giovedì 7 ottobre 2010

Elegia del Difensore

Lacrime di Borghetti, per antonomasia, elogia gli eccessi, predilige ed adotta chiunque dilapidi il suo talento.
Non è un caso che, sulla falsa riga di questa sorta di inversione del sacro e profano, si sostanzia anche la mia personalissima visione del calcio.
Chiamiamola, per vanità, la Versione di Tato; ovvero, per competenza, l'Elegia del difensore.
E allora incominciamo.
Da parte mia, il calcio si guarda all'incontrario.
Escludo le iperboli offensive dei centravanti, le vanità fanciullesche dei bomber.
Con attenzione e bramosia studio esclusivamente i difensori, avido nel cercare nei loro gesti esitazioni e mancanze.
E così squadre eccelse, divengono ai miei occhi poco più che mediocri, ed allenatori alla ribalta scolaretti cui far vedere un paio di schizzi su una lavagna.
La difesa è l'anima del calcio e della sua estetica. Un difensore a volte non vede mai il pallone. Guarda i compagni. Scruta avversari. E poi arriva quella mezza palla proprio nella sua zona, dopo minuti di corsa e posizione, a seguire una linea, una posizione: la geometria.
Ecco, un difensore talvolta è un geometra.
A ben guardare, il panorama calcistico internazionale è costellato di difensori dotati di una tecnica poco più che sufficiente, che però fanno dell'interpretazione del ruolo il loro valore aggiunto.
Ed infatti, a differenza di qualsiasi altro ruolo, il difensore non deve essere "assolutamente" forte, quanto piuttosto deve saper interpretare un copione preciso e senza sbavature, fatto di concentrazione ed attenzione ai dettagli.
La giornata "no", per intenderci, non è consentita; chi è solito imbroccarne una ogni tanto, è inaffidabile, dunque oggettivamente scarso. Punto e basta.
Li ricordo tutti quelli forti davvero.
Tra i tanti, Aldair e il suo sguardo triste. Che poesia quando usciva palla al piede; la partita sembrava tirare fuori un bel sospiro, ingentilirsi.
Baresi. Tuttora il fuorigioco ha la sua faccia e rispetta il suo braccio alzato. E poi Maldini e la sua falcata, il Cannavaro mondiale - un'esplosione di energia e concentrazione - l'irruenza intimidatoria di Montero, il cervello di Ferrara.
Scuole e convinzioni diverse che interpretano un ruolo quasi come se si trattasse di una maschera teatrale, in attesa che la giostra abbia inizio.
Tutte le scuole hanno un loro contenuto, quella argentina, fatta di corsa e passione, quella inglese, muscolare e pesante, persino quella sibillina e spesso tentennante spagnola.
Ogni difensore e dicotomico rispetto ad ogni altro. Non esistono difensori simili né interpreti intercambiabili tra loro.
La tecnica fine a se stessa c'entra e non c'entra: in alcuni casi assurge a valore assoluto, sopra la media. Altre non entra proprio in ballo.
Fine psicologia si nasconde in alcuni interpreti, che miscelata alchemicamente con i compagni diviene ricerca della giusta misura.
Una delle (tante) cose del calcio moderno che proprio non mi va giù è la quasi completa scomparsa delle marcatura a uomo.
Non penso solo alla disastrosa conseguenza che tale impostazione ha generato nei giovani difensori, quanto piuttosto al bieco risultato che ne risulta: la quasi completa scomparsa degli epici duelli tra centrale e centravanti, fatti di corsa, astuzie, calci e provocazioni. Partita nella partita.
[una partita nella partita]
Anche la tattica trova il suo empirico compimento nella fase difensiva.
Anziché stropicciarsi gli occhi dinnanzi all'ennesimo apertura in controtempo del Pirlo di turno, provate a seguire la linea di una difesa a quattro per capirne la compattezza e l'educazione. Se poi si ha la fortuna di avere in campo grandi campioni (o attori?) anche lì dietro, allora potremmo apprezzare gesti tecnici fuori dal comune. Una diagonale di Panucci è stata per anni roba da spellarsi le mani, così come l'anticipo puntuale e disarmante di Nesta, il corpo a corpo di Samuel.
In sintesi, immaginate che le partite siano viste tramite uno specchio che riflette tutto riproducendolo ma, allo stesso tempo, invertendolo, senza che noi ci accorgiamo di nulla.
In tale riflesso Juan è il numero 10 del momento, Maicon il 7 talentuoso cui far pubblicizzare mutande imbottite, Puyol il centravanti britannico da copertina e Wag ben gonfiata sotto braccio.

18 commenti:

  1. D'accordo su tutto, anzi complimenti per il bel post.
    Solo una cosa non mi torna. Non sono così sicuro che la marcatura a uomo sul centravanti sia sparita.
    Lo dico, tra le altre cose, perchè ho ancora negli occhi la partita pazzesca fatta da Juan contro l'Inter, in cui ha surclassato Milito, anticipandolo ogni volta sulle palle provenienti dalla difesa e dal centrocampo dell'Inter.
    Devo al contempo confessare che non sono allo stadio tutte le domeniche, dunque potrebbe essere stato un singolo caso, ma quando vado sono un osservatore attento, e ci ho davvero visto la partita nella partita che il post evoca.

    Albis

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  2. Mi accodo intanto ai complimenti, post bellissimo Tato, perchè mi hai dato i tuoi occhi per vedere dei dettagli, delle storie, delle visioni che a dir la verità spesso lascio in secondo piano.
    Anche io sono un amante delle "partite nelle partite", però mi concentro più sul centrocampo, quando ci sono quelle sfide tra squadre mediocri in cui per venti minuti non si riesce a uscire da quei trenta metri centrali mi esalto all'osservare la gagliardia, la sagacia e la tecnica dei mediani.
    Il ruolo del difensore, soprattutto dello stopper, è però più epico e allo stesso tempo più "indifeso" (il difensore non ce l'ha una difesa che lo protegge), e tu lo descrivi bene, alla Buzzati, come ultimo baluardo a difesa di un fortino che non sai mai se verrà attaccato, e che nel gesto della mano alzata che chiama il fuorigioco racchiude più potere di quello che si trova nel piede destro del fantasista.

    Mi commuove poi il ricordo di Aldair, ho sempre pensato che lui fosse molto più che un semplice difensore, piuttosto un "regista della difesa", tanto che le poche volte che abbandonava le retrovie regalava sprazzi di classe brasiliana (qualcuno si ricorda l'incredibile doppietta dalla distanza che fece al Galatasaray o me la sono inventata?).

    Dunque mi rimane una domanda: ma oltre alla sana marcatura a uomo (addirittura molte squadre non la adoperano più neanche sui calci piazzati!), non ti manca più di tutte la figura del buon vecchio libero? Quello sì che era il più affascinante dei ruoli.

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  3. Grazie Tato!

    Mi permetto di aggiungere a tanti nomi, quello di Pietro Vierchowod. Assieme al fiabesco Gentile del duello con Maradona, forse il miglior "marcatore" (termine in disuso) italiano di tutti i tempi. Anche quando aveva 40 anni, a Piacenza, la gente non gli andava via.

    Al momento, i difensori che mi piacciono di più sono Juan e Piquè. Molti nazionali italiani (o cmq nel giro) non li sopporto. Gente cresciuta a zona che continuerà ad addossare la colpa di un gol al compagno di reparto.

    Una domanda: come ha fatto Ronaldo ad uscire vivo da quella foto?


    ps: ricordo poi a tutti la diagonale di Giovanni Van Bronckhorst all'ultimo Mondiale. Perfetta.

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  4. Grazi per i coomplimenti ragazzi, sono contento che il mio tentativo abbia fatto centro.

    Cerco di rispondere brevemente alle vostre domande.

    Albis: hai visto bene. Quella di Juan su Milito è stata una marcatura a uomo a tutti gli effetti. Fortunatamente talvolta assistiamo ancora a qualche partita impostata in questa maniera ma si tratta per lo più di casi isolati.

    D'altronde il gioco a zona di solito esclude automaticamente la marcatura a uomo, fatta eccezione per i calci da fermo.

    Se avrai modo di rivedere quella partita - e qui si torna ai valori "assoluti" di cui al mio post - la forza di Juan è stata non solo nell'uno contro uno tout court, quanto poiuttosto nel portare Milito a giocare sempre nella zona da lui scelta, conciliando dunque la posizione e la marcatura. Incredibile.

    Dionigi: su Aldair poco da dire. Lo sai come la penso.

    Sul ruolo del libero bisogna invece contestualizzarlo al calcio moderno. La velocità di gioco di oggi esclude necessariamente tale ruolo, che comporta un allungamento della squadra di almeno 10 metri ed esclude la possibilità di tenere una linea alta e la squadra corta. Dilatando gli spazi e dunque giocando con il pallone per lo più scoperto lo spettacolo ne guadagnerebbe certamente; non so se lo stesso possa dirsi per la tenuta del campo per 90 minuti.

    Per quanto riguarda la marcatura a zona sui calci da fermo non voglio sentirne nemmeno parlare. Tra i tanti, un certo signore di Certaldo applicava tale schema con alterni risultati.


    Bostero: so che tu per Pique stravedi, ma le sue velleità offensive sono a mio pare un po' troppo spregiudicate.

    Ciò detto, insieme al suo compagno di reparto è la dimostrazione della golablizzazione del calcio mondiale. Difensori spagnoli che sanno (anche) difendere. Un pò come se noi italiani sapessimo attaccare gli spazi senza palla.

    p.s. se non erro Cannavaro prese la palla e maldini tolse la gamba all'ultimo. Ma fu comunque fallo e contestuale bestemmia collettiva degli astanti.

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  5. Il tuo rilievo sul "senso della marcatura" di Juan su Milito mi ha ricordato la risposta geniale che diede una volta il fratello di un mio amico, che dice molto sulla poetica del difensore.

    Eravamo ad uno degli ultimi allenamenti settembrini di una malandata squadretta di terza categoria di Roma Nord, a pochi giorni dall'inizio dell'atteso campionato. Quel giorno si era sparsa la voce che una squadra del nostro girone, l'Impero Romano, pompata dei soldi di un reality show americano (sic!), aveva proceduto ad una campagna acquisti sontuoso, la cui ciliegina sulla torta era stata niente meno che l'acquisto di una punta d'eccezione: George Weah.

    Al che, non ricordo neanche chi si gira impaurito verso Simone, lo stopper nonchè leader della difesa, non fosse altro per carisma e per anzianità, e gli chiede tutto preoccupato: "Ma se ti punta Weah, che cazzo fai?"

    Simone, con la sua faccia beffarda da antico romano, se lo guarda con la stessa espressione indifferente di Mario Brega quando dice alla figlia "Niente, due de passaggio, 'namo a compra' le scarpe", e, senza scomporsi, come se uno come Weah l'avesse affrontato mille volte, risponde così:

    "Niente, lo porto sull'esterno".

    Ecco, per me, la magia del difensore si racchiude in quella frase. Lo porto sull'esterno.

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  6. Grazie Tato.. Una presa di posizione così sovversiva contro la zona che mi ha quasi convinto.. anche se, da amante del socialismo reale, secondo me l’uguaglianza dell’uomo tramite il lavoro deve superare l’individualismo dell’uno contro uno e si realizza meglio con la difesa “collettiva” a zona..

    Con la possibilità di interscambio dei ruoli, che permette una minor alienazione dal lavoro.. Con l’attenzione allo spazio che ti circonda piuttosto che alla palla, che permette una crescita culturale necessaria all’acquisizione di una coscienza di classe.. Con la diagonale, forma prima di solidarietà interclassista (che prima era appannaggio esclusivamente del libero sotto forma di aiuto in copertura quando l’attaccante sfuggiva alla marcatura ed ora è un compito che devono essere pronti a svolgere almeno 5 giocatori ogni azione..)

    Detto ciò.. grazie per l’elenco di ruvidi mestieranti dell’uno contro uno (cui aggiungerei Pasquale “O Animale” Bruno) e sontuosi numeri 10 allo specchio (cui aggiungerei l’antipaticissimo ma calcisticamente sottovalutato Alessandro ‘Billy’ Costacurta..) ed in assoluto aggiungerei anche Jaap Stam, eccelso ponte sospeso tra il difensore antico e quello moderno (e la cui immagine di bronzo di riace che si fa ricucire l’occhio in piedi davanti alla panchina durante la finale degli europei popola ancora i miei peggiori incubi..)

    In Inghilterra.. una spanna dietro all’immenso JT.. mi piacciono moltissimo Vidic e Vermaelen, difensori totali che, anche se visti allo specchio, rimarrebbero comunque difensori totali..

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  7. Hai ragione Zio, Billy merita rispetto, fosse altro che per non essere caduto in un baratro depressivo senza fondo al cospetto dei più dotati compagni di squadra cui ha fatto per anni da spalla. Ma d'altronde la mia scarna lista è del tutto indicativa e senza pretese di onnicomprensività.

    Su Stam nulla da dire, merita senz'altro una menzione d'onore, oltre che come calciatore per il personaggio meraviglioso che è stato.

    In realtà la mia avversione non è contro il gioco a zona, quanto piuttosto avverso la mancanze tecniche che tale impostazioni può comportare se adottata - come purtroppo spesso avviene - già negli anni in cui un difensore si dovrebbe formare.

    Il risultato? vedere gente come Motta affacciarsi alla nazionale.

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  8. A me l'epica della difesa fa sempre pensare a certi poliziotti crepuscolari o detective dal passato torbido che seguono la loro pista sempre in bilico tra la catarsi e l'autodistruzione. Quella foto di Gentile è emblematica. Dei moderni a me è sempre piaciuto moltissimo Nesta che, nei momenti di maggiore ispirazione, sembrava essere ovunque, fare reparto da solo.

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  9. A Montero mi è scesa la lacrimuccia

    (anche se una citazione di Chiellini me l'aspettavo, sul finire).

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  10. Tato! fantastico... grande elegia..
    Sono ovviamente d'accordo su tutto, il bello del difensore è che si tratta di un'immedesimazione puramente intellettuale, su qualsiasi campetto basta esultare in un certo modo per sentirti la punta del momento, il difensore non puoi emularlo se non attraverso un atteggiamento interiore e spirituale.
    Penso che un difensore come Nesta non lo vedremo più, ha avuto delle annate alla Lazio in cui era inarrivabile per classe, tempismo eleganza.
    Di Stam vorrei ricordare anche la mano al collo di parente, e il terrore nel volto del giocatore dell'ancona.

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  11. http://www.youtube.com/watch?v=SEGL1s16zxQ

    Geniale. Che poi il pestone Parente non lo affonda. Solo lo accenna.

    Bisogna averci la classe per tirare bei pestoni: http://www.youtube.com/watch?v=p_st29mlQwU

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  12. Spendo una lcrimuccia viola per Thomas Repcka!
    Michelone

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  13. notevole anche Fernando Couto (tipo solitamente calmo..) che va a metter pace tra Stam e Parente.
    grande Repka che Cerqueti chiamava "ggrepca"

    markovic

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  14. Scusate ma Pasquale Bruno???
    chi è più "Difensore" di lui...a me piacciono questi..ruvidi ma efficaci....ho sempre amato alla follia Zago...invidiato Couto....
    senza contare quelli che uscivano fuori da una stagione perfetta ed erano in realtà bluff...vedi i vari Tarozzi,Pierini,Di Loreto,Laursen(potrei continuare per ore....)...

    gran bel post......

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  15. Vi chiedo,chi mai potrà restituire quei sei minuti finali di francia '98 a Carlos Gamarra e Celso Ayala?..ed di Augenthaler?ancor'oggi un mio amico juventino suo umile devoto non riesce a darsi pace per averlo visto rincorrere nicola berti per tutta una metà campo(più la pista!)senza che il buon vecchio klaus tentasse una bella forbice da ultimo uomo che non gli sarebbe costato neanche un giallo...per anni poi ho cercato,invano,di ergere un "ponte" con un chicchessia qualunque nel ricordare la cucitura impavida e monolitica di Stam..grande zio...chiuderi infine con due "felpati"zingari:Belodedic(i) e Popescu...che brivido!

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  16. Hai ragione Mostovoi, sempre beffato il paraguay e sempre dai futuri campioni del mondo...
    Volendo scadere nel basso vorrei ricordare le marcature in area di Rashid Neqrouz...
    Una difesa ben assortita rimane quella del parma di scala Apolloni-Minotti e Grun con quella faccia da dentista di successo...

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  17. Se parliam di difensori
    non possiamo lasciar fuori
    due grandi idoli miei
    Cesar Gomez e Servidei.

    Dell'area baluardi
    come granatieri sardi
    l'attaccante lì non passa
    neanche con la palla bassa.

    Sui cross poi non c'è storia
    i due s'intendono a memoria
    il portiere sta sicuro
    davanti formano un bel muro.

    Solo una volta pagan dazio
    contro quelli della Lazio
    ma la poesia oggi incorona
    quella coppia capellona.

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  18. Cesar Gomez....88 minuti e un concessionario di macchine usate......
    storico fu un tifoso a trigoria..."A Gomez si c hai na penna te faccio n'autografo"

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