martedì 6 luglio 2010

Mario Benedetti, portiere uruguayano

El césped. Desde la tribuna, es un tapete verde. Liso, rectangular, aterciopelado, estimulante. Desde la tribuna quizás, crean que, con semejante alfombra, es imposible errar un gol y mucho menos errar un pase. Los jugadores corren como sobre patines o como figuras de ballet. Quien es derrumbado, cae seguramente en un colchón de plumas, y si se toma, doliéndose, un tobillo, es porque el gesto forma parte de una pantomima mayor. Además cobran mucho dinero por divertirse, por abrazarse y treparse unos sobre otros cuando el que queda bajo ese sudoroso conglomerado hizo el gol decisivo. O no decisivo es lo mismo. Lo bueno es treparse unos sobre otros mientras los rivales regresan a sus puestos, taciturnos, amargos, cabizbajos, cada uno con su barata soledad a cuestas”.
(Mario Benedetti, dal libro Puntero Izquierdo)

Poco più di un anno fa moriva il grande scrittore uruguayano Mario Benedetti. Sono sicuro che, nonostante tutti gli acciacchi che ne hanno condizionato gli ultimi mesi di vita, avrebbe chiesto volentieri una tregua (per citare il titolo del suo più bel libro) pur di essere ancora vivo stasera. Perchè stasera, dopo quarant'anni, è di nuovo il momento di sentirsi vivi, nella lontana Montevideo. Di fronte c'è l'Olanda, ancora più in là c'è la finale di un Mondiale, in fondo in fondo c'è, semplicementes la Storia. E la bandiera della celeste sventolerà forte sui tetti romani, e per una sera il tram numero 8 da Largo Argentina porterà fino all'ingresso dello stadio Centenario.

Mario Benedetti era un grande appassionato di calcio. Tifoso del Nacional di Montevideo, ricordava sempre con un sorriso picaresco gli anni in cui il Nacional riuscì nell'impresa di vincere cinque titoli di fila, guidato in difesa dall'insormontabile triangolo composto da García, Nasazzi e Domingos da Guía, gente capace di far mantenere la porta inviolata per un girone e mezzo. Giocava anche Benedetti, quand'era ragazzo. In porta. Come se fosse il personaggio di un suo romanzo, malinconicamente seduto da solo ad un caffè, in attesa che gli eventi suonassero alla sua porta. Gli piaceva giocare in quel ruolo perchè -racconta- il portiere rappresenta una figura speciale nella squadra, anche se, e con ragione, molti dicono che è il peggiore dei ruoli: quando i compagni segnano un gol il portiere non può festeggiarlo con loro perchè sta troppo lontano, e quando invece gliene segnano uno è rassegnato a sopportarlo in solitudine. Portiere per vocazione, nonostante l'ingratitudine del ruolo, Benedetti non giocò mai fuori dalla porta. Forse perchè era asmatico, come un suo illustre collega tra i pali, il Che Guevara. Fu il padre del Che, una volta, a raccontare a Benedetti che anche suo figlio era golero e che teneva sempre nella porta, accanto ad uno dei pali, un inalatore. Così, dopo un'uscita o una parata, correva a farsi un paio di spruzzi. Anche quella del Che, in fondo, era una vocazione.

Probabilmente, stasera Bendetti si spellerebbe le mani davanti alle giocate di Diego Forlàn. Perchè va bene giocare in porta, ma la magia sul campo la portano le punte. Benedetti ha visto giocare i grandi: Scarone, Petrone, l'oriundo Atilio Garcia, Mamucho Martino. Ma se doveva scegliere il suo preferito non poteva che pensare al grande Pepe Schiaffino, nonostante -purtroppo- fosse un avversario, perchè giocava con il  Peñarol. Racconta che andava allo stadio solo per vederlo giocare, perchè gli piaceva osservarlo quando non aveva la palla, per i suoi movimenti e gli ordini che impartiva ai suoi compagni. Anche io, nel mio piccolo, sono un fanatico dei movimenti senza palla, quell'ordito quasi esoterico di movenze e linee solcate sul campo indecifrabile al profano in salotto.

Sono passati 60 anni dal Maracanazo, ma stasera, osservando quelle magliette celesti muoversi diligentemente per il campo, ci sembrerà a tutti di essere tornati indietro. Già, Obdulio Varela, il piccolo grande Uruguay, il Maracanazo..Ricorda Benedetti che nonostante la grande allegria che contagiò gli uruguaiani per aver vinto il mondiale in Brasile, quello che lo toccò molto, rendendolo quasi triste, fu pensare alla sofferenza che doveva aver subito dopo quella finale il portiere brasiliano Barbosa. Fu lui infatti ad essere accusato dal paese intero come responsabile dei due gol presi. Si portò dentro un così grande tormento che addirittura si ritirò dal calcio prima del tempo. Al di là di questo ricordo privato, per Benedetti quella giocata al Maracanà fu la partita che fece conoscere l'Uruguay al mondo:

Nos hizo mucho bien el fútbol. Fuimos campeones olímpicos de fútbol en los años veinte, en 1924 y en 1928, y en 1950 le ganamos a Brasil la final de la Copa del Mundo en el Maracaná. Gracias al fútbol nos conocieron en el mundo. ¡Cuando ganamos las Olimpíadas, en París, la gente no podía creer que un país tan chiquito, que casi no estaba en los mapas, saliera campeón! Cuando ganamos en 1924, me acuerdo que estábamos en Tacuarembó, y mi padre escuchaba una radio española con unos auriculares que no sé de dónde se sacó. En 1928, ya en Montevideo, seguíamos los resultados en la plaza Libertad, a través de unas pizarras. Uruguay jugaba la final, con Italia, y bajaban los cartelones: “Uruguay cede corner, Italia cobra off side”. ¡Uruguay ganó 3 - 2!”.

Dopo tanto tempo, è arrivato il momento di ripetersi. L'Uruguay ha bisogno di una tregua, e noi di un po' di buona letteratura. Viva la Celeste, viva Uruguay!

7 commenti:

  1. Nessuno sa nulla dell'Uruguay. A malapena la capitale, Montevideo, forse.

    Moneta? Paesaggio? Clima? Bordaberry? Penarol? Tupamaros? Paso de los Toros?

    Nell'attesa di conoscere tutto ciò, ho scoperto che sulla bandiera della regione di Treinta Y Tres campeggia la scritta "Libertad o Muerte", che è pure il motto nazionale (viene da una storia infinita di lotte per l'Indipendenza).

    Diciamo che l'Uruguay è la suggestione all'ennesima potenza. E' il non essere.

    E suggestiva è pure la sua apparente fragilità al cospetto delle potenze calcistiche europee.
    La Nazionale scomparsa, con la maglietta sbiadita.

    Falli urlare, Cachabacha!


    Ps: Dobbiamo andare a vedere cosa c'è in Uruguay. Assolutamente.

    RispondiElimina
  2. Grazie Dionigi per questo splendido affresco… rientra tra i brani che mi hanno fatto innamorare di L.B.… Viva la Celeste, Viva Diego che ha imparato a segnare, Viva Óscar Washington… peccato solo, manchi Luis Alberto Suárez immolatosi ai quarti per regalare ad un popolo intero questa semifinale e la speranza di un sogno…

    Eddie

    RispondiElimina
  3. "Es evidente que Dios me concediò un destino oscuro. Ni siquiera cruel. Simplemente oscuro. Es evidente que me concediò una tregua. Al principio, me resistì a creer que eso pudiera ser la felicidad. Me resistì con todas mis fuerzas, despuès me di por vencido y lo creì. Pero no era la felicidad, era sòlo una tregua. Ahora estoy otra vez metido en mi destino. Y es màs oscuro que antes, mucho màs" (da "La tregua").

    Che peccato, che grandissimo peccato, Mario Benedetti. Che Uruguay gagliardo, allegro e sfortunato! La tregua è finita.
    Traditi da un gol orrendo, rocambolesco, fortunoso, immeritato e probabilmente anche irregolare. Riprendiamo il nostro vecchio cammino adesso, a testa alta, e aspettiamo.

    Che dire dell'Olanda..Gli arancioni dalla morale double-face (i primi a passare col rosso in vacanza sulla Riviera Romagnola e sempre i primi, tornati a casa, a parlare male degli italiani mentre a cena mangiano con le mani pane e formaggio, mentre fuori piove), guidati dall'odioso Van Bommel (come fa a finire sempre le partite in campo? Non è che sotto ha la maglietta dell'Inter?), vanno avanti perchè Sneijder in questo periodo vincerebbe pure se giocasse al Gratta&Vinci all'Autogrill di Caianello e Robben è effettivamente un fuoriclasse. Ma -al di là di quello che dirà il polpo Paul, amico storico di LB e grande giallorosso di Cermania- mi sento di profetizzare che tanta avidità e tanta buona sorte in finale serviranno il conto agli orange, ora tocca vedere solo chi lo farà..

    RispondiElimina
  4. Mi spiace tanto per la Celeste, ha giocato, ci ha provato, non si è chiusa e Forlan ha fatto il suo… se poi subisci quel goal di Sneijder… puoi solo prendertela con la mala sorte!
    Anche io, come Dionigi, vedo vincente la futura finalista… sia essa la Spagna profetizzata dal Polpo o la Germania povera di tedeschi doc, cambia poco… ma, ad onor del vero, ero altrettanto certo che anche quel Brasile dunghiano avrebbe spremuto l’arancia, ed invece…

    RispondiElimina
  5. Innanzitutto buongiorno e ... grazie. Grazie per i piacevoli momenti passati a sorseggiare calcio e vita come fossero un cafesport Borghetti (da piccolo, quando stavo in Ancona, i grandi lo chiamavano così). Grazie al signor Dionigi per avermi fatto scoprire Sr. Chinarro, il vero antidoto contro il logorio della vita moderna; grazie al parente di Holloway per i recuperi di storie dimenticate o mai conosciute e grazie pure a tutti gli altri.
    Io tifo arancione da quando nel 1974 fui folgorato dai ritmi di un Olanda - Bulgaria prima e di un Olanda - Argentina poi mai più replicati se non in qualche Umbria Jazz. Certo questa è mooolto diversa, prende meno gli occhi e accoglie tra le sue file broccacci notevoli quali Bouhlarouz e Heitinga, soprasopravvalutati quali Van der Vaart e spettinatori di caviglie d.o.c. quali il genero Van Bommel ma, ma ...all'improvviso può partire qualche improvvisazione imprevista (che poi son sempre le stesse, lo sappiamo noi spettatori e lo sanno loro giocatori ma ogni volta ti sorprende quell'attimo sufficiente a scompaginare piani e allenamenti mirati). Io ci spero.
    Ah, quasi dimenticavo, se fossi Mourinho sarei fiero (anche se non lo direi a nessuno) della biografia immaginaria e immaginata imbastita dal signor Dionigi; non essendolo sono stato molto contento di aver comprato e letto quel fine trattato sulla formazione di un mito spiegato attraverso altre mitologie. Clap clap clap !
    Un piccolo appunto: un romanista che paragona un non espulso ad un interista. Mi sfugge qualcosa, controlli le statistiche ammoniti/espulsi/falli di squadra di Roma e Inter (secondo me qualcosa non torna) o meglio ancora si riguardi la finale della coppa del patriota e mi dica chi doveva finire in 7.
    Finisco con la rissa da bar, troppi Borghetti in colpo solo, sennò sembra tutto un magnamagna. Ciao ragazzi
    Cruyff

    RispondiElimina
  6. Buongiorno grande Cruyff, dopo aver speso così belle parole sul Sr. Chinarro (queste sono LE NOTIZIE, quelle che mi fanno pensare che effettivamente servo a qualcosa, che ho una missione in questa vita), sul libro su Mou e su LB tutta è inutile dire che puoi dire quello che vuoi e che avrai sempre ragione..A parte tutto, sono note le mie rosicate anti-interiste, dunque non ti sorprendere se vedo bene Van Bommel accanto a Maicon e Muntari..

    Sull'Olanda (calcistica) voglio comunque puntualizzare che, al di là del dispiacere per la sconfitta dell'Uruguay e per vedere favorita la vincitrice dell'altra semifinale, tanto di cappello alla squadra di BMW, il cui calcio non sarà più arioso e "totale" come un tempo, ma è comunque un bel gioco di squadra, elettrico, teso, molto contemporaneo. Mi ricorda molto il Valencia di Cuper, che andava a fiammate, e quando si accendevano le frecce (Lòpez, Mendieta, Gerard) in quei cinque minuti non ce n'era per nesuno. Sarà una bella finale insomma, e se vincerà l'Olanda se la sarà meritata (meno della Germania, ma comunque meritata).

    RispondiElimina
  7. Ho visto un immenso Uruguay.
    Spavaldo, lucido e guerriero.
    Ho visto un Gargano migliore in campo ed un Cavani la leccarsi i baffi. Oltre ad un Diego Forlan da lacrime (in porta si tira, sempre e comunque. Come va, va).

    Non è stato sufficiente. La buona sorte olandese ha avuto la meglio in maniera beffarda.
    Forte, per una volta, dei singoli anzichè del collettivo. Di colpi anzichè di gioco.
    Tra i tulipani, gran partita quella di Van Bommel: checchè ne dica Dionigi, ha replicato la grande sostanza presentata al cospetto del Brasile. Forti dubbi su Heitinga (perchè era in campo in una semifinale mondiale?).

    Infine, una considerazione: Dirk Kuyt sono due persone. Ne sono certo. Giocano a turno, una partita per uno. E' l'unica spiegazione a tanta corsa, a tanta copertura di campo (unita al fatto che non sbaglia mai un appoggio).

    RispondiElimina