martedì 4 maggio 2010

L'avvocato dei lupi


Il legame tra Saddam Hussein, le conturbanti e un po' volgari bellezze del turbo-folk balcanico e il Campobasso Calcio, ambiti in effetti abbastanza lontani tra loro, esiste e si incarna in un avvocato anglomolisano di 55 anni, Giovanni Di Stefano. Se il suo illustre cognome sia il segno di una parentela calcisticamente importante, non lo sappiamo; sappiamo solo che a sei anni Di Stefano lascia la natia Petrella Tifernina, nel fondo del Molise verde e povero, e si ritrova a crescere nel Northamptonshire, dove il padre ha trovato impiego in una fabbrica di scarpe. Per questo motivo, e com'è ovvio che sia, gli risulta più familiare e fluente l'inglese rispetto all'italiano natio; d'altra parte, questo non gli impedisce di considerarsi italiano, rivendicando anzi il suo essere sannita.
Il giovane Di Stefano non è privo di iniziativa e di capacità, se è vero che negli anni Ottanta accumula una piccola fortuna importando videocassette da Hong Kong (le fonti non dicono di più su queste videocassette). Quando e dove abbia studiato legge, poi, non è chiaro; si sa che gestisce uno studio a Roma, lo Studio Legale Internazionale, che definire prestigioso è poco: si contano infatti tra i suoi clienti Saddam Hussein, appunto, Charles Bronson, Tariq Aziz, Gary Glitter (un simpatico cantante pop inglese, più volte condannato per pedofilia), Alì il Chimico e altri personaggi di primo piano del jet set internazionale.
Nel 1992, in ogni caso, Di Stefano si reca nella Jugoslavia che si sta sfasciando, e qui la sua carriera si impenna e comincia ad intrecciarsi con il calcio e la politica che, nei Balcani e non solo là, non sono campi troppo lontani. È noto che la guerra civile fu sinistramente anticipata, pochi giorni prima del mondiale 1990 (che con un po' di fortuna in più la Jugoslavia avrebbe anche potuto vincere. E chissà se la Storia sarebbe cambiata), da furibondi scontri al Maksimir di Zagabria tra gli ultras della Dinamo e i rivali della Stella Rossa. Questi ultimi erano guidati da un estremista serbo di nome Željko Ražnatović, più noto come Arkan: come molti estremisti serbi, anch'egli peraltro era montenegrino. Due anni dopo quel 1990 la situazione era già compromessa, la guerra divampava in Croazia, e numerosi ex ultras si combattevano in divisa per il possesso della città di Vukovar, in quell'angolo di Slavonia in cui è nato anche (da madre croata e padre serbo di Bosnia) Siniša Mihajlović. In questa situazione tremenda Di Stefano si trova stranamente a proprio agio, diviene amico del presidente serbo - di origine ovviamente montenegrina - Milošević, da cui ottiene la cittadinanza in tempi rapidissimi; soprattutto, stringe ottimi rapporti con Arkan. Quest'ultimo trova nell'avvocato anglomolisano un perfetto Dioscuro, e ne fa il proprio portavoce, poi un socio d'affari, infine il proprio avvocato di fiducia.
D'altra parte, Di Stefano ripaga l'amicizia e la fiducia di Arkan: e nel 1995 arriva al punto di pagare di tasca propria lo sfarzosissimo sposalizio dell'amico con la giovane cantante Ceca, stella di quel volgarissimo e onnipresente genere musicale che è il turbofolk nei Balcani.
Il 1995 è però anche l'anno degli accordi di Dayton; finita la guerra, bisogna trovare nuovi interessi, ed Arkan, oltre a possedere ed amministrare tutta una serie di attività (dai casinò alle panetterie), nel 1996 compera una modesta squadra di calcio, l'Obilić, sempre in comproprietà con Di Stefano: in due anni, l'Obilić passa dalla serie B alla vittoria del campionato serbo, battendo Stella Rossa e Partizan (chissà cos'avranno pensato i tifosi biancorossi del voltafaccia del loro ex capo). Non altrettanto bene era andata invece l'avventura calcistica tentata nel 1995 dal solo Di Stefano: infatti, questi aveva acquistato il natio Campobasso, precipitato dalla gloriosa B degli anni '80 alla bassa classifica in Serie D. Nonostante grandi proclami in un italiano stentatissimo, Di Stefano non cambia l'inerzia delle cose; e l'anno dopo lascia i lupi ancora in D e in procinto di fallire.
Nel 2000, però, il sodalizio tra Arkan e Di Stefano si scioglie per l'omicidio del primo; il secondo lascia la Serbia e si dedica alla sua professione forense in Iraq e in Inghilterra, sempre privilegiando casi controversi e di grande impatto mediatico. Non rinuncia però al calcio: nel 1999 tasta il terreno al Dundee FC, nel 2001 prova a comperare il Norwich City dalla cuoca televisiva Delia Smith (da allora i due, si dice, si odiano; e fa specie che un buon amico di Arkan e Saddam Hussein abbia problemi personali con l'equivalente inglese della Clerici), nel 2002 prova ad entrare nel Northampton Town, nel 2003 acquista finalmente il Dundee e riesce a farvi giocare anche Fabrizio Ravanelli (per cinque partite); poi succede qualcosa di strano a livello finanziario, quindici giocatori devono venir svincolati e Di Stefano se ne va.
Anche oggi, tra un partito politico da fondare e un processo da seguire, Di Stefano gironzola intorno al mondo del calcio, con i suoi modi diretti e il suo eloquio evocativo; e non sarebbe giusto credere che lo faccia solo per calcolo o per interesse e non per genuina passione. Costui, in effetti, è pur sempre l'uomo che nel 1999 torna a Belgrado, che sta per essere bombardata dalla Nato, solo per stare vicino ai suoi amici Milošević e Arkan. Così lui stesso commenta la vicenda: "Uno non può mangiare al tavolo di un amico, di un cliente e poi scappare nel momento in cui l’amico è in difficoltà. Questo sono io, Giovanni Di Stefano, di Petrella Tifernina, figlio di gente leale. Neanche i romani ci hanno conquistato a noi".
Questo è Giovanni Di Stefano, di Petrella Tifernina, l'avvocato dei lupi.

10 commenti:

  1. La stampa inglese tende a chiamarlo "L'avvocato del diavolo", in realtà. Mi sono permesso questa licenza per evidenti motivi calcistici.

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  2. Di Stefano peraltro finì -con una certa celebrità- anche su Mai dire Gol, mentre insultava o sparolacciava qualcuno, non mi ricordo.
    Certo che c'è della gente che vive delle esistenze piuttosto surreali, e non è casuale che queste storie si svolgano al margine del pallone.
    Peraltro dovremmo approfondire la questione di perchè il progetto-Campobasso è fallito..

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  3. Bellissimo lo conoscevo dai tempi di mai dire goal..sapevo qualcosina... ma non tutto...grazie Tamas..non ti sfidiamo più....tanto riusciresti a parlare anche del campionato in Andorra........comunque voglio diventare una stella del turbofolk......


    http://www.youtube.com/watch?v=bovTH8Zw3O4

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  4. Dalle macerie dei balcani una specie di mercenario strapaesano con un pelo sullo stomaco che neanche il napalm potrebbe sradicare.
    Io devo confessare di aver avuto il "piacere" di incontrare Di stefano, una sera stava cenando con la sua bella famiglia italo-serba in una pizzeria a viale parioli.
    Ancorché figura marginale nel tuo racconto tamas ti ringrazio di aver nominato Ceca, ritratto su plastica made in balkan.. regina del turbofolk ha navigato tranquilla dal matrimonio con arkan alla relazione col capo del Zemunski Klan Legjia Lukovic, gangster belgradese (ex berretto rosso in bosnia e mercenario in giro per il mondo) responsabile dell´omicidio del premier Djinjic. Insomma, Ceca è una vera star, una che messo insieme nella sua vita eros e thantos come pochi altri.. ora adesso gode del passaporto comunitario bulgaro, gira per concerti e shopping.
    Di Arkan che dire? Mi ricordo un Bayern monaco obilic preliminare di champions league giocato tra l´imbarazzo generale... Arkan fu freddato al bar del hotel intercontintal di belgrado, mentre stava per consegnarsi al tribunale dell´aja pronto, pare, a svelare i segreti del suo protettore Slobo.. Certi fili non si toccano.

    Grazie per questo ritratto di un europeo al contrario, antieroe della globalizzazione delle guerre civili e per la possibilità di questo amarcord balcanico.

    P.s.
    Collina fu protagonista in serbia di una campagna pubblicitaria di una birra. c´erano due spot uno col pelato e lazar ristovski (mitico attore di kusturica) e l´altro con Ceca.
    purtroppo ho trovato solo quello di collina, ma ridere sentirlo parlare in serbo:

    http://www.youtube.com/watch?v=M2v1X1HXBKs

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  5. Mitico Di Stefano. un mio amico fece una scuola estiva in Inghilterra con suo figlio il quale, pur essendo nato e cresciuto in terra albionica, aveva bisogno di imparare un inglese intellegibile, dato che lo slang delle periferie di Manchester, sua lingua madre, non era esattamente definibile come tale

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  6. Fantastico.. pensavo che per metter insieme Charles Bronson, Saddam Hussein e Arkan servissero almeno 30 episodi come in Twin Peaks.. E invece, grazie al mitico avvocato del diavolo sei riuscito a condensare tutto in un post.. E oltretutto, facendo ruotare la storia intorno alla inesistente città di Campobasso.. il che rende ancora più surreale questa meravigliosa storia di assiri, sanniti e slavi del sud..

    E mi piace ricordare come commentò il documentario della BBC a lui dedicato.. “Il fatto che sia in contatto con criminali non fa di me uno di loro.. Sono solo il loro avvocato..” Una frase di una limpidezza deontologica che Ghedini e Pecorella non potrebbero nemmeno comprendere…

    @ Gegen.. e se invece che un eroe antieuropeo lui non fosse altro che la più spregiudicata incarnazione del mito europeo stesso.. con Ceca nei succinti panni della sua fulgida vestale.. praetium virginitatis per Europa, nata deflorata..

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  7. Hai vinto la scommessa Tamas! E lo hai fatto arricchendo questo blog con una foto a dir poco eccezionale (seppur di plastica)!

    Io il personaggio non lo conoscevo (e che dire.. forse era pure meglio così). Ma ciò è poco grave. Quello che è inammissibile è la mia totale ignoranza del turbofolk.. Vedrò di documentarmi quanto prima.

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  8. il profeta del gol5 maggio 2010 11:29

    Osservo il sorgere di una genuina passione per il turbo folk, dopo il bellissimo post illustrato di tamas.

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  9. @zio ci può stare, soprattutto per chi come me considera i balcani il centro dell´europa molto più di Bruxelles o strasburgo.
    Sicuramente Arkan e Ceca rappresentano l´ennesima riproposizione di due fondamentali archetipi dell´umanità: il soldato e la puttana.

    @Bostero. L´epoca d´oro del tubofolk è stata gli anni 90 con la nascita del canale tv pink. Ora il fenomeno è stabilizzato entro limiti di tollerabilità. Diciamo che il turbofolk non ha nulla a che vedere con la spledinda musica popolare serba, si tratta di una specie di variante balcanica delle canzoni delle pop star più celebrate. Naturalmente i temi sono made in balkan: amori complicati, status symbol occidentali mitizzati ecc.
    Il quid pluris è il bombastico status estetico delle interpreti. Comunque video su youtube non mancano.

    Una sintesi possibile di tutto questo è che la vera vita è solo nella malavita, e come diceva Hölderlin: là dov´è il pericolo cresce ciò che salva

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  10. A proposito del matrimonio tra Arkan e Ceca, leggevo per casualità proprio ieri su "Behind the curtain" il seguente passo geniale:

    "Their wedding was an orgy of kitsch on the theme of the 1389 Battle of Kosovo, Arkan dressing as a warrior and Ceca as one of the women who had tended the injured. He rode up to her parents' house on a white charger and, as was customary in the fourteenth century, was asked by her father to prove his worthiness by shooting and apple off the top of the door with a crossbow. His first effort missed, as did his second, and his third, so, before it goot to embarassing, he nodded to his henchmen, who blew it up with Kalashinkovs".

    Bellissimo.

    Su come l'Obilic di Arkan abbia vinto il campionato, grazie soprattutto a una certa inespugnabilità interna, è piuttosto "illuminante" questo passo:

    "Referees arriving at the Obilic stadium would be greeted by heavies in fatigues, opposing players would misteriously withdraw hours before matches, and the Tigers [gli ultras di Arkan], many carrying guns, packed the terraces, a visible warning to any team tempted to try too hard. And then there were the rumours that sedative gases were pumped into the away changing room before kick-off; implausible perhaps, but taken seriously enough that when Red Star played there, they changed in the car park. And even if there was no gas, there was always the possibility that Arkan might pay a visit to the away dressing room at half time. On one occasion, according to a common tale, he threatened to shoot an opposing centre-forward in the knee if he scored in the second half".

    Al ginocchio.

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