lunedì 19 luglio 2010

Zemanlandia

"A mio parere, la grande popolarità che ha il calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza in ogni angolo del mondo c'è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. Ma il calcio, oggi, è sempre più un'industria e sempre meno un gioco"
Ne era già passata di acqua sotto i ponti il giorno in cui il tecnico Boemo Zdenek Zeman pronunciò questa frase. Dopo aver lasciato Praga invasa dai carri armati sovietici, nell’estate del1968 il giovane Zdenek sbarca a Palermo. Molto riflessivo e poco loquace, affermerà in seguito che nel corso della sua vita più che gli insegnamenti di suo padre che lo voleva medico o le teorie studiate durante il corso di laurea presso l’ISEF, ciò che ha maggiormente influito è stato il consiglio di un suo allenatore, in una squadra giovanile a Praga, che lo invitava a prendere una posizione e mai l’uomo. Da quel giorno, Zdenek Zeman, per gli amici il Boemo, non ha più cambiato idea. Sarebbe stata infatti la zona il suo modulo ideale. La stessa zona che, sperimentata nelle giovanili rosanero e collaudata a Licata, fece innamorare Pasquale Casillo, padre-padrone del Foggia Calcio. Una favola non banale, fatta di giocatori sconosciuti, di un patron vulcanico e di un allenatore venuto dall’Est che prova e riprova mille volte tagli e diagonali. Spinge ad attaccare, sprona i suoi uomini a migliorare la propria tecnica. A dire il vero, alcuni di questi riusciranno anche a lasciare il segno nel panorama calcistico nazionale. Il sinistro magico di Beppe Signori, le galoppate in avanti e le traverse da fuori di Rambo Rambaudi, i tiri da lontano e l’improbabile pronuncia italiana di Gigi Di Biagio, i gol e l’esordio in Nazionale di Ciccio Baiano, Shalimov che replica a Bonacina (1 a 1 all’Olimpico), la ruvidezza di Chamot sono infatti ricordi che resteranno impressi in modo indelebile nella coscienza di ognuno di noi. Prende ragazzotti da campi di periferia, gli insegna la sua filosofia, e dopo averli interrogati, li fa correre come forsennati da una parte all’altra del campo. Poi non tutti andranno a giocare un mondiale negli Stati Uniti o diventeranno gli idoli della tifoseria del Derby County, ma questo allenatore, sempre con la sigaretta in bocca, non fa distinzioni. Lui non ha bisogno dei fuoriclasse capricciosi e un po’ frocetti. Qualche anno più tardi, a chi gli chiedeva un parere su Denilson, rispose: “e che me ne faccio io di un guardalinee?”.Vuole solo gente che sappia lottare e correre, seria e senza ambizioni da rockstar. Una volta, durante un’intervista, si lasciò sfuggire che non c’era in giro un terzino migliore di Maurizio Codispoti da Catanzaro: “ma dove lo trovate un terzino che si lancia da solo?”. Favola bella e non banale perché finalmente ambientata lontano dal ricco nordest, o dalla pianura padana spesso baciata dagli investimenti di qualche facoltoso e appassionato imprenditore. Quando sento parlare della favola Chievo o dell’Albinoleffe, giusto per citare due esempi a caso, penso sempre che questi quattro straccioni di giornalisti dovrebbero tornare a scuola e studiare un po’ di storia. Dovrebbero rileggere di quando il Presidente Casillo per festeggiare la promozione dalla C1 alla B, atterrò con l’elicottero su un Pino Zaccheria gremito in ogni ordine di posto. Lo stesso stadio che ogni domenica era il teatro di partite memorabili, mai scontate né noiose. Valanghe di gol fatti e subiti, qualche impresa come il pareggio 1 a 1 a San Siro con l’Inter alla prima giornata, una qualificazione UEFA sfiorata di un soffio, una città che sognava ad occhi aperti, scordandosi per un momento della criminalità e della disoccupazione che regnavano tra le sue strade. Il calcio spettacolo su cui Zeman ha costruito una filosofia di vita, il rivoluzionario 4-3-3 con esterni di difesa alti ed un portiere che sappia giocare con i piedi, comincia a far discutere in Italia. Se ne parlerà molto in TV e nei programmi televisivi, ma lui non si concederà mai molto ai media. Suo grande merito fu quello di essere tra i primi a mettere in dubbio pubblicamente la moralità di Aldo Biscardi. Cragnotti si innamorò di lui e lo invitò a dirigere la sua Lazio alla conquista di traguardi importanti. Lasciò cosi Foggia, il fidato Ds Pavone e il Presidente Casillo. Quest’ultimo, in seguito, fu accusato di reati infamanti, smentiti poi in tutti i gradi di giudizio. Ma nel frattempo fu costretto a vendere il Foggia che, retrocesso subito nella serie cadetta, ha passato gli ultimi 15 anni a vivacchiare nelle serie minori. Zeman comunque non ha mai dimenticato Foggia e, soprattutto, il suo presidente. Oggi il Presidente Casillo è ritornato al timone del Foggia Calcio, richiamando il Ds Pavone e Mister Zeman. È passata una vita nel frattempo. Da re della Capitale, sponda sinistra e destra del Tevere, è stato indegnamente spodestato per aver denunciato le storture del sistema calcio italiano. Ha fatto i nomi dei padroni quando tutti sapevano e tacevano. Ha portato avanti la sua battaglia, facendo si che venissero alla luce storie tanto incredibili quanto disgustose. Quelle persone oggi continuano a regnare e a pontificare indisturbate, come se niente fosse, mentre lui ha dovuto accettare un lungo esilio fatto di piccole squadre e grandi soprusi. Ha resistito, sempre con la sigaretta in bocca, giocando un po’a golf e confondendosi tra i tifosi della Roma che escono dallo stadio, con la consapevolezza di chi sta dalla parte del giusto. Allora caro Mister Zeman, oggi è di nuovo il tuo giorno, ritorna a far divertire il tuo pubblico, rimetti in campo questo 4-3-3, fai volare queste ali, tira una boccata dalla Ms che hai tra le mani mentre con il tuo sguardo impenetrabile e anche un po’sornione sfidi la malignità e la superbia dei tuoi detrattori, e dimostra a tutti, cazzo, che si può vincere rispettando le regole!

12 commenti:

  1. Il ritorno di Zeman (con Casillo e Pavone) a Foggia è e rimarrà senz'altro LA NOTIZIA dell'estate, con buona pace del calciomercato e del gossip da ultima spiaggia. Una notizia entusiasmante che ci farà passare ogni domenica con un orecchio rivolto ai boati del Pino Zaccheria. Peraltro la vera notizia è che si torneranno a vedere degli Over in Serie C, cosa che non succedeva da decenni.

    Sul Boemo c'è poco da aggiungere. Simbolicamente rimasto in Sicilia mentre i carrarmati invadevano la sua Praga (era lì in vacanza con la sorella, che invece tornò a casa), è bello che iniziò ad allenare da "raccomandato" dello zio Cesto Vicpalek allora rosanero; ma quell'aura durò poco perchè un maestro si riconosce subito dappertutto, a partire da Licata. Zeman ripete sempre che quella è stata la sua più bella esperienza e io gli credo.

    E' bello poi ricordare che lui in carriera ha accettato veramente un solo talento in squadra (per esempio Boksic lo odiava, una volta lo fece uscire a fine primo tempo dopo che l'ispiratissimo croato aveva seminato il panico in area avversaria con numeri d'alta classe, dicendogli "io quelle cose non le voglio vedere neanche al circo"), quel Francesco Totti che, altrimenti, si sarebbe probabilmente perso altrove.
    Zeman è stato il primo abbonamento allo stadio, il primo pianto consapevole (Roma-Inter 4-5), il primo amore/odio calcistico. Ma soprattutto rimane l'unica speranza per un calcio diverso, pulito, appassionato, e non freddo e posticcio come quella sigaretta di plastica che gli hanno fatto mettere in bocca in nome di assurdi divieti perbenisti..

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  2. Sono giorni che gongolo per questa notizia.

    Zemanlandia ricomincia così come era iniziata. Ci sarà ancora spazio per il suo calcio?

    Lo spero, come spero che in porta rispolveri quel pazzo furioso di Mancini.

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  3. Quest’ultimo, in seguito, fu accusato di reati infamanti, smentiti poi in tutti i gradi di giudizio.

    Ragazzi non scherziamo, tutti a Foggia sanno che razza di persona sia Casillo. Resta il fatto che questa è una splendida favola sportiva, anni luce lontano dalla noiosa storiella del Chievo...

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  4. Nel giorno in cui Silvio B. sbarca a Milanello per raccattare gli ultimi consensi del sogno infranto di plastificare la geograficamente e pscicologicamente depressa pianura padana.. con una squadra de-costruita da vecchi zoppi ed ex pseudotalenti che negli ultimi 10 anni sono serviti solo a tener in piedi Telecinco.. uno come Casillo mi sembra Biancaneve..

    E il ritorno di Zeman.. uno dei pochi tecnici (con Galeone, Orrico..) che invece che mangiare la mela della strega cattiva ha sempre preferito tenersi un bocca la sua sigaretta.. mi fa sperare che il calcio possa essere ancora una favola.. come quando ci credevo.. al calcio pulito ed alle favole.. E per un po’ ritorno bambino.. Speriamo possa durare.. Hasta il 4-3-3 siempre!!


    PS. La favola di Zemanlandia cominciò dopo che il Foggia fu retrocesso in C2 per lo scandalo scommesse.. dg di quella squadra era Ernesto Bronzetti.. (condannato a 5 anni con proprosta di radiazione) lo stesso che oggi si occupa del mercato televisivo-spagnolo dell’altra squadra rossonera.. quella padana.. Forse sarebbe meglio che anche noi retrocediamo in C2 e ci troviamo un nuovo Zeman per ripartire.. Ma questo sarebbe troppo bello anche per una favola..

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  5. La paura è che questa serie C sia totalmente diversa da quella dei tempi di Licata....non vorrei finisse tutto male.....non vorrei che fosse si una favola....ma con un finale amaro....come cenerentola che non sposa il principe e finisce a vivere in una bidonville dove viene selvaggiamente picchiata dal marito ubriaco perchè il minestrone è sciapo....

    un sogno....la doppia promozione..ed una vittoria a Torino contro la Juventus

    l'incubo....dimissioni a metà stagione...o problemi per Casillo...

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  6. Apollineo e tellurico, così definirei il calcio del boemo.

    Concordo con Nesat sulla difficoltà di abituarsi a questa serie c.

    Non vorrei andare troppo controcorrente, ma forse oggi zeman al calcio non serve più. Il suo grande merito resterà la dichiarazione che scatenò il polverone sul doping, ma dal punto di vista "tennico tattico" (come direbbe capello) siamo sicuri che il suo 433 abbia ancora qualcosa da dire?
    Non so, ma l'ossesione fisica e geometrica del suo calcio mi pare molto anni novanta oramai sepolta dalla sinfonia fuzzy inventata da pep guardiola.
    Perché in italia non sappiamo trovare nuove icone e siamo prigionieri del ricordo?
    vedremo se foggia sarà di nuovo la balbec proustiana per zeman ma a me piacerebbe andare avanti, voltare pagina, accendere una sigaretta nuova.

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  7. Posso essere d’accordo sulla voglia di cambiare marca di sigarette.. non che quelle vecchie siano inadatte.. Il boemo, che come Proust in tutti questi anni è andato a letto presto la sera, è eterno..

    C’è buon calcio ma non grandi novità all’orizzonte in Italia.. L’ultima di rilievo secondo me è stata Ancelotti che ha riproposto quello che faceva Liedholm nella Roma anni ’80.. Altro?

    Forse solo Pasquale Marino.. una riedizione del 4-3-3 zemaniano con le ali che scendono per tagliare al centro invece che per chiudere il triangolo coi terzini.. prima che il successo lo imborghesisse..

    O Antonio Conte.. un 4-4-2 a soffietto modello Wenger quando vinceva.. prima che il parrucchino lo stressasse.. Gli altri mi paiono figli della paura e pronipoti della sconfitta.. Di Bielsa non ne vedo..

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  8. Suppongo si possa essere d'accordo con ciascuno di voi.

    E' verosimile e fa male pensare ad un fracasso di Zeman, vuoi perchè la C è cambiata, vuoi perchè il calcio è cambiato, vuoi perchè anche i giocatori sono cambiati. Io però se fossi un carneade delle serie minori ucciderei per far parte di questa nuova avventura, e darei il massimo per la sua realizzazione. Allo stesso tempo, meglio la speranza che la disillusione.

    E' altrettanto verosimile che sia un peccato doverci guardare sempre indietro alla ricerca di miti, ma in fondo ho paura che la nostalgia sia un tratto ineludibile in un carattere sensibile, e dunque inestirpabile da questo blog.

    E' altrettanto verosimile che l'ossessione per gli schemi sia un legato obsoleto degli anni '90, improponibile oggi, stretto tra le tenaglie del calcio muscolare/nervoso alla Mourinho e quello tiquitaca/vamos a la playa di Guardiola. Tuttavia, sarebbe meraviglioso se, proprio perchè inutile come funzione, per la prima volta questo schema zemaniano si rilevasse anche vincente. E se anche così non fosse, ne resterebbe sempre il lato estetico da ammirare, con lo stesso spirito con cui si osserva il mar cantabrico increspato seduti sul muretto del Kursaal, con una birra in mano.

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  9. concordo su tutto... vedere i giocatori riscaldarsi prima delle partite facendo le ripetute.... non ha prezzo!
    I gradoni, le volate dei terzini sulla fasce manco fossero ali impazzite...
    non dimenticherò mai l'anno di Zeman come allenatore del Messina... non scorderò mai la lezione che ci ha inflitta con il Lecce nel 2004: un oscuro Babù "follemente" schierato al posto del talentuoso Bojinov, un Vucinic, ancora acerbo ma già straordinario e un Bijelanovic che pareva Virdis.... il Boemo non può fallire, che gli dei del calcio lo guardino dall'alto rendendogli ciò che merita.

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  10. bellissimo articolo. un solo appunto:
    non si confondeva solo tra i tifosi della roma all'uscita dello stadio.
    l'ho visto io un sacco di volte a vedere anche la lazio.

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  11. @zio, a proposito di allenatori perché non ci racconti la storia del "capello index"? la nuova spy story albionica, altro che polonio e Litvinenko

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  12. Per anonimo,

    Hai ragione. ogni tanto mi scordo, colpevolmente, che in questa cittá convivono due diverse squadre.
    So di essere dalla parte del torto, ma é qualcosa che va oltre. sicuramente dovrei farmi vedere da uno psicologo, da uno bravo...

    Saluti a tutti,

    Il Fornaretto

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