venerdì 21 maggio 2010

Funny time of year

Questo è un periodo strano dell'anno, punteggiato di nostalgia e inquietudine con la stessa dolcezza con cui le lentiggini impreziosiscono il viso di Julianne Moore in A single man. La tessera dell'abbonamento è stata appena messa via, riposta in un cassetto insieme alle altre dieci che l'hanno preceduta. Per qualche mese le domeniche, come gli stadi, saranno mute, private della consolante certezza di poter ripetere quasi meccanicamente quei gesti di felicità semplice e antica, accanto a dei volti in fondo sconosciuti ma che, in realtà, mi capiscono meglio di molti altri. Dal tramonto di un campionato all'alba del successivo c'è una lunga notte da affrontare, buia come un inverno berlinese. D'altronde, come cantava qualcuno, agosto è il mese più freddo dell'anno, almeno calcisticamente parlando. Questa volta poi le candele accese fanno una luce fiochissima.
A breve ci aspetta l'ultimo atto del tanto agognato trionfo interista, una Santissima Trinità annunciata ai quattro eventi ed ormai ineluttabile, con tanto di altrettanto scontatissima deificazione giornalistica (riabilitazione post-mortem?) di Josè Mourinho e fuga dello stesso verso lidi più piacevoli, nei quali i giornali sportivi servono solo per accompagnare distrattamente gli occhi mentre la bocca è intenta a gustare il pincho de tortilla delle dodici. Difficile ricordarsi un'altra occasione in cui una squadra italiana (?) giunta in finale sarà così poco tifata dai propri connazionali, se non proprio osservata con indifferenza; ma d'altronde ognuno è libero di seminare quello che vuole, tanto l'erba cresce lo stesso, almeno finchè non ha di meglio da fare.
In tutto questo sono già iniziati i movimenti da balera del calciomercato. Ci aspettano tre mesi di titoli sensazionalistici che annunciano colpi ad effetto che, se fossero tutti veri, l'anno prossimo tutte le squadre avrebbero rose di centotrenta giocatori. E' un teatrino che conosciamo bene, da una parte divertente (già si può iniziare a speculare sull'accoglienza che i numerosi locali brasiliani di Roma sud stanno preparando per l'Imperatore, ormai dato per certo sulle rive del Tevere), dall'altra avvilente (chissà quanti altri nomi verranno accostati alla mia squadra, e alle nostre squadre, per poi vederli svanire come puntarelle a centro-tavola). Un teatrino che tutto sommato non mi appassiona più tanto perchè, e non pensavo che l'avrei mai detto, mi sto facendo vecchio, e con questo mi sto rendendo conto che i giocatori non sono poi così importanti, non esiste partenza che sia un dramma, non esiste mancato arrivo che sia una tragedia, te dirè mil cosas por las que llorar. L'importante è che non spostino lo stadio, non chiudano l'agenzia ippica, non cambino le birre, non abdichino alla stanchezza del tifo i nostri vicini di posto. E quindi sì, seguiremo con puntiglio e curiosità i trasferimenti, le voci e le formazioni scritte sulla carta con i nomi dei nuovi giocatori in neretto, ma non ci appassioneremo più di tanto, non come quando eravamo piccoli almeno, con i ghiaccioli gocciolanti che, in spiaggia, macchiavano le pagine del Corriere.
Ma la luna piena di questa notte è senz'altro rappresentata dal Mondiale che si avvicina. Anche lì, è irrequieta la consapevolezza di osservare la dinamicità del passto, di rendersi conto che nessun'altra vittoria ci renderà più giovani. Mi appiglio ai ricordi dei Mondiali trascorsi e mi scopro diverso, non più sul trampolino dell'estate, con la mente rivolta al relativo esotismo (mentale più che altro, con tutte quelle ore passate a non far nulla) delle vacanze, ma impelagato in una grande capitale senza un vero lavoro e, in fondo, senza età. Il gol di Schillaci contro l'Irlanda fu vissuto in un grande salotto di una villetta affittata a Fregene, un salotto polveroso, con grossi mobili fuori luogo e un'atmosfera fané da seconda casa trascurata, e ricordo una corsa verso la cucina, per un corridoio lungo come il grido di gioia di Totò. Quando cacciarono Zola contro la Nigeria scoppiai in un pianto a dirotto nel retro della farmacia di un mio parente, una farmacia sperduta a Castorano, e quelle lacrime hanno bagnato le Marche come neanche le alluvioni di quell'estate. Per fortuna il padre di Edoardo e Giorgio riuscì poi ad aggiustare una rudimentale antenna e a consentirci di godere della gomitata di Tassotti a Luis Enrique comodamente seduti nel salotto di casa. La doppietta di Baggio in semifinale fu un'allucinazione nella stanza da letto caprese, l'emozione fugace che l'ultimo fuoriclasse di questo paese ci ha saputo regalare. Il mondiale francese fu l'agonia di una squadra orrenda, paurosa, retrograda, guidata dal peggior allenatore che io ricordi, con il più talentuoso numero dieci italiano (il Pupone degli anni zemaniani, e chi se no) costretto a guardarsela da casa, come me, mentre Alex Del Piero, tanto per cambiare, faceva scempio del gioco del calcio; ma soprattutto fu l'agonia di un Mondiale vissuto con la varicella, recluso in una casa di Ansedonia, il mio personalissimo sanatorio veneziano in cui, come Gustav von Aschenbach, mi lasciai morire in poltrona di fronte al rigore di Di Biagio che si stampò sulla traversa, mentre sulle mie braccia scheletriche le punture delle zanzare che infestano la palude di Orbetello si confondevano senza soluzione di continuità con i segni della malattia. I pazzi orari di Giappone e Corea, a braccetto con i pazzi pensieri di Byron Moreno (quanto l'ho odiato, per Dio!) e i pazzi rimpianti per non aver vinto con la squadra più forte del decennio (così come Euro '96 lo era stato per il decennio precedente) li vivemmo nel salotto e nel terrazzo di Giovanni, tra una chiacchierata e l'altra sul calcio e sull'incipiente vita universitaria e infinite partite di Scudetto con un Solskjaer a Cagliari grande così. Al gol di Grosso contro la Germania tutto il Barrio Gotico di Barcellona si abbracciò in un'enorme stretta affettuosa e metropolitana, lasciandoci senza più fiato e senza più lacrime, mentre una lunga e decadente estate della maturità (esistenziale e sentimentale, non scolastica!) ci attendeva inerme come una puttana distesa sul letto di un hotel, con la sigaretta in bocca, le calze abbassate e i capelli incastrati nella spalliera.
Questa volta invece l'estate è solo un sfogliar di mesi sul calendario, non ci sono guide da comprare nè lingue da rispolverare; e il Mondiale, visto lo squallore da portineria dei giocatori che stanno per partire per il Sudafrica, si prospetta come il meno accattivante possibile. E' proprio un periodo strano dell'anno questo qui, a funny time of year, come sussurra Beth Gibbons, un'altra che di lentiggini ne capisce. I can see/there'll be no blossom on the trees. Almeno fino al prossimo autunno.

26 commenti:

  1. Si, i mondiali di calcio sono spartiacque dei ricordi, calendario paralello a quello gregoriano. Come non ricordare che anche personaggi dalla morale discutibile si sono fermati di fronte a ragazze disponibili ma troppo giovani dicendo:"ragazzi, non poteva.. questa quando schillaci segnava non era ancora nata."

    Sulla considerazione che hai fatto circa le nazionali più forti (96-2002 premettendo che sulla seconda non sono tanto d´accordo)pensavo che forse hanno avuto l´allenatore sbagliato. Nel senso che quelle del biennio sacchiano erano zeppe di talento ma gestite da un allenatore che in nome degli schemi avrebbe sacrificato tutto. Infatti, si sono visti scempi come Zola rincalzo, Baggio sostituito e Signori costretto a fare il vice-evani (sic). Forse una vecchia volpe come il trap (non a caso ancora sulla cresta dell´onda) avrebbe democristianamente trovato una soluzione per far convivere queste eccellenze. Sacchi, invece, avrebbe avuto meno difficoltà a far correre secondo una squadra più modesta tecnicamente ma con tanti polmoni come quella del 2002.
    Chissà...

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  2. Si, direi che la mia vita è sempre andata a braccetto col Codino.

    La gioia più grande arrivò nel 94. Assieme a mio padre decidemmo di seguire la partita nella solitudine del salotto della casa a Rimini. Ricordo che fuori c'era ancora la luce e che dopo aver vissuto quegli infiniti secondi in cui la palla passava immune tra le gambe dei giocatori nigeriani afferrai la sedia sdraio e la lanciai nel giardino. Perchè Roberto aveva fatto pace libera tutti.

    La delusione più grande appena qualche giorno dopo. Nella mia vita ho sempre pianto poco. Quella sera non riuscivo a smettere. Feci pure preoccupare mia madre tanto singhiozzavo.

    Nel 98 ero a Malta e i b52 di moda all'epoca accompagnarono l'immagine dell'"è uscita di tanto così".

    Poi la nudità. L'Italia non schierava più i miei idoli dell'infanzia (assieme a Baggio, l'immortale Totò Schillaci) e io ero meno felice quando vedevo i nuovi talenti.

    Mi lasciò incredulo e orgoglioso l'Italia di Zoff. Non mi piacque quella di Corea e Giappone.

    Una buffonata quella della combine Danimarca-Svezia.

    L'ultima era come la volevo. Compatta e tattica. Attenta alle distanze ed ai dettagli, oltre che vincente.

    Infine, la nota dolente. agli ultimi Europei mi sono perso, per ragioni lavorative, il match della Romania (quello del rigore parato da Buffon). Non era mai successo. Non era umano. Non nascondo che le mie future vicende lavorative ed il conseguente cambio di studio siano legate a doppio filo con quella tremenda tortura.

    ps: penso che in serata andrò da Julianne chiedendole la cortesia di diventare la donna della mia vita.

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  3. Difficilmente supererò il trauma post finale europeo con la francia.

    per mesi mi sono svegliato di notte urlando "spaccalo" , "spaccalo"!!

    Il destinatario era cannavaro, il minuto, se non erro, era l'87'.

    Per inciso, quella partita coincise anche con il mio atavico ed imperituro odio per del piero e qualsiasi altro giocatore con la faccia da bravo ragazzo al mondo.

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  4. Euro 2000 Olanda-Italia...in un bar di Cannes.....forse la partita più emozionante della mia vita........

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  5. in questo tripudio di lentiggini e di ricordi seppiati, mi sento fuori luogo ad introdurre un nuovo argomento, come se mi squillasse il telefono a teatro.
    ma mi spiaceva che l'impresa dei tangerines di oggi pomeriggio passasse inosservata.
    e al di là della favola di una squadra di provincia che bla bla bla e yawn, mi chiedevo, passeggiando con un amico in questa mock summer, se il blackpool, che gioca con tre attaccanti veri e un centrocampista che segna 16 gol in una stagione, è destinato a sorprendere o ad una tragedia annunciata e cruenta.
    ci siamo risposti quasi subito.
    ma forse siamo solo dei cinici.

    eppure il mondo del pallone spesso ai cinici arride, e stasera per un po' di consolazione mi rivolgo al vostro club de la serpiente, per dimenticare le brutture di quell'altro, di biscione.

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  6. m. (che immagino sia l'abbreviazione di moratti, mourinho o milito, la santissima trinità dei giornali odierni - ma parleremo anche di questa partita, e di un centravanti che mi fa piangere più di ogni altro), non ti preoccupare, parlare del blackpool (e della sua impresa) non è mai fuori luogo, perchè è "la notizia". tanto che per celebrare l'evento ci siamo rivolti ad un personaggio che ne sa più di noi sull'argomento. per risponderti, quindi, ti chiedo solo di aspettare qualche ora..

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  7. Alla mia veneranda età di 30 anni ne ricordo abbastanza di Mondiali ma, come si dice, la prima volta non si scorda mai e da siciliano i goal di Schillaci ad Italia '90 non li potrò mai dimenticare..come quella vecchia 500 che faceva i caroselli con la sagoma di Totò sul tetto illuminata dai ceri da processione o la bandiera dell'Italia issata sul balcone con sul bianco la sua faccia! Bellissimi ricordi...

    Vincenzo

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  8. "Alex Del Piero, tanto per cambiare, faceva scempio del gioco del calcio" mi trova totalmente in disaccordo.
    Rispetto l'essere tifoso Romanista, capisco l'odio atavico nei confronti della Juventus, non discuto sul fatto che Totti (dopo Baggio ahimè anch'esso con un passato da Gobbo!) rappresenti il più grande talento italiano degli ultimi 20 anni, ma considerare Del Piero uno scempio del calcio mi sembra una frase che denota poca "scienza calcistica"... il mondo è bello perché è vario d’altra parte!

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  9. Caro Boniperti, alla sua età, non se la prenda per un'iperbole, anche perchè fa sfoggio di saggezza premettendo che capisce l'odio atavico che Roma prova nei confronti della Juventus - odio che, in realtà, può ben estendersi alla città di Torino, foriera di scempi per tutto il secolo. Le spiego.
    Appena insediata la capitale d'Italia a Roma, i piemontesi scendono, radono al suolo l'antico rione che, oltre Monti e Colle Oppio, occupava il colle Esquilino, e lo "torinizzano" con una serie di abnormi ministeri, tristi porticati e palazzoni grigi e freddi come un risveglio autunnale sul Po. Il primo scempio - tanto sentito dai romani che non abbiamo avuto scrupoli, negli ultimi trent'anni, a lasciare che quella "piccola Torino", nonostante la sua bella posizione centrale, marcisse nelle mani straniere di cinesi, bengalesi, arabi etc. etc.
    Poi c'è stato Agnelli che con le sue macchine difettose e i suoi camion obbligatoriamente in autostrada ha compiuto il secondo scempio.
    Infine è giunto Del Piero, talentuosissimo ragazzo e molto amato dal sottoscritto in tenera età (la mia e la sua), quando con quei bei riccioli segnava gol raffinatissimi ai danni, tra le altre, di Lazio e Fiorentina. Poi però è successo che i suoi muscoli e i suoi numeri sono stati gonfiati, i primi dal dottor Mengele (pardon, Agricola) e i secondi dai generosissimi arbitri che ne hanno rimpinzato le partite di rigori e punizioni dal limite, fino ad arrivare allo scempio "azzurro" (ecco perhè ne ho parlato nel post) della finale di Euro 2000, come ha ben detto Tato un trauma che ancora oggi è ben difficile da superare.

    Detto questo, mi permetto due brevissime postille. Due dubbi.
    Il primo, dubito fortemente che il calcio sia una scienza, nonostante quanto scritto recentemente nel suo bellissimo blog, in un affettuoso ritratto di Lobanovsky, dal nostro amico Arturo.
    Il secondo, dubito ancor di più che il mondo sia bello perchè vario - ciò piuttosto è vero solo a Florianopolis, e in qualche altra spiaggia del continente.
    Au revoir, monsieur Bonipertì!

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  10. Se io mi fermo all’iperbole, lei si arena sulla “scienza…” nel suo stretto significato letterale…
    Per quanto mi riguarda esempi di scempi calcistici sono altri: lo sputo di Totti a Poulsen, la testata di Zidane, il calcio del Pupone ad un provocatore (?)… questi sono veri scempi, sono sprechi di classe ed insulti a madre natura (o chi per lei) che ti donato le capacità di far sognare milioni di persone prendendo a calci un pallone.
    Ripeto il mondo è bello perché c’è varietà di opinioni, perché c’è chi sa ascoltare una voce stonata che ti da un’idea nuova e diversa… a me questo piace e continuerà a piacere come le punizioni di Del Piero ed i cucchiai di Totti!
    Hasta pronto Don…
    P.S.
    Arturo?

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  11. Pur avendo un passato bianconero, non sono mai stato un grande amante di Del Piero. Diciamo che della sua carriera può considerarsi salvata da quanto fatto, con grande professionalità, negli ultimi anni (dalla B in poi).

    Detto ciò, a mi avviso, Boniperti, lei è noncurante del fatto che, se si esclude, il (bellissimo) gol alla Germania (su bellissima azione di Gilardino), la carriera di Del Piero in azzuro è stata un qualcosa di micidiale per il calcio tutto.

    Mai decisivo (il gol al Messico, infatti, non conta), mai elegante.

    Indifendibile.

    Non dico che Totti o altri abbiano poi fatto di meglio, ma le prospettive erano di sicuro più rosee. Il Mondiale del '98, poi, agghiacciante..

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  12. Dimenticavi Dionigi il quartiere Prati, riedificato dai piemontesi a ridosso del Vaticano come simulacro della loro vittoria laica e massonica. Si tratta infatti del rione con meno parrocchie e con la più grande chiesa protestante: la valdese di piazza cavour. Senza dimenticare che tutte le strade principali sono state orientate in maniera tale che non si veda mai la Cupola di San Pietro, una cosa incredibile pensando alla distanza che separa le arterie principali dal cupppppppolone. Strade, queste, che sono state intitolate a eroi dell´anticlericalismo: Cola di Rienzo, Ottaviano fino ai grandissimi Telesio, Campanella e Giordano Bruno (last but not least).
    Detto questo, io non sarei così critico verso l´invasore. Ancora mi fa sorridere la prospettiva che si vede dal lungotevere dove si susseguono Castel Sant´angelo, il palazzaccio e l´opera per i mutilati di guerra (oggi tribunale del riesame) porgettata da Piacentini per assecondare il muscolare gusto del Duce. Sono affezionato a questa prospettiva perché incarna una continuatio imperii alla amatriciana, la sequenza di tre poteri nessuno dei quali meritevole del ricordo.

    Alex del Piero? oramai un ex., quasi un caso di eutanasia calcistica. Il tracollo: Totti testimonial della fiat, forse quella la vendetta su Porta pia.
    Detto questo, fare le pulci a chi è decisivo non decisivo mi pare errato. Forse da questo girone infernale si salverebbe solo Grosso (ed è tutto dire). Basti pensare all´attacco di Korea e giappone 2006: Totti Vieri... maestri delle quadriplette al verona e dei cucchiai ad empoli, ma sempre assenti al momento della verità

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  13. Lo spartiacque direi che è tutto in quella notte. Da un lato Totti che di tacco innesca la bellissima azione del gol del vantaggio di un romantico Delvecchio; dall'altro Del Piero che con i suoi triviali errori sottoporta ci condanna ad un'adolescenza da frustrati.

    A parte tutte le esagerazioni, il vero problema "storico" di Del Piero è che non avremo mai una controprova delle sue qualità, perchè non si è mai messo alla prova in provincia (come Baggio) nè ha giocato tutta la vita in una squadra pulita (come Totti). Se in una certa squadra hanno trionfato personaggi indegni -tecnicamente dico- di calcare lo scenario della serie A (per non dire di quello europeo) come Torricelli, Birindelli, Montero, Pessotto, Di Livio, Padovano, Zalayeta etc., rimane il dubbio su un giocatore talentuoso che però, in un'altra squadra "normale", non avrebbe goduto di una così bella carriera. Poi non si discutono le sue punizioni, i suoi gesti tecnici, anche certi suoi gol importanti, perchè che sappia toccare il pallone con dolcezza è indiscutibile. Ma, lo ripeto, per vari motivi, la Storia non lo attende.

    (Sui presunti "scempi" del Pupone da Lei citati, faccio notare chi sono stati i provocatori: Poulsen, vale a dire l'anello di congiunzione tra l'uomo e la sanguisuga, e Balotelli, su cui c'è poco da aggiungere. E' presumibile che in quelle circostanze anche Madre Teresa di Calcutta avrebbe messo da parte la cristiana tolleranza per rifilargli un paio di bei ceffoni. Che poi Totti a volte sia indifendibile nella sua mancanza di auto-controllo, glielo sottoscrivo).

    (Ah, il Grande Arturo: http://levacalcistica.blogspot.com/2010/05/appunti-di-geografia-calcistica-parte.html)

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  14. Hai ragione Gegen, accendere la tv e vedere Totti testimonial Fiat dev'essere stato uno shock pazzesco per Del Piero, tipo tornare a casa perchè ci si è dimenticati le chiavi della macchina e trovare il vicino con i pantaloni abbassati..

    E' vero ciò che dici sulla "decisività", però il fatto è che quella sera, in una delle più belle partite della nazionale italiana (forse per contrappasso rispetto all'orrore contro l'Olanda, dove infatti l'illuminazto Zoff l'aveva tenuto in panchina, e infatti poi si è visto ai rigori..), così come d'altronde per tutto il Campionato Europeo, Totti l'avea fatta la differenza, eccome!, e Del Piero ha rovinato tutto quanto.
    Io credo che se l'Italia avesse vinto quell'Europeo Totti avrebbe avuto tutt'altra carriera, soprattutto in azzurro. Ma Del Piero, financo per gelosia, ha voluto mandare tutto a rotoli; per invidia, ha raso tutto al suolo e ha nascosto la visuale di San Pietro, come ben ricordi tu..

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  15. (Sui presunti "scempi" del Pupone da Lei citati, faccio notare chi sono stati i provocatori: Poulsen, vale a dire l'anello di congiunzione tra l'uomo e la sanguisuga, e Balotelli, su cui c'è poco da aggiungere. E' presumibile che in quelle circostanze anche Madre Teresa di Calcutta avrebbe messo da parte la cristiana tolleranza per rifilargli un paio di bei ceffoni. Che poi Totti a volte sia indifendibile nella sua mancanza di auto-controllo, glielo sottoscrivo).
    Mi permetto di ricordarLe un sonoro ceffone del romanista Cufrè cui l’Alex bianconero rispose con una smorfia di sbigottimento e derisone anziché con un legittimo calcio negli zebedei…
    Giustificare una azione sbagliata accusando il provocatore mi sembra quanto meno azzardato… forse potrebbe servire da attenuante!
    Anche queste piccole cose fanno la differenza, a mio avviso, tra un campione ed un bravo giocatore…
    Non mi avventuro neanche in paragone tecnico tra il “vostro” Idolo ed un giocatore che mi limito a dire non è certo uno scempio del calcio, tutto qui.
    In ultimo mi permetto di chiarire che la mia voleva essere semplicemente una affermazione legata ai giocatori e non al loro ruolino in nazionale (dove comunque Del Piero mi pare sia il quarto realizzatore di tutti i tempi!); la mia voleva semplicemente essere una opinione stonata ad un iperbole decisamente eccessiva tutto qua, non si voleva tessere le lodi di nessuno, non si voleva criticare nessuno.

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  16. Ha fatto bene a darci la sua opinione, Boniperti, soprattutto perchè "stonata". Il mare increspato è sempre più bello di quello piatto.

    Le ripeto solo che la mia "iperbole" nel post era invece proprio legata al ruolino di Alex in nazionale..imbarazzante.

    Infine, sul fatto che Totti non sia un campione, ma solo un bravo giocatore, mi trova perfettamente d'accordo. Vede che ci capiamo?!
    Un caro saluto.

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  17. Ecco, lo sapevo che devo togliere il saluto al senor dionigi...
    Totti E' un campione, e basta.
    Se poi volete parlare di quanto sia stato decisivo in nazionale (con una gamba sola!) andatevi a rivedere cosa ha fatto al mondiale 2006 (rigori decisivi, assist ed altro).
    Che sia "speciale" lo dimostra il fatto che stia "seppellendo" (in senso metaforico, ovviamente) tutti i suoi coetanei che da tempo si godono la pensione dorata, mentre lui continua a trascinare (che poi questo sovente sia un limite per la Roma, non lo nego, ma è un altra storia) quella che comunque rimane una delle squadre più forti in Italia degli ultimi dieci anni.

    Albis

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  18. Albis, dovresti riconoscere la bontà del lucido giudizio di Dionigi.
    Totti lo devono amare i laziali, forse, più dei romanisti. Grazie al celo il miglior giocatore della storia della Roma è passato senza diluvi, il mio rosicamento è lenito profondamente.
    Devi ammettere che poteva aprire un ciclo, vincere tutto, essere il simbolo della roma per sempre. Invece, la sua carriera è sfumata con un palmares risibile. Non è solo colpa sua, chiaro, ma tant' è oneri e onori...
    I suoi "record" sono vuoti, inutili come il gol alla sampdoria nella sciagurata partita di un mese fa. Un gol che poteva significare scudetto, ma è rimasto lettera morta.. un peto nell'universo calcistico.
    Detto questo, la critica fondamentale che gli si può muovere è quella di non essersi mai messo in discussione, rimanendo re a roma e condizionando il gioco della squadra fino a legittimare il suo immobilismo.

    Sul mondiale 2006 sono d' accordo, lippi, nella sua ragnetela votata al "primo non prenderle", aveva bisogno di un giocatore di qualità sulla trequarti capace di condizionare i centrocampisti avversari costretti comunque a controllarlo. Questo il capitano, pur su una gamba sola, lo ha fatto bene.
    In generale, la mia mente non può non correre alla spiaggia di sabaudia due giorni prima della finale di supercoppa italiana, quella del rigore alle stelle...

    Sul confronto con Del piero non c' é paragone è come discutere del sex appeal di sandra mondaini rispetto a quello di nadia cassini o gloria guida, ma, lo stesso, nessuna delle due potrà mai essere brigitte bardot.

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  19. In sintesi Gegen, domanda marzulliana, per te è stata più la Roma il limite di Totti o più Totti il limite della Roma? Se le due strade si fossero separate, che so, con Carlos Bianchi (che voleva darlo via in prestito - l'unico che aveva capito tutto, secondo te?)potremmo ipotizzare che sia Totti che la Roma, in questi ultimi quindici anni, avrebbero vinto di più?
    E infine, se dalla storia s'impara qualcosa, che deve fare la Roma con De Rossi, venderlo al Real? E De Rossi deve andare?

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  20. Considerare Totti un limite della Roma o la Roma il limite della misera (in termini di quantità di trofei) carriera di Totti è davvero una bella domanda Marzulliana!
    Purtroppo credo sia come domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina. Probabilmente il Pupone in una squadra “più importante” avrebbe vinto di più ed avrebbe forse acquistato quella dimensione internazionale che gli è sempre mancata, ma chi può dire che non avrebbe perso la forza come Sansone senza i suoi capelli?
    La Roma senza Totti? Questa è una domanda ancora più complessa perché inerisce valutazioni praticamente imponderabili e genera domande impossibili: a chi lo avrebbe venduto? In che periodo? Quanto avrebbe ricavato? Come avrebbe reagito la piazza?
    Sulla questione De Rossi io, come alcuni mie amici romanisti, sono dell’avviso che non venderlo adesso, a grandi cifre si intende, sarebbe un delitto. Con la cessione di capitan futuro ed un mercato oculato la Roma potrebbe ringiovanire e migliorare sensibilmente la sua rosa, fornire a Ranieri qualche elemento in più per adottare il suo modulo preferito e placare, in parte, il creditore Unicredit che gli sta col fiato sul collo!
    Non dimentichiamo che la Roma è l’unica squadra al mondo che paga (anche profumatamente!) il suo presidente, che restituisce, anziché prendere, denari alla proprietà e che di fatto, salvo novità, difficilmente farà cospicui investimenti nelle prossime sessioni di calciomercato.
    Tutte queste considerazioni lasciano tuttavia il tempo che trovano, poiché alla fine dei giochi i problemi più importanti sono legati a due considerazioni: che ci fai con i soldi che prendi (da Totti/De Rossi)? Che succede a Roma dopo la cessione?
    Negli ultimi anni si assiste sempre più sovente a manifestazioni di piazza dei tifosi “contro i titoli dei giornali”; si preannuncia l’ennesimo prossimo colpo ed il giorno dopo centinaia di tifosi sono pronti a scendere in piazza per protestare spesso riuscendo anche a bloccare trattative ben avviate.
    Orbene i tifosi, essendo coloro che pagano il biglietto, hanno sacrosanto diritto di protestare (nei limiti dell’educazione e della decenza) nel momento in cui la squadra non offre loro uno “spettacolo” che li soddisfi, ma trovo ridicole le società che per paura della piazza bloccano trattative ed operazioni di mercato!
    Roma sotto questo profilo mi sembra assai delicata ed il romanista (non me voglia) un tifoso particolarmente sanguigno, verace e… provinciale, con tutte le considerazioni positive e negative del caso; basterebbe osservare l’inizio della stagione scorsa per trovare più di un motivo per trattenere il bravo De Rossi a vita tra i cancelli di Trigoria!
    Il duro risvolto del bel tifo romano è anche questo, purtroppo! E chi è causa dei suoi mali…

    Eddie
    P.S. certo se con i soldi di De Rossi prendi il “nuovo” Baptista, allora sottoscrivo io stesso il contratto pluriennale di CapitanFuturo!

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  21. Non capisco però perchè quello che per un qualsiasi calciatore dell'atletico bilbao e del newcastle costituisce vanto e motivo di ammirazione da parte dei frequentatori di questo blog (ovvero rimanere nella squadra di cui si è tifosi, mantenere il senso di appartenenza, non cedere alle lusinghe delle "grandi" etc...) sia imputato a Totti come grande colpa...
    Mi sembra il più classico caso di due pesi e due misure!

    Albis

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  22. Per l'attaccamento ai colori e per le tante battaglie per la Roma Totti lo stimo tantissimo. Le uniche cose che un pò per me non ci stanno sono (i) il contratto rinnovato all'infinito a cifre esorbitanti per uno che gioca 10 partite l'anno; (ii) un potere decisionale forse troppo ampio negli ultimi due / tre anni.

    Ma sono fattori che ci possono stare dopo quasi 20 anni di Roma

    Qua secondo me si deve ragionare sul "se Totti fosse andato al Real (per es), avrebbe fatto la fine di Zidane oppure quella di Kakà?".

    Se Zidane, allora la Roma è stato il limite. Se Kakà, allora (e invece) Totti è grande solo dalle parti del Tevere.

    Per due prestazioni opache (con tanto di pubalgia) Kakà l'hanno massacrato. Ronaldo pure ha preso il suo per due kg di troppo.


    Nel senso, quello che mi pone l'interrogativo è che Totti è grande a Roma, e ok, ma consideriamo anche che lui qua no è in discussione MAI (e non lo è mai stato). Decontestualizzato avrebbe senso. Secondo me, assolutamente no.

    Sarebbe la metà del giocatore che è.

    ps: su De Rossi un imperativo. CEDERE ORA!

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  23. Io più che ragionare sui concetti Roma senza Totti-Totti senza (oramai dopo 15 anni di carriera una pura ucronia) vorrei cercare di criticare l'insano culto che molti tifosi hanno per il pupone.

    Il realismo di Dionigi dell'altro giorno è da sottoscrivere in pieno("Infine, sul fatto che Totti non sia un campione, ma solo un bravo giocatore, mi trova perfettamente d'accordo"). Da sottoscrivere oltre che sul contenuto, che rimane opinabile) sul lucido distacco col quale viene affrontato.

    Dalla prospettiva romana posso dire che si è instaurato a Roma un malsano culto "tottista", quasi ad di là della fede giallorossa. Si tratta di un'eresia, un ignominioso culto spurio di una fede che, per quanto popololare e messianica, è da rispettare.

    Il tottismo, la venerazione cieca per il capitano e anche per la sua famiglia, non attecchisce su chi va allo stadio da 15, da chi ne ha viste di cotte e di crude (chi ricorda scapolo e annoni), ma lascia traccie incancellabili su i tifosi più semplici, dalla prospettiva limitata, devoti al culto della mimesi (ricordo un conoscente che non poteva credere che Totti prima dei numeri personalizzati avesse indossato anche altre maglie oltre la n. 10 "Totti ha SEMPRE avuto il dieci" diceva estatico).

    Il tottismo, ripeto, è un'eresia, e sta al tifo per la Roma come la new age al vedanta.
    Empio come una statua di Padre pio in un centro commerciale o un santino su un cruscotto di un SUV.
    Parafrasando Wahrol che diceva che Roma è l'esempio di cosa succede ad una città quando i suoi monumenti durano troppo a lungo, si può dire che la roma e molti tifosi sono l'esempio di cosa succede quando i capitani durano troppo a lungo.

    P.s.
    De rossi ieri ha detto una grande frase..

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  24. Caro Gegen,
    in questa tua accorata invettiva contro il "tottismo" non hai però risposto alla mia domanda: cos'è che ti fa tanto dispezzare totti, oltre al tuo cripto-lazialismo, per differenziarlo da altre bandiere (peraltro meno forti di lui) che hanno solcato i campi dell'Europa?

    Albis

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  25. Albis. non mi pare di aver "disprezzato" Totti, semmai ciò che gli sta intorno.. sul tuo vago riferimento alle "bandiere" del calcio europeo non so cosa dirti, anzi non mi vengono in mente paragoni calzanti.
    tu a chi ti riferisci?

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  26. Non ce ne sono mica tanti..

    Su due piedi mi vengono in mente Raul, Gerrard, Baraja, Marchena, Capi (Betis), Etxeberria (ABilbao, ma forse ha smesso), King (Tottenham), Giggs e Scholes, Xavi e Puyol..

    Ma poi solo alcuni di questi vengono dalle giovanili.

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