lunedì 12 luglio 2010

Simbologia di una vittoria: una divagazione

La vittoria spagnola di questa sera ci consegna un risultato che, almeno, possiede un senso storico. Cerchiamo di tracciare una simbologia a caldo valutando quel poco di Zeitgeist che ha nascosto l'ampollosa e sradicata competizione sudafricana.
Il mondiale si è svolto in un acquario socio-politico, l'Africa è stato solo l'utero dentro il quale il seme planetario del calcio capitalista ha fecondato la dea palla e non è un caso, infatti, che il silente demiurgo di questa competizione sia stato il signore di una teca di vetro. Il polpo Paul con il suo apporto divinatorio ha spazzato via più di due secoli di cultura illuminista, ridando linfa a quella tradizione oracolare che l'era della tecnoscienza aveva bollato come superstizione. Se il calcio è un'ordalia non bisogna avere paura di seguire le tracce del divino, abbandonado quella servetta che è la logica, che ci tiene prigionieri come marionette inconsapevoli.
Il calcio si conferma un'entità rimediale, una via taumaturgica per cancellare i problemi della storia. La vittoria di questo mondiale, infatti, premia lo stato per eccellenza vittima dell'illusione speculativa finanziaria, il fascino indiscreto del moltiplicatore: il niente che nientifica. Il successo spagnolo è anche il trionfo di una nazione che tale non è più, una picaresca danza centrifuga agita le autonomie e spinge al conflitto quasi balcanico la penisola, ma anche in questo caso la pioggia sacra del delirio calcistico lava le ombre della sentenza del Tribunale costituzionale sullo Statuto catalano. Le sofisticate elucubrazioni giuridiche sul riparto di competenze nel sistema delle autonomie non sono nulla rispetto agli squarci di pura politica che si muovono dietro alle immagini di Puyol e Xavi con la bandiera catalana (già ci sono polemiche). Infine, ultimo simbolo: la situazione della monarchia, il futuro Re Felipe castrato dalla tenaglia femminile della madre severa e austera e della moglie bidimensionale e anoressicamente plebea. Il profilo bovino dei borbone oramai non è altro che l'effige di un mondo in decadaenza, mosso esclusivamente dall'eterno femminino che veste gli abiti del demonio travestendosi da madre longeva.
 
In conclusione mi preme commentare la vittoria spagnola attraverso gli occhi e le gesta di un assente che proprio in questi giorni ha saputo tornare sulle cronache con una gestualità minima, da torero in piena faena: Raul Gonzales Blanco. Al di là dei giudizi sul giocatore, sul quale peraltro ci siamo già intrattenuti, colpisce come l'inizio del ciclo vincente della Spagna coincida col suo abbandono, o meglio, con la sua cacciata. Come quando nel Regno di Kasch si sacrificava il sovrano quando le stelle raggiungevano una certa posizione. Come in un vigoroso crescendo la stessa scomparsa fisica di Raul dal calcio spagnolo avviene proprio nella settimana della scalata mondiale della sua nazionale. La notizia più interessante degli ultimi giorni è, infatti, il passaggio del capitano del Madrid allo Schalke 04. Perché parlare di lui ora? Perché Raul rappresenta la vertigine della spagna post franchista, l'ascesa all'olimpo di un ragazzo semplice (nato nel '77 a due anni dalla scomparsa del Caudillo) cresciuto con gli umili colchoneros e divenuto simbolo del ricco e potente Real. Raul è la Spagna prima della crisi, gli occhi tristi resi ricchi dalle frivolezze del capitale. Sacrificato dai suoi stessi inventori per rigenerare una nazionale (e una nazione) l'ex n. 7 del Madrid ha saputo trovare la sua catarsi scegliendo una destinazione calcistica agli antipodi con i fasti della sua vita recente, ma forse molto prossima con la sua infanzia proletaria nella spagna della transizione.

In un tempo in cui i giocatori affermati cercano il facile ristoro dell'esostismo andando a giocare in america o nei paesi arabi (ultimo esempio, oltre a Cannavaro, è Henry pronto a concedere il suo charme francese, abbinato ad un look piacente alla Obama, alla MLS statunitense), Raul invece ha deciso di lottare ancora, e di farlo nel posto più brutto d'europa: il bacino della Ruhr, ovvero dove il sangue della storia incontra il sudore, e la fantasmagoria delle merci e dei prodotti creata da Marx diventa la linea di confine della politica di potenza europea. Per questa decisone di andare a lottare nello Schalke (sia pure ricco grazie a "papà" Gazprom) il figlio della Madrid proletaria va rispettato, perché ha saputo cogliere che il vero esotismo che si nasconde nelle pieghe - e nelle piaghe - della vecchia europa; nella sua scelta si nasconde la voglia di cercare quell'Oriente interiore che i romantici sapevano nascondersi in ogni luogo e in Germania in particolare. Forse le ceneri di Raul sacrificato nella sua terra sapranno infondere linfa vincente agli eterni perdenti di Gelsenkirchen, chissà se riconoscerà la sua Spagna quando vi farà rientro.

9 commenti:

  1. Raul allo Schalke...non è una scelta economica(vuoi che a Los Angeles o a Dubai non sganciavano di più?)non è decisamente una scelta di vita(passare da Madrid a Gelsenkirchen è un po' come passare da Roma a Piacenza)...non resta che l'interessante teoria di Gegen....mah!mistero....comunque le mie simpatie per lo sfortunato Schalke raddoppiano.

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  2. Ancora una volta il calcio ci dimostra come la (sua) storia sia ciclica.. e il mondiale sembri sempre obbligato a fungere da nemesi e risarcimento..

    La Germania.. nel ’54 trionfa con Adenauer che guida il miracolo economico della nuova superpotenza denazificata mentre Maria Braun si prostituisce tra vecchi gerarchi, nuovi dollari e amori veri sepolti dalla storia.. nel ’90 vince per celebrare con pochi mesi d’anticipo la sua riunificazione sulle macerie del muro ed ottenere finalmente, con ottant’anni e milioni di morti di ritardo, l’agognato esito dell’omicidio di Rosa Luxemburg.. L’Italia fascista che nel ’34 e nel ’38 glorifica l’inflazione e tiene i cavalli dei cosacchi lontani dalla fontana di San Pietro.. L’Italia craxiana dell’82 e del 2006 che lava le miserie del suo calcio corrotto e squalificato.. ma la cui pecunia, calcisticamente necessaria dal Brasile alla Svezia, non olet mai.. L’Argentina.. che nel '78 nasconde i desaparecidos e celebra la dottrina Monroe sulla tomba di Simon Bolivar ed alla faccia dei sandinisti.. e nell’86 si ripiglia metaforicamente le Malvinas come risarcimento.. La Nike che dall’America si ripaga del suo ingresso nel calcio nel ’94 (prove generali per la Coca Cola alle olimpiadi del centenario di Atlanta ’96..) La Francia che nel ’98 conia l’euro e in nome della moneta multietnica prepara la disinfestazione (che poi non riesce, vedi mondiali sudafricani) delle banlieues..

    Quest’anno dovevano vincere o l’Inghilterra.. giovane ragazza madre della - e violata dalla - crisi finanziaria.. o la Spagna.. il di lei marchettaro almodovariano.. E così è stato.. L’oracolo Paul ci ha ricordato non solo che il calcio è ad divinum e aborre la logica ma anche, per paradosso, che lo spirito assoluto della logica si realizza sempre nella storia (dei mondiali..) e che questo spirito assoluto è svizzero e vive a Zurigo..

    Nota a margine sull’epilogo.. secondo me Raul andando nel regno fantasma della mesopotamia europea non ha celebrato la sua catarsi.. ma, attratto dal valore mistico della merce, è andato a raccattarsi gli ultimi rubli.. a coronamento di un’indisponente carriera a simbolo della squadra più antipatica di tutti i tempi..

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  3. Il polpo Paul siamo noi, cresciuti giocando a pallone nel cortile di casa impersonificando e fantasticando le partite della domenica, è la vittoria dell'istinto (l'avevo detto!) contro la tecnoscienza bacata alla Sconcerti, è la dimostrazione dell'inutilità del salotto di Sky e di quello della Rai, il calcio è questo, giochiamoci la partita alla playstation o al subbuteo e vediamo chi vince, oppure chiediamolo al saggissimo polpo è la stessa cosa..
    Grande Gegen, il polpo Paul sconfigge due secoli di illuminismo..mitico!

    Sulla Spagna non mi pronuncio perchè la loro spocchia calcistica invaderà la nostra vita per (almeno) i prossimi quattro anni, che palle..Che poi questo squarcio catalano è una stronzata all'acqua di rose, pure il Tribunal l'ha capito, già ne abbiamo detto e ridetto al riguardo..
    Invece sarebbe stato simbolico e meraviglioso un gol vittoria del Re Leone Llorente, uno stacco di testa imperioso del gigante (quasi)basco, peccato che poi qualcuno in Gipuzcoa non avrebbe gradito..

    Su Raul caro Zio prendi un granchio..noi siamo dei grandi fan del numero 7 (ex)madridista e la sua scelta finale -consapevole o meno, non importa (le belle storie raramente sono vere, no?)- è di un romanticismo estremo, speriamo sia l'anno buono per lo Schalke..l'unica cosa lo faranno buono a Gelsenkirchen il cocido madrilegno..???

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  4. Il polpo Paul reincarnzione di Aleister Crowley..

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  5. ahahah, ipotesi interessante... la bestia 666 è l'oscuro arconte del calcio mondiale? chissà...
    Se così fosse mi piacerebbe che desse fondo alle sue oscure arti per causare un fenomeno di autocombustione per Sepp Blatter...
    detto questo: Do What Thou Wilt sempre..

    altrimenti potrebbe essere un eone creato da qualche iniziato Kremmerziano.

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  6. Brutta storia questa di Raul. Non mi è piaciuta. In particolare, non comprendo i "perchè" della dirigenza del Real. E di Mourinho.

    Quello che è mancato al Real quest'anno (se proprio lo si vuol trovare, questo qualcosa, con riferimento ad una squadra che ha perso un campionato a quota 96 punti) è una banale amalgama. Come spesso è successo anche in passato, si è trattato di una squadra con andatura a lampi (per lo più di C. Ronaldo) e poco più.

    Permettere a Raul di andarsene, forse è un pò come rinunciare a un punto di riferimento fondamentale. Per chi arriverà e per chi c'è da poco.

    In un ottica mourinhana a 23-25 giocatori al massimo, l'ultimo a cui avrei rinunciato è Raul (considerate anche che in rosa c'è gente come Van Der Vaart, Granero o Marcelo..). In termini di gestione e di valore aggiunto occasionale.

    L'unica spiegazione è che ci sia stato uno screzio con i dirigenti.

    Ma, in ogni caso, non rispetterò mai una società che permette la partenza della sua bandiera.

    Onore dunque a Raul Gonzalez Blanco. Capitano nemico e valoroso.

    ps: il colpo di grazia, per quanto mi riguarda, sarebbe un passaggio del numero 7 al brillantinato per eccellenza.

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  7. Lo ripeto, è stato un onore.

    http://www.as.com/futbol/video/raul-mejores-goles/dasftb/20100426dasdasftb_12/Ves

    ps: nel penultimo il lancio è di Karembeu.. Un grande Karembeu. Noi tutti sappiamo perchè e per questo lo stimiamo (http://www.google.it/images?hl=it&q=Adriana%20Sklenarikova&um=1&ie=UTF-8&source=og&sa=N&tab=wi&biw=1004&bih=608#0,1456).

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  8. Comunque non male Mourinho, è arrivato e senza colpo ferire ha fatto fuori due totem come Raul e Guti. Mentalità futurista fino all'eccesso, ucciso il chiaro di luna sulla Castellana.

    A questo punto sarebbe stato bello vederli entrambi in Italia, magari in coppia, magari in qualche squadra tipo la Samp, il Palermo o, perchè no, il Brescia o il Bologna. Ma l'Italia, dico io, non si merita tanto romanticismo, e tanta letteratura. Ci meritiamo gli Hernanes, i Pintos, i Mascherano e l'ennesima vagonata di pippe al sugo anonime che agosto, anche quest'anno, ci regalerà...

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  9. Si, gesti come quello di Pep che lascia la fascia a Roberto Baggio non sono per noi.

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