattuti, record assoluto in Serie A per la società. Al Castellani cadde il Palermo sotto le bordate di Saudati e Almiron. Ci trovammo secondi in campionato, e pensammo che sarebbero stati punti comodi in chiave-salvezza.
A questo punto noto con rammarico che il calendario di quell’anno non fornì un occasione come quella che ebbe mio zio negli anni Ottanta, quando un Empoli al debutto in Serie A a punteggio pieno dopo due giornate, affrontò la Juventus in casa... e i nostri tifosi ebbero l’occasione irripetibile di cantare ai titolati bianconeri “salutate la capolista!” Ma, ora che ci penso, nel 2006-07 la Juventus era in Serie B, quindi mi accontento volentieri di ciò che è stato. Seguirono due sconfitte, seppur di misura, con Roma e Fiorentina. Per il Derby del Valdarno, invitammo un amico di famiglia, tifoso della Fiorentina, in tribuna con noi. Tutto questo è ancora possibile in quella che, senza timore di di suonare troppo indulgente o retorico, definirei un’isola felice del calcio italiano: al Castellani non si sono mai verificati episodi di violenza e anche in maratona sono abbastanza benaccetti i tifosi di altre squadre, sempre che non esagerino... allora inoltre lo stadio era molto più pieno di adesso.
Ora, sarei tuttavia un gran bugiardo se dicessi che il Derby del Valdarno è sentitissimo, e morirei dalla voglia di accostarlo al Lanterna, o all’Old Firm, o al Madunina, basterebbe anche all’Old Farm... ma in cuor mio so che non è così. In realtà non c’è grande rivalità, e i pochi ultras che considerano questa partita un gran derby sono tutti schierati dalla nostra parte. L’Empoli non è mai stato in reale competizione coi Viola, che d’altro canto non ci guardano neanche di striscio. Di quella partita ricordo essenzialmente il geniale striscione viola “Ma lo stadio l’avete preso all’IKEA?”, che in effetti mette in luce la natura un precaria del catino del Castellani. D’altro canto non riesco a rimuovere dalla testa il goal maledettamente casuale che permise alla Fiorentina di superarci due a uno: un rimbalzo fortuito sulla testa di Toni che permise all’attaccante di trovarsi davanti al portiere. Queste due sconfitte ci riportarono sulla terra. Ma noi sulla terra ci siamo sempre stati, a forza di coltivare baccelli, carciofi e filari d’uva... e così trovammo l’energia e la combattività per inanellare una serie di sette partite senza sconfitte tra Ottobre e Dicembre. In queste partite ci furono cinque pareggi, e ciò rende l’idea di che squadra fosse l’Empoli di quegli anni: era come se gli azzurri, inconsapevolmente, racchiudessero in tutte le caratteristiche delle formazioni empolesi che avevo visto in quei dieci anni: squadra operaia, scorbutica, atletica, coraggiosa e votata a veloci contropiede, animati da qualche colpo di genio di Vannucchi, Buscè o Almiron. Seguì un periodo di lieve annebbiamento, nel quale tra l’altro fummo derubati a Torino, guardacaso nel centenario del club padrone di casa, dove una rete di Marianini entrata di mezzo metro non venne convalidata. Tuttavia, come già detto fu un campionato molto strano, e anche quando perdevamo, le nostre dirette concorrenti per la salvezza perdevano anch’esse, per cui a Dicembre, arrivata la sosta natalizia, rimanevamo in quartieri piuttosto alti.
(continua)

5 commenti:

  1. La superiorità etica, morale e ontologica del calcio divertente su quello asfissiato dal risultato è racchiusa nell’immagine qui pubblicata di Ficini e Costacurta che cercano di penertrarsi a vicenda.. e si spiega, al di là dell’attrazione sessuale, col fatto che al milanista (4327 partite in Serie A e forse un gol già fatto, massimo due) all’ultima partita fu fatto tirare, e segnare, un rigore.. dimodochè potesse accomiatarsi gonfiando la rete come un vincente.. mentre all’empolese è stato giustamente impedito questo gesto insano e volgare.. e così è rimasto puro.. con 331 partite e 0 gol..

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  2. In teoria sono qui in quanto dovrei scrivere della Salernitana Sport, temo che ci vorrà tempo e non per mancanza d'ispirazione (quella avoja) ma per la strana e terribile sensazione che ho bisogno di parlarne più avanti, come terapia ai tempi che corrono (ormai siamo diventati la Salernitana SNAI 1919).

    L'Empoli ha incrociato il destino della Salernitana un paio di volte. La prima riguarda il maledetto campionato di A, il secondo (non so dirvi dove fosse l'Empoli nel 47-48). Dopo 3 sconfitte in altrettante giornate (immeritate contro Roma e Milan, più che giusta contro l'Udinese) la Salernitana pareggia all'Arechi con un gol di Breda. Al ritorno si verifica l'unica mia volta al "Castellani" (mentre più volte sono stato ai vicini stadi di Pistoia e Lucca). La Salernitana indossava una magnifica maglietta a quadroni e vinse con una tripletta di Di Vaio (impresa ripetuta contro il Bologna). La seconda avviene nel 2001-2002: la primavera di Zeman comincia con un leggero anticipo, con 5 vittorie di fila (di cui tre storiche a Cosenza, Messina ed in casa contro il Napoli). Lanciati verso la rincorsa promozione avvengono due fattacci: la sosta, nella domenica delle Palme, e la mancata penalizzazione dell'Empoli causa presunto illecito. Il sabato dopo la Salernitana affronta un Genoa in crisi, come prevedibile sotto i miei occhi vincono i rossoblu con un solo tiro in porta. I granata crollano nel finale e sesto posto finale, da lì solo declino.

    Tre considerazioni finali:
    1) Mi affascina parecchio la tifoseria empolese, piccola ma decisamente battagliera e dotata di una passione da ottimo club.
    2) La cura per il settore giovanile, una merce rara. Mi auguro che semmai venissero tempi di vacche magre non venga sacrificato all'altare del bilancio, sarebbe la fine. E' un film che conosco bene, in provincia avviene così e qui, ad Ospitaletto, l'hanno vissuto con grande amarezza. Ancora non ne sono usciti.
    3) Empoli è stato luogo di calcio (e di vita) di due amati ex-granata: il sottovalutato Vittorio Tosto e Ighli Vannucchi. Quest'ultimo aveva grandi mezzi ma mancava di personalità, l'opposto del suo alter ego Marco Rossi. Discreto tecnicamente ma dal carattere impressionante, non a caso finito al Genoa dove giocatori del genere possono solamente essere adorati.

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  3. Molto sentito il tuo racconto Gaizka, bello, mi piacciono queste emozioni a nudo (meraviglioso il dettaglio del risultato ascoltato all'altoparlante della Coop: "Dlin dlon, si ricorda ai gentili clienti che per tutta la giornata di oggi la mozzarella di bufala pontina è in offerta al banco dei formaggi, che su tutta la pasta Voiello c'è il tre per due e che l'Empoli ha espugnato Marassi con gol di Saudati"...).

    Alcune annotazioni:
    - l'Empoli l'ho sempre visto come una sorta di Athletic Bilbao italiano, una squadra autarchica e battagliera, coerente, ma non solo o non tanto dal punto di vista geografico, quanto da qullo mentale;
    - Ighli Vannucchi è un campione incompreso, calciatore fortissimo la cui mancanza di personalità me lo rende ancora più amato, peccato non abbia mai avuto una chance in una grande squadra come Morfeo o Pirlo;
    - Martusciello è un mito ma sono miti un sacco di personaggi minori che hai citato (Dal Moro poi è il mito di Nesat e di tutto lo Stadio Olimpico);
    - sono stato una volta al Castellani ingannando la mia ragazza (le avevo promesso un fine settimana culturale ad apprezzare i Benozzo Gozzoli sparsi per la Val d'Orcia, con tanto di visita a Certaldo ad omaggiare la casa di Spalletti - Luciano, mentre lei pensava Ettore...) e devo ammettere che i tifosi viola avevano ragione, sono troppo brutti questi stadi con i tubi Innocenti, altro che i catini della league one inglese;
    - è molto bella la storia di Spalletti, che lavorava col fratello nel mobilificio e faceva le consegne per la provincia, prima di ritrovarsi quasi per caso giocatore e allenatore a Empoli...di fatto anche Cagni ha raccolto quello che il pelato aveva seminato;
    - infine, su Ficini, mi hai ricordato una storia che avevo letto da poco e su cui mi riservo di tornare, si tratta del centrocampista danese John Jensen che approdò ad Highbury dopo l'europeo vinto dalla Danimarca, tutti si aspettavano un centrocampista talentuoso e goleador ed invece era un onesto cagnaccio della mediana il cui piede era un "legno storto" kantiano incapace di prendere la porta...non segnava mai ma era molto amato proprio per questo, tanto che dopo il suo unico (e meraviglioso) gol si presentarono tutti i tifosi con la maglietta "I was there when John Jensen scored"...

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  4. Grazie per il prezioso spaccato, Gaizka.

    Seguo ogni tanto la Serie B e credo che quest'anno -correggimi se sbaglio- l'Empoli stia facendo bene.
    Bellissima la lotta con Reggina, Varese, Torino e Livorno per un posto nei playoff.
    E centravanti coi fiocchi Coralli, una vita in provincia prima del ritorno a Empoli.

    Vedo, alla lunga, favoriti Empoli e Livorno rispetto al Vicenza. Il Novara ha rallentato clamorosamente, ma credo che alla fine il vantaggio accumulato fino ad oggi possa bastare.
    Dico, quindi, Varese-Novara-Livorno-Reggina/Empoli. Scarterei anche Reggina e Torino.
    Atalanta e Siena inarrivabili (nonostante Conte in panchina).

    ps: Vannucchi io l'ho sempre adorato. Tanta classe inespressa.

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  5. molto bello, vado a leggere la seconda parte e lascio come ringraziamento il link al gol di jensen di cui si parlava in un commento precedente http://www.youtube.com/watch?v=M5WQ8phrh7A
    peccato che il replay "rubi" una parte dell'esultanza.
    ah, sì, esposito era proprio brutto.

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