martedì 9 novembre 2010

Riabilitare Del Piero?

Oggi compie 36 anni Alessandro Del Piero. L'uomo sembra dotato di vigore fisico e di notevole tenacia mentale, dunque non è ancora giunto il momento di commentare la sua carriera come se fosse finita; tuttavia, a quella età e dopo tanti avvenimenti, è più che legittimo trarre qualche bilancio.

Del Piero è all'apparenza tre carriere, o forse due, ma più probabilmente una sola con una lunga interruzione. Ma soprattutto, a Del Piero (un po' come hanno fatto con questo Paese secondo Stanis) l'hanno rovinato i toscani, o per meglio dire l'egemonia toscana sulla lingua italiana e conseguentemente sulla lettura delle cose - Wittgenstein insegna - per come viene fatta in questa nazione.

Verosimilmente per un lascito toscano, dunque, siamo naturalmente portati a identificare l'artista del pallone - categoria cui indubbiamente Del Piero appartiene - con il poeta. Ma come poeta e in generale come letterato lo juventino è gravemente inadeguato: ben al di là e spesso contro ciò che dicono i numeri e le statistiche, Del Piero sembra carente di continuità, incapace di costruire qualcosa, privo, per utilizzare un termine attualmente molto di moda, di una narrazione. Giunto a fine carriera, si fa quasi fatica ad affermare che ne abbia mai avuta una, per quanto appaiono sfilacciati e incoerenti i suoi trionfi e le sue decine e decine di gol. La questione, tuttavia, sta nel fatto che Del Piero non è un poeta e non è toscano; giudicarlo in base a quei criteri porta inevitabilmente a sottostimarlo. Gianni Agnelli volle paragonarlo a un pittore, Pinturicchio, ma sbagliò anche lui: Del Piero, veneto della provincia di Treviso come Giorgione, del quale condivide l'estro coloristico, somiglia più a un mosaicista, a uno stuccatore, a un qualche decoratore. Conserva in sé l'estrema raffinatezza bizantina che santifica il gesto e contemporaneamente lo strappa via dalla realtà. Del Piero è falso, lo si critica spesso con quest'argomento: ma è falso perché non può essere vero, giacché non è naturale.

Del Piero è un grande conservatore; anche in questo, è fondamentalmente veneto, e l'emigrazione al Nordovest l'ha cambiato pochissimo. La sua conservazione la si intenda in senso etimologico; placido e insieme emotivo, narciso perché onestamente innamorato di sé, finto in quanto teatrale, Del Piero incarna il veneto classico per come lo descriveva Piovene nel suo "Viaggio in Italia": "Questa regione porta dentro un amore di sé, un narcisismo per usare il gergo corrente, una voluttà perpetua di guardarsi allo specchio, una felicità nel suo pittoresco, una delizia nel fare teatro di sé e della propria condizione, che lo distraggono dalla spinta per il mutamento e lo affezionano al suo stato. I veneti si compiacciono di darsi e di dare spettacolo, accentuando a bella posta le loro inclinazioni, manie, e persino gli aspetti ridicoli e difettosi".

Del Piero è talmente veneto che quando esordisce in serie A è già Del Piero: contro ogni dettame occidentale, il ragazzo non ha alcuna intenzione di avviare una crescita e di migliorarsi. E migliorarsi dove? C'è già la minima tessera del mosaico, c'è già la pennellata che completa un idillio, c'è già l'intera facciata che si rispecchia molle nei canali. Che Del Piero non possa crescere e non voglia cambiare è evidente fin da subito: e infatti, quando inizia il vero e proprio progetto della Juve di Moggi-Lippi-Agricola, questo si costruisce più contro Del Piero che con lui. La riprova è in effetti la finale di Coppa Campioni con il Borussia Dortmund, in cui Del Piero (e la decenza) sono sacrificati da Lippi alla scelta di una formazione post-taylorista. En passant, la metamorfosi della Juventus divertente e "rocchiana" del primo Lippi in quella che giungerà a Calciopoli (attraverso una crescita costante della boria e una decrescita altrettanto netta delle vittorie fuori d'Italia) ricorda un po' la trasformazione delle imprese artigianali del Nordest nelle tigri di inizio Duemila; e la crisi del primo mostro, cui Del Piero sembra essere sopravvissuto tornando alle origini, può essere d'insegnamento oggi che anche il secondo modello, insidiato dalla propria stessa natura e dalle storture di uno sviluppo disordinato, appare ugualmente in crisi.

In ogni caso, l'apparente non integrabilità di Del Piero (e la prima parte della sua carriera) ha termine con il grave infortunio di fine 1998; quando torna, l'artigiano veneto è diventato un mero esecutore, irriconoscibile perfino fisicamente, e forse antropologicamente: l'agilità ha lasciato spazio alla potenza, la fantasia all'applicazione, l'efficacia sporadica alla mediocrità continuata. Per otto anni Del Piero è prigioniero di quell'organizzazione e di quella filosofia, che gli costano oltretutto una serie infinita di figuracce e la sempre crescente ironia degli appassionati di calcio. Lo juventino è ormai il flop per eccellenza: all'Europeo 2000, la sua tecnica improvvisamente approssimativa ci impedisce in due occasioni di chiudere la finale. A me, peraltro, nessuno toglierà mai dalla testa l'idea che Del Piero o il suo inconscio abbiano voluto sbagliare: quella vittoria, se ci pensate, avrebbe glorificato un calcio italiano che era già allo sbando morale e soprattutto avrebbe fissato nella memoria di tutti un Del Piero, ora sì, davvero falso. Sarebbe rimasto negli annali, infatti, il del Piero operaio del Nordovest, fuoriclasse normalizzato in tuta blu, il che avrebbe costituito una violenza alla storia personale e all'identità dell'uomo di San Vendemiano. In quegli anni, comunque, la noiosa e patetica normalità di quel Del Piero è rotta solo ogni tanto da lampi emotivi, a riconfermare l'insopprimibile veneticità dell'uomo: come in quell'omaggio all'Avvocato Agnelli accarezzato nella porta del Piacenza.

Quando però il castello moggiano crolla, Del Piero si libera: contro le ironie e le convinzioni di tanti - ero anche io tra quei molti - si spoglia semplicemente di otto anni di integrata realtà e torna alla sua antica falsificazione ("una fantasia dell'Oriente, di una delicatezza che non ha l'Oriente vero": ancora Piovene). Del Piero è il suo gol alla Germania all'ultimo minuto dei supplementari: assolutamente inutile ai fini della vittoria, ma bello, consapevole di essere bello, e dunque necessario per legittimare la vittoria del Mondiale, se è vero che l'Italia esiste o dovrebbe esistere per insegnare al mondo la bellezza.

Del Piero, in conclusione, non è una poesia da declamare, non è un romanzo da leggere, non possiede un racconto e non fonda un'epica; privo di dialettica e non interessato a sfidare l'esistente, non ha niente da asserire. La sua sola universalità, come in certa arte bizantina, si compie nel fortunato momento in cui la purezza del gesto si fonde con la ricchezza dei materiali, quando cioè la sua costante in-naturalità diviene sovra-naturale; ma un gol di Del Piero non può certamente innalzare a Dio, e dunque la sua unica verità è in se stesso e nella sua molle e straordinaria bellezza.

19 commenti:

  1. Bellissimo ritratto, che illumina anche ciò che per me finora è stato un vero mistero: com'è possibile che un calciatore in grado di tirare/decorare "stile Steaua" all'improvviso smetta di farlo. Non è un non saperlo più fare, è un non volerlo, artisticamente, più fare.
    Sui mondiali del 2006, ho sempre pensato invece che sia stato quello il trionfo del "calcio immorale" italiano, con tutta l'espiazione (e l'ingiusta esecrazione), per una strana ironia della sorte, a carico del magnifico Zidane di quei giorni.

    RispondiElimina
  2. Tamas, il tuo racconto è così ispirato che per una volta mi costringi a guardare Del Piero togliendomi gli occhiali del fazioso.

    L'ultima volta che l'avevo fatto era stato più di quindici anni fa, quando obbligai mio padre a giocare in un Fantacalcio da me inventato (nel quale, probabilmente, competivamo solo io e mio padre ed una sfilza di miei amici immaginari), e di fronte alla sua reticenza nello scegliersi i giocatori della propria squadra, lo incalzai a sceglierne almeno uno, quello che sarebbe stato il suo capitano. Mio padre non scelse uno della Roma (probabilmente immaginava che li avrei voluti prendere io) ma mi disse "quel Del Piero, quel ragazzetto coi capelli lunghi che gioca con la Juve. Mi sembra uno forte quello lì".
    Quello era il "primo" Del Piero della scansione di Tamas, il Del Piero magrolino e boehemien, anche abrasivo nelle sue pazze giocate con Grabbi di un posticipo contro la Lazio.
    Poi ha tradito.
    Per me la fine già poteva intuirsi nella immaginifica serie dei "gol alla Del Piero", perchè come notato bene nel post, già lì si capiva che il ragazzo non avrebbe più voluto migliorarsi, perchè nessuno gliel'avrebbe chiesto. Lui era già un'icona, già rubava il posto in nazionale a Baggio, già vendeva magliette in Giappone.
    Non ha avuto, come il mio fuoriclasse di riferimento, la fortuna di imbattersi in due anni di Zeman, che gli hanno forgiato il carattere. Ha preferito la creatina.

    In questo suo percorso ellittico, dopo anni di Caritas arbitrale da prendere e buttare, paradossalmente le sue ultime stagioni, dalla B in poi, sono le più oneste, le più sincere. Il personaggio rimane mediocre, non me ne voglia nessuno, ed è prevedibile in un esponente del Veneto basso agricolo e dossettiano che entra in contatto con il radical-chicchismo brunitedeschiano torinese. Ma il calciatore oggi ha una sua nuova dignità, o meglio, non lui come persona (Sokratis l'anno scorso lo stese più o meno sulla lunetta del centrocampo e lui si prese un rigore), solo come calciatore, perchè ha avuto l'umiltà di comprendere il suo declino, di capire che non può più fare tutto l'affresco, ma solo un ghirigoro, non tutto il mosaico, ma solo gli occhi.

    PS Rimane, comunque, la sua grande occasione persa di non essersi mai confrontato, a fine carriera, con una piazza più piccola che avrebbe potuto ringiovanirlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Apprezzo lo sforzo di nascondere bordate meschine e vigliacche con una melensa e finta stima... Peccato che questo intevento come molti degli altri a seguire sia farcito di inesattezze e omissioni... Promemoria: rivedere la differenza tra "oggettivo" e "soggettivo". E infine una domanda: hai parlato di dignità ma non come persona: e il tuo "fuoriclasse di riferimento" mantiene ed ha sempre mantenuto questa dignità, questa forma di etica sportiva? (Sputi, arroganza, calci, falli vigliacchi, dichiarazioni dinamitarde e ignoranza cronica permettendo...)

      Ubik

      Elimina
    2. ubik ti sembra corretta prendersela con il me di cinque anni fa, cinque anni dopo? sono una persona diversa ormai...e anche i nostri fuoriclasse di riferimento.

      Elimina
  3. Tamas, grazie per questa perla. Bentornato.
    Trovo giustissima l'immagine di Del piero come onesto artigiano-bottegaio finito alla corte sbagliata. Osannarlo come campione o infangarlo dandogli della pippa è totalmente fuori luogo. Rimarrà un'ottima seconda punta nata matura ma mai veramente ascesa a quelle vette dove arrivano i grandi campioni. Sia a livello tecnico che a livello morale. Credo che chiedergli la rivolta o l'abiura sia ingiusto.

    RispondiElimina
  4. Io il gol di Delpiero alla Germania non l’ho mai visto.. stavo ancora festeggiando quello di Grosso.. Quando mi sono liberato dal groviglio di carne umana che si era formato dietro le transenne del Bar Italia di Soho eravamo sul 2-0 invece che 1-0.. ma non so perché, e non l’ho mai saputo.. Per me quel gol non c’è mai stato, come non è mai esistito Delpiero.. Perché nessuno mi ha mai raccontato nulla di lui.. Un albero che cade in foresta senza che nessuno lo ascolti fa rumore? Può anche darsi di sì, ma se nessuno ce ne racconta la storia, anche falsa (il falso è l’unica condizione possibile dell’esistente.. per questo il gesto bizantino non è teso al divino perché strappato via dalla realtà, ma ci mostra invece l’unica realtà possibile, quella della menzogna assoluta del reale e del divino..) per noi quell’albero non è mai caduto, non c’è mai stato..

    Delpiero ha fatto a malapena presagire che avremmo potuto sentirne il rumore di due o tre radici che fuoriuscivano dalla terra (quei gol lì..) e poi è scomparso, ancora prima di cadere.. Fosse caduto, come Cassano, potremmo raccontarne la disperata ricerca di atterraggio.. Si fosse rialzato, come Baggio dopo i mille infortuni, potremmo raccontarne la tenace resistenza alla caduta.. Fosse rimasto impigliato nelle fronde degli alberi del suo bosco, come Totti, sempre in perenne equilibrio indeciso se sprofondare o meno nel baratro, potremmo raccontarne il passare del tempo perduto.. Ma lui, dopo quel primo scricchiolio, non è caduto, non si è rialzato, non è rimasto in bilico.. semplicemente.. non c’è stato più.. Nessuno ha mai più raccontato nulla di lui..

    Ai Mondiali successivi le storie lo volevano ombra di Baggio, agli Europei di Totti.. quindi prima esisteva grazie ai racconti di Baggio, poi a quelli di Totti.. lui non ha mai raccontato nulla.. mai una storia vera, mai una storia falsa.. Nella Juve lippiana è l’allegoria dei muscoli pompati di Vialli e Davids, è la metonimia della depressione farmacologica di Pessotto.. ma rimane una figura retorica, un esercizio di stile in cui i soggetti ed i predicati non sono suoi ma altri..

    La Juve poi è l’unica squadra di cui tifosi non possono mai raccontare nulla di bello.. le sue storie sono squallidi bollettini meteorologici dove, anche quando c’è sole e se ne celebrano le imprese, traspare la rassegnazione del compito svolto forzatamente.. Non c’è mai stata una bella una storia sulla Juve o della Juve, nessuno l’ha mai raccontata.. E la bellezza è l’essenza dell’essere.. Per avere una bella storia, vera o falsa, e quindi per esistere, un calciatore deve uscire dalla Juve.. Come Boniperti, Delpiero non ne è mai uscito e quindi, come Boniperti, non avrà mai una storia.. Né domani né ieri.. Per me Delpiero non esiste.. Io il gol di Delpiero alla Germania non l’ho mai visto..

    RispondiElimina
  5. Ottimo Post Tamas.....

    Da simpatizzante del City ho sognato Del Piero 3 estati fa.....da tifoso della Roma non avrei mai fatto a cambio neanche con Frau....Del Piero doveva fare le valigie per la perfida albione tanto tempo fa...prima di essere marchiato a vita da calciopoli e da Agricola....sarebbe stato un altro Zola...con tanto di maglia ritirata a fine carriera.... un peccato. Del Piero è stata una bella ragazza che invece di scegliere di vivere a pieno la propria vita e la sua giovinezza...si messa con quel vecchio.. ricco ..potente e disonesto che tanto faceva comodo....senza riuscire a ribellarsi neanche quando veniva vessata e umiliata(leggi serie B).

    RispondiElimina
  6. Piccola parentesi: avete visto i regali che stanno facendo al Milan? Troppo presto per rifar vincere la Juve, se l'Inter deve abdicare, meglio che lo faccia a favore dei cugini rossoneri, sempre tutelati ma mai puniti. Lupo

    RispondiElimina
  7. Caro Lupo (benvenuto), ti sembra questo un blog dove si parla di arbitri, favori arbitrali, regali arbitrali e sviste arbitrali in genere?
    Almeno io non ne ho mai fatto menzione nei miei scritti.

    Comunque, sia detto per inciso, è da quando sono piccolo che un rigore a partita al Milan, quando gioca in casa, viene regalato. E' ciò che resta della mezzadria.

    RispondiElimina
  8. "Comunque, sia detto per inciso, è da quando sono piccolo che un rigore a partita al Milan, quando gioca in casa, viene regalato. E' ciò che resta della mezzadria": io l'ho sempre visto più come un retaggio di sottomissione feudale.

    RispondiElimina
  9. Se fossi un tifoso del Palermo non dormirei la notte. Due rigori netti mancano all'appello (quello su Pinilla poi..).

    Bel post, Tamas. Non c'è che dire.
    Preferisco di gran lunga il Del Piero post Serie B. Non fenomeno, ma giocatore completo e tatticamente perfetto. Il Del Piero di recente visto contro il Milan credo sia il giocatore che ogni allenatore vorrebbe in rosa. Non volendosi migliorare, almeno ha fatto i conti coi suoi limiti e i suoi valori aggiunti, aldilà di tutto, maturando.

    Tre cose:
    (i) mi ricordo un suo gran gol in un derby contro il Torino;
    (ii) non mi è ancora andato giù il Mondiale del 1998.. quel tremendo ballottaggio!;
    (iii) dieci Del Piero non fanno un mignolo di Baggio (fornisco 10 "perchè": http://www.youtube.com/watch?v=RPFhR7iptkg. Ma ce ne sarebbero molti di più..).

    RispondiElimina
  10. Manca il Delpiero campione di tuffo carpiato, peccato.
    Sembra il titolo di una canzone degli 833? Bene.

    RispondiElimina
  11. Del Piero ha vinto tutto. Da protagonista e con pieno merito.
    Baggio era un grandissimo campione, ma non ha vinto quasi niente.
    Sarà perché nelle partite decisive o contro le grandi squadre il primo ha quasi sempre fatto la differenza e l'altro si è quasi sempre eclissato?

    Forse l'unico difetto di Del Piero, ai vostri occhi di tifosi OBIETTIVI, è quello di essere la bandiera della Juventus. Già, proprio la squadra che più odiate.
    Ovviamente gli applausi a scena aperta dei tifosi (veramente obiettivi e appassionati di calcio)del Manchester United all'Old Trafford, e del Real Madrid al Santiago Bernabeu sono stati degli episodi deprecabili da parte di incompetenti.

    Buon calcio a tutti voi

    RispondiElimina
  12. Da tifoso obiettivo, ritengo che Baggio non si sia MAI eclissato.

    Se mai, è Del Piero che si è eclissato. Per vari anni - quelli post infortunio - e in qualunque competizione con la maglia azzurra.

    RispondiElimina
  13. @Paolo
    Scusa paolo... ma tu sei OBIETTIVO quando parli di Del Piero??e soprattutto non capisco come le vittorie a livello di club possano far automaticamente diventare un calciatore più forte di un altro...

    RispondiElimina
  14. Nesat purtroppo è diventata prassi confrontare i giocatori per curriculum, per numero di trofei vinti, e poi decretare il più forte dei due. Sia chiaro molte volte può avere senso ma rimane comunque un metro di paragone assai limitante.

    Su Del Piero non posso che essere d'accordo con Bostero, il vero limite di Del Piero è stato l'eclissarsi troppo, troppo presto...

    RispondiElimina
  15. E' una disamina eccellente, molto lucida. Complimenti!

    RispondiElimina
  16. Le imprese artigianali del nord est erano già tigri nei primi anni 60, 70, l europeo è stato perso per colpa di totti che invece di tener palla se la fece portar via a centrocampo e si sa palla persa a centrocampo il più delle volte è gol , riguardo del piero la sua sfortuna è stata la chiusura dei rubinetti del doping

    RispondiElimina