domenica 4 aprile 2010

Zitti e Mosca

Noi siamo gente del Sud (…) e ubbidiamo a chi grida di più.. (A. Tabucchi, Sostiene Pereira ) In Italia.. Nell’Occidente dove veneriamo le salme perché non siamo capaci di rispettare il corpo vivo.. Dove mortifichiamo le carni, e il piacere, e il coito.. per adulare la testa, presunta sede del cogito, che poi scopriamo vuota.. e in preda al dolore, la riempiamo quindi di farmaci.. E’ passato a miglior vita (sic! Quella terrena proprio non sappiamo godercela..) Maurizio Mosca.. In vita tutti lo disprezzavano.. In morte lo incensano.. Questo vuole essere un rapido abbozzo di fenomenologia del fu Maurizio Mosca.. Per capire non tanto chi fu lui, ma chi siamo noi.. Spettatori di un calcio e di una vita.. che, entrambi, si giocano altrove.. Il fu Maurizio Mosca era il paradigma di un calcio becero.. ignorante e volgare.. Di un calcio scritto e parlato fondato sul nulla.. il vuoto.. le fondamenta stesse di Italia contemporanea.. periferia del tramonto di Occidente.. Da scriba si inventò un’intervista a Zico.. e fu cacciato.. Da mezzobusto si inventò le bombe di mercato (l’importante è dire qualcosa, e dirlo male.. se poi non è vero non importa, tanto dico subito il contrario, o mi hanno travisato..) e il pendolino (l’importante è dire qualcosa, e dirlo male.. se poi non accade non importa.. il pubblico, cristianamente, crede a quello che dico, non a quello che faccio..) e fu un successo.. Povera patria.. dove ad accusare uno di essere scappato ai tribunali per fondare un partito plebiscitario costruito sulla sua persona che viene utilizzato per fini personali.. è un altro, scappato ai tribunali per fondare un partito plebiscitario costruito sulla sua persona che viene utilizzato per fini personali.. E passano il tempo ad urlarsi addosso.. E il giornalismo complice ne gode.. urla e strepita anche lui.. poi, spente le telecamere, si stringono la mano unta e si danno appuntamento al prossimo spettacolo.. E lo spettatore.. di giorno fervente oppositore alle unioni di fatto.. la sera, spenta la televisione, va a letto godendo anche lui.. perché, anche oggi, se lo è preso nel culo.. e senza vaselina.. Povero calcio.. dove si passano ore chiusi in un acquario a vivisezionare moviole.. perché così tutti hanno ragione.. ovvero tutti hanno subito un torto.. tutti imparano a difendere la “roba nostra” con il trucco e con l’inganno.. tutti possono da maledire la cospirazione.. ed evitare il reale.. Dove nessuno si emoziona più per i gol di Di Natale, la classe di Miccoli, il gioco corale del Catania.. o della Sampdoria.. perché l’unica, vera, adrenalinica emozione arriva dal supermoviolone.. E siccome il calcio è politica e spesso la precede, ne elabora le strategie e ne testa l’efficacia.. Ecco che il giornalismo sportivo (televisivo e non solo) fu il laboratorio dove, dagli anni ottanta, si preparava la spettacolarizzazione dell’evento (calcistico e poi politico, o viceversa) a discapito dell’evento stesso.. Sarebbe sbagliata un’analisi epifenomenica del grassone in camice bianco che guidava questo laboratorio (il fu Mosca Maurizio) al fine di facilmente accusarlo di essere il responsabile di questa volgarizzazione della critica calcistica.. (così come è assurdo il parallelo in politologia..) va invece analizzato il livello strutturale del fenomeno.. Il folklore (Gramsci docet) non è dato.. è richiesto da chi poi lo subisce.. E’ lo spettatore che aveva bisogno delle bombe e del pendolino.. non aveva il tempo di fermarsi ad ammirare il gesto tecnico.. non possedeva più i canoni estetici necessari per cogliere il bello.. l’accesso all’incanto gli era precluso.. Doveva subito cancellare il bello e pensare al dopo.. anzi sognare il dopo, tramite sapienti gesti di prestidigitazione e cartomanzia quali la bomba e il pendolino.. che l’hic et nunc non lo aggradava.. Lo spettatore aveva bisogno di qualcuno che urlasse.. e di qualcun altro che ribattesse, o fingesse di, e gridasse ancora più forte.. perché non voleva pensare.. voleva obbedire, ma era indeciso, non sapeva a chi rivolgersi.. la sua postideologia feticista lo metteva in crisi.. Aveva bisogno di obbedire ma non aveva più santi e padroni sul calendario a cui potersi votare.. E allora lo spettatore decise di scegliere la sua guida in colui che urlava più forte.. E lo seguì.. E gli ubbidì.. E il fu Maurizio Mosca, come un pastore, lo condusse per mano negli ultimi trent’anni di calcio (e di politica) di Italia.. periferia del tramonto di Occidente..

16 commenti:

  1. il profeta del gol4 aprile 2010 20:44

    Condivido questa analisi parola per parola, segni di interpunzione e spazi bianchi compresi.

    Uno dei momenti cardine dello stravolgimento fu la vittoria del Mundial '82 (a noi vincere i Mondiali fa male, dopo o si scatena una guerra o si sfascia il bilancio italiano o ...aspettate e vedrete).
    La storia del grande Paese, che dalla pubblicità del Parmigiano a Bettone Craxi preparò il terreno alle autoassoluzioni, alla incapacità di autocritica, allo schifo che siamo oggi.
    E come non vedere nei decennali, anzi ventennli attacchi agli arbitri un modellino, un plastico di quelli che poi saranno ripresi contro la Magistratura? Delegittimare chi sovrintende alla regolarità del gioco, per poter chiagnere e fottere senza llmiti.

    Un Paese decente, dopo la figura pazzesca in tv (Zico: Scusi, signor Mosca, posso farle una domanda? Mosca: Ma certo, signor Zico! Zico: Perchè l'altro giorno è stata pubblicata un'intervista di una pagina sulla Gazzetta dello sport, che io non ho mai parlato con lei? Mosca: Non mi abbasso a certi livelli. Il dialogo lo riporto a memoria, ma vedete che siamo lì quasi testualmente), ecco dopo una parte del genere, in un Paese normale, uno non rimane a lavorare nello stesso campo. Fa altro.

    Dicono che Mosca fosse una gran persona, generosa e tutto. Non ho ragione di non crederlo e in un certo senso mi fa piacere, perchè mi piace pensare al buono che c'è in ognuno di noi.

    Ma non si può rubricare un trentennio di cattiva informazione, di mani sulle tette delle soubrette fingendo una danza o un episodio di una partita, di urli, di vuotaggine patologica e patologizzante come simpatico cabaret.
    Perchè di sicuro non era simapatico e probabilmete non era cabaret.
    E come dice lo zio di Holloway (struggente zona di Londra dove abitai tre mesi, nda) si è perso il bello. Nel caso, il bello del calcio, che noi qui su LdB sappiamo quanto possa essere grande

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  2. d'accordo parola per parola con lo zio di holloway e con la glossa del profeta.
    è la solita messa cantata della beatificazione post mortem tipica italiana.
    Il personaggio Mosca è davvero perfetto (ed è tutto dire) per ricostruire un filo rosso che si tramuta nelle crepe e nelle macerie attuali del sistema.
    Nulla oggi esiste se non declinato nel registro della farsa, Mosca è un perfetto esempio di questo ineluttabile Umwertung aller Werte. Un farsa omeopatica, piano piano inoculata nelle domenica mattina pre calcistica.

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  3. Io capisco lo zio e capisco anche voi ma, forse per aver vissuto solo l'ultima parte del fenomeno Mosca, quello biscardiano e di Guida al Campionato, non riesco ad essere così critico. Senz'altro farsesco (cosa qui non lo è?), ma Mosca è stato anche soprattutto nazionalpopolare, nel senso ingenuo della parola, voglio dire, innocuo. Non credo abbia mai influenzato nessuno, così come non lo ha mai fatto il Bagaglino, nè credo lo volesse.
    Peraltro era più colto di quello che dava ad intendere, è come se avesse scelto di "degradarsi" ad un livello più basso di pubblico, ma anche così non ha mai raggiunto lo squallore publitalia del conduttore di turno alla Brandi, nè la pornografia di un Franco Ordine o di un Tony Damascelli.

    Per me è stato il Mughini di destra, ecco.

    L'ultima riflessione nostalgica che farei è poi questa: oggi non sarebbe più possibile un personaggio come Mosca. Per due motivi: mediaset non la vede più nessuno, e nei salotti high-tech di sky non lo farebbero mai entrare uno con dei gilet così blasè. Oggi si dovrebbe mettere il gessato alla Boban o il collettone alla Vialli. E questa nostalgia, allora, almeno a livello estetico, non è dolce.

    ps Una cavolata, ma mai avrei pensato che era romano.

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  4. Stavolta appoggio in pieno Dionigi!

    W Mosca e le sue cazzate!

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  5. Non fosse altro "W Mosca" perchè lui, da quand'era alla Gazzetta, odiava Gianni Brera e i suoi figliocci (che so, Gianni Mura). Anche a me Brera è sempre stato sui coglioni, figuriamoci i figliocci.

    E nel mondo del calcio, se dici una cosa del genere, è già un miracolo se finisci a fare Guida al Campionato..

    ps mi dimenticavo, io in realtà trovo sublime, e so che anche Gegen sarà d'accordo (d'altronde è lui che mi ha fatto scoprire le recensioni teatrali inventate dello scritore argentino-romano Wilcox) l'intervista inventata con Zico..

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  6. Senza mosca mai dire gol sarebbe stato un altro programma...basterebbe questo per sancirne la grandezza. E' pero' vero che in molte agiografie post mortem l'episodio di zico non e' stato neanche citato e la stessa gazzetta (che pure gli diede il benservito) almeno fino a sabato si guardava bene dal farne menzione

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  7. In realtà volevo stimolare una discussione sull'alveare.. non sull'insetto.. (che comunque wikipedia riporta essere "trasportatore di oltre 100 agenti patogeni responsaili di malattie come tifo, colera, salmonellosi, shigellosi, tuberculosi, antrace..") indipercui.. come tutta l'egemonia nazional-popolare.. divertente sì.. innocua proprio no..

    PS. concordo con il sublime per l'intervista inventata.. un debordante assalto alla tirannia della verità..

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  8. Fammi capire, chi lo disprezzava, la merda comunista come te? Se è per questo puoi continuare pure a disprezzarlo, tanto sempre feccia sociale rimani.

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  9. Anonimo:
    1) intanto ti chiederei di sceglierti un nome, o anche uno pseudonimo, che uno mica va a casa degli altri col passamontagna (bè, qualcuno sì),
    2) poi ti chiederei di non insultare gratuitamente nessuno, perchè l'insulto gratuito non rientra nel vocabolario di questo blog,
    3) infine, ricordo a te e a chiunque, che LB non è il muro di un bagno pubblico su cui sfogare le proprie frustrazioni, ma un bar dove parlare di calcio con gli amici. Al di là di non condividerlo (e, almeno io, di non capirne il senso), quello che hai appena scritto non c'interessa.
    Detto questo, nessuna morale, solo educazione.

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  10. il profeta del gol5 aprile 2010 17:41

    Poi dice che uno si butta a sinistra.

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  11. uh che bel post!..........la realtà è che Mosca non aveva neanche il fascino del trash.....ne la bella presenza....ne la cultura....ne una voce gradevole......e soprattutto non era neanche divertente....

    ma ora non c'è più...e quindi nella miglior tradizione italiana
    dico che....

    era uno splendido esempio di giornalismo spontaneo...riusciva ad informarti lasciandoti sempre il sorriso sulle labbra....la sua impeccabile professionalità era seconda solo alla sua immensa classe... purtroppo ci ha lasciato forse l'ultimo baluardo di un giornalismo sportivo che non c'è più(tutti sono sempre l'ultimo baluardo di qualcosa)....poi posso chiudere se volete con un commovente...Ciao!da oggi sarà veramente difficile affrontare la domenica senza la tua incontenibile simpatia!

    (sono bravo?)

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  12. Ieri la notizia della morte di Maurizio Mosca. Che non stesse bene gli si leggeva in faccia, ma ha voluto lavorare fino all’ultimo, com’è abitudine di tutti quelli innamorati del mestiere. So cosa molti pensano di Mosca: una macchietta, un giullare, le bombe, il pendolino. Premesso che le tv cambiano le persone e ognuno è libero di scegliere in che misura, io lo ricordo come un ottimo giornalista. Abbiamo lavorato otto anni a tre metri di distanza, nella stessa stanza, alla vecchia Gazza, prima in via Galilei poi in piazza Cavour: non bucava una notizia, Maurizio. Allora si occupava di pugilato ed erano gli anni di Benvenuti, Mazzinghi, Burruni, Duran. Lo chiamavamo Moschino, perché era l’ultimo dei fratelli, minuto, esile anche la voce. Allora, in Gazzetta non c’erano più di trenta redattori, oggi credo il quadruplo, ma è solo per dire che ci si conosceva meglio tra noi, specie i giovani (giovani di allora, metà anni ’60). Maurizio aveva un talento per le imitazioni (gli riuscivano benissimo quelle del direttore, Gualtiero Zanetti, e di Bruno Raschi) e un innato senso ludico. Penso avesse capito con largo anticipo che il calcio può anche non esser preso sul serio. Se giullare doveva essere, modello Bertoldo, ma si capisse intanto che il re era nudo. Giovanissimo dentro, un ragazzino, è morto alla soglia dei 70 anni. Aveva un gran cuore, pochi ne ho conosciuti più generosi di lui. Quel poco o tanto che gli arrivava in tasca ne usciva a rivoli, in opere di bene, e non tollerava che se ne parlasse. Ne parlo adesso perché mi sembra giusto. E gli sia lieve la terra.

    Questo è quanto ha scritto Mura domenica,
    con tanti saluti a elsenor dionigi e alle sue baggianate

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  13. Grazie per il bel contributo, Anonimo.

    Belle parole scritte, evidentemente, da una persona che ha avuto la fortuna di conoscere Mosca di persona e di aprrezzarne anche la professionalità.

    Non credo, tuttavia, che si riferisse alla persona la richiesta di Dionigi (come del resto l'esercizio stilistico dello Zio nel post).

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  14. il profeta del gol8 aprile 2010 11:56

    Mia madre, quando ero un ragazzino e parlavo come sto per fare ora, mi etichettava come "pedante". Credo con ragione.
    Ciononostante credo sia utile tentare di fare chiarezza nelle idee di chi difende Mosca citandone la probità privata.
    Nessuno qui ha mai messo in dubbio che Mosca fosse, lontano dalla professione, una persona con ottime virtù. Io, poi, che sno nessuno e l'ho visto solo in tv, non potrei permettermi di dire niente su quello che banalmente si indica come "l'uomo".
    Ma svolgeva una professione in pubblico e la svolgeva in modo volgare, diseducativo, fastidioso, regressivo, disgustoso. E siccome la tv ipnotizza e condiziona, non è una cosa da poco, secondo me. Un piccolo messaggio negativo veicolato però da un mezzo efficacissimo fa i suoi danni.

    Ora, se questo è un uomo, come non si può parlare di Mosca solo come commnetatore calcistico televisivo (e nessuno però l'ha fatto, ripeto), non si può nemmeno ignorare quell'aspetto, che perdipiù era il maggiormente pervasivo.

    Chiedo scusa anticipatamente per il paragone (ovviamente smisurato9, ma anche Hitler nel suo privato dipingeva e amava gli animali. Però, nel sul (ehm) lavoro, faceva britte cose.

    Lungi da me il paragone quantitavo (che chi vuole appigliarsi subito urlerà che confronto Hitler e Mosca: e invece no), ma vogliamo capire che il dietro le quinte non è la sola verità di un uomo, se il palcoscenico è il suo lavoro?

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  15. Baggianate è un termine che non leggevo dai tempi di topolino.....

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