martedì 25 gennaio 2011

Literaria: "La prima guerra del football". Partite di pallone e governi militari.

All’imbrunire un aereo sorvolò la città e sganciò una bomba. Il boato fu sentito ovunque. Le alture vicine ripeterono il fragore del metallo squarciato, per cui molti dissero che si era trattato di una serie di bombe: la città fu invasa dal panico. La gente si dava alla fuga, i commercianti chiudevano bottega, auto abbandonate ingombravano le strade. Una donna corse sul marciapiede gridando «Figlio mio, figlio mio! ». Poi tacque e fu il silenzio, un silenzio di morte. Dopo un attimo la luce andò via e tutta Tegucigalpa sprofondò nelle tenebre.
Sprofondare nelle tenebre. Un rimedio semplice contro i bombardamenti è spegnere le luci. Tutta la città spegne la luce e gli aerei non sanno dove sganciare le bombe. Gli aerei, quel luglio del 1969, erano quelli dell’aviazione del Salvador. Ryszard Kapucinski (Pinsk, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007), giornalista e scrittore polacco, unico corrispondente straniero – e socialista – in terra honduregna in quei giorni, ci spiega il perché di quell’attacco aereo e di quella guerra tra Honduras e Salvador durata un centinaio di ore. El Salvador, che nella mappa dell’America Centrale è quello Stato sotto il Guatemala con la bandiera a righe orizzontali blu e bianche con un Escudo de Armas triangolare al centro, era all’epoca una specie di proprietà privata di poche – pochissime – famiglie di latifondisti. I ricchi si spartivano terre e ricchezze mentre i contadini non sapevano neanche dove costruire le quattro mura in cui trascorrere la notte. Vista la situazione, i contadini decisero di trasferirsi qualche chilometro più a est. In Honduras, che sull’atlante ha la bandiera uguale a quella del Salvador, con l’unica differenza che ha cinque stelle al centro anziché l’Escudo.
Il governo honduregno, almeno in un primo momento, tollerò il flusso migratorio, perché c’era terra da lavorare e bassa densità di popolazione. Fino a che i contadini honduregni, quelli che già c’erano, in Honduras, prima dell’immigrazione salvadoregna, non iniziarono a lamentarsi non avendo terra da lavorare. Il governo, filoamericano, cadde nell'imbarazzo. Perché mezzo e più Honduras era di proprietà di una multinazionale americana che commerciava in banane e, di conseguenza, non c’era terra da distribuire. L’unica soluzione perseguibile rimaneva quella di spartire tra i contadini honduregni le terre in Honduras occupate nel corso degli anni dai contadini del Salvador, ricacciando questi ultimi al loro Paese. Il governo militare salvadoregno a controllo oligarchico, però, non rimase inerte. Sempre perché, come detto sopra, in Salvador non c’era terra. O meglio, la terra c'era, ma apparteneva ad altri. Ai ricchi. Inevitabile si creò l’attrito internazionale. Con i contadini nel mezzo.
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I Mondiali di calcio del 1970 si sarebbero giocati in Messico. La nazionale messicana, di gran lunga la squadra da battere nella zona CONCACAF, era qualificata d'ufficio alla fase finale e, quindi, le altre centroamericane erano a caccia di una storica qualificazione. E, allora, 12 squadre, divise in 4 gironi. L'Honduras dominò il Gruppo 1, contro Costa Rica e Giamaica, mentre Haiti prendeva a pallate Guatemala e Trinidad e Tobago nel Gruppo 2. Da par suo El Salvador non incontrò troppa resistenza da parte della Guiana Olandese e delle Antille Olandesi nel Gruppo 3. Gli Stati Uniti, infine, fecero fuori Bermuda e Canada nell’ultimo gruppo. Al Mondiale messicano avrebbero partecipato le vincenti dei due spareggi. Vincente Gruppo 1 contro Vincente Gruppo 3. Vincente 2 contro Vincente 4. Vale a dire Haiti contro Stati Uniti e Honduras contro El Salvador. Andata, ritorno ed eventuale spareggio in campo neutro in caso di parità di vittorie. Mentre Haiti si sbarazzava agevolmente della ancora inesperta nazionale a stelle e strisce, l’8 giugno 1969, all’Estadio Nacional di Tegucigalpa si giocava la partita tra Honduras ed El Salvador. La nazionale di El Salvador non aveva dormito la notte prima, tenuta sveglia dai tifosi di casa appostati sotto l’albergo. Metalli e tamburi, un frastuono assordante. E il sonno si fece sentire. All’89esimo il terzino Wells affondò gli ospiti regalando l’andata all’Honduras.

Nulla sembrava perduto per la rappresentativa di El Salvador, che poteva ancora contare sulla gara di ritorno per portare la sfida allo spareggio. Successe però che in Salvador una ragazza di nome Amelia Bolanos si sparò un colpo al cuore per aver visto perdere in televisione la nazionale del suo Paese. Il governo ed i media cavalcarono l’episodio. Dopo due giorni vennero celebrati i funerali di Stato, con diretta nazionale ed alte cariche dello Stato in coda alla bara della ragazza. La tensione per la partita di ritorno, nel frattempo, salì a dismisura. Il 14 giugno la nazionale honduregna arrivò a San Salvador per la partita di ritorno. I tifosi locali restituirono il favore dei metalli e dei tamburi e il governo, da par suo, rincarò la dose. L'Estadio De La Flor Blanca - che oggi prende il nome di Jorge "Màgico" González - il giorno dopo era militarizzato. In un clima surreale la nazionale di El Salvador si prese quello che riteneva gli spettasse. Vinse 3 a zero, con doppietta del centrattacco Martinez e gol del compagno di reparto Acevedo, rispedendo a casa tramortiti gli undici dell’Honduras.

Dopo aver letto questi fatti sul giornale, Luis disse che sarebbe scoppiata la guerra: A suo tempo era stato un bravo corrispondente, sapeva di che cosa si parlava. «In America Latina» disse «il confine tra football e politica è molto sottile e lunga è la lista di governi caduti o rovesciati dall’esercito per una sconfitta della nazionale»

E, infatti, la guerra scoppiò. Pochi giorni dopo la vittoria di El Salvador nello spareggio all’Estadio Azteca di Città del Messico (3 a 2, ancora Martinez per i salvadoregni, ancora doppietta. Gomez e Cardona a rispondere per l’Honduras. Infine, il gol decisivo ai supplementari di Rodriguez che valse lo spareggio decisivo per il Mondiale con Haiti). Durò qualche giorno, poco meno di una settimana. Fu combattuta con i fucili utilizzati dalle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale (i Mauser) e le vittime furono circa seimila. I problemi che la guerra risolse furono pochi. Di certo, durò quelle cento ore perchè non economicamente sostenibile e, soprattuttto, al di fuori di qualsiasi strategia da parte di entrambi i Paesi. Forse una concausa, un pretesto, un mezzo. Forse mera coincidenza. O forse aveva ragione Luis nel definire con un velo la distanza tra pallone e governi militari.

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Ryszard Kapucinski è nato a Pinsk, quando ancora era territorio polacco. Ha studiato a Varsavia e per una vita ha lavorato come corrispondente dal Terzo Mondo per la Polska Agencja Prasowa (Polish Agency Press). Tra i suoi libri, anche Ebano, che include diverse corrispondenze dall’Africa e Shah-in-Shah, splendida analisi dell'anima delle rivoluzioni.

Per la maggior parte delle persone che vi abitano il mondo reale finisce sulla soglia di casa, al limite del villaggio, tutt'al più al confine della vallata. Il mondo che sta oltre è irreale, insignificante e addirittura inutile, mentre quello che hanno sottomano e sotto gli occhi assurge alle dimensioni di un grande cosmo oscurante tutto il resto.

8 commenti:

  1. E' fantastico che, in un modo o nell'altro, il Màgico Gonzàlez faccia sempre la sua comparsa in questo blog...è lui l'asse intorno a cui giriamo.

    Grazie per il post Bostero, non conoscevo nè il libro, nè l'autore, nè tantomeno l'episodio che racconti.
    A questo punto si può dire che se Nesat è il nostro esperto d'Africa (e probabilmente anche d'Asia. Insomma, del terzo mondo, Roma sud esclusa), tu sei l'autorità del mondo latino americano...Comunque rimane il peccato di non aver mai partecipato, da spettatori dico, a nessun golpe o rivoluzione o comunque guerra del football in quel lembo di terra che collega stancamente il Messico e la Colombia...

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  2. Quella parte di mondo ha tanto da dire a livello geopolitico...figuriamoci calcisticamente parlando(e questo post o meglio questo libro unisce le due cose).....e comunque Dionigi siamo ancora in tempo perperpartecipare come spettatori......la situazione da quelle parti è sempre calda...e male che va...faremo da spettatori alla rivolta di Roma sud contro le tue parole....parole dalle quali io mi dissocio.....

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  3. Riguardo a cosa ti dissoci, Nesat, che Roma sud è terzo mondo o che tu non sei un esperto (anche) di Roma sud?

    Trovami soltanto una strada di Roma sud per cui sia piacevole passeggiare ed io sarò salvato.

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  4. Ma perchè Garbatella dove si trova??e trovi così malvagio l'Eur??......
    Preferisci passeggiare in mezzo al fetore dei platani schivando deiezioni canine lasciate da Carlini e Barboncini vestiti con la tutina??

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  5. Se mi dici Garbatella non vale, tutta quella zona è stupenda, la terza Roma, quella post-industriale, è forse la mia preferita. Io mi riferivo a tutto il quadrante dell'Eur, Laurentina, Magliana, Casal Palocco, Torrino etc. etc. Un vero pianto. Mezzo milione di abitanti e neanche un caffè, un museo, un cinema d'essai. Solo centri commerciali, cani dietro i cancelli, videocassette pantofole, tute al posto dei vestiti...come diceva Moretti, Roma era bellissima, ma perchè sono venuti ad abitare quaggiù quarant'anni fa?

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  6. ...a me la zona eur come direbbe un nostro carissimo comune amico vicino di casa di Narciso Parigi "Mi garba parecchio".

    ah visto che se ne parlava...in finale di coppa asia vanno Australia e Giappone...dopo la finale (il 29 alle 16 su eurosport)tiro giu un bel post....

    Tornando al post...guardando le qualificazioni...El salvador ha dovuto affrontare un altro spareggio per arrivare al mondiale 1970.....a Kingston contro Haiti...la qualificazione era strutturata in maniera assurda.....Haiti si è qualificata comunque 4 anni dopo mentre el salvador nuovamente nel 1982(lo sapevamo grazie al magico)....il prossimo Honduras-El Salvador merita di essere visto.....

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  7. Giusta precisazione, Nesat.

    Ho visto la sintesi di Giappone Corea. Partita pazzesca. Il buon Nagatomo del Cesena ha pure lisciato uno dei calci di rigore..

    A me il Colosseo quadrato piace più del Colosseo.

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  8. Beh.. a parte che anch’io preferisco la desolazione corbusierana e il vuoto pneumatico del quadrante alle deiezioni canine lasciate da carlini e barboncini vestiti con la tutina.. sul lembo di terra che collega stancamente Messico e Colombia mi vengono in mente due storie..

    La prima è quella di quei paramilitari colombiani che organizzarono una partita di calcio usando come pallone la testa di un ribelle delle FARC (a propos del sottile velo che separa calcio, governi militari e dittature..) e l’altra è che nelle comunità zapatiste si gioca sempre a calcio, colpa anche degli italiani e del Leoncavallo in particolare, tant’è che il subcomandante Marcos anni fa propose all’Inter (precalciopoli) di disputare un’amichevole, considerando i nerazzurri squadra “altra” e terzomondista.. (questo a propos del fatto che il calcio è anche pratica costituente del desiderio insorgente delle moltitudini e che, cazzo, ogni tanto anche il prode subcomandante non capisce un cazzo..) Bellissimo post comunque Bostero..

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