sabato 4 settembre 2010

Piccola mozione toponomastica

La più bella soddisfazione, mista a pelle d'oca, che ho ricevuto girovagando qualche mese fa tra gli scaffali dell'editore Limina, mentre chiedevo informazioni su questo o quell'altro libro, è stata scoprire che sia il libro dedicato ad Agostino Di Bartolomei ("L'ultima partita") sia quello dedicato a Luciano Re Cecconi ("Ho visto un re"), entrambi usciti per i salvifici tipi della casa editrice aretina ad inizio secolo, sono ormai abbondantemente fuori catalogo. Finiti. Divorati. Non ci sono più copie. Due successi editoriali travolgenti. Beato chi ce li ha nella sua biblioteca e ogni tanto può tirarli fuori e leggerne qualche passo, come antidoto contro il calcio moderno.
Ma non voglio parlare dei due libri, che appunto non ho mai avuto il piacere di leggere, nè tanto meno dei due protagonisti, che i tifosi di Roma e Lazio portano nel cuore, e anche in un posto speciale. Non solo i tifosi delle due squadre romane però; penso al mio ex compagno di stanza Nicolò, finisimmo intellettuale del pallone, senese e milanista, che quando andò col padre da bambino all'Artemio Franchi scese a bordo campo, emozionato, proprio per farsi fare un autografo dal capitano della Roma scudettata; penso a Paolo Sorrentino e al tenero ritratto che ha dedicato allo stesso Agostino nel toccante "L'uomo in più"; e penso a me stesso, che dovrei provare antipatia per tutti gli aquilotti, e invece mi emoziono quando leggo del biondo Luciano, di quando, arrivato a Roma, dormiva all'hotel Paisiello (dove noi, da ragazzini, facevamo a guerre di pizze e supplì), di quando volava col paracadute, della sua morte terribile e terribilmente insensata.  
Diba e Re Cecconi, e per questo qui ne parlo, per me hanno un valore che trascende il terreno di gioco. Mitopoietico, per usare la parola del momento. Diba e Re Cecconi sono il volto della nostra identità di tifosi della Roma e della Lazio, uniti da un dramma sportivo diverso nelle modalità di realizzazione ma uguale per intensità di commozione. Sono lo Scudetto vinto inaspettatamente che rimane immobile nel loro rigor mortis. Sono l'immagine bifronte di una città che non dimentica i suoi miti, soprattutto quando muoiono giovani e belli, per colpa della depressione (suicidato dal cinismo del calcio moderno, direbbe qualcuno) o della goliardia. In ogni caso, per due pallottole. Sono soprattutto la tenerezza del ricordo di due uomini e calciatori d'altri tempi che prima di andarsene hanno lasciato accese dentro di noi troppe luci, che ora non siamo più in grado di spegnere.

Ecco, se tutto questo è vero, se tale è la loro importanza per i romanisti e per i laziali indistintamente, e se il calcio, come pensiamo, non è solo un gioco, ma è la nostra Heimat, il terreno esistenziale in cui siamo stati coltivati, vorrei fare una proposta. Una proposta toponomastica. E cioè.
Nel 2003, il sindaco Veltroni dedicò due strade di un parco pubblico, Villa Lais, ai due calciatori. Viale Luciano Re Cecconi e Viale Agostino Di Bartolomei si incrociano dentro questo giardino comunale, al quartiere Tuscolano, periferia sud della città. Benissimo. Io non ci sono ancora mai stato, ma posso immaginare l'emozione della targa di marmo bianco con i loro nomi.
Eppure, senza nulla togliere al gesto, nè a Villa Lais, nè al quartiere Tuscolano, c'è qualcosa che mi manca. Di Bartolomei e Re Cecconi, per me, meritano di non essere confinati in un luogo dove, a parte chi ci va appositamente in pellegrinaggio, nessuno può ricordarli. Per l'importanza che hanno avuto, per la simbolicità della loro storia, per il valore che ha il calcio in questa città, i viali dedicati ad Agostino e Luciano dovrebbero essere attraversati ogni giorno da migliaia di macchine, pedoni, turisti. I bambini dovrebbero chiedere ai propri genitori chi sono questi due signori, e i genitori dovrebbero saper rispondere. Così i turisti e le guide. La sera dovremmo sentire al telegiornale "incidente a Viale Di Bartolomei" o "aperto il nuovo museo a Viale Re Cecconi", i nomi dovrebbero rimbalzare nell'immaginario collettivo, diventando conosciuti come lo sono gli eroi risorgimentali o le regine sabaude o le regioni.
Proprio loro si potrebbero sacrificare, Mazzini e il suo viale potremmo metterlo da qualche altra parte, così la Regina Margherita potrebbe traslocare in periferia, o anche il Veneto potrebbe concederci il suo noto e dolce viale. "La sera andavamo a Viale Re Cecconi" potrebbe diventare lo slogan della nostra generazione. Chiedo allora una rivoluzione toponomastica, per poterci dare appuntamento prima di andare a cena, al cinema o allo stadio potendoci dire "ci vediamo a Viale Re Cecconi, all'angolo con Viale Di Bartolomei". Sarebbe un sogno. Sarebbe giusto. Sarebbe tutto.

12 commenti:

  1. E' molto bello ed è difficile aggiungere qualcosa. Probabilmente i personaggi da te evocati sono davvero i dioscuri tragici e quantomai tellurici del calcio romano. La sintesi di un amore mutilato, il racconto di una storia che ti fa male quando te la senti raccontare da piccolo, quando non concepisci la banalità della tragedia.
    Mi domando però se la mozione toponamastica non nasconda una velleità positivista eccesivamente epidermica. Naturalmente nella nostra prospettiva assiologica non si discute quale sarebbe la collocazione da dare ai nostri eroi su tuttocittà, ma mi domando se non è troppo vistoso far coincidere il nostro olimpo personale che la geografia cittadina.
    Cambiare nome alle strade, come cambiare identità è una dinamica tipica della presa di potere, del cambio radicale. Sommi esempi sono le città sovietica (e la stessa Unione Sovietica) oppure, per rimanere in zone di Roma a noi care, via dei martiri fascisti purgata nel post-settembrino viale Bruno Buozzi, oppure alle strade del Barrio di Salamanca dove i generali franchisti sono rimasti delle ingombranti ombre vendibili solo agli amanti del real estate nostalgico.
    Alla fine sappiamo bene che il demiurgo è un ibrido, e che la toponomastica (come il crimine, in una prospettiva Luhmaniana) sono modalità di esercizio del potere. Mi ricordo Dionigi il nostro smarrimento nell'attraversare Viale John lennon o via Marylin Monroe perché appartenevano ad un universo pop tipico di un politico tardoadolescenziale che ha fatto il sindaco per otto anni a Roma.

    La mozione è accolta, dunque, se ti riferisci al nostro larario personale, alla nostra toponomastica ideale, dove esisterebbero anche piazza Paviglianiti e Corso Dioniso, una rete di strade che sono il reticolato della nostra visione del mondo.
    Sono convinto che i padri che devono raccontare ai figli chi sono stati Diba e Re cecconi ci saranno sempre, e che sia meglio che la gente meccanicamente ripeta viale mazzini o viale marconi come se nominasse delle marche di abbigliamento o delle semplici funzioni linguistiche.
    Perché i nostri, in quanto eroi mitici, vivono nel racconto ispirato, iniziatico, consapevole, e per questo ben venga un viale, ma ancor di più sia benvenuto e salvaguardato un larvato racconto compiutamente mitopoietico.

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  2. Il primo ricordo che ho di Roma è legato Di Bartolomei.

    Un aprile, subito prima che mi trasferissi a vivere in riva al Tevere, io e Greezo siamo scesi a trovare un amico. Dopo cena, finimmo a bere una cosa a Trastevere, dalle parti dell'arco dove, si dice, uccisero il Fornaretto (o Libano, nel film Romanzo Criminale).

    In questo bar bellissimo, con mobilio anni Ottanta, le pareti erano piene di immagini di Roma e Lazio. Dalle rose scudettate a Totti, da Giannini alla Coppa delle Coppe.

    Insomma, tutto per noi era riconoscibile, appartenente alla memoria.
    Tranne una foto.
    Chiesi al cassiere.
    Questi, come se venissi dalla luna, con un filo (o forse più) di disprezzo, a denti stretti, l'occhio abbassato come quando parli a chi ha sbagliato contesto, rispose "Dibbbartolomei".
    Chiesi scusa e me ne andai.

    Dalla mattina successiva iniziai a leggere di tutto su Di Bartolomei. E il suo personaggio mi affascinò fin da subito. Campione e capitano. Gioie, vittorie e Smith & Wesson.

    Percui, da parte mia, mozione approvata.

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  3. per quanto riguarda Agostino, la cosa piú sconvolgente é la data scelta per quel tragico gesto: il 30 maggio 1994.
    dieci anni esatti dopo, non un giorno in piú né in meno, la fatidica finale di Coppa dei Campioni persa proprio all'Olimpico contro il Liverpool.

    quella finale che sará la sua ultima serata di grande calcio in maglia giallorossa. una settimana dopo celebrerá il suo addio dopo la finale di coppa italia vinta, sempre all'Olimpico, contro il Torino. Andrá a Milano, lasciando la sua amata Roma, il suo quartiere Tormarancio che ancora oggi lo ricorda con diverse scritte sui muri, con la morte nel cuore per non aver regalato alla sua gente e all'amato Dino Viola quella gioia irripetibile.

    Io, personalmente, sono cresciuto con il suo mito che, a causa della mia etá, non ho potuto vivere. Ho avuto buoni maestri che, mentre io mi affezionavo a Giannini, mi parlavano di quel numero 10 silenzioso che tirava belle cannonate. credo che la sua morte, tre anni dopo quella di Dino Viola, abbia rappresentato la fine assoluta di un'era favolosa per i colori giallorossi.

    da leggere, la ristampa del libro citato dal senor dionigi. L'altro ieri, sul Corriere della Sera ho letto che é stato appena ripubblicato. L'autore, il giornalista Giovanni Bianconi, secondo me, é una garanzia.

    A presto,

    Il Fornaretto (solo un omonimo di quello di via dell'Arco di San Calisto)

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  4. Mozione accolta, approvata e sottoscritta.. Rovesciando il senso del sontuoso commento di Gegen.. che come tutti discorsi sensati è un ibrido e perciò contiene già in sé i germi del suo contrario.. se è vero che la toponomastica è esercizio del potere così lo è anche la mitopoiesi.. E infatti dalle loro storie, meravigliose ed allo stesso tempo banalissime tragedie umane da tramandare di padre in figlio, si può rischiare di estrapolare squallidi insegnamenti morali che nulla hanno a che vedere con la meravigliosa vertigine affettiva che queste icone hanno saputo mettere in moto, da vivi come da morti..

    Se è sempre stato un inutile esercizio storico di onanismo assiologico pietrificare le storie dei propri dei e ridurle ad un nome su una tavola della legge da porre più centralmente rispetto ad altre (e poi i pronipoti che chiedono di sportarle per fare posto alle loro nuove divinità.. in un inutile srotolamento cronologico di pietre miliari che poi viene confuso con lo spirito della storia) è anche vero che far coincidere i nomi dei demiurghi contemporanei con quellli delle strade che si camminano ogni giorno ha una propulsione emotivamente allettante..

    Diba e Rececconi sono storie ambigue ed è giusto che si trasformino in altrettanti ambigui esercizi di criminalità toponomastica.. nomi da incidere sopra quelli oramai privi di significato di periodi storici mai avvenuti.. che sottrarrebbero (per un periodo di tempo lungo tanto quanto basta) le energie psiceomotive dell’urbe tanto al patriotismo risorgimentale ciampian-gentiliano quanto al giovanilismo americanista rutellian-veltroniano e le restituirebbero ad una contemporanea orda di rabdomanti capace di officiare i miti ed i riti del presente.. in una nuova Heimat calcistica che.. al di là della durata dei nomi e del marmo.. è eterna per chi la vive..

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  5. Ci sono cambi/attribuzioni di nome di natura celebrativa (gli antichi Romani trasformarono appena possibile, sconfitto Pirro, Maleventum in Beneventum); ce ne sono di eufemistici (la Serenissima trasformò la località veronese di Porcile, in Belfiore di Porcile, tanto che da circa 150 anni è chiamata solo Belfiore); ce ne sono di ideologici (il teutonico -burg VS lo slavo –grad, rivalità che magari ancora oggi continua sui campi di Europa/Champions League); ce ne sono addirittura di immotivati (es. l'origine del nome Roseto degli Abruzzi).

    Scusate la premessa (potrei ricevere meritatamente altri nomignoli, non voglio salire in cattedra, tanto meno dopo interventi così illustri): è che la questione della toponomastica e più in generale l'onomastica mi hanno sempre intrigato…
    E se si fanno nomi (non di luoghi ma di persone, non di persone qualsiasi ma di calciatori) quali Re Cecconi (con Meroni rappresentano due casi correntemente studiati nelle aule universitarie di legge) e Di Bartolomei accostandoli alle vie cittadine, beh... brividi!

    Ricordo ancora vividamente la domenica sera della mia infanzia/adolescenza (così tradisco l'età)... prima serata... Domenica Sprint... Gianfranco De Laurentiis (ma non ricordo se con una o due “i”, accidenti è ancora attivo sul satellite, canale Sport Italia!) i video-servizi con i loghi e la sigletta... uendàna(g)oòl... i rigori della Roma... o forse già ai tempi del Cesena, se non erro... quelli alla Di Bartolomei : palla sul dischetto, rincorsa quasi nulla, cannonata sempre (o quasi...) vincente!!

    ... l'epoca degli antichi, della poesia... prima che arrivasse il pur bravo Caressa a parlarci della zona di imparabilità nei rigori (Ma come è fatto il calcio?!) o comparisse la lavagna tattica interattiva.

    Anche qui “al paese” come scriverebbe il grande Meneghello (ma io sono di Verona e lui, come ben sapete, era vicentino di Malo, quindi chiedo scusa per il plagio, tanto più se di “rivali”) c'è stata poesia: sono stati tutti matti per Elkjaer Preben Larsen alias Cavallo Pazzo alias Elkjaer SINDACO, da poco qui citato sul blog (e pochi mesi fa l'hanno fatto sedere per qualche istante, veramente, al posto di Tosi!).

    Sulla scia della memoria, Re Cecconi e Di Bartolomei, riemergono storie, in questo caso a non lieto fine, che però hanno segnato un'epoca o quanto meno la nostra memoria calcistica (curiosamente condivisa, a differenza di altre). Quante storie da raccontare grazie al calcio...

    Magari un giorno, se d'interesse naturalmente, vi potrei parlare della trasmissione locale “Palla Lunga e Pedalare”, o delle rubriche di tanti lustri fa sul “Guerino” del grossetano Luciano Bianciardi, o delle pagine di Meneghello sul calcio della sua giovinezza...
    O magari, forse è meglio, mi limiterò a leggere altri bei post come quello in discussione: perciò, limitatamente a quanto può valere il mio “voto”, mozione approvata!!!

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  6. Il libro su Diba (ha giocato pure un anno col Lanerossi Vicenza in B insieme a "Dustin" Antonelli, mirabilie si videro) è appena stato ripubblicato da Fandango al modico prezzo di 10 euris.

    Cruyff

    piesse: alzo pure io la mano per approvare la mozione e aggiungo 2 nomi per altre 2 città: Vendrame per Vicenza e Zigoni per Verona (ché non bisogna essere morti, anche se aiuta, per entrare nel mito)

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  7. la piega della discussione mi ha fatto venire in mente quella frase di Malraux secondo cui "i miti non si sviluppano nella misura in cui determinano i sentimenti, ma in quella in cui li giustificano".

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  8. vi ho trovato digitando "rambaudi herrera frocio", cercavo qualcosa sulla mitica puntata dell'appello del martedì in cui helenio riservò a rambo l'epiteto sopra riportato. ho trovato molto di più, complimenti.

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  9. Grande kalle, sembra assurdo (non abbiamo mai scritto di quell'episodio credo) ma ci voglio credere perchè è bellissimo. Forse direttamente quelli di Google hanno inserito un meccanismo per cui tutti quelli che digitano delle cose folli relative al mondo del pallone li mandano da noi, e a ragione.

    Peraltro ogni giorno riceviamo visitatori casuali che su Google digitano le cose più bizzarre, per esempio oggi è giunto su LB qualcuno che ha scritto "maledizione di stromberg" (ma qual è questa maledizione?) e qualcun altro che ha scritto "mauro borghetti novara" (chiunque tu sia, con questo cognome mauro borghetti uno di noi!).

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  10. Peraltro sì PopCorn, a noi interessa sapere della trasmissione locale "Palla lunga e pedalare", soprattutto se presentata e frequentata da personaggi coloriti, grazie. Se poi lo spazio dei commenti è troppo angusto per quello che devi raccontare, se non sono solo dei flash ma una storia, mandami un'e-mail e gli dedichiamo lo spazio che si merita.

    Cruyff, non lo so se mi piace la piazza dedicata a un vivo. Mi farebbe un po' impressione. E' tipo il premio alla carriera a un festival di cinema. Vabbè si può fare...

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  11. senor, prova tu stesso. ecco la storia completa: ho digitato "herrera rambaudi frocio" senza ottenere soddisfazione, poi sono passato solo a "rambaudi frocio", poi ancora a immagini web e...guarda qual'è la prima!!!
    una storia da lacrime..di caffè borghetti.
    comunque, sono a bordo!

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