giovedì 4 novembre 2010

Georgi Asparuhov, grande poeta bulgaro



Leggendo il capitolo che Jonathan Wilson, nel suo più volte citato bel libro Behind the curtain, dedica alla Bulgaria, capita che il lettore distratto s'imbatta in una clamorosa scoperta e in una dolente conferma. La scoperta è che il calciatore più forte della storia del calcio bulgaro, almeno secondo un referendum popolare avvenuto nel 2000 (dopo quindi l'esaltante exploit americano simbolizzato dall'indimenticabile incocciata di Yordan Letchkov), non è, come si potrebbe pensare, il già Pallone d'oro e talento pazzo Hristo Stoičkov, bensì un oscuro protagonista in bianco e nero degli anni sessanta bulgari, Georgi Asparuhov detto "Gundi", capace con la sua morte prematura (a ventott'anni appena compiuti) di trascendere subito dalla categoria terrena di campione a quella divina di mito. La conferma, invece, è che, nella vita come nel calcio, il caso lascia sempre la sua impronta indelebile sullo scorrere degli eventi, e molto spesso la lascia sul ciglio dello strada.

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Vratsa è uno strano luogo in cui morire. A poco più di cinquanta chilometri a nord-est di Sofia, incastonata tra le montagne e il lago, è probabilmente uno dei pochi centri turistici del paese danubiano. Addirittura, la sua fama ha varcato i limiti della realtà, tant'è che leggendo la saga di Harry Potter si scopre che la squadra locale di quidditch, i temibili Vratsa Vultures ("gli avvoltoi"), sono stati campioni europei per ben sette volte. Georgi Asparuhov, però, quel 30 giugno del 1971, a Vratsa ci era andato non per assistere allo sport dei maghetti (a lui il quidditch aveva sempre fatto schifo), ma per giocare una partita amichevole in onore dei cinquant'anni della squadra locale, il Botev. L'ennesima festa finita nel sangue.
Ma andiamo con ordine.

Georgi Asparuhov nasce nel 1943 a Reduta, un sobborgo residenziale di Sofia che prende il nome dal fortino militare che lo sovrasta dalla collina. Sin da ragazzino dimostra di essere innatamente portato per ogni tipo di sport, ma compiuti i sette anni, il padre, Asparuh Rangelov, grande tifoso del Levski Sofia,  non ha indugi nell'iscriverlo nelle giovanili calcistiche della sua squadra del cuore. Dopo neanche due ore di allenamento, gli si avvicina l'allenatore dei ragazzini, Kotse Georgiev: "Non capisco noi cosa potremmo insegnare a tuo figlio. Lui è un calciatore nato". Asparuhov mantiene le promesse e con il Levski vince due titoli giovanili nel 1960 e nel 1961. Quest'ultimo, però, è l'anno della maggiore età, che lo costringe a svolgere il servizio militare, in particolare presso la scuola militare del CSKA Sofia, i rivali cittadini, dove però almeno si può continuare a giocare a pallone. Con la prima squadra del CSKA Gundi arriva a giocare anche un'amichevole, al termine della quale, tuttavia, il lungimirante staff tecnico decide che il ragazzo non è all'altezza del CSKA, e lo spedisce con raccomandata senza ricevuta di ritorno nell'oscura mediocrità del Botev Plovdiv. Quella che si dice non una grande idea.

Il Botev, nonostante sia la compagine della greca Filippopoli, già -grazie all'imperatore romano Marco Aurelio, che la ribattezzò Trimontium- capitale storica della Tracia, è una squadra sfigata, avendo in bacheca solo una finale di coppa bulgara persa nel 1956. Rabbrividiamo. Sei anni dopo quella sconfitta, il riscatto arriva con Gundi, che, con i suoi venticinque gol (in quarantasette partite), spinge il decano del calcio bulgaro (tra due anni si compierà il centenario del club) al successo nella coppa nazionale e ad un prestigioso secondo posto in campionato. Come se non bastasse, cinque gol del bomber Asparuhov regalano al Botev i quarti di finale dell'edizione 1962-63 della Coppa delle Coppe. In pratica, Gundi elimina da solo prima i rivali dello Steaua Bucharest e poi gli irlandesi dello Shamrock Rovers. Ci pensa l'Atletico Madrid a mandare a casa i gialloneri con un sonoro 4 a 0 casalingo, ma era comunque dai tempi di Marco Aurelio che la città non arrivava così in alto.

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A Plovdiv ci hanno anche provato a trattenerlo, ma il richiamo del Levski è troppo forte per non essere seguito. Così, nell'ottobre del 1963, Asparuhov torna nella sua squadra e già al primo tentativo si scatena, siglando ventisette reti e regalando al Levski il primo campionato nazionale dopo dodici anni di attesa. Asparuhov però non si limita ad incantare le platee patrie, approfittando delle partite di Coppa dei Campioni per deliziare anche il pubblico continentale. Nonostante una sua tripletta il Levski viene eliminato dal Benfica, ma a fine partita il grande Eusebio lo descrive come "uno dei giocatori più forti che abbia mai incontrato". Qualche vecchio milanista sessantottardo magari si ricorderà di una sua doppietta ai rossoneri in Coppa delle Coppe nella stagione 1968-69, che fece esclamare a Nereo Rocco che quello era "il centravanti dei suoi sogni". In patria, poi, non ce n'è per nessuno, e grazie a Gundi il Levski s'impone altre due volte in campionato e in coppa di Bulgaria.

Per essere eletto dal pubblico, a distanza di trent'anni, come miglior giocatore nella storia del tuo paese, è evidente però che non basta la gloria di un club. E' in nazionale, allora, che l'epopea di Asparuhov raggiunge le sue vette più alte. Gundi gioca tre fasi finali dei Mondiali, e contro l'Ungheria segna, nell'edizione del 1962, il primo gol di sempre della sua nazionale nella storia della competizione. E' il gol della bandiera (l'Ungheria vince 6 a 1), ma è pur sempre un gol che rimane ngli annali. L'istantanea di un vita lo coglie però nel tempio di Wembley, durante un match amichevole contro gli inglesi freschi campioni del mondo (grazie, ricordiamolo, a una svista clamorosa del guardialinee azero Tofik Bakhramov, cui è dedicato lo stadio di Baku. Evidentemente, oltre al petrolio, in Azeirbagian non manca neanche l'autoironia). Asparuhov raccoglie il pallone poco oltre la linea di centrocampo, scatta verso l'area di rigore, si libera agevolmente del suo marcatore e, con la serena freddezza del campione, lo deposita in rete con un preciso sinistro angolato per quello che è il gol dello storico pareggio.

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Prima di tornare al dramma finale, Wilson ne riassume così le gesta: "Forte in aria e naturalmente dotato di grande abilità tecnica, ha collezionato cinquanta presenze (e 19 gol) con la sua nazionale, ed è stato capace di mettere a segno la bellezza di 150 reti in 244 partite con il Botev e il Levski. Tuttavia, non sono stati solo questi numeri a renderlo una figura così popolare, quanto soprattutto il suo carattere allegro, generoso e carismatico e la sua lealtà ai colori del Levski". Il suo "carattere generoso". Come direbbe Carlo Lucarelli, è un dettaglio importante, mettiamolo da parte.

Proprio il Levski affronta i nemici del CSKA nella partita finale della stagione 1970-71, seguendo in classifica i cugini di soli due punti, ma con una differenza reti così inferiore che il titolo è, purtoppo per Asparuhov e compagni, comunque già compromesso. Tsvetan Vesselinov segna nel primo tempo l'inutile gol decisivo per il Levski, ma il vero momento cruciale dell'incontro, lì dove il caso inizia la sua opera di morte, arriva verso la fine della partita, quando Plamen Yankov entra duramente sulle gambe di Asparuhov. Molti, oggi, concordano che il fallo è stato duro ma non cattivo; tuttavia Asparuhov, in modo del tutto inaspettato, non la prende bene e reagisce nei confronti dell'avversario, costringendo l'arbitro Aleksandar Shterev a cacciarli entrambi. Ancora oggi, Yankov continua ad insistere che se Asparuhov non avesse reagito, l'arbitro non avrebbe neanche fischiato fallo.

E, soprattutto, probabilmente Asparuhov sarebbe ancora vivo.

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In quegli anni, gli anni del trionfo della burocrazia statocentrica sovietica, la commissione disciplinare della federcalcio bulgara ci metteva almeno quattro giorni a prendere le sue decisioni. Al contrario, per decidere del caso Asparuhov, ci vuole solo una giornata, al termine della quale i giudici bulgari optano per squalificare per tre giornate entrambi i giocatori. Dispensato così dagli ultimi allenamenti stagionali prima del rompete delle righe, in vista della finale della Coppa dell'Esercito Sovietico, Asparuhov, insieme al suo compagno di squadra e di nazionale Nikola Kotkov, accetta l'invito di andare a Vratsa per giocare l'amichevole celebrativa del cinquantenario della squadra locale. I due lasciano Sofia verso le dieci del mattino, e mentre la città scompare nello specchietto retrovisore dell'Alfa Romeo marrone chiaro di Asparuhov, non sanno che la stanno lasciando per l'ultima volta.

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Verso le undici, dopo un'ora di tragitto su strade sempre più tortuose, Asparuhov si ferma a fare rifornimento in una stazione di servizio nei pressi di Vitinya. Riempie il serbatoio con 9,20 lev di benzina ma, con la sua tipica generosità, decide di non aspettare che il benzinaio gli porti il resto della sua banconota da 10 lev, e glielo lascia come mancia. La generosità, però, in questo caso, non è altro che l'ultima maschera del Fato. L'ultimo attore è invece un uomo che, mentre Asparuhov sta per risalire in macchina, gli si avvicina per chiedergli un passaggio. Asparuhov, di "carattere generoso", accetta e gli fa spazio sui sedili posteriori, ritardando così la partenza di qualche secondo. Qualche secondo che, ormai si è capito, gli sarà fatale.

Qualche minuto dopo, infatti, l'Alfa Romeo di Asparuhov imbocca una stretta curva a gomito, e si schianta contro un camion ZIL proveniente dalla corsia opposta. L'impatto è violentissimo, e la macchina prende immediatamente fuoco. Dopo l'incendio, dei tre uomini a bordo non rimangono che i denti.

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Quello stesso giorno, un incidente spaziale costa la vita a tre cosmonauti sovietici. Tre, come i bulgari distrutti dalle fiamme nell'Alfa Romeo. E' così che la notizia della morte di Asparuhov, il campione che ha reso grande il suo paese nella notte di Wembley, non raggiunge neanche le prime pagine dei giornali sportivi. Il popolo, però, non dimentica Gundi, e al suo funerale sfilano in lacrime oltre cinquecentomila persone. Le stesse che, trent'anni dopo, lo incoroneranno giocatore bulgaro più forte di tutti i tempi.

Oggi, a testimoniare la tragica fine di Georgi Asparuhov, nascosto nelle montagne che conducono a Vratsa, c'è un grosso masso, appoggiato su una base di cemento. In cima, una lapide commemora il talento di Reduta, e, tutt'intorno, mazzi di fiori ne tengono vivo il ricordo. A testimoniare la sua grandezza sportiva, invece, ci ha pensato la sua squadra, il Levski Sofia, che gli ha intitolato lo stadio.

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Disse un giorno il premio Nobel Eugenio Montale, ed è affermazione nota, che "non si può essere un grande poeta bulgaro". Montale si sbagliava, quel poeta è Georgi Asparuhov.  

12 commenti:

  1. Cercavo da un po' di tempo un pretesto per dedicare un post alla Bulgaria, paese che calcisticamente non mi ha mai troppo coinvolto, ma che per il resto adoro; sono contento che l'abbia trovato tu, e che sia così bello, originale e interessante.

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  2. Bella e struggente storia..come tutte le grandi storie!

    Vincenzo

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  3. Meraviglioso post.. come sempre.. E se anche sei riuscito a persuadermi che possa esserci un grande poeta bulgaro, c’è però qualcos’altro che non mi convince.. In quei giorni tragici in cui Gundi perse la vita si susseguirono troppi accadimenti misteriosi..

    Già nell’incidente della Sojuz 11 c’è qualcosa che non quadra.. l’equipaggio sovietico che morì nello spazio non era quello destinato alla missione ma quello di riserva.. quello originale fu lasciato a terra adducendo la presunta e poi smentita tubercolosi di un suo membro.. la dinamica dell’incidente poi lascia molto perplessi, tecnicamente è quasi impossibilie quello che (si dice) è avvenuto..

    Solo tre giorni dopo.. a Parigi muore Jim Morrison, in circostanze ancora più misteriose.. la mancata autopsia, l’avvistamento successivo del cantante nei più remoti angoli del globo, etc.. E soprattutto risulta chiaramente da documenti disponibili nella biblioteca comunale di Baku che Jim Morrison a Breznev non piacesse affatto..

    Una settimana dopo.. esattamente il 7 luglio del 1971, il segretario del Partito Comunista Bulgaro Todor Zivkov (amico intimo di Breznev, aveva mandato l’esercito bulgaro a Praga in suo appoggio) viene nominato Presidente del Consiglio di Stato.. cosa che non sarebbe ovviamente successa se Jim Morrison fosse stato ancora vivo..

    Perché tutto questo? Non lo so, probabilmente me lo ha ispirato la semplice lettura ripetuta della parola Bulgaria.. come un mantra cospirazionista.. Sottolineo quindi il mio apprezzamento per la musica che accompagna il video del meraviglioso gol di Gundi a Wembley.. E anche questa non è una coincidenza..

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  4. Stai forse insinuando che Georgi Asparuhov sia ancora vivo?

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  5. Non insinuo nulla.. figurati.. Tutto quello che so è che da un recente viaggio in Lituania di papà Guzzanti a visionare alcune schede dell’Archivio Mitrokhin risulterebbe che Gundi, pochi giorni prima di farsi espellere contro il CSKA, confidò a Giuliano Ferrara che gli sarebbe piaciuto inscenare la sua morte per potersi ritirare alle Sheyschelles insieme ai suoi amici più cari, tra i quali Jim Morrison, John Lennon, Micheal Jackson e Renato Brunetta..

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  6. Chiaramente, tutti ospiti di Paul McCartney. Già me li vedo a ridere e scherzare con in mano la copertina del vinile Sgt. Pepper's..

    Senti, Dionigi, un solo nome: Krasimir Balakov. Piedi buoni e faccia d'attore. Te lo ricordi? Giocava a Stoccarda a un certo punto.

    Che bello il gol di Letchkov!

    Accidenti, però, che scoppola che presero dalla Svezia.

    Segnò Kennet il quarto.
    Bei tempi. La punta del Bologna segnava 5 reti alla Coppa del Mondo!

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  7. Storia bellissima come tutte quelle che hanno a che fare con l'est...di quella nazionale di Usa'94 poi sono ancora innamoratissimo(come lo sono della Nigeria l'africana più forte di sempre)non solo per il gol di Letchkov..vogliamo spendere due parole per lo sguardo inquitante di Ivanov?..che pigne che tirava

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  8. intanto complimenti a Dionigi..storia SPLENDIDA....
    artisti del pallone che solo quel remoto angolo d'Europa può regalare

    nel finale mi è venuto in mente Scirea...brutta fine davvero...


    passando ad altro

    La Bulgaria del 94 era semplicemente il CALCIO..davvero troppo bella....
    Yankov- Kostadinov-Mikhailov(un post andrà fatto) e il giocatore più brutto di tutti i tempi(se la gioca con luca fusi) il gia citato Trifon Ivanov...ovviamente non citando Hristo(che genio)

    comunque la Svezia era quasi da finale.....e per poco...normale e giusto il 4 a 0....

    Mostovoi..sono indeciso.....tra Camerun 90 e Nigeria 94....e con tutto il rispetto per il principe Rufai..Yekini..Amunike e Jay Jay...forse pendo più per i leoni indomabili.....

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  9. In omaggio al tuo post ed al trifide Ivanov, un altro Ivanov, Ivo questa volta, ha segnato giovedì sera (in Levsky Sofia-Lille 2-2, Europa League) l'autogol più rapido per un sostituto..

    14 secondi dopo essere entrato in campo a 2 minuti dalla fine.. con il Levsky che vinceva 2-1..

    Perchè in Bulgaria tutto rimanga avvolto nel mistero, e all'occhio del viandante non si manifesti verità che non sia ambigua ..

    http://videos.sapo.pt/JM8gQVHUWGAwM3vTTKYN

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  10. si Nesat bella lotta con quei leoni di Oman Biyik di Italia'90 ma quello che hanno fatto e soprattutto lasciato i nigeriani del quadriennio'94-'98 a mio avviso è inarrivabile...basta pensare ad Atlanta'96,semifinale e finale,Brasile e Argentina, anch'esse con generazioni di fenomeni..col Brasile poi....http://www.youtube.com/watch?v=4WPU-8LIi9Q&NR=1

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  11. La Bulgaria '94 era una squadra favolosa e il suo mito nacque in uno stadio meno sofisticato dello "Stade de France" ma ricco di fascino come il "Parco dei Principi" con il mitico gol di Kostadinov che tolse a Cantona (la Francia passò in vantaggio con un suo gol) il biglietto per gli U.S.A. http://www.youtube.com/watch?v=i7dxno9_ixg il volto schifato di Platini parla chiaro! Questa storia mi riporta dritta ad un'altra altrettanto bella per il calcio espresso quanto drammatica per la vita narrata: quella di Sindelar, il Mozart del calcio. Figli entrambi di stati in disgregazione. Sindelar, nato con l'Impero Asburgico poco prima che arrivasse Gavrilo Princip, ucciso per un gesto di orgoglio nel momento giusto (o sbagliato, dipende dai punti di vista): l'Anschluss. Asparuhov figlio di una Bulgaria in disfacimento, uno stato che dopo la separazione dall'Impero Ottomano (per secoli confinante con gli Asburgo), aveva fatto leva sull'orgoglio e su un fervente nazionalismo per guadagnarsi terreno nelle gerarchie degli stati balcanici, quegli stessi territori dove Princip emulò le imprese di Bresci, Leon Czolgosz e soprattutto Luigi Lucheni (l'assassino di Elisabetta di Baviera, meglio nota come Sissi)

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  12. Bostero, Krasimir Balakov me lo ricordo eccome. Io ero un grande tifoso di quello Stoccarda, col suo tridente Bobic-Elber-Balakov, in cui le qualità dei tre si integravano alla perfezione. Di Fredi Bobic ho anche quella maglietta.

    Balakov era una sorta di Baggio da Autogrill, una copia sbiadita di campione occidentale, con un piede sinistro che meritava tutt'altro assetto tricologico. Una pericolosa somiglianza con Riccardo Cocciante che gli ha probabilmente impedito di rendere meno di quello che valeva.

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