lunedì 10 maggio 2010

Quando Gli Angeli Piangono - Segunda Parte

[Trujillo]
Abbandoniamo le candele e ce ne torniamo a casa, in Perù, a Puno, il classico paesello con le case basse dove gli abitanti vedono la gente passare e mai restare, e da lì prendiamo il pullman verso Trujillo. Sono più di venti ore di tragitto, con l’intrattenimento di film dubbi con protagonista The Rock (“The Mummy Returns”, "El Tesoro del Amazonas”, nonchè “El Rey Escorpion”, un assoluto capolavoro del genere.. se di “genere” è ammesso parlare), ma almeno non passiamo di nuovo per Lima, la più brutta città mai vista. Lasciammo per strada un Alianza Lima-Universitario (1 a 0, Waldir Saenz al 13’). Poco male, in fondo. Trujillo, da par suo, non è quel che si può definire una meta turistica per eccellenza. A Trujillo non c’è nulla e la gente ci passa solo per arrivare alle rovine di Chan Chan, un’antica città Inca costruita col fango, o per fare surf, ma non immaginatevi spot californiani. Il Club Deportivo Universidad César Vallejo non è da meno. Nella sua inconcludenza, rispecchia la città. E’ stato fondato nel 1996 e ha vinto poco e niente. Ha la maglia a strisce azzurre e blu e un campo che non farebbe invidia a nessuno, nemmeno in Terza Categoria. Grazie al cielo il Vallejo ci toglie dall’imbarazzo, inventandosi un posticipo solo tre giorni dopo, contro l’Atletico Universidad di Arequipa, ancor più tristemente ultimo in classifica. Siamo convinti che avremo maggior fortuna a Chiclayo. Lì si che ci sono squadre serie, pensiamo. La nostra si rivela una pallida illusione: il Juan Aurich era retrocesso due anni prima e viveva in quel momento il suo periodo più buio, tra dirigenze incompetenti e crisi finanziarie. Manco a dirlo, poi, il Juan Aurich era quella settimana impegnato in trasferta. Il colpo di grazia non tarda ad arrivare: Chiclayo si rivela l’unica città peruviana senza una cerveza locale.. Ci buttiamo, quindi, su un grande classico, la Pilsen Callao, prima di abbandonare il Perù per lanciarci in Ecuador. Di nuovo in pullman, di nuovo Radio Panamericana e la trasmissione La Mas Mas. Sempre i Manà o Corazon Espiando. Niente di trascendentale.. ma sempre meglio di Julieta Venegas o Marco Antonio Solis.
In Ecuador, il calcio è affare per poche squadre. A contendersi la storia, il Barcelona Sporting Club di Guayaquil ed El Nacional di Quito. Ad inseguirle, l’Emelec, anch’essa di Guayaquil. Le realtà recenti si chiamano Deportivo Cuenca e Liga Deportiva Universitaria di Quito, quest’ultima regina degli anni Novanta e unica squadra ecuadoregna ad aver alzato un trofeo internazionale (Libertadores 2008). Mentre l’LDU si scontrava con la Sociedad Deportiva Aucas nel Superclasico de Quito prima che questa sprofondasse nel purgatorio della Segunda Division, BSC ed Emelec, ogni anno, si contendono il Clasico del Astillero. Forse una delle stracittadine peggiori nella storia del pallone. Gli ultimi scontri tra hinchas sono, peraltro, storia recente. Si legge su Wikipedia e quotidiani locali: “El 30 de abril de 2006 se jugaba el segundo Clásico del Astillero del año. Emelec ganaba 3-0 comodamente a Barcelona, cuando a los 6 minutos del segundo tiempo la Barra de Barcelona comenzó a ocasionar desmanes en la localidad donde se ubicaban, la tribuna San Martín del estadio Capwell. Primero lanzaban objetos a la cancha y uno de ellos le impactó a juez de línea, que resultó herido. Luego empezaron a sacar una valla publicitaria y a romper las mallas. Los antisociales rompieron las cabinas de transmisión de radio con todo lo que encontraban y saquearon las pertenencias privadas de los medios de comunicación, causando un escándalo que nunca se había visto antes. Algunas personas que se econtraban junto a la Barra salieron corriendo asustadas a la cancha para salir del ajetreo de la multitud. Hubo alrededor de 40 heridos y nueve detenidos. El partido tuvo que suspenderse y se lo ordenó jugarse al otro día a puertas cerradas.” Nel 2007, invece, un giovane tifoso dell’Emelec, Carlos Cedeño Véliz, moriva centrato da un bengala lanciato dalla curva del Barcelona.
Passato il confine, facciamo rotta verso Cuenca, la terza città dell’Ecuador per numero di abitanti, evitando così la portuale e violenta Guayaquil, tra le città più pericolose del Sudamerica, dove la gente comune gira armata. Santa Ana de los Ríos de Cuenca è addormentata nella cosiddetta Sierra, una sorta di paesaggio preandino, e sorge a circa 2.500 metri sul livello del mare. Conosciuta in epoca Inca col nome di Tumibamba, le guide tutte narrano che la città ha, oggi, un tipico aspetto coloniale. Poggiamo gli zaini in albergo e facciamo un giro al mercato. Nella stanza accanto alla camera c’è una cucina comune e abbiamo voglia di una pasta al sugo. Compriamo cipolle, pomodori e pasta all’uovo di una marca scadente. La dissenteria, tassa poco indulgente, non tarda ad arrivare, bloccandoci in albergo per i successivi otto giorni.
[Dep. Cuenca]
Niente partita, niente Deportivo Cuenca, che quella settimana ospitava il Barcelona. Per mera cronaca, la partita finì in pareggio. Al gol di Antuna del Deportivo rispose Walter Ayovi. Il nuovo allungo del “Expreso Austral”, firmato Carlos Gruezo, venne soffocato allo scadere dal gol di Gavica. Capiamo che il destino sta accanendosi contro di noi e vogliamo un poco di calma. Una serie di improbabili pullman ricchi di venditori ambulanti, che pur di propinare qualcosa erano disposti ad inserirsi interi cucchiai nel naso, ci porta prima a Tena e poi fino a Puerto Francisco de Orellana, altrimenti detta “Coca”, l’ultimo sfrontato baluardo della civiltà prima della Selva amazzonica. A bordo di una specie di piroga tutt’altro che affidabile entriamo per una settimana nella giungla, per inseguire ricercatissime anaconde. Nessuna squadra, nessun giocatore. Nessuna impresa. Lì l’uomo non è ancora arrivato. Alle volte, è pure meglio così. Il ritorno alle case, alla corrente elettrica ed al frastuono tipico delle città sudamericane fu un trauma. Un chiodo alla testa. Per fortuna, c’era anche tanto futbol da immaginare. Sulla strada per Quito facciamo tappa in una ridente anonima località che sulle mappe ha nome Riobamba. Il nome suggestivo e quattro strade che si incrociano. Un siriano che cuoce in un forno a legna una pizza deliziosa funge da stazione di posta per un treno chiamato “Nariz del Diablo”. Fine. A Riobamba ci sono due squadre di calcio degne di interesse. Una che porta il nome Fundacion Corozao Riobamba Futbol Club e che partecipa al campionato provinciale che si chiama Asociación de Fútbol No Aficionado de Chimborazo, per brevità “AFNACH”. Suggestione, ma niente di più. L’altra che si chiama Centro Deportivo Olmedo. Squadra titolata (2000), nonché il più antico club professionistico del Paese, gioca con una maglia blu rifinita d’arancione. Tuttavia, quel fine settimana “El Ciclon Andino” faceva visita all’Espoli in quel di Latacunga. Neanche troppo distante, sulla strada per Quito. Non ce la sentiamo, però, di imbarcarci in strane trasferte tra pulmann di tifosi e taniche di lambrusco locale. Meglio la comoda pizza del siriano, una partitella al PES sudamericano o l’ennesima sfida llenas y desnudas. Dopo qualche giorno di ozio ripartiamo per l’ultima tappa del nostro viaggio: Quito. Ciità interessante, Quito. Secondo centro politico dell’impero Inca, dopo Cuzco, venne distrutta prima dell’arrivo degli spagnoli al fine di occultarne i tesori sotto le ceneri. I Conquistadores, poi, la ricostruirono, abbellendola oltremodo nel corso della dominazione. Sorge lungo una vallata a quasi tremila metri di altitudine e ha tanti stadi. Il più bello si chiama Estadio Rodrigo Paz Delgado. La Casa Blanca.
[La Casa Blanca]
Alla casa bianca gioca l’LDU, che contende il dominio sulla capitale a El Nacional ed al Deportivo Quito, che, invece, giocano all’Estadio Olimpico Atahualpa. Da sfregarsi le mani. La scelta è tra due match di raro stile e ambizione. Deportivo Quito contro Macarà (da Ambato con furore) oppure LDU contro Espoli. I bianchi o i rossoblu? I roboanti anni Novanta delle merengues sudamericane o il gusto retrò delle vittorie anni Sessanta? La Muerte Blanca o la Mafia Azul Grana? Quella scelta non fu presa. Guardammo il portafoglio e lo scoprimmo vuoto. Rogne di vario tipo con gli infedeli sportelli automatici della città ci tennero a digiuno e inattivi per i giorni successivi, fino all’aereo che ci avrebbe riportato di qua dall’Oceano. Alla fine del Clausura, la Liguilla Final fu vinta dal Deportivo Cuenca grazie a sei preziose vittorie su qualsivoglia campo. Secondo si classificò l’Olmedo e terza l’LDU. Capocannoniere del torneo Evelio Ordonez, centravanti del Nacional, con 28 reti.
***
Più di 8600 chilometri percorsi. Oltre 1300 ore trascorse. Centinaia di squadre sfiorate, ma non abbiamo sapori in bocca. Senza la possibilità di raccontare una probabile avalancha al gol del pareggio, viviamo col grido strozzato in gola. Sarebbe stato un dono prendere parte a tanta gioia ed emozione. Comprare una porzione di ceviche con i ceci fuori da qualche tempio artificiale e portarsela sugli spalti per offrirla alla gente seduta attorno. Oppure aprire cervezas riposte in buste di carta assieme a tifosi ai quali batte forte il cuore. Realtà remote e ad alta quota. Province depresse e capitali spietate. Predisporre rituales o stendere sciarpe. L’immaginazione, però, è un sentimento più raffinato. Una gioia effimera. La cura dell’attesa la sera prima o durante un film d’avventura non è sostituibile, se non con grande dolore. L’aspettativa e la rassegnazione. La scoperta e i racconti sbiaditi, ritoccati, in bottega o nei giardini con in bocca una sigaretta. Per noi è stato meglio così. La sfortuna e la beatitudine.

9 commenti:

  1. Quante suggestioni Bostero. Epifanie di mondi che non sembrano neanche reali, se non ci fossi stato tu a raccontarceli. Nomi che è riduttivo definirli letterari, metafisici chissà..Riobamba, Nariz del Diablo, la Pilsen Callao, Puerto Francisco de Orellana..mi piace pensare che qualcosa è frutto della tua salgariana immaginazione.

    Un giorno vorrei scrivere il tuo stesso post senza però esserci mai stato in Peru ed Ecuador.

    Peraltro faccio notare l'ironia di prendersi la dissenteria l'unica sera che ci si affida a (mamma) cucina mediterranea.

    Infine, dovrei riprendere i contatti con un ciccione di Guayaquil che incontrai steso a terra di fronte ai camerini del più grande grande magazzino di Manhattan, distrutto dallo shopping della sua fidanzata rifatta, che mi raccontò essere gran tifoso del Barcelona di Guayaquil nonchè blogger locale..mah..chissà se anche lui, quella sera, girava armato..

    Comunque, per tutto, grazie Bostero. Va da sè che il tuo futuro è su qualche piroga a scrivere guide, e non davanti a uno schermo a calibrare swap..

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  2. ho aspettato la seconda parte per commentare.....storie assurde...provo invidia....al massimo io posso raccontarti del Paternò e dell igea Virtus di Barcellona pozzo di gotto....
    il momento clou comunque rimane la dissenteria...inseparabile compagna del viaggiatore.....grazie per questo viaggio virtuale......non solo ho scoperto che esiste Riombamba...ma anche che si mangia una buona pizza......

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  3. Più che un commento alla meravigliosa avventura di quest'uomo volevo segnalarvi in relazione allo slogan del blog "Questo blog dice no alla noia e sì alla fantasia di Miccoli in nazionale!" il buongiorno di Gramellini (LaStampa.it) di oggi 12 febbraio sul talento vietato.
    Non sapevo come altro fare a postarlo...
    Ciao
    Ernesto

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

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  4. Grazie Ernesto.
    Quella di Miccoli è una battaglia (di civiltà) che abbiamo perso tutti. Alziamo bandiera bianca e a breve toglieremo l'immagine.
    Peccato.

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  5. Oltre al Blackpool, a Wembley per giocarsi l'accesso alla Premier League ci andrà il Cardiff City.

    Bella partita quella di ieri sera. Parità assoluta e calci di rigori.

    Per il Leicester il terzo rigorista è tale Yann Kermorgant. Spavaldo e chiacchierone, si presenta sul dischetto e sfodera un improbabile cucchiaio. Parato senza problemi da Marshall.

    Il sogno del Leicester finisce lì.
    Assieme al sogno di un certo Norberto Solano.

    Una vita in Sudamerica, tra Sporting Cristal e Boca.
    Un'altra in Inghilterra, tra Newcastle, Aston Villa e West Ham.
    Ora l'onore di mettersi in gioco nel purgatorio di ogni sentimento.

    Lui la sua partita meravigliosa l'aveva giocata, guidando i suoi nel sovvertire il risultato dell'andata più che sfavorevole.

    Lui il suo rigore l'aveva realizzato, senza inventarsi niente.

    Lui viene da Callao.

    E mi ha sempre fatto impazzire.

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  6. Solano idolo!.....mi ricordo un ROma Newcastle di coppa uefa..dove oltre ai pacati tifosi Geordie(rigorosamente nudi in pieno inverno)...erano presenti in distinti nord lato tevere centinaia di peruviani festanti(mezza piazza mancini)...impazziti per il loro idolo Solano........

    chi sale sale tra Blackpool e Cardiff..sono contento lo stesso...quando c'è la finale??

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  7. Mi sembra che sia in programma per sabato.

    Io dico il Cardiff di Bothroyd più che il Blackpool di Bouazza.

    Tra l'altro dice bene ai Tangerines perchè credo che DJ Campbell sia in prestito proprio dal Leicester. Fosse passata la squadra di Norberto, non l'avrebbero potuto impiegare in finale.

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  8. La finale sarà a Wembley.. ma sabato l'altro che questo c'è la FA Cup.. Il Cardiff avrebbe dovuto fare la fine del Portsmouth.. hanno più debiti della Grecia ed il loro presidente è Ridsdale.. quello di cui a Leeds ancora bruciano le foto davanti ad Elland Road..

    Hanno calcolato che tra diritti televisivi e redistribuzione di introiti.. le squadre che l'anno prossimo saranno in Premier prenderanno quasi 100 milioni a testa per i prossimi quattro anni.. mai come quest'anno la promozione è un affare di dimensioni colossali.. per questo mi auguro che Ridsdale non ci metta le mani sopra..

    Quindi.. dispiace per Chopra e Bothroyd, che anche in Premier farebbero la loro figura.. ma, anche per affinità nominative con il suo alleantore.. we all have a Tangerines Dream..

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  9. Un sincero grazie a Pietro Cabras, del Corriere dello Sport.

    "Ve lo ricordate Barbadillo? Noi vi diciamo come vive."

    http://www.corrieredellosport.it/remember/2009/07/30-76423/Vi+ricordate+Barbadillo%3F+Noi+vi+diciamo+come+vive

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