martedì 18 maggio 2010

Passeggiata in salita

In questi giorni in cui alla roma non sono rimaste che le briciole e qualche ferita da leccarsi, voglio ricordare una vecchia storia dai più dimenticata, o forse a stento conosciuta. Come spesso ribadito nel nostro amato LB, la storia giallorossa può tranquillamente rappresentare lo stereotipo del calcio lacrimoso e liquoroso che cerchiamo di raccontare, intriso di cocenti delusioni e rare ed episodiche vittorie, che di conseguenza assurgono a leggende e come tali si perdono tra la sottile linea che demarca la distanza tra verità e finzione. In pochi sanno che la prima squadra italiana a conquistare una coppa europea è stata proprio la Roma. Paradossi della storia. Proprio la Roma, che di successi europei da allora non seppe più neanche ricordarne gli odori, fece da apripista per la gloriosa storia europea del calcio italiano.
Fu il tanto amato Capitan "Core de Roma" Losi l’11 ottobre del 1961 al alzare davanti il pubblico dell’Olimpico la Coppa delle Fiere.
Il cammino europeo era iniziato il 4 ottobre del 1960 a Bruxelles contro l’Union St. Gilloise con uno scialbo 0 a 0. Su questa squadra ed il suo fantastico declino mi riservo di scrivere qualcosa quanto prima.
Al ritorno, il 1° novembre del 1960, la compagine giallorossa rifilava ai belgi 4 reti (Lojacono, Giuliano, Manfredini e Menichelli) per il 4 a 1 finale che regalava alla squadra della capitale l’accesso ai quarti di finale della competizione europea.
Nei quarti di finale dopo il successo in Germania ai danni del Colonia per 2 a 0 con reti di Manfredini e autorete di Stollenwerk la Roma si faceva rimontare nel ritorno dell’Olimpico le due reti di differenza ed era dunque stata costretta ad affrontare i tedeschi nuovamente: a Roma, il 1° marzo del 1961, si ripeteva lo stesso risultato degli ottavi, 4 a 1 con doppietta di Manfredini, poi Lojacono e Pestrin.
La semifinale di andata andava in scena ad Edimburgo, contro l’Hibernians, gli acerrimi rivali degli Hearts, dove il risultato si fermava sul 2 a 2 con doppietta di Lojacono. Al ritorno sempre risultato di parità: 3 a 3 con doppietta di Manfredini e ancora Lojacono.
Il calcio era roba da uomini veri allora, e dunque si procedeva con l'ennesimo spareggio, all’Olimpico, il 27 maggio 1961. Per la cronaca, la partita finiva in goleada, 6 a 0 per la Roma con quattro gol di Manfredini (capocannoniere del torneo con 13 goal), poi Menichelli e Selmosson.
E così si arrivava in finale.
L'andata, il 27 settembre 1961, si disputava allo Stadio St. Andrews di Birmingham, Birmingham City – Roma 2 a 2 con doppietta del solito Manfredini.
In panchina per gli inglesi sedeva Gilbert Harold "Gil" Merrick: storico portiere con più di 600 partite alle spalle, una sorta di totem per i Blues.
L'11 ottobre 1961, allo Stadio Olimpico di Roma, Roma – Birmingham City terminava 2 a 0, con autorete di Farmer e Pestrin al 90°.
La Roma trionafava davanti a 50.000 tifosi romanisti. Per onor di cronaca, la formazione era la seguente.
Cudicini, Fontana, Corsini, Pestrin, Losi, Carpanesi, Orlando, Lojacono, Manfredini, Angelillo, Menichelli
Chi era presente allo stadio - tra i quali il Sig. Franco, pizzicagnolo a cento metri da casa mia ed a cui dedico questa breve passaggiata - racconta di un tripudio generale davanti a capitan Losi che fa il giro d’onore con la coppa in mano. Racconta di un testaccio incredulo e di un Manfredini che, a quanto raccontano, non riuscì per mesi a pagare una cena in un ristorante.
Roma è (anche) questo Signori. Per tutto il resto ci sono le grandi squadre.

7 commenti:

  1. Totale vicinanza e ammirazione. Che sia al sapore di Borghetti, Campari, o del vino di certe osterie, in quartieri che non si dimenticano.
    Una città speciale non può che esprimere una squadra speciale.

    RispondiElimina
  2. Povero Birmingham City..
    L'anno prima le aveva prese pure dal Barcellona (4, mica spicci).

    Competizione meravigliosa la Coppa delle Fiere. Storie di squadre cittadine (Basilea o Lipsia XI) e di orde affamate dall'Est. MTK Hungaria e Ferencvaros su tutte.

    Da quanto ne so, "Core de Roma" dovrebbe essere quello che nella foto ha in mano la Coppa (esteticamente superba, tra l'altro).

    Francisco Lojacono, invece, leggo che ha pure avuto una tresca con Claudia Mori ed è morto di (sospetta) SLA.

    Infine, una chicca. La pagina del Corriere dell'epoca:

    http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.ciociari.com/Eco63/pag07%2520coppa%2520fiere.jpg&imgrefurl=http://www.ciociari.com/Eco63/coppa-sparita.htm&usg=__LBPAWYD5ZdsdGdd_0Et14uYEVho=&h=480&w=338&sz=65&hl=it&start=2&um=1&itbs=1&tbnid=EGTqaotoiWT5AM:&tbnh=129&tbnw=91&prev=/images%3Fq%3Dcoppa%2Bdelle%2Bfiere%26um%3D1%26hl%3Dit%26sa%3DN%26gl%3Dit%26tbs%3Disch:1

    RispondiElimina
  3. Grazie Tato per questo momento amarcord, mi commuove sempre.

    Vorrei ricordare meglio la figura di Francisco Ramon Lojacono. Leggo su "Breve storia della grande Roma" (presenza fissa sul mio comodino) che l'argentino era uno straordinario trascinatore in campo e un caliente maschio latino fuori dal rettangolo verde. Luogo, quest'ultimo, da intendere in senso strettamente letterale perchè anche gli spogliatoi, si favoleggia, potevano diventare prima linea. Tra gli aneddoti si ricorda un'agguerrita Roma-Juventus preceduta da intensi preparativi tra le braccia di un'avvenente fanciulla. "Si non scopo non jogo!" avrebbe sentenziato Lojacono prima dell'incontro. Risultato? Uno a zero per i giallorossi con rete di un Francisco più scatenato che mai.

    Dal punto di vista strettamente tecnico, ricorderei un altro episodio che dà l'idea del talento calcistico di Lojacono. In uno degli infiniti spareggi contro l'Hibernian, racconta Lino Cascioli che "L'arbitro fischiò un calcio di punizione a favore della Roma, a circa trenta metri dalla porta scozzese. Mentre Francisco Ramon Lojacono si apprestava a batterla, il portiere faceva cenno ai compagni di squadra che da quella distanza non era necessario facessero la barriera. Non sapeva che le punizioni di Lojacono potevano uccidere un uomo e fu certamente fortunato a non trovarsi sulla traiettoria del proiettile di cuoio che Lojacono scaraventò alle sue spalle dopo una breve rincorsa. Nessuno aveva visto partire la palla, nessuno l'aveva vista arrivare. Ma la sfera stava lì, in fondo alla rete che vibrava tutta dopo la fionda".

    Il fatto, Tato, è che non solo quella Roma come squadra è irripetibile, ma lo è proprio quella Roma città, la Roma del boom economico, delle Olimpiadi, della sera passeggiavamo a Via Veneto, delle avanguardie artistiche, degli scrittori americani, del cinema...nostalgia canaglia!

    Si non scopo non jogo è bellissima comunque..

    RispondiElimina
  4. Da Globoesporte:

    "Adriano passou o último domingo na casa dele, em Búzios. Refletiu, conversou com amigos e mostrou-se disposto a renovar com o Flamengo o contrato que termina no próximo dia 30. Gosta da rotina carioca, da proximidade da família e do que o clube lhe oferece. Mas há o outro lado da balança. A superexposição e os milhões de euros que perde por ano colaboram para a saída, segundo relatou o próprio aos amigos. E a terra dos mais famosos imperadores o seduz. Vice-campeão italiano e com vaga na próxima Liga dos Campeões, o Roma tem uma proposta em mãos para oferecer-lhe."

    (http://globoesporte.globo.com/futebol/times/flamengo/noticia/2010/05/cobica-do-roma-deixa-adriano-mais-distante-do-flamengo.html)

    RispondiElimina
  5. Forse è destino che ogni generazione di romanisti debba avere il suo Renato Portaluppi..

    RispondiElimina
  6. vorrà dire Dionigi..che oltre a me ..te..Ruoppolo....la domenica prima della partita al pink panter...aggiungeremo una seggiola e un paio di augustiner per l'imperatore....

    RispondiElimina
  7. Dionigi, Adriano potrebbe essere il nuovo Lojacono o il nuovo Renato.. tertium non datur.
    Comunque anche lui potrebbe ben pronunciare il motto dell´argentino motto autentico e maschio degno di un calcio dannunziano, lontano anni luce dalle sirene cripto-gay dei vari joga bonito imposti dalla marca col baffo nata oltreoceano

    RispondiElimina