giovedì 2 dicembre 2010

L'amico Bakero

Questa è solo una cartolina scritta ad un amico. Un amico che non ho mai conosciuto e che  nonostante questo ho appena incontrato dopo tanto tempo. Una cartolina, come tale, corta, affettuosa e disordinata.
Ad un certo punto, nel gelo juventino di Poznan, inquadrano l'allenatore della squadra ospitante. Non è una vecchia gloria locale sulla strada dell'acquavite a buon mercato. Ha una faccia conosciuta. Con la sciarpa biancoblu si copre la bocca, gli occhi, le guance. I capelli scompigliati da eroe risorgimentale (chiara la somiglianza con uno dei protagonisti di Noi credevamo) si riempiono di ghiaccio, ma mi ricordano una zazzera che conoscevo. Una zazzera da bohemien del centrocampo. Lo sguardo poi è quello fiero di quando, venti anni fa, correva a testa alta verso l'area avversaria, con la palla incollata al piedi. Non mi sbaglio, è proprio lui. Il mio vecchio mito Josè Maria Bakero.
Basco navarro di Goizueta, aldea al lato del confine gipuzkoano, sperduta in quella interminabile distesa di boschi che separano Pamplona da San Sebastiàn (che bello quel tratto d'autostrada!), Bakero era un ragazzino appena arrivato in prima squadra mentre la sua Real Sociedad vinceva due Liga consecutive, prima di lasciare spazio all'Athletic di Clemente. Bei tempi quelli. Che impressione rivederlo stasera con quegli stessi colori biancoblu, lontanto dal vento pieno di salsedine che soffia sull'Anoeta, imbiancato in un curioso stadio polacco. Non hanno paura di niente questi baschi, loro la vita la guardano fieramente, con la testa alta.
Gli anni magici furono quelli blaugrana. Il Dream team. Abbiamo parlato tanto della manita dell'altra sera, ma anche il Barcellona basco di Bakero, Beguiristain, Salinas e Goikoetxea non era affatto male. Romantico. Elegante. Sfrontato. Come quel centrocampista coi capelli lunghi e il gol facile. L'ho rivisto e mi sono emozionato. Se avessi potuto gli avrei offerto da bere. Un patxaràn. E poi mi sarei fatto raccontare questi ultimi dieci anni, seduti in una taberna, ascoltando Mikel Laboa.
Anni fa un amico, questa volta vero, un altro basco navarro, un altro coi capelli lunghi e il cambio di gioco nel sangue, mi nascose una maglietta in valigia. Era di quando lui era piccolo. Blaugrana. Robe di Kappa. Consunta, vissuta, giocata. Quante volte l'ho messa, nei freddi campi di Roma nord. Quante volte mi sono sentito Josè Maria Bakero. Fantasista ben malvestito. Un dandy della trequarti.
Mi ha fatto piacere averti rivisto stasera, amico mio.

9 commenti:

  1. ieri sera l'ennesima conferma che non meritiamo sette squadre nelle coppe europee....è una riflessione già fatta, ma mi sembra importante rifarla ogni volta: che senso ha dannarsi l'anima per arrivare sesti in campionato, se poi l'anno dopo la coppa Uefa (non la chiamerò mai in altro modo!!!) viene vista quasi come una iattura, che rende più difficile...di arrivare sesti in campionato! Mi sembra un vero e proprio cane che si morde la coda. Sì, c'è il miraggio Champions, ma se ti fai buttare fuori ai preliminari, che dovresti giocare come se fosse una finale, di che ti lamenti? Meno male che le lezioni ci arrivano da personaggi come Josè Maria Bakero...

    Ciao,
    Albis

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  2. Più volte assieme a Gegen e Dionigi abbiamo considerato che il vero metro del livello qualitativo di un campionato è proprio la partecipazione (e le prestazioni) in Coppa Uefa.

    La Samp quest'anno mi ha stupito negativamente. Passi per l'eliminazione - pilotata - contro il Werder, ma di uscire subito dalla Uefa non se ne poteva e doveva parlare. Stesso discorso per la Juve, che se vuole ritornare "grande" deve mettersi nell'ordine di idee che i "grandi" non fanno distinzioni tra i trofei. La fame è fame, non voglia di qualcosa di buono. Specie poi se si ha una rosa di 30 giocatori che individualmente valgono più di mezza Europa League..
    Se poi perdi punti contro il Salisburgo ed il Lech.. beh, tanto vale che ti chiudi in casa.

    Napoli e Palermo ugualmente ingiustificabili, seppur con l'attenuante che hanno solo 13/14 giocatori di livello alto. Ma cavolo! Stiamo parlando di squadre tipo Utrecht, Steaua, Losanna.. Mamma mia!

    Il problema è che l'introito evidentemente precede ed è ulteriore rispetto alla partecipazione in sè.
    Specie a livello di sponsor.

    E quindi il cane ha ben ragione di mordersi la coda.
    Non so darmi altra spiegazione se non quella di interpretarlo come le 20000 quando passi dal "via".

    Su Bakero, che nome bellissimo.
    Adoro i nomi maschili con Maria nel mezzo.
    E che bella quella maglietta.
    Mio padre ce l'ha con il 4 di Pep. Forse l'oggetto da me più invidiato al mondo.

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  3. Sacrosanto. Ne abbiamo parlato tante volte, il caso Empoli insegna. Uno scandalo le italiane in Europa. Ci meritiamo la metà dei posti, dall'anno prossimo.

    In realtà ci meriteremmo noi le coppe di un tempo, le tre coppe, con poche squadre e molta atmosfera...

    Direi che la tua analisi è perfetta Bostero, danno pochi soldi ma li danno subito, e una volta pagato chi vuole continuare a fare un lavoro di merda?

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  4. Bellissimo post (davvero incantevole) e ottimi commenti. Bravi a tutti. Anche a me era simpatico Bakero. Altri tempi, altre capigliature....

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  5. sto vedendo squadre splendide....AMO l Europa league....vi prego guardatevi il Portiere del Cska Sofia..cosa è riuscito a creare!

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  6. Prima il dovere, quindi il post!

    Grazie! E' la settimana perfetta per parlare di Bakero, visto che domani sera si gioca all'Anoeta Erreala-Athletic! Il Classico di Spagna per gli autonomisti, con la Real Sociedad che tornata in Primera sta facendo buone cose (ancora con Xavi Prieto-Aranburu in mediana ed in avanti la leggenda del Montjiuc: Raul Tamudo!) mentre l'Athletic ha vinto l'ultimo derby con l'Osasuna (sogno un regalo di Camacho stasera) con un gol al 92' di Gurpegi. Sarà uno spettacolo e probabilmente i capitani scenderanno in campo con l'Ikurriña per mano, come fecero Iribar e Kortabarria nel 1976. Insomma, poesia e libertà nel golfo di Biscaglia.

    L'Europa League, facevo una riflessione banale sulla Juventus. Sarebbe stata una cosa intelligente puntare al titolo, esattamente come fece nel '93 per uscire dal pantano in cui era finita dopo l'era-Platini. La Juve dei tedeschi e di Baggio, una squadra forse non eccelsa ma di qualità e carattere, dimostrò di poter vincere giocando un calcio concreto e fisico. Poi cambiò ed aprì un ciclo nei modi che ben sappiamo (Lucianone non c'era ancora nel '93) però quella Juventus aveva una sua dignità.

    E comunque mi associo: ridatemi la Coppa delle Coppe, ridate valore alla Coppa Uefa, rifate la Champions con gli squadroni che s'uccidevano al secondo turno mentre si formavano quarti con squadre dai luoghi improponibili ma magici!

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  7. Vasilijivanovic, hai fatto bene a ricordarlo, è Real Sociedad - Athletic Bilbao il vero classico. Domani mi devo ricordare anche io di appendere alla finestra la mia ikurriña.

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  8. stasera il derby basko con amici non me lo leva nessuno
    cosa intendevi, dionigi, con il caso empoli?
    non capisco comunque le discussioni riguardo la lunghezza della rosa a disposizione delle squadre italiane..non credo che il lech possa contare su 16-17 campioni da ruotare a piacimento...l'unica grossa sostanziale differenza riguarda secondo me proprio l'atteggiamento in campo..in italia non gliene frega un cazzo a nessuno della coppa uefa, e questo è tristissimo
    tommaso

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  9. Il cd. "caso Empoli" lo tirò fuori un commentatore qualche mese fa ed era molto esemplificativo. Fu quando l'Empoli di Gigi Cagni fece il miracolo di qualificarsi per la Coppa Uefa, togliendo il posto a squadra più attrezzate e blasonate. Tanta fatica per poi schierare al primo turno le riserve delle riserve, perchè a quel punto l'Europa era diventato un fastidio (e un costo) che distraeva dalla lotta retrocessione. Morale: l'Empoli uscì al primo turno contro pizza&fichi, Cagni venne esonerato e alla fine della stagione retrocesse in serie B.

    E' complesso il problema Uefa però sì, può sintetizzarsi come lo fai tu, è un problema di testa, per alcune realtà è una vetrina, per altre una scocciatura, e poi ci sono le squadre tedesche e inglesi che giocano come se niente fosse.

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