giovedì 22 luglio 2010

Il K. Index

E’ una storia dove tutti fanno una figura meschina.. dove i segreti sono di pubblico dominio e dove la verità rimane celata.. E’ una storia di deliri di onnipotenza.. di un Castello abbandonato dove il potere supremo è vacante e della corsa ad occupare quella posizione.. E’ la storia di un nome.. che credendosi immacolato e perfetto si fa carne e quindi si scopre marcescente e putrefabile.. E’ una storia di corruzione.. del divino che si fa terrestre per corrompersi e della corruzione come pratica politica nella dialettica del potere imperiale.. E' una storia da dimenticare.. è una storia da non raccontare.. E’ la storia di K.. un agrimensore straniero che anni fa sbarca su un’isola lontana.. E’ stato chiamato dal padrone del Castello perché metta le sue indubbie conoscenze trigonometriche applicate all’agricoltura a disposizione di una nuova e promettente generazione di contadini dell’isola.. In vista c’è la Grande Fiera.. Da anni l’isola non riesce a vincere quella fiera presentando il raccolto migliore, e il padrone del Castello pensa che grazie ai servigi di quell’agrimensore straniero e ad una certa qualità e predisposizione che viene ravvisata nei giovani contadini, questo possa essere l’anno buono.. E’ molto importante che quest’anno si riesca finalmente a vincere la Grande Fiera.. troppo tempo è passato dall’ultimo, lontano successo.. Oltretutto il padrone del Castello ha intenzione di organizzare la prossima Grande Fiera sull’isola.. in ballo ci sono molti denari.. l’intera isola ricaverebbe un guadagno spropositato.. ecco perché non ha lesinato all’agrimensore un lauto stipendio.. Il padrone del Castello e il suo comitato di burocrati però o applicano una strategia di nascondimento della realtà agli occhi dell’isola.. se è vero infatti che sono oramai anni che offrono cifre pazzesche ad agrimensori stranieri che non riescono mai a produrre un buon raccolto.. O questi burocrati sono dei fessi.. Ed offrono denari in quantità spropositata per candelabri di rame dipinti d’oro (spesso rivestiti solo dagli abbellimenti dei racconti provenienti dalle terre straniere da cui provengono gli stessi agrimensori..) sperando che il loro splendore possa abbagliare di luce riflessa la paccottiglia con cui li circondano facendone aumentare il valore.. che le loro geometrie applicate ad un terreno arido possano fare germogliare dal nulla orzo, grano e crusca.. O sono in malafede.. E piuttosto che accettare che la loro meglio gioventù non sia capace di ricavare un raccolto decente, chiamano agrimensori venuti da lontano per potere incolpare loro..
Ma una sera di maggio.. pochi giorni prima che la Grande Fiera abbia inizio.. un lutto devasta l’isola.. Viene infatti a mancare il padrone del Castello, colui che in prima persona aveva richiesto i servigi di K.. Al suo posto viene insediato il comitato di burocrati.. Il problema è che nessun nuovo padrone del Castello potrà essere eletto prima che venga presa una decisione su dove istituire la futura Grande Fiera.. per l’organizzazione della quale ricordiamo che l’isola è sempre in lizza, se non favorita.. e per la quale sono in ballo così tanti denari al cui confronto il pur eccellente stipendio dell’agrimensore è un’inezia.. Si crea quindi un vuoto di potere.. Il trono del Castello rimane vacante.. E mancano pochi giorni all’inizio della semina.. Sempre in una sera di maggio.. pochi giorni dopo che è stato annunciato all’isola che nel Castello non c’è più nessuno.. l’agrimensore approfitta del vuoto di potere che si è creato e presenta all’isola un “sistema oggettivo di valutazione statistica delle prestazioni dei coltivatori” che porta il suo nome.. il K. Index.. Lo bagna col suo sangue.. lo vidima con il suo sigillo.. gli attribuisce il suo nome.. L’agrimensore K. è infatti giunto sull’isola prigioniero delle sue manie di onnipotenza.. impermeabile a critiche e suggerimenti pensava che il suo nome.. oramai assurto a feticcio che trascende il suo reale valore di scambio, grazie ai racconti fabbricati con astuzia nella sua terra natia.. fosse sacro.. Inoltre l’agrimensore assicura i burocrati, i suoi contadini e l’isola tutta.. “non lo faccio per vile denaro..” E a dimostrazione della sua buona volontà è accompagnato nella presentazione di questo K. Index - che serve a “scomporre il terreno in figure geometriche facilmente misurabili” - da tre re magi.. noti trafficanti e contrabbandieri di sementi e gemme preziose.. provenienti dalla medesima terra straniera da cui proviene l’agrimensore.. I burocrati, stupidi ma fino ad un certo punto, cominciano a sospettare che l’agrimensore li stia prendendo per il culo, e che non contento del lauto stipendio che gli versano (sei milioni di denari l’anno che lo aiutano a collezionare falci ed aratri disegnate da Chagall, Baselitz e dal suo connazionale Pietro Pizzi Cannella..) cerchi altre fonti di facili guadagno.. Quello che l’agrimensore K. omette di rivelare infatti.. è che a quel sistema si accompagnerà un gioco a pagamento.. i cui proventi serviranno a rimpinguare non solamente il suo orgoglio.. ma anche le tasche sue e dei magi suoi compatrioti..
E’ tempo della Grande Fiera.. a cui partecipano antiche regioni rivali che hanno sempre umiliato quell’isola così presuntuosa.. così fiera delle sue rigogliose tradizioni ed allo stesso tempo dal terreno ultimamente così arido e povero di frutti.. Ed anche questa volta gli avversari presentano un raccolto di bellezza e dimensioni certamente superiore di quello dei giovani contadini dell’isola.. L’agrimensore K. ha quindi fallito la sua missione.. Anche se a sua discolpa va detto che se dalle rape non si cava sangue.. da quella sterile terra di cui è composta l’isola è difficile ricavare anche solo rape.. La gente sull’isola è incazzata nera.. antichi asti nei confronti dello straniero riemergono prepotentemente.. I burocrati vogliono la testa di K.. Non lo hanno scelto loro.. ma il padrone del Castello.. ma il Castello ora è vuoto.. E per di più c’è in ballo la candidatura per organizzare sull’isola la prossima Grande Fiera e fino ad allora nessun nuovo padrone potrà mai essere insediato.. Il comitato di reggenza composto da burocrati allora abbozza.. Il prossimo agrimensore sarà sempre lui.. K.. Costa troppo mandarlo via ed un altro misero raccolto non permette di allettare nuovi agrimensori all’orizzonte.. Potrebbe finire tutto lì.. Con l’agrimensore che approfittando del vuoto di potere al Castello ha trovato il modo di non farsi cacciare e con i burocrati che lo confermano.. perché dilaniati dalle lotte intestine e perché non hanno i soldi per un altro agrimensore.. avendoli spesi tutti per corrompere coloro che decideranno dove si disputerà la prossima Grande Fiera.. Unica condizione, dopo la pessima figura alla Grande Fiera, i burocrati chiedono all’agrimensore K. di non pubblicare i voti del “sistema oggettivo di valutazione statistica delle prestazioni dei coltivatori” a cui aveva impresso il suo nome.. Il K. Index.. E l’agrimensore accetta, ci mancherebbe.. se non fanno bella figura i suoi contadini non fa bella figura nemmeno lui.. Ma c’è un problema.. né il comitato né l’agrimensore hanno fatto i conti con i re magi.. Pastori in fuga dalle terre del sud.. nomadi senza alcun vincolo nei confronti di alcun Castello né tantomeno di alcun comitato di reggenza composto da pavidi e sciocchi burocrati.. i magi pubblicano il sistema di valutazione statistica a cui l’agrimensore aveva a suo tempo (per amore di sé e delle sue tasche) impresso il suo sigillo.. Il famigerato K. Index.. e danno i voti, pessimi, alle prestazioni della meglio gioventù dell’isola..

Apriti cielo.. Nel paese parte la caccia allo straniero.. i giovani contadini che si trovano così mal giudicati (ed in effetti hanno fatto proprio schifo) da colui che li ha così malamente guidati (ed in effetti l’agrimensore ha proprio sbracato, i suoi calcoli trigonometrici si sono dimostrati inadeguati) inseguono il povero K. con il sangue agli occhi.. Ma, ligi alle leggi ed alle tradizioni dell’isola, aspettano che sia poi la burocrazia a risolvere i problemi per loro.. Ed in effetti carta canta.. ed il comitato di reggenti avrebbe il potere di esautorare immediatamente l’agrimensore.. Ma come ogni potere burocratico non ne ha la forza, la volontà ed il coraggio.. Sono troppo impegnati ad organizzare il sinodo che dovrebbe eleggere il nuovo padrone del Castello, ad ingraziarsi coloro che decideranno il destino della prossima Grande Fiera.. Ed alla fine della storia è l’agrimensore quello messo peggio.. Dall’isola aveva ricevuto i migliori doni: le fanciulle più avvenenti, i cibi più gustosi, le mescite più inebrianti.. gli avevano affidato speranzosi i loro terreni da misurare ed un manipolo dei loro migliori contadini per rendere quei campi finalmente fruttuosi.. Ed in cambio lui.. non solo produce l’ennesimo striminzito raccolto.. l’ennesima umiliazione dell’isola alla Grande Fiera.. ma grazie alla pubblicazione del suo K. Index sputtana pure ai quattro venti la loro meglio gioventù.. L’agrimensore K.. da sempre abituato nel suo pavido paese alla compiacenza ed alla servitù non sa come giostrarsi nei momenti di difficoltà.. Urla, sbraita.. Minaccia fuoco e fiamme contro i magi.. traditori della sua parola e profanatori del suo nome.. Ma è loro prigioniero.. ha vergato un patto con il suo sangue e ha posto il sigillo con il suo nome.. Cerca di tornare sui suoi passi.. si dice pronto a restituire tutto, in cambio chiede solo di riottenere l’integrità del suo nome.. Ma il tutto che vuole restituire è deprezzato rispetto a quello che ha ricevuto.. il suo nome nell’isola e sulla terraferma non vale più un cazzo.. I re magi, abili mercanti che sanno che una cattiva pubblicità e sempre una gran cazzo di pubblicità, gongolano felici nel loro oro.. A breve i burocrati accuseranno l’agrimensore di ogni possibile nefandezza.. anche di non essere riusciti ad ottenere che la prossima Grande Fiera venga disputata sull’isola per colpa sua.. Il castello rimarrà vuoto ancora a lungo.. E l’agrimensore K. sarà condannato a portare su di sé il peso di un nome che non vale più nulla.. E tutto perché nel suo deliro di onnipotenza credeva che il suo nome, K., fosse il nome sacro.. E invece K. era solo il nome dell’homo sacer.. lo straniero.. l’escluso..

2 commenti:

  1. Fama-infamia, spioniaggio, cricche, patti di sangue. Nel tramonto del capitalismo tornano forme tradizionali mai sopite. Se rompere il contratto costa troppo si infanga il personaggio.
    In principio fu Max Mosley. Accompagnato alla porta della presidenza FIA per la passioncella nei confronti del mix sesso-terzo Reich. Ora capello. Costa troppo, il santone guaritore invece di scacciare le paure degli inglesi le ha esacerbate; allora via. Ma il contratto firmato in tempi di vacche grasse ora è una follia. Si può mutare la sostanza senza passare per il giogo della forma?
    Ecco all'ora l'infamia, lo sputtanamento. Costa meno.

    L'accostamento a Kafka è bellissimo, al suo dramma infero e normale al tempo stesso, alla condanna ineludibile che proviene dall'alto della burocrazia più bassa.
    Pensare la mascella neoclassica e mussoliniana di Don Fabio tremare di fronte alla lettera di dimissioni suscita una certa impressione, sarebbe un taglio netto alla globalizzazione calcistica.

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  2. Coltissimo post e coltissimo commento. Molto ben visto. Hai ragione Gegen, è proprio quello, forma e sostanza, contratti e infamia.
    Le grandi law firm facevano firmare contratti derivati di ristrutturazione del debito di duecento pagine e in inglese tecnico ad assessori di paesi di diecimila abitanti con un diploma di ragioneria sulle spalle, il trionfo della società finanziaria post-industriale, con il Valore creato non più dalle merci (la sostanza) ma dai contratti (la forma). Poi un giorno si sono accorti, in qualche Procura, che era un inganno, e allora via le persecuzioni...
    Così Capello, ha portato solo il suo marchio, il suo brand, la sua fama, ha fatto un agevole repulisti (niente patatine fritte, niente wags, niente pub) ma poi si è dimenticato della sostanza, del gioco, della personalità della squadra, dei giocatori. Adesso però è troppo tardi per accorgersene, il contratto è stato firmato, i debiti non sono diminuiti ma anzi aumentati, e come torniamo indietro, se Capello non fa un passo indietro? Con lo scandalo, la gogna medievale.

    Che poi Capello se lo merita. La cifra della mediocrità del suo senso estetico nel calcio lo dà la stima per Pizzi Cannella, uno degli alfieri dell'inguardabile Scuola di San Lorenzo, panzone maledetto che la sera, quando torna a casa al Pastificio e trova il montacarichi bloccato su qualche piano (ed è un classico), inizia a bestemmiare e a gritare e a insultare tutto l'edificio ("Froci! Siete dei froci de mmerda! Li mortacci vostri!") e arranca a piedi verso il suo attico (da sendero) luminoso...E con lui Capello si abboffava da Pommidoro, ignobile trattoria pasolinian-chic de San Lorenzo, perchè pensava di essere uno dentro il mondo dell'arte, non accorgendosi di essere, invece, un impostore.

    Quello che si è dimostrato anche sull'Isola.

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