venerdì 9 aprile 2010

L'impossibilità di essere Igor Sypniewski

(semplicemente, Igor Sypniewski)

Racconta Jonathan Wilson nel suo godibilissimo Behind the curtain, una fenomenologia del calcio (e della società) dell'Est Europa, che un pomeriggio dell'ottobre 2005 si presenta alle tre in punto allo stadio di Lodz per vedere l'incontro, valido per la serie B polacca, tra la compagine locale (l'LKS Lodz) e il KSZO Ostrowiec. Nonostante quanto riportato sul giornale, tuttavia, scopre che, per ignoti motivi, la partita non inizierà prima delle sei e mezza. Avendo tre ore da buttare, si siede col suo amico Maciej al bar dello stadio ed inizia a sfogliare la cartella stampa -diciamo così- di presentazione della partita. E' in quel momento che fa (e facciamo) la conoscenza del personaggio di questa storia, l'ennesimo talento dilapidato, colui che nel foglietto ufficiale è indicato come numero undici dell'LKS: Igor Sypniewski, attaccante polacco il cui declino, secondo Wilson, è emblematico per capire il calcio di questo paese.

Nato 35 anni fa proprio nella gioiosa Lodz, Sypniewski inizia la sua carriera nell'LKS, la squadra locale, ma è solo alla fine degli anni novanta che raggiunge una certa fama militando nelle schiere del Panathinaikos, squadra con cui si fa notare anche per un funambolico gol segnato all'Arsenal in Champions League. Addirittura, viene convocato per due volte in nazionale. Per colpa del suo carattere, tuttavia, arriva presto ai ferri corti con l'allenatore del Pana Angelos Anastasiadis, che nel gennaio del 2001 non si oppone al suo trasferimento all'Ofi Creta. Alla corte di Minosse, però, Sypniewski non lascia il segno. Iniziano a girare voci che lo vogliono -in pratica- un alcolizzato, ma nessuno in Polonia le prende particolarmente sul serio finchè, nell'estate del 2001, Igor firma un vantaggiosissimo contratto con il Wisla. La sua esperienza a Cracovia è un vero disastro, tanto che riesce a collezionare appena cinque partite prima di essere rispedito in Grecia, questa volta al Kalithea.

Anche lì le cose non vanno molto bene, e il suo contratto viene rescisso dopo sole due apparizioni in campionato. Senza un club, Igor rimane a spasso per cinque mesi, finché (siamo nel 2003) decide di accettare l'offerta degli svedesi dell'Halmstad. Quando arriva in Svezia è così fuori forma che la leggenda vuole che abbia vomitato per ben quattro volte durante il primo giorno di allenamento. Ad ogni modo, ad Halmstad Sypniewski ritrova presto la confidenza con la porta e già a giugno è il capocannoniere del campionato, anche grazie a un suo memorabile gol da oltre quaranta metri contro il Landskrona. Grazie ad un invidiabile bottino di dieci reti (in ventuno partite), l'inverno successivo Igor riassapora il calcio che conta firmando per il Malmo FF, la squadra dove ha mosso i primi passi Zlatan Ibrahimovic. "Mi sono lasciato alle spalle tutti i problemi", disse. "Ora guardo solo avanti". Questo farebbe pensare che c'è uno stralcio di verità nelle indiscrezioni sul suo amore per la bottiglia, ma in realtà il suo allenatore all'Halmstad, l'indimenticabile regista giallorosso Jonas Thern, fornisce un'altra interpretazione, alludendo alla possibilità che Sypniewski sia minacciato da qualche losco personaggio in Polonia. Non sorprende che Igor sia stato molto riluttante a commentare le frasi di Thern. "E' una domanda difficile da rispondere", disse. "I miei veri amici sono qui in Svezia, ora, e i miei amici in Polonia sono solo la mia famiglia".

Quando il peggio sembra ormai passato, tuttavia, la sua nuova vita professionale ci mette poco a disintegrarsi. Nel marzo del 2004, durante la preparazione pre-campionato al sole spagnolo de La Manga, Sypniewski, senza dare alcun avvertimento o fornire alcuna spiegazione, un pomeriggio abbandona il campo da gioco, si stende sulla linea laterale e si rifiuta di riprendere l'allenamento. "Ha dei problemi personali", disse l'allenatore del Malmo Tom Prahl. "Sta ricevendo un aiuto qualificato al momento. E' un problema difficile da risolvere per il quale il club non può far molto". Il tabloid svedese Aftonbladet scrive che la mafia polacca lo sta minacciando perchè -secondo loro- spetterebbe all'organizzazione criminale parte degli importi dei suoi precedenti trasferimenti. Com'è come non è, Igor segna due gol alla partita d'esordio della stagione 2004, ma quelle rimangono le uniche marcature con la casacca del Malmo FF. A maggio, infatti, scompare senza lasciar tracce dopo aver mostrato il dito medio a Prahl. Il club gli dà un ultimatum per tornare, e, non ricevendo risposta, lo licenzia il mese successivo. "Capisco il Malmo e mi dispiace per tutto quello che è successo", disse. "Loro non hanno fatto niente di male, la colpa è solo mia".

Un giocatore restato anonimo rivela all'Aftonbladet i motivi del licenziamento di Sypniewski: "Era completamente disinteressato. Non s'impegnava in nessuna sessione di allenamento e quando c'era la partita  non si portava neanche gli scarpini. Gli ultimi giorni non mangiava neppure con il resto della squadra. Se ne restava da solo in camera, a guardare la televisione". Mentre i giornali svedesi riportano che importanti somme di denaro sono state prelevate dal suo conto corrente, Igor riappare in superficie con la maglietta del Trelleborg. Ma è un fuoco di paglia, perchè disputa solo due partite prima di tornare a casa, nella serie B polacca, al suo LKS Lodz. In due anni al LKS, Sypniewski segna 16 gol in 46 partite (di cui alcuni bellissimi), ma non risolve certo i suoi problemi.

Come racconta Wilson, che lo vede giocare -finalmente, alle sei e mezzo- nella vittoria per 2 a 0 contro il KSZO ("gioca una buona partita come unica punta, la sua intelligenza e il suo tocco compensano la sua scarsa mobilità"), il problema non era tanto il giro-vita, quanto la paga. "Metterlo sotto contratto è stata una mossa davvero idiota", commenta l'opinionista e storico ex portiere della nazione polacca Tomaszewski. "Per onorare il suo cachet, la società deve ancora pagare agli altri giocatori gli stipendi dell'anno precedente. Quando gli altri guadagnavano 3,000 zlotys al mese (circa 520 euro), a Sypniewski hanno offerto dieci volte quella cifra. L'agente dello stesso giocatore ha affermato che il giocatore doveva essere seguito da uno psichiatra. E' trattato come un Dio rispetto agli altri compagni. Ecco perchè in Polonia non si creerà mai un vero calcio professionista". Di fronte a questa situazione, lo spogliatoio esplode presto in una sommossa, e -siamo nel 2006- Igor è costretto ad emigrare per l'ultima volta.

A sorpresa, Sypniewski decide di tornare a Malmo per giocare con il Bunkeflo, squadretta di terza divisione. Anche lì è un film già visto. Dopo un promettente inizio con parecchi gol (5, in 7 partite) e le indiscrezioni di interessamenti di club di serie superiori, Sypniewski si caccia ancora una volta nei guai, facendosi arrestare per guida in stato d'ebbrezza nel centro di Malmo. Il Bunkeflo, senza alcuna pietà, gli dà il benservito. Solo come un personaggio di un film di Kaurismaki, Igor non può fare altro che tornare in Polonia. A trentadue anni, è pur giunto il momento di ritirarsi dal calcio. Che Dio ti benedica, Igor Sypniewski!  

10 commenti:

  1. Gli ingredienti di una storia post socialista ci sono tutti... mi pare che queste intromissioni delle mafie locali nelle carriere di molti giocatori non siano una novità. Se non sbaglio la prima volta che si parlò di una cosa del genere fu per il mitico Kančelskis, che impazzava nel Manchester di Eric the King..

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  2. Vista la citazione di Kaurismaki.. che si addice alla perfezione ad un post dedicato ad un calciatore che “abbandona il campo da gioco, si stende sulla linea laterale e si rifiuta di riprendere l'allenamento..” mi viene in mente quello che Goffredo Fofi ha scritto sul capolavoro del maestro finlandese Nuvole In Viaggio.. parlando della disoccupazione intesa “più come stato mentale che come realtà economica..”

    Direi che lo stato mentale di ambire a non fare nulla possa essere considerato uno dei più nobili motivi per dissipare il proprio talento.. e sono certo che, al di là delle mafie, sempre presenti.. (anche in Kaurismaki e in Kanchelskis..) questa qualità possa essere riconosciuta anche al mitico Sypniewski.. Grazie per avermelo fatto conoscere..

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  3. Kaurismaki è sicuramente -per usare un'espressione un po' puerile- il mio regista favorito. In generale io trovo riparo nella ripetitività poetica di un'autore (penso a lui nel cinema, al Sr. Chinarro in musica, ad Antoni Tàpies in pittura), e il mondo del finlandese, con quei colori opachi, quegli sguardi costernati, quei (pochi) dialoghi incomunicanti, e sempre gli stessi attori, non smette mai di affascinarmi. Sembra impossibile credere che sia un regista europeo. Ma forse è solo la Finlandia che genera dei "mostri".

    Mi affascina poi -e non sono il solo in questo blog-, appunto, il concetto di dilapidare il proprio talento, o meglio, di non sfruttarne fino in fondo le potenzialità. Per questo il Màgico, per questo il Prìncipe, per questo Sypniewski, e molti altri come loro. In un mondo del lavoro come quello occidentale attuale, dominato dalla competenza sfrenata e dalla mitomania del lavoro, dall'ansia di produzione che ti porta, negli studi legali, a fatturare a qualcuno anche i cinque minuti in cui vai a pisciare, sapere che c'è comunque, ancora, volendo, una possibilità di "saltare fuori dal cerchio che ci hanno disegnato intorno" è una consolazione non da poco.

    ps anche per me "Nuvole in viaggio" è probabilmente il film più riuscito di Kaurismaki, io mi commuovo sempre quando penso al ristorante Dubrovnik e penso che, se davvero esistesse, sarei sempre a cena lì. Peraltro, come nota di costume, insieme a Gegen abbiamo vissuto la surreale esperienza di vederlo in un'arena pomeridiana di Malmo, in lingua originale con i sottotitoli in svedese. Un'impresa non da tutti.

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  4. la testa calda,la mafia,il talento gettato,la serie B polacca....questo post mi ha fatto sognare....vorrei vedere oggi stesso un incontro della B polacca........

    Igor Sypniewski...mai sentito...mai visto...soltanto letto qua su LB e gia me ne sono innamorato.......

    nel campionato Polacco ha giocato qualche Italiano tipo Oshadogan e Napoleoni ora al levadiakos in grecia.....boniek lo pesco da qualche campetto romano.....e se lo portò a Lodz...

    scusate...ma pensare a Dionigi e Gegen...a Malmò...in un arena pomeridiana....che guardano un film di un finlandese in finlandese....ma con sottotitoli in svedese...senza l'ausilio di nessuna droga....è e sarà credo senza alcun dubbio...il momento più bello che è riuscito e riuscirà a regalarmi questo blog........

    Ho visto un concerto dei ricchi e poveri nella piazza principale di Acate(RG)alterato da fiumi di vodka.....vale a livello culturale quanto la vostra esperienza?...sicuramente avete capito più voi lo svedese che io l'Acatese......

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  5. CGrazie Dionigi per aver ricordato quel pomeriggio afoso e quella tenda simil circense, le bionde dimenticate per due ore grazie ad Aki, alla sua musa che sembra Putin.
    Peraltro adesso al Max Plank ho alcuni colleghi finlandesi che studiano grossi tomi scritti da un certo Pellonpaa, omonimo dell'attore feticcio di Kaurismaki. Ho sperato che non fosse omonimia, ma che davvero la stessa persona fosse un rigoroso giurista e anche la scanzonata mosca da bar monoespressiva di tanti capolavori del regista finlandese.. Speravo troppo...

    Sul talento lasciato andare via come la sabbia tra le dita di una mano non posso che essere d'accordo, penso che oramai sia un Leitmotiv di LB. Rilancio la poesia di Pessoa che postai in calce al Magico come manifesto.
    Penso che oggi lasciar correre le opportunità, "saltare fuori dal cerchio" sia la più sottile, elegante, forma di ribellione contemporanea. Un dandysmo socio economico, contro la corsa ad essere schiavo salariato per forza.

    Da fervente osservatore delle concidenze non posso non notare la convergenza di eventi che riguardano la Polonia in queste ore: un post su LB, la disgrazia che decapita le istituzioni tutto questo a 70 anni esatti dal massacro di Katyn, dove l'armata rossa con dovizia d'altri tempi sterminò tutta l'elite polacca dell'epoca.

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  6. Che meraviglia.. vedere un film di Kaurismakii in lingua originale con sottitoli svedesi è non solo la forma migliore per apprezzarlo.. ma forse l'unica possibile..

    E.. perchè no? Perchè accettare che il Pellonpaa teorico della sottrazione al lavoro e il rigoroso giurista debbano essere due persone diverse? Nel mio immaginario sono già divenuti uno..

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  7. Sypniewski è un mio idolo assoluto da anni. Non c'è giocatore transitato dall'Allsvenskan che mi abbia affascinato quanto il polacco. Quando giunse ad Halmstad non lo conosceva nessuno, nonostante il suo passato non proprio anonimo in Grecia, e pochi erano pronti a scommettere su di lui. I suoi primi mesi all'HBK sono stati una folgorazione: talento abbacinante, fiuto del gol, un'indolenza che neanche Berbatov appena sveglio. Gli ingredienti per un colpo di fulmine calcistico, per me, c'erano tutti. Ho sperato per mesi che Igor entrasse nel mirino del Goteborg, cosa tra l'altro impossibile vista l'idiosincrasia quasi assoluta dei Blavitt nei confronti dei giocatori - per così dire - "non convenzionali".

    Non c'era bisogno di questo post, comunque, per confermare la mia ormai incurabile dipendenza da LB (che detto così sempra quasi la sigla di uno stupefacente. Appunto). Colpo di fulmine, come e più che con Sypniewski. E se Dionigi dice di amare la "ripetitività poetica di un'autore", be', io amo la sua di ripetitività. Qui, e sull'altro suo blog. Tanto che m'è quasi venuta voglia di andare a Malaga.

    A presto cari

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  8. Grazie Giuliano, le tue parole mi fanno piacere perchè confermano una cosa cui sto pensando da più di un anno, e cioè che -nonostante il mio lungo scetticismo iniziale- dobbiamo essere grati allo strumento dei blog che, se ben usati, permettono a noi emarginati culturali (parlo per me, s'intende) di poter finalmente parlare delle cose che c'interessano e solo di quelle, senza compromessi.

    In ogni caso, Malaga è una meraviglia.

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  9. Questa storia mi ha catturato: sono finito qui per caso e l'ho letta tutta d'un fiato. UNa storia emblematica, che per certi versi fa anche rabbia: un calciatore con quel talento (i gol che ho visto sono di eccellente fattura) che si getta via così... Ma purtroppo lo sport professionistico è fatto non solo di talento, ma soprattutto di stress: chi non sa gestire né l'uno né l'altro è destinato al fallimento. Ed è un gran peccato...

    Ciao

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  10. Benvenuto Luigi!
    Se spulci nel blog sono certo che ne troverai anche altre di storie emblematiche (ti consiglio di partire dal Màgico Gonzàlez, da Gazza Gascoigne e da Alì Dia...) e vedrai come in realtà, per noi, i giocatori che gettano via il loro talento (o, al contrario, non ne hanno affatto, o lo millantano...) sono dei veri e propri magneti...

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