domenica 3 ottobre 2010

Quando la pazienza è già finita alla sesta giornata

Speravo di non dover mai arrivare a scrivere queste righe, ma arriva un momento in cui la pazienza si vede superata dalla frustrazione e l'unica risorsa letteraria che rimane alla disperazione è quella dello sfogo. Guardate, preferirei scrivere qualsiasi cosa, pure, che so, tessere le lodi della Lazio, dell'invidia che oggi provo per l'aquila Olimpia (che idea meravigliosa! Solo un laziale cinico come Gegen può snobbare questo regalo al tifoso-fanciullo che è dentro ognuno di noi), per il colpo smarcante del Profeta, per il piacere di poter andare allo stadio con l'amico Malf - del primato non m'importa nulla, che tanto a Roma il primato è come una bella scopata, per quanto puoi godere dura sempre una notte sola. Ma  la partita che la Roma -la mia squadra, la squadra per cui faccio il tifo da quando ero così basso che all'Olimpico non dovevo neanche pagare, la squadra in cui ho riposto la mia fede- ha appena giocato e perduto contro il Napoli mi ha lasciato un tale sapore di putrefazione nella bocca che sento come se fosse una necessità l'urgenza di dire quello che penso sulla squadra, la società, il tecnico e il numero dieci. Bostero mi scuserà per l'ennesimo versamento di lacrime giallorosse, ma spero di poter coinvolgere nella riflessione dei temi che sappiano andare oltre i cliché da tinello della delusione d'amore.

La rassegnazione. La cosa che dà più fastidio, perchè converte la consolazione della monotonia in rassegnazione davanti alla fatalità, è che, durante quei dieci minuti di inizio secondo tempo in cui la Roma ha cinto d'assedio l'area napoletana, ogni tifoso giallorosso seduto come me sul divano del proprio salotto sapeva esattamente sia che non avremmo mai segnato sia che alla prima ripartenza avremmo preso gol - cosa che poteva accadere ancora prima del gol di Hamsik, se solo Cavani non si fosse divorato un contropiede solo soletto davanti  a Lobont. E ognuno di noi lo sapeva perchè, oltre ad essere successo un milione di volte, la Roma, soprattutto per colpa di Ranieri, stava sbagliando tutto.

L'atteggiamento. Al San Paolo non puoi andare a fare la guerra. Al San Paolo devi tenere il ritmo basso e sperare di farci scappare un golletto quatto quatto nel finale. Se vuoi attaccare in massa, prenderti le punizioni, alzare il ritmo, fare a botte e, soprattutto, segnare dopo aver messo sotto gli avversari, lo devi fare con una convinzione bellica alla Von Clausevitz, con undici leoni che digrignano i denti, con tale cattiveria da far zittire gli avversari. Non lo puoi fare con delle pecorelle che non corrono, con Menez e Borriello richiamati in panchina, con una colonna Traiana sempre a terra, con un Cicinho che al primo soffio di vento chiude le finestre e fa accomodare gli ospiti. Siamo seri: gli abbiamo fatto dieci minuti di solletico, e loro ci hanno sbranati vivi.

La difesa a tre. La difesa a tre è una violazione dei diritti umani del tifoso. La difesa a tre puzza di Silvano Benedetti, di Enrico Annoni, di Marco Lanna. La difesa a tre non è presentabile neanche più ai tornei di calciotto a Roma Nord. E cosa fa Ranieri, contro una squadra che basa la sua intera dinamicità su delle ali rapidissime e delle punte che si allargano come schegge impazzite? La difesa a tre ovviamente, lasciando Cicinho alla mercè delle sfuriate degli avversari con la stessa accidia con cui lo Stato aveva abbandonato il sindaco di Acciaroli. E il gol di Hamsik è stata una revolverata alla nostra intelligenza di tifosi.

Francesco Totti. Lo dirò senza girarci intorno: Totti non è la Roma. Dire che la prestazione odierna di Totti non si può guardare non è una mancanza di riconoscenza, o una sparata para-padana - è saper andare oltre un amore che è stato meraviglioso ma che, come tutti gli amori calcistici, ad un certo punto bisogna avere il coraggio di guardarsi negli occhi per dirsi che è finito. La partita che Totti ha giocato oggi, sulla falsariga di tutte la partite di questa stagione, è stata indecorosa, innanzitutto per la sua storia di campione, ma anche per la storia della squadra di cui è capitano e per la storia personale di noi tifosi. Quello che un tempo è stato il suo vantaggio rispetto ai normali numeri dieci -un fisico extra-large- è oggi la sua zavorra. Totti non si muove più - ma non solo non corre più, non si muove più neanche a dar via il pallone, scalando ogni volta il gioco in seconda, se non in prima. Oggi ha perso tutti i palloni che ha toccato, neanche fosse Del Piero. Tutti, in una galleria di inutili moine e passaggi telefonati. E giustamente gli è stato fischiato un fallo su ogni dieci contatti, perchè, alle volte va detto, gli altri nove non erano falli, era semplicemente calcio moderno. A Roma girano tante strane voci - Totti non si allena più, Totti vive nello stato d'eccezione, Totti non voleva Toni e non voleva neanche Borriello, Totti ormai punta solo a quello stramaledettissimo record di gol personali. Le voci romane valgono per quello che sono, voci romane, ovvero il Nulla, il problema è che le stesse prestazioni del Capitano sono il modo in cui lui stesso le autentica. Per non parlare di una condizione fisica da impiegato comunale e una spocchia da intoccabile che fa a pugni con il ricordo del campione tonico e generoso che per me -e per tutta la mia generazione- ha rappresentato l'orgoglio romano e romanista da contrapporre alla volgarità del pensiero dominante del nord. Penso in particolare agli anni difficili ma esaltanti della Roma zemaniana, in cui il numero dieci toccava ogni pallone anche andandoselo a prendere in difesa, giocava a tutto campo, si metteva a disposizione dei compagni, illuminava il gioco e, se c'era l'occasione, segnava dei gol bellissimi. Poi penso alla partita con l'Inter di una settimana fa, all'uscita dal campo senza salutare l'allenatore, senza sedersi tra i panchinari, senza incitare la squadra, senza gioire per il gol di Vucinic, perchè comunque -anche senza di lui, ma comunque anche grazie a lui- la Roma aveva vinto. Ma inizio a sospettare che di Totti alla Roma non interessi più di quanto gli interessi sè stesso.

Claudio Ranieri. Il minestraro, come la chiama efficacemente Nesat, colpisce ancora. Innanzitutto, se vuoi fare l'allenatore, la prima cosa che devi pretendere è quella di poter comandare. E' evidente che Ranieri, sulle sorti della squadra, ha la stessa voce in capitolo che ho io da queste prestigiose colonne. Nessuno sano di mente, al ventesimo del secondo tempo, avrebbe fatto uscire Borriello, senza dubbio il migliore in campo. Soprattutto, nessuno sano di mente l'avrebbe fatto quando il compagno di reparto di Borriello, uno col numero dieci, non ne aveva azzeccata una. Eppure Vucinic -di cui già l'esclusione iniziale suonava come una beffa- non è entrato al posto di Totti (o al limite di Cicinho), ma al posto del bomber napoletano. Il motivo è evidente e ripeterlo è pleonastico, ma già che ci sto: dopo la già citata sostituzione in Roma-Inter, le gerarchie all'interno dello spogliatoio sono chiare. Prima del gruppo, prima della squadra, prima della logica, prima del rispetto verso noi tifosi, c'è il timore reverenziale, c'è quella autolesionistica riconoscenza (che non è vera riconoscenza o gratitudine, ma anticamera della pietà)  verso un solo giocatore. Vai col cambio allora - palla al centro e due a zero. E da quel momento, De Sanctiis non ha dovuto fare più una parata. Tutto questo dopo aver tolto, come sempre, il povero Menez, la cui unica colpa era stata quella di aver provato a dare un po' di vivacità alla manovra giallorossa. Non sia mai, francesino! E dopo aver confidato nella Reazione facendo entrare quel peperino di Rosi. Parliamoci chiaro: qui siamo allo sbando, ma al solito sbando torbido romano, in cui sembra sempre che c'è qualcosa sotto, qualcosa che ci sfugge, qualcosa che va oltre il campo. Serve chiarezza: se il problema è che non gli hanno ancora rinnovato il contratto, se non sente la fiducia dell'ambiente e della società, se si sente sotto assedio, se non si sente libero neanche di fare una sostituzione, allora facesse l'uomo, lo dicesse, si imponesse, rovesciasse eroicamente la tavola imbandita. Che altrimenti non ci rimane che credere che è un incompetente, un pusillanime, un minestraro appunto.

La società. Senza tirare in ballo la confusione ai vertici e il balletto infinito sulla vendita della società, mi limiterò a un dettaglio di campo. Mentre Luca Toni segnava un gol vitale -con facilità irrisoria- per il Genoa, all'ultimo secondo, Adriano giaceva in panchina come un capodoglio spiaggiato in Versilia. La cosa triste è che i tifosi della Roma sono così buoni, così abituati a farsi abbindolare, così ormai contenti dell'appagamento estivo, che quest'estate non solo non hanno assaltato con i fucili Villa Pacelli, ma sono anche corsi in massa con i soldi a farsi l'abbonamento. Il prossimo turno ci sarà Roma-Genoa - io il fucile me lo porto, fatelo pure voi. Vedrete che non saremo soli.

19 commenti:

  1. tutto giusto. Niente da dire...

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  2. Peraltro mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse l'utilità (il senso?) di Coutinho rispetto al gioco del pallone. Più che altro sembrava una candid camera.

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  3. Coutinho: elemento decorativo dell'avantreno nerazzurro, saltuariamente arreca grattacapi alle difese avversarie. Se il campo fosse lungo il doppio riuscirebbe, forse, a finalizzare le gincane autoubriacanti in cui è solito lanciarsi. Moratti lo avrà comprato poiché invidioso di tutti gli "inho" del Milan. Poi è brasiliano, cazzo.
    Su Totti tutto giusto. A tratti desta stupore leggere il numero 10 sulle spalle di quella maglia giallorossa, che si muove ingolfata ed irriconoscibile. Non so se sia da attribuirsi più ad calo di forma fisica, agli anni e agli acciacchi o ad un un misto di impotenza e frustrazione. Tant'è che non gira. Ed è a dir poco irritante il suo comportamento in campo: ogni fallo subito (che magari fallo non è) è delitto di lesa maestà, come tale degno di giustificare quantomeno una reazione scomposta, qualora non intervenga istantaneo il cartellino dell'arbitro a sancire l'inviolabilità del suo cammino. E a volte non basta neppure questo.
    Quanto ad Adriano posso dire che di cetacei, in Versilia, non ne sono stati avvistati.

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  4. che il finale di carriera di totti sarebbe stato disgustoso come l'ultimo amaro boccone di quel piatto oramai freddo che da piccoli si è stati costretti a mangiare era cosa annunciata. bel sorriso le suore.

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  5. Secondo me, Dionigi non sai di cosa parli. Parlare in questo modo di Totti mi sembra scandaloso. Il male della Roma non é lui. Se a 34 primavere non riesce piú a salvarci il sedere, rimane il fatto che prima di lui, altri andrebbero sostituiti. innanzitutto, quelle sanguisughe delle Sensi ed i loro cortigiani.
    Comunque, l'abbonamento quest'estate l'hai fatto pure tu!

    Il Fornaretto

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  6. Fornaretto, su questo non ci piove, e infatti non ho mai scritto nè scriverò mai che "Totti è il male della Roma", una cosa che senz'altro sarebbe "scandalosa" (solo qualche settimana fa, l'ho paragonato ad Ulisse, perchè non riuscirei ad immaginarmi un campionato senza di lui, così come un'Odissea senza Ulisse). Dico solo che, a mio parere, e non mi pare di dire una cosa scandalosa, il suo finale di carriera sta prendendo una piega troppo personalistica; di certo non è colpa sua se nella sua straordinaria carriera non ha raccolto quanto avrebbe potuto (e dovuto); ma converrai che la colpa non è neanche nostra.

    Ho come la paura che, essendoci una società così debole e un allenatore che non conta un cazzo, Totti si sia fatto l'idea -anche legittima, ti concedo- che, siccome gli rimane poco tempo, la Roma deve coincidere con i suoi obiettivi. Magari mi sbaglio. Anche se pare inverosimile per noi che siamo cresciuti con lui, non credi che la Roma andrà avanti anche senza di lui, anche senza una bandiera? Forse dobbiamo iniziare ad abituarci al distacco, prima che ci colga impreparati.

    Sulle sanguisughe delle Sensi e sui loro cortigiani sfondi una porta aperta, ma questo l'ho scritto a chiare lettere nel post, io e le suore il fucile l'abbiamo armato per loro.

    Infine, sull'abbonamento, capisco e registro la tua nota polemica, che già hai nobilmente espresso a voce a me e a Nesat. Anche qui hai ragione, ma dietro la nostra scelta non c'è alcuna valutazione "politica", nè alcun tentativo di "legittimazione", solo pigrizia e abitudine. In fondo, e in conclusione, anche qui, non abbiamo fatto nulla di male, per non doverci godere il sacro rito della domenica in tranqullità.

    Con immutata stima.

    ps Peraltro, il declino di Totti inizia nel quarto anno di Capello, quello in cui, in assenza di prime punte, l'allenatore di Pieris decide di farlo giocare da "9" accanto a Cassano. Averlo spostato quei venti metri avanti, girandolo spalle alla porta, per me è stato davvero un crimine contro l'umanità, una cosa che non ho mai dimenticato, e non smetterò mai di pensare che, giocando alla Zeman o comunque come con la Roma dello Scudetto, Totti avrebbe reso dieci volte di più, ancora oggi.

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  7. Io sono d'accordo con Dionigi. Mi pare che gli obiettivi di Totti e quelli della Roma in qualche modo non coincidano più.
    Non è un caso che i record da terza età di solito si stabiliscono in squadre piccole, non certo in top team attrezzati per vincere o, comunque, per competere su tutto.
    Le dichiarazioni di Ranieri dopo Roma-Cluj "totti migliore in campo, ha corso più di tutti" suonano troppo ironiche per non essere l'affermazione verbale di una totale aquiescenza del tecnico verso una situazione immutabile.
    E' fin troppo chiaro che qualunque scelta razionale vorrebbe un totti "specialista", capace solo di supportare da fuori il tridente sul quale puntare per il domani.
    Invoco ancora una volta il girone di ritorno di Vucinic col capitano ai box.
    Non credo di essere troppo drastico se dico che la Roma è di fronte ad un'alternativa: o valorizzare il tecnico liberandolo da questo imbarazzo oramai palese, oppure mandarlo via, chiamare un allenatore-patentino e investire il capitano di una responsabilità da player-manager all'inglese.
    Detto questo, è pur sempre San Francesco, quindi facciamogli gli auguri.

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  8. Bell'analisi, Dionigi.
    In larga parte, mi trovi d'accordo.

    Perchè -non per fare l'uomo di cultura che, si badi bene, non sono- mi viene in mente un bel passagio di Guerra e Pace in cui Toltoj cerca, come te, di spiegare perchè Napoleone ad un certo punto si mette in marcia verso Mosca. Mai -spiega il russo- si può parlare di una ragione precisa, di un solo perchè. Bensì, una precisa combinazione di milioni di fattori porta ad un evento.

    Così la Roma. Così giusta la tua analisi per punti.
    Non si deve parlare di Totti male o bene dei giallorossi. Di interessi coincidenti o contrapposti. Di minestrari e nuovi acquirenti.

    E' l'insieme che porta a non correre in campo e sbagliare formazione o approccio. Da elementi a concause, il passo è dunque breve.

    Tutta questo per arrivare a sottolineare ciò che ai miei occhi pare peggio: dal punto di vista tattico, la Roma è un abominio. Nel significato di "condizione moralmente detestabile".

    Mi si rivolta lo stomaco.

    ps: in ogni caso, non si è inteso in questo commento paragonare Napoleone a Ranieri. Napoleone (giusto o sbagliato) in Russia c'è andato. Ranieri si guarda bene da far alcunchè. E se lo fa, sbaglia.

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  9. Totti è forte, fortissimo.
    Probabilmente, sicuramente, il più forte giocatore della storia della Roma. Ma attualmente, se hai la possibilità di schierare Vucinic a sinistra, Borriello al centro e Menez a destra, secondo me non c'è confronto. Hanno più gamba, reggono meglio il campo, Borriello e Vucinic segnano anche. Secondo me non c'è niente di scandaloso in tutto questo.

    Ciao,

    Albis

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  10. Mah....secondo me ancora non è finito.....è soltanto gravemente fuori forma.....lo salvo in superoppa contro l'Inter e alla prima contro il Cesena.....per adesso però spazio al trio vucinic-borriello-menez.....o magari....alla coppia Menez Borriello.........panchina e riposo possono solo far bene al capitano.....

    la colpa comunque è nostra...in questa città Totti è stato difeso e coccolato in qualunque situazione...anche la più indifendibile.....ora gode di una sorte di immunità.....non passa in panchina e non stringe la mano al mister?pazienza......però se un giorno un gesto del genere lo facesse Menez(e se continua a sostituirlo ogni sacrosanta giornata.. succederà)...apriti cielo!.....una città intera ad urlare bastardo, mercenario e infame....
    Sarà tostissimo gestire questa situazione.....e se a gestirla sarà Ranieri...beh c'è da stare poco tranquilli....come quando a scuola durante un ora di buco infilavano il bidello a controllare la classe....ranieri gode dello stesso rispetto...

    comunque qualcosa per quel che mi riguarda si era gia rotto anni fa....
    quella simpatica "Crocca" in faccia a Colonnese a 5 giornate dalla fine quando la Roma rischiava la B mi hanno fatto capire che Totti è un capitano solo per quel che riguarda le qualità tecniche....sia ben chiaro io AMO Francesco Totti e sono certo che difficilmente vedrò un giocatore più forte indossare la maglietta della mia squadra.....ma sono altresì certo che vedrò "CAPITANI" migliori(e uno gia c'è)........inoltre....credo che un giocatore finchè gioca debba limitarsi a fare il giocatore e non il dirigente...

    comunque secondo me anche in questa stagione ne butterà dentro un 13-14

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  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  12. Io non credo che a Totti non interessino più le sorti della Roma o che abbia in mente solo obiettivi personali. Mi sembra invece vero che è ormai da un paio d’anni in evidentemente soprappeso. Quest’anno si muove ancora meno, rincula roteando le braccia sperando di indurre l’arbitro a fischiare fallo. Detto questo, anche solo per riconoscenza, per tutto l’amore che nutro per lui e per la speranza che prima o poi tiri fuori qualche gemma, vorrei sempre vederlo in campo. Giustissimo il rilievo tattico per cui avanzarlo dal ruolo di trequartista sia stata una bestialità. Io incolpo principalmente Spalletti di questo. Lo vedrei bene (ancora adesso) dietro a Borriello e Vucinic. Io tifo Roma ma abito a Milano, una domanda: sono vere quelle voci per cui si allenerebbe poco e ormai solo con il preparatore Vito Scala?
    Sempre a proposito di Roma, vogliamo parlare dell’involuzione che sta colpendo da almeno due anni De Rossi? Perché continua a tirare o a fare lanci lunghi(pochi quelli che vanno a buon fine) come se avesse piedi sopraffini? Anche in copertura non mi sembra più quell’uomo ovunque del periodo Spalletti. Qualcuno la pensa come me?
    Ciao,
    Oliver

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  13. "Giustissimo il rilievo tattico per cui avanzarlo dal ruolo di trequartista sia stata una bestialità. Io incolpo principalmente Spalletti di questo."

    scusami oliver.....ma Spalletti fece semplicemente le nozze con i fichi secchi...non esisteva una punta di ruolo in quella Roma.....solo Nonda(Paura)....inoltre in quel modulo con perrotta e taddei con 3 anni in meno e con Mancini ...Totti ha davvero reso tantissimo.......



    per Quello che riguarda De Rossi..aldilà della stanchezza per le 14000 partite senza un minuto di stop......secondo me paga il gioco diverso da quello di Spalletti..dove aveva più compiti e più possibilità di mettersi in mostra....comunque con quei lanci abbiamo vinto le due partite di questa stagione.....

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  14. Sì, in effetti è vero quello che dici, Nesat. Tra l’altro Totti ha segnato anche una valanga di gol in quella posizione (centravanti puro), ma l’averlo tolto dalla trequarti è comunque qualcosa che non sono mai riuscito ad accettare a livello concettuale. E poi, tre anni fa c’era un’esigenza precisa di schierarlo lì davanti, adesso non più. Che qualcuno lo faccia giocare più indietro. Almeno, questo è quello che mi piacerebbe ancora vedere.

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  15. uno che gioca da fermo nel 2010 lo mettiamo sulla trequarti? il gioco di Totti è proprio quello di arretrare quando vuole lui e mandare dentro i compagni (quello lo fa ancora benissimo, ma appunto a sprazzi, arrentrando a sorpresa: non sostando 90' a 35 mt dalla porta).
    Se lo piazzi -parlo ora, a 34 anni- stabilmente sulla trequarti gl fai prendere solo il quintuplo dei calci e delle botte: tra l'altro neanche gli fischiano più tutte le punizioni (a favore) d'un tempo

    markovic

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  16. Aggiungo una lacrima fiorentina, sia perché intravedo qualche assonanza, sia perché così posso chiedere a Nesat se secondo lui una lacrima fiorentina è un quarto di una lacrima romana o se, marzullianamente, il dolore non conosce confini;)

    La mia impressione è che ci vorrebbe una soluzione di continuità. Da parecchi anni ormai la Roma gioca sulla scorta dell'impronta di Spalletti. Ranieri ha fatto qualche aggiustamento, ma non gli è consentito o forse non è in grado di dare una svolta tattica. Alla lunga, anche il discorso più interessante può sfibrarsi. Poi magari Vucinic fa una cosa eroica, un'altra volta il genio di Totti si risveglia, ma sono ormai troppo simili le facce e troppo simile il copione.
    Allo stesso modo a Firenze (infatti si condividono quei magnifici cinque punti): già il giocattolo dava segni di cedimento l'anno scorso. Non si può pensare di riproporre la stessa zuppa, cucinata oltre tutto da uno che non è il suo autore e che, molto probabilmente è buono solo per caricare di adrenalina una squadra come il Catania che non si pone problemi diversi dalla salvezza.
    Ci vuole, credo, in entrambi i casi, un allenatore, uno che sappia dare un'idea e non riscaldare minestre (visto che siamo in tema). Il Palermo non vincerà mai lo scudetto, ma ha un allenatore, e infatti gioca e lotta. Idem il Napoli. Almeno lì non sentono puzza di stantio.

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  17. Arturo....le lacrime viola se è possibile valgono tre volte quelle giallorosse....quando penso a quello che ha passato un tifoso VIola..non posso che sentirmi meglio.
    Fallimenti,serie C2,retrocessioni,cessioni di vari idoli,Cecchi gori,trasferte a Gualdo,spareggi da brivido......a dire il vero invidio questa storia tormentata....


    Comunque la Fiorentina paga l'indisponibilità del suo giocatore più forte....paga lo stato comatoso in cui versa Gilardino....e il mancato acquisto di una valida alternativa in attacco(voglio Babacar titolare)....Ljaic troppo acerbo...D'Agostino(secondo me ripete la stagione di 2 anni fa)assente....Vargas probabilmente insofferente per il mancato trasferimento ad una grande.....insomma la Fiore di scuse ne ha tante...e sono certo(purtroppo visto che lo detesto)che Sinisa sia un grandissimo allenatore...

    la Roma invece di scuse ne ha solo una...ma è enorme...la cessione della società fa paura....soprattutto all'allenatore....

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  18. Una considerazione sulla fiorentina: comunqu vada la panchina di mihajlovic dobbiamo rendere omaggio al tecnico per essere riuscito a far prendere un rosso a montolivo.. mi è sembrato davvero un evento

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  19. Condivisibile nonché godibile breve riflessione sull'appendice della carriera di Totti, sulla nefasta presenza di Ilary Blasi e sulla gratitudine che noi tifosi romanisti gli dobbiamo, ma che lui innanzitutto "si deve", a firma di Alessandro Giuli, grandissimo tifoso della Roma nonché ultimo baluardo di interesse di un Foglio ormai nel più alto grado di simil-dandiniano sbando auto-referenziale:

    http://www.ilfoglio.it/soloqui/6452

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