mercoledì 30 giugno 2010

Africa addio

Lo voglio dire a mezza strada, col Mondiale che entra nel vivo, perchè dirlo prima sarebbe stato un pregiudizio e dirlo dopo troppo facile: mai più un Mondiale in Africa (quella subsahariana almeno). La goccia che ha fatto traboccare il mio vaso sono le immagini dei tifosi sugli spalti che si ripetono sul mio televisore ad ogni partita: tutti uguali, sempre festanti, con le facce dipinte, i cappelloni e le parrucche, gli occhialoni e le trombette. Sempre che ridono, che ballano, che cantano. Che si divertono. Non mi riferisco solo ai tifosi africani, che anzi sono le (più) vittime di questa indecenza, bestie al macello del folklore in mondovisione, figuranti pittoreschi dello spettacolone Fifa dal gusto glocal, spezie piccanti che insaporiscono l'immangiabile polpettone da vendere per i cinque continenti; ma a tutti quanti, perchè non c'è squadra che non abbia tra gli spalti il suo seguito di variopinti pagliacci (anche il rigoroso Giappone, con sommo dispiacere mio e di Mishima). Ecco, loro sono l'immagine, l'emblema, la diapositiva di un Mondiale orrendo, disputato in mala fede e nel posto sbagliato. Peraltro, è evidente che loro non sono tifosi. I tifosi allo stadio non ridono, non cantano e non ballano incipriati come al teatro di rivista, non si travestono come drag queen, non cercano di dare un senso alla propria esistenza nella fugace inquadratura di una telecamera. I tifosi allo stadio stanno in silenzio, soffrono, stemperano la tensione raccontando una storia o bevendo una birra. Non fanno i clown, non stanno al circo. Ecco, invece questo mondiale africano mi sembra niente di meno che un circo, una sorta di Eurovision del pallone. Fa ridere e fa schifo questo calcio, così rozzo, pornografico e lontano dall'ispirata poesia del Mondiale del'42 giocato in Patagonia e vinto dai mapuches inventato dalla penna di Soriano. La colpa, anche qui, non è dell'Africa in quanto tale, ma dello strumento che è diventata dopo essere passata tra le mani dei massoni calvinisti della Fifa. Questa retorica stucchevole, buonista, progressista che ci viene proposta del Sudafrica che ha superato l'Apartheid, del pacifico miscuglio delle razze, dell'Africa che va avanti sulle sue gambe, degli stadi pieni, dell'esplosione di gioia delle vuvuzelas..anche un cattivo maestro dell'esotismo educato e quindi molto gettonato tra le donne nonché spendibile all'Ultima Spiaggia come Bruce Chatwin avrebbe un sussulto di dignità, verità e cinismo di fronte a tante finte cartoline. Nonostante il titolo non voglio richiamare il cripto-fascismo nostalgicolonialista di Jacopetti, ma sì chiedere a Sky e alle altre testate scritte di regime di farci sentire e vedere ogni tanto anche qualcos'altro, tipo le bidonville dove vivono i neri, tipo i racconti dei boeri trucidati e le immagini delle loro eleganti fazendas ridotte a brandelli, tipo la caccia indiscriminata agli animali perchè i governi (sic!) non sono in grado di regolarla, tipo lo scandalo dei bianchi ricchi che vanno a fare i safari e sparano, rigorosamente al sicuro dentro a un blindato, ai leoni o agli gnu o alle gazzelle che dormono per poter poi esibire lo scalpo del mammifero nella sala hobby della villa all'Olgiata, tipo l'impossibilità dell'Africa post-coloniale tutta di sopravvivere da sola, testimoniata dai venditori di calzini che infestano le nostre strade, dalla rivolta di Rosarno, dai lussi europei della nomenklatura dei vari paesi africani, dalla sopravvivenza del carrozzone FAO. Perchè parliamoci chiaro, aveva detto tutto  Massimo Fini, l'Africa è il vizio oscuro dell'Occidente, è un gigantesco Kosovo, che non produce niente, che non serve a niente, se non a farci sentire in colpa e a dare ispirazione pret-a-porter ai registi in crisi che però si sono già giocati la carta sempre vincente della Shoah, l'Africa vive della questua della globalizzazione interessata cinese, russa, araba, americana e quel che rimane dell'Europa, e anche il calcio non fa eccezione, i giocatori vengono da noi, gli allenatori sono i nostri, e il Ghana è lì avanti solo per la gentilezza prezzolata degli orfani di Tito, perchè altrimenti sai che flop per il simpatico ke nako e l'allegra waka waka...La nostra influenza non è cambiata, selezioniamo ancora i giocatori che servono alle nostre squadre (mediani che corrono, punte che corrono, terzini che corrono, tutti molto resistenti, con certificazione ISO) così come prima selezionavamo le merci che servivano alle nostre industrie. Li facciamo arrivare su comodi boeing invece che su maleodoranti barconi. Li riempiamo di soldi (così Eto'o può fare qualcosa per il suo Paese, come richiestogli dal Governo di Yaoundè, regalando a tutti i compagni un orologio da trentamila euro..) invece che di frustate. Gli abbiamo dato l'illusione dello svezzamento, di avercela fatta, li abbiamo riempiti di armi e, facendo credere ai sessantottini alla Dario Fo che Mugabe era the right thing, abbiamo sacrificato una manciata di facce bianche per perpetuare la nostra muta ma redditizia presenza commerciale. Africa è provincia babba della globalizzazione, Mogadiscio è la sua Corleone, il Sudan il quartiere Brancaccio, ogni tanto scoppia qualche rivolta e si trova il Salvatore Giuliano della situazione e gli si mette un cappello leopardato d'astrakan in testa, ma poi c'è sempre la copertina luccicante del Sudafrica da vendere ed esportare che neanche Camilleri l'avrebbe ricreata così bene, con Mandela a fare da "Montalbano sooono". Anche questi Mondiali sono l'ennesimo mattone della nostra costruzione: li abbiamo fatti sentire importanti, dandogli il comando delle operazioni, salvo versare le commesse dei lavori, degli sponsor e delle licenze  nelle casse dei nostri imprenditori e delle nostre banche, perchè la mensa Uefa a Nyon ha costi mica male, gli abbiamo lasciato colorare i volti, ricreando posticciamente le tradizioni dei popoli nomadi ad uso e consumo degli spettatori d'Occidente, tra uno spot della Heineken e uno della McDonald's, abbiamo occultato i cadaveri della Storia e del presente, spostando l'attenzione sui quattro calci a un pallone. E allora si sbagliava Jacopetti, quando quarant'anni fa faceva dire alla sua voce narrante che 
si concludono così due secoli di storia. L'Europa ha fretta di andarsene ed in punta di piedi, anche se a conti fatti ha dato assai più di quanto ha preso. L'Europa, il continente che ha tenuto l'Africa a balia, non ce la fa più con questo grosso bambino nero cresciuto troppo in fretta, che frequenta cattivi compagni e che per di più la mette in croce perché ha la pelle bianca e così l'abbandona, ancora inquieto ed immaturo, proprio nel momento in cui avrebbe tanto bisogno di lei! Così l'Africa esce dal suo medio-evo: posa la lancia per il fucile

perchè l'Europa invece è sempre lì, ha fatto posare agli africani la lancia e a qualcuno mette in mano i machete, perchè le riviste femminili del sabato vendono di più con le storie dei baby-guerriglieri, nitidamente immortalati da quegli stessi fotografi che due giorni dopo sono in un resort di Zanzibar per il calendario Pirelli,  a qualcun altro i preservativi, così le attempate giocatrici di bridge del nord possono svernare sulle isole ivoriane in compagnia di prestanti giovani locali, ad altri infine le vuzuzelas e i palloni, perchè anche il calcio è un bel guinzaglio, di quelli con il manico lungo ed elastico, altro che libertà, e lo si capisce proprio dalle facce giullaresche dei tifosi in tribuna visti in questo Mondiale, che, come i sorrisi delle ragazze nelle riviste porno, non riflettono alcuna allegria, ma provocano solo pena. Addio Africa, a mai più!


7 commenti:

  1. è il paradigma tipico dei mondiali fuori dai paesi di tradizione calcistica aggravato da tutti i sensi di colpa lavati, ancora una volta, nel sangue.

    La disfatta iniziata con il mondiale del 1994 tutto marchi, uomini sandwich, partite ad orari assurdi.
    Solo che la finzione qui è posticcia, sterile, puerile nell'incontenibile misero entusiasmo dei locali.

    Devo dire che però il miscuglio orrendo nasce dalla presenza della FIFA. Io un mondiale africano, ma veramente africano, lo avrei guardato con curiosità, attendendo il cedimento strutturale tra stadi fatiscenti e birre locali.. così invece l'Africa ha solamente affittato il suo utero affinché si compiesse la gestazione della farsa calcistica mondiale.

    L'africa è il terreno lussureggiante delle banalità occidentale.. dall'esostismo da quattro soldi dei sodali di avventure nel mondo, ai piccolo borghesi pronti dare preservativi invece che impartire un minimo di etica.

    Lasciamo l'africa a se stessa, aboliamo i confini, leviamo le missioni. Che ripristinino la ierogamia, il sacrificio, lasciamogli adorare i loro dei locali, vivere la loro cosmogonia e celebrare il loro sciamanesimo. Ripristiniamo l'africa idolatra e carnale di un tempo e smettiamola di usarla come il laboratorio del nostro nulla postideologico.

    Come al solito, osservando gli africani e gli avvoltoi della fifa chi si noterà come i secondi si dimostrano ancora più selvaggi e spietati di coloro che credono di integrare ed educare.

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  2. Esatto, è proprio così. Probabilmente questa decadenza cafona è iniziata proprio coi mondiali in territorio yankee.
    Questi non sono i mondiali africani, ma i mondiali dell'immagine africana che la Fifa ha voluto imporre.

    Alla fine, di questa dimenticabile manifestazione rimarranno solo tre immagini:
    1. il truculento fallo di Tiotè su Elano (emblema del calcio africano contemporaneo);
    2. il fastidiosissimo bambino del jingle che grida ke nako (emblema del marketing fifa-africa);
    3. l'insopportabile sottofondo delle vuvuzelas (emblema del folclore da stadio posticciamente gioioso del football entertainment, che non mi sorprenderebbe se volessero importarlo anche in Italia, magari scambiandolo con i pericolosi ultras..).

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  3. Condivido in pieno soggetto, sceneggiatura, fotografia e montaggio del tuo documentario post-colonialista.. Dai tifosi post-icci alle cartoline post-esotiche.. e ci aggiungo paio di dati.. Nel 2007 il Comitato per la World Cup della FIFA ha delegato la gestione dei biglietti e dell’ospitalità, per un valore di 500 milioni di dollari, in esclusiva alla società svizzera Match AG, il cui comproprietario è il nipote di Blatter.. E questa non è Mogadishu.. è Zurich.. Due anni dopo la Match AG stipendia per 400 mila dollari il fratello di Danny Jordan.. ex politico sudafricano impegnato nelle lotte contro l’Apartheid ed ora membro del comitato organizzatore del mondiale sudafricano della FIFA.. Altro che Mugabe.. Questo è Blatter.. che in Sudafrica alloggia al Michelangelo Hotel.. ingresso privato con tappeto rosso.. guardie armate e mini terme installate nella depandance.. ma in puro stile paccottaglia africana.. sia ben chiaro.. Altro che Harare.. Questa è Zurich..

    Ma di questo non leggerete mai nelle gazzette ufficiali di regime.. Più interessate a lanciare campagne nazional-popolari sulla tecnologia.. E l’Africa? Solo di diritti televisivi per il mondiale la FIFA ha ottenuto 3,2 miliardi di dollari.. 2 miliardi per i diritti commerciali.. ma come quegli pseudo marxiani tecnocratici che pensavano che il colonialismo avrebbe portato progresso e quindi le condizioni per la lotta di classe.. tutti ad applaudire il fatto che 250mila di questi 5 miliardi di dollari verranno usati per costruire campi d’erba sintetica nel continente nero.. D’altronde si sa.. i tecnocrati l’hanno sempre detto.. arbeit macht frei.. il lavoro e la tecnologia liberano l’uomo.. E allora appendiamo le foto del safari a fianco di quella della puttana minorenne che ha allietato le nostri notti.. facciamo campagne stampa sull’introduzione della tecnologia e dimentichiamoci dell’Africa..

    Così come non leggerete dei proiettili di gomma sparati sui lavoratori dello stadio di Johannesburg.. che protestavano per non essere stati pagati, a mondiale già iniziato, dopo avere lavorato per 5 anni alla costruzione delle nuove cattedrali nel deserto che hanno cementificato il cuore pulsante dell’animismo nero.. O di quei lavoratori della sicurezza dispersi con gli idranti che protestavano a Port Elizabeth perché non avevano ricevuto lo stipendio (17 dollari per 12 ore di lavoro al giorno) da quell’agenzia europea che aveva subappaltato a un satrapo locale le briciole di un contratto da oltre 5 milioni di dollari.. Non leggerete del bagarino nigeriano condannato a 3 anni per aver venduto una ventina di biglietti illegalmente.. ovvero senza avere dato la percentuale al nipote di Blatter.. che vendeva i biglietti per i gironi eliminatori ad una media di 15 dollari.. lo stipendio medio settimanale di chi in Sudafrica lavora.. e già sono pochi..

    O di quel ristoratore, sempre di Port Elizabeth, che deve pagare 900 dollari di multa per avere esposto in vetrina un pallone.. Si sa.. Il pallone da calcio, qualsiasi pallone da calcio, è un marchio registrato FIFA.. e anche se non lo fosse.. lo diventa quando il tuo ristorante non dà da mangiare gratis al fratello di quel luminoso oppositore dell’Apartheid che ora lavora per il comitato mondiale della FIFA.. D’altronde poverini.. aspettando che la crisi torni a fare fruttare l’oro ed i diamanti stuprati alla terra africana.. in Svizzera hanno bisogno di soldi.. L’ultimo bilancio Fifa, libri contabili del 2009, anno prima del mondiale, presentava un giro di affari di oltre 1 miliardo di dollari.. poco sotto il PIL del Ghana.. Ed allora.. a noi un modiale di tifosi post-icci e di cartoline post-esotiche.. e a loro? Beh.. Visto che come suggerivano i griots (cantastorie) dei villaggi africani.. ogni arnese è un’arma, dipende da come lo impugni.. Mani alle vuvuzela.. Perché mentre noi saremo qui a ridere.. una vuvuzela (nel culo) li seppellirà..

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  4. zio di holloway il tuo commento è da applausi. mi hai fatto venire in mente questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=w_oyEDxcw0k

    ciao Giovanni

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  5. L'altra faccia dei mondiali non si è mai vista da nessuna parte, operai che hanno perso la vita mentre costruivano uno stadio purtroppo ci sono sempre stati e prontamente dimenticati, mai nessuno ha fatto un minuto di silenzio per le vittime del lavoro e questo mondiale non fa eccezione, forse risulta più evidente perché la discrepanza tra gli sfarzi della fifa e il grigio delle bidonville è abissale.

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  6. i giocatori del Ghana leggono Lacrime di Borghetti..

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  7. Come quel signore che qualche tempo fa decise di allontanarsi dalla società fino a quel momento vissuta e frequentata come per isolarsi e sperimentare nuove forme di diletto mentale, di proprio ludibrio.

    E prese dunque una tartaruga e la mise nel suo elegante orientale salotto isolato dal mondo. Siccome questa era estranea all'ambiente, fuori tono, decise prima di laccarla in oro e poi, siccome la massa dorata ancora non sposava le pareti ed i tappeti, di ornarla nel carapace di pietre preziose, secondo disegni elaborati e lussureggianti. Fino a che la tartaruga divenne un tutt'uno con l'ambiente che la circondava, giusto elemento immobile di estetica e colore.

    Ma i due fattori, il contesto e la tartaruga, cozzarono fragorosamente. Sia nella gioia di quel signore sia nella loro esistenza. E tutto svanì.

    Così l'esperimento del Mondiale africano. Ornato e lussureggiante, ma non in sintonia con la Storia e la gente circostante.

    Il tutto è apparso asincrono ed eccessivo, volgare e cromatico, illuso e disilluso.
    Potrebbe anche piacermi, uno spettacolo del genere, ma a patto che lo si qualifichi per quello che è: decadenza.

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