domenica 28 marzo 2010

Io ho già vinto

Si potrebbe -gli altri potrebbero- partire dal palo colpito all'ultimo secondo da Diego Milito e ridurre l'ardente tensione di un intero pomeriggio vissuto sul precipizio dell'infarto ad una mera questione di fortuna. Appena una manciata di centimetri più a destra e quel pallone scagliato con la consueta voglia dal centravanti più completo del campionato avrebbe modificato i giudizi e i proclami del dopo-partita. Si potrebbe -gli altri potrebbero- farlo, ma non io, perchè non credo in questo cieco fatalismo, ma penso che il destino uno se lo debba conquistare, soffrendo, ragionando, giocando a pallone come Dio comanda. Come ha fatto la Roma ieri. Una delle partite più belle e più tese che i miei occhi da stadio ricordino. La Roma non è una squadra da impresa nello stadio pieno. E' più facile che si sbricioli sotto il peso della responsabilità e l'appagamento del rimorso. E' una squadra che ama fare la storia con i se e con i ma, mentre si piange addosso. E invece ieri abbiamo sconfitto ogni periodo ipotetico guardando il futuro negli occhi, abbiamo attraversato mesi di oscurità e finalmente abbiamo visto la luce, quando Luca Toni ha arpionato un pallone vagante e l'ha scagliato in rete con la stessa violenta allegria con cui lo faceva un certo Gabriel Omar, un altro con un certo trascorso in maglia viola. Il gol di Toni ha cancellato l'ignominia del doppio fuorigioco -metri, non decimetri, non centimetri, non millimetri. Metri- di Milito e Pandev che ha portato al pareggio nerazzurro, solito obolo pagato all'arroganza dei potenti. Ma ieri non c'è stato feudalesimo calcistico che tenesse, anche il valvassore Morganti, pagata la sua corveè al padrone nerazzurro con quel cortese omaggio, non ha potuto che ammirare in silenzio l'armonia di una squadra agile, elegante, concentrata, che non ha abbassato la testa di fronte al destino ma l'ha tenuta alta e ferma, per poterlo scrutare bene, questo destino. Una squadra che ha inferto una lezione di calcistica virilità a una compagine avversaria fortissima ma almodovariana, nell'isterismo da sabato sera a Chueca dimostrato dai suoi sette ammoniti. Mentre Sneijder, Eto'o, Stankovic e gli altri orsetti se la prendevano con l'arbitro per ogni sua decisione ("ma come" avranno pensato a turno, "i patti non erano altri?"), con le stesse moine delle Donne sull'orlo di una crisi di nervi, ecco Cassetti che non sbaglia un anticipo, ecco Pizarro che fa girare il pallone, ecco Menez che inventa un dribbling. In silenzio, perchè siamo allo stadio, mica a teatro. L'Inter pareggia dopo che per cinque minuti un'azione tambureggiante della Roma l'aveva tenuta dentro l'area di rigore, con Menez prima e Toni poi che non agganciano il pallone decisivo per un attimo; quell'attimo fatale alla difesa romanista. Si potrebbe pensare al fatalismo, ma questa volta non è così. Luca Toni ci regala un nuovo futuro, un futuro che possiamo sceglierci noi, un futuro in cui la squadra più forte del campionato non ci ha mai battuto perchè, semplicemente, non è più forte di noi. E allora è come se avessimo già vinto.

16 commenti:

  1. il profeta del gol28 marzo 2010 13:50

    Beh, caro SD, ho appena commentato sotto altro post. Il tuo sarebbe stato più opportuno, ma per questioni di secondi non era ancora post. Era pre.

    A me la Roma sta simpatica e ha gioco e voglia e poi tutte le volte che lo scudetto può uscire dalla triade Milan-Inter-Juve, credo sia una bella cosa. Che sia la Roma, la Fiorentina, la Samp, è bello che una squadra peculiare, di un luogo ben definito, una squadra IGP, superi le squadre puttane che sono di tutti, le pallose JuveMilanInter. Poi, se proprio proprio lo scudo deve andare a una della triade, allora preferisco i nerazzurri.

    Però, sii franco. Qualunque sia il tuo nome, siilo.

    Credi davvero che una Inter no-Champions sarebbe a un punto? Che avrebbe perso ieri? Che lascerebbe a Roma e Milan la benchè minima, avendo quest'anno (oltretutto) un organico più forte degli anni scorsi, che già vinceva?

    L'Inter salesul ring del campionato con una mano sola. E con una mano sola si pssono fare solo due cose. Scirvere con la biro, e sognare...

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  2. Non c'è che dire, la Roma ha fatto LA PARTITA.
    Anche dal mio sighiozzante collegamento in streaming si è potuto notare la misura di un dominio che è stato innanzitutto di natura psicologica, un apollineo senzo della realtà e della direzione della partita che ha messo a nudo la fragilità di una squadra che pensa, per misteriosi motivi, che il campionato sia una deminutio, un dovere coniugale da ottemperare inseguendo la chimera euoropea.
    La domanda, che giustamente un romanista non può farsi perché deve godersi la meravigliosa vittoria di ieri, è: ma davvero l'inter può o deve vincere questo campionato?
    Io non credo che ci sarebbe vittoria più insignificante, sapida perché priva di consapevolezza della propria forza, lo stanco esercizio di un diritto quesito.
    Questi cinque anni di scudetti nerazzurri presi tra campo e burocrazia non hanno segnato un'epoca, non hanno lasciato impronta sul nostro calcio. è ora che questo interregno vuoto privo di regalità ceda il passo a nuovi sovrani, cha sappiano conquistarsi, come ieri, armi alla mano il trono in battaglia, tornando dal campo con l'armatura insanguinata e la spada ancora sguainata.

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  3. Oltre ai complimenti, alcune osservazioni dall'esterno, anche se non neutrali.

    Solo a Roma può succedere che il cuore di una squadra batta in quel modo, all'unisono con uno stadio fantastico, gremito di bandiere dei colori più belli.

    Emozionante, non c'è che dire: battere con pieno merito quella collezione di fenomeni picchiatori e arroganti; quel gol di Toni caracollante, che nemmeno più si reggeva in piedi; Pizarro che a un certo punto reggeva tutto il centrocampo da solo; l'esultanza di De Rossi; l'ingresso alla fine di Totti, autentico totem; i festeggiamenti alla fine sulle note di Venditti.

    Qualcosa che riconcilia con il calcio, un nodo nella gola, per davvero.

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  4. Sicuramente l'Inter punta alla Champions, ma non credo che la rinuncia al campionato sia così manifesta e serena, altrimenti non si spiegherebbero le reazioni istriche e uterine che contraddistinguono i nerazzurri. Se fosse così pacifica la gerarchia degli obbiettivi perché quelle proteste e quei falli cattivi (v. maicon e chivu su tutti)? Perché il silenzio stampa nel dopo partita?
    è vero che il Milan ha fatto di questa prassi un'arte, lasciando il campionato come passerella aspettando le notti di champions, ma il Milan possiede quella consapevolezza storica di essere vincente che manca all'Inter. I rossoneri hanno vinto uno scudetto negli ultimi 10 anni, ma nessuno si sogna di negargli lo status di grande squadra. Per l'Inter non è così, ed è proprio questa la fonte delle sue paure: la costante necessità di doversi affermare per non ripiombare nel ghetto dei perdenti.. Le sconfitte sono ancora la trama della mentalità di questa squadra, le recenti vittorie non hanno ancora modificato il karma negativo dell'era Moratti


    P.s.
    Ma Miccoli in sudafrica proprio no???

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  5. Profeta, se vuoi sono franco, e ti dico che a me, da romanista, di quello che l'Inter vuole fare della sua stagione importa meno di zero. Peraltro la penso più come Gegen, al di là degli ultimi risultati non mi pare che -almeno a livello di nervi- stiano interpretando il campionato con l'indifferenza con cui, ad esempio, lo sta facendo il Chievo (al riguardo, un dubbio: ma vogliono arrivare alla fine facendo solo 0 a 0? Ma che senso ha?).
    Dirò di più: l'Inter ha una rosa talmente pazzesca che potrebbe tranquillamente dedicarne -a livello mentale- metà alla Champions e metà al campionato (e ciò che rimane alla coppa Italia) e risolvere così i suoi problemi di schizofrenia.
    E ancora: in generale, il fatto che una squadra -come policy stagionale- decida di privilegiare il carrozzone europeo rispetto alla sana lotta nazionale non solo non lo considero un alibi, quanto piuttosto un marchio d'infamia, una vergogna, un segno della tristezza dei nostri giorni.

    La vedo come Gegen sul fatto che l'Inter -e Mourinho non li ha certo aiutati in questo- abbia un grosso macigno psicologico, un sentimento d'inferiorità che è un peso enorme sulle spalle, che li porta ad affrontare ogni sfida senza la tranquillità dei campioni. Devono sempre dimostrare qualcosa e dunque sono sempre nervosi. Non si godono mai niente insomma.

    Caro Arturo, intanto grazie delle belle parole, effettivamente l'atmosfera allo stadio ieri era veramente bella, vibrante ed in simbiosi con la squadra. A volte ce ne dimentichiamo dell'eccezionalità di tale spettacolo come ci dimentichiamo di fermarci ad ammirare la bellezza del Colosseo, di San Pietro o del Gazometro a causa delle mille volte che ci passiamo davanti. Detta questa sacrosanta banalità, non posso però dire -a costo di sembrare snob- che sono un amante dello stadio tutto esaurito. Mi spiego: meraviglioso il colpo d'occhio in sè e per sè, ma nello specifico non sono un amante -per usare un eufemismo- del "tifoso occasionale", quello che viene solo a vedere queste partite di cartello, intasando la mia visuale con le sue sciarpe, le sue macchinette fotografiche e il suo entusiasmo puerile fuori luogo. Lo stadio è un tempio e viverlo degnamente presuppone una liturgia da imparare nel corso degli anni. Non ci s'improvvisa tifosi, ed invece in queste occasioni ce ne sono fin troppi di tifosi improvvisati.

    Ad un leggendario Roma-Como in notturna infrasettimanale di qualche anno fa, con meno dieci gradi, ce n'erano molti di meno.

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  6. Un giorno tu e Nesat dovreste tracciare un profilo estetico di questi tifosi occasionali romanisti, straordinari interpreti della religio giallorossa fatta di simboli e feticci, di marione a palla e di ritornelli di retorica daa capitale...
    So che sareste in grado di descrivere meglio di chiunque altro l'immancabile tifoso con tuta, smanicato e cellulare appeso al collo..

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  7. Senza contare che se l'Inter dovesse vincere la Champions (cosa che non credo) il grande Mou, da vecchio bucaniere mediatico, salutando zio paperone moratti per mettere il suo sedere lautamente retribuito sulla panchina del Madrid o del Manchester, saprà prendersi tutti i meriti della vittoria, lasciando ancora l'Inter sola nel grigio dei suoi complessi, a guardarsi allo specchio e a piangere come fanno molte donne in carriera la sera quando non hanno bisogno di esaltarsi per nascondere le loro debolezze e il trucco può tranquillamente mischiarsi alle lacrime che solcano il loro volto.

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  8. Caro SD,

    il fatto è che l'ho vista comodamente sul divano, e quindi non ho potuto rilevare l'entusiasmo naif del tifoso occasionale. Se è per questo, qualche volta faccio fatica pure a sopportare il tifoso abituale (almeno della squadra per cui tifo, che è la Fiorentina), con i suoi repertori triti da avanguardia littoria fuori tempo.
    La liturgia di cui mi sembra che tu parli (e che, comunque, mi piace immaginare in stadi come l'Olimpico), fatta di passione, lacrime e competenza, conosce pochi praticanti, purtroppo.
    Resta che è stato uno spettacolo magnifico e, se posso intromettermi, non lo sminuirei con la tesi dell'Inter svogliata: questi hanno un complesso di inferiorità tale che li farà giocare con la bava alla bocca finché non cambieranno ragione sociale (altro che vincere una o due Champions).
    Infatti, come al solito, se ci fosse stato un arbitraggio, avrebbero finito la partita in nove.

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  9. il profeta del gol28 marzo 2010 22:30

    Per essere precisi, SD, non ho detto che l'Inter non si cura del campionato, ma casomai il contrario. Cioè che non dovrebbe curarsi del campionato, se crede nella Champions. O, viceversa, mollare la Champions, se considera non rivincere in Italia una jattura troppo grave. Pensare di tenere il piede in due scarpe è un velleitarismo di cui sta pagando le conseguenze: ha consegnato alla Roma una chance che, se Mourinho avesse giocato solo per il traguardo interno, mai Ranieri si ritroverebbe fra le mani. E infatti, lontano dalla Coppa, lontano in classifica. I fatti mi cosano.

    Quanto all'organico che si vuole principesce secondo na vulgata che non si va molto a verificare, intanto non è così principesco. Materazzi è vecchio. Cordoba idem. Muntari brocco e scemo. Balotelli ingestibile (e forse teleguidato). Mariga, boh. E poi, per definizione, se avesse tutto 'sto brodo grasso, non avrebbe i problemi che ha. Credo che nel tuo giudizio ci sia una certa dose di astio che ti rende non del tutto equo.

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  10. Per me l'obiettivo dell'Inter è dichiarato. Moratti vuole la Coppa e del resto poco gli frega. Mou mi sembra lo assecondi.

    @ Gegen - Dionigi: sono d'accordo con voi che l'atteggiamento nervoso dell'Inter non faccia propendere per il disinteresse al campionato. Ma mi sono dato una risposta. Semplicistica. L'Inter non vuole rimanere con un pugno di mosche. Punta alla Champions ma sa che sarebbe un sogno, una serie favorevole di episodi e dettagli. Non è detto che pur essendo il più forte o quello che gioca meglio tu la vinca (vedi Barca anno scorso che, pur giocando da Dio, ha rischiato e demeritato con il Chelsea).

    Infine, bella la cornice all'Olimpico. Bella la Roma e suggestiva un'ipotesi di vendetta dello Best Second nei confronti dello Special One.

    Tuttavia, che la Roma sia la favorita per lo scudetto è cosa nota. A partire dal momento in cui dichiarai "Toni sarà decisivo più o meno quanto lo fu Jardel all'Ancona". Certe mie frasi sono inattaccabili come i monoliti di Stonehenge.

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  11. Hai ragione Profeta, l'Inter non ha un organico così principesco. Dev'essere il mio astio che me lo fa percepire come tale. Eto'o, Milito e Sneijder non sono nè meglio nè peggio di Larrondo, Maccarone e Ghezzal. Siamo lì. Sabato poi nel secondo tempo contro la Roma sono entrati solo Pandev, Chivu e Quaresma. Proprio gli ultimi arrivati.
    A parte il sarcasmo, non sono d'accordo con te, ma non vuol dire niente (de gustibus!). Magari per te ce l'hanno il Milan o la Juve la rosa più completa. Chi può dirlo? Per me, ed entriamo davvero in discorsi da bar sport, l'Inter ha una rosa formidabile e sabato sera in campo faceva paura. Quelli che hai citato come vecchi sono, appunto, difensori di riserva (Cordoba poi me lo prenderei di corsa). Su Muntari concordo, è il tallone d'Achille della squadra, e infatti non lo fanno più giocare. Ma non mi pare l'abbiano pagato poco. E il punto, forse, è anche questo.

    Sulla questione campionato o Champions, per essere precisi, il discorso non l'ho tirato fuori io, e neanche mi appassiona, quindi fate voi.

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  12. il profeta del gol29 marzo 2010 00:57

    Caro SD, nel commento cui ho risposto, hai scritto (capisco con voluta esagerazione, diciamo con ironia, per tenerci larghi), hai parlato sostanzialmente di una rosa interista che può stare in Champions e campionato con agilità. Non è così. E siccome i fatti sono testardi, i fatti ci mostrano che fintanto che l'Inter ha seguito solo il campionato ha dominato, quando si è avvicinata la Champions ha preso un passo da retrocssione.
    Quindi. Siccome sei tutto fuorchè scemo, trai tu le conclusioni. Per dirne una, una formazione che gioca con molti giocatori offensivi e ne ha uno fuori per i suoi contrasti con nonsochì, non ha quasi riserve nel settore avanzato.
    E che Quaresma sia granchè, come sappiamo benisismo entrambi, è ancora da vedere.
    Io credo che ci sia un astio, ripeto e non da interista, che si somma a una dose di vittimismo antico come il pianto di Carducci. Un vittimismo che capivo molto ai tempi della Juve padrona e molto meno in questi anni. Francamente, come direbbe il tuo sodale di tifo D'Alema imitato dalla Guzzanti.

    Ho piacere che la Roma faccia strada e magari vinca lo scudetto.
    Detto e ripetuto.
    Ma tanta tignosità se faccio presente che la situazione di classifica attale è conseguenza diretta dello sforzo Champions, maddài. Dici che non ti frega. Padronissimo. Ma le cose stanno così. Se la querelle meritasse paroloni, direi che una questione di onestà intellettuale, ma il pallone non merita tanto.

    Poi, fai tu.

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  13. Quaresma è costato quanto l'intero calcio-mercato della Roma.

    Poi, fai tu.

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  14. Diciamo che la rosa interista risulta meno falcidiata a questo punto della stagione rispetto ad altre.

    Ad agosto avrei detto che sulla carta chi stava meglio quanto a rosa erano Inter e Juve. Dietro la Roma e poi dopo il Milan.

    Ora la Roma è lanciata più per ragioni di morale che di singoli. L'Inter mantiene il vantaggio della rosa più di qualità. Il Milan continua a far schifo. La Juve è inguardabile. Oggi rigore netto all'Atalanta non concesso..

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  15. il profeta del gol29 marzo 2010 09:05

    Caro SD, parlare di rosa eccezionale di giocatori non è parlare di quanto quei giocatori sono costati.

    Platini costò una milza di cane, ma non fu un cattivo giocatore, se non ricordo male (è passato tanto tempo).

    Di giocatori cari e deludenti ce ne sono sempre stati, e Quaresma è uno di questi. Il che lo rende citabile come pessimo affare, finora, ma non come degno rappresentante di una rosa ampia e qualitativa.

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  16. Non ho visto la partita.. Ero a Upton Park.. A vedere gli Hammers di Zola essere presi a pallonate per novanta minuti dallo Stoke e il nipote giamaicano di Sam Fuller disegnare un grande uno rosso (a zero) sul tabellone del Boylen Ground.. Sono rimasto lì a vedere se il trottolino magico si dimetteva.. niente.. Poi.. mentre tornavo a casa cominciano ad arrivarmi messaggi.. la Roma ha vinto.. Ha segnato pure Luca Toni.. Uno che nelle ultime partite che gli ho visto giocare prima di arivare a Trigoria non si reggeva nemmeno in piedi.. che quando cercava di appoggiarsi al difensore per spizzicarla di testa ai compagni, immancabilmente finiva a terra..

    Ho goduto.. Ogni volta che una squadra lancia l’assalto alla triade (Milan-Juve-Inter) m’esalto come quando gli anabattisti boemi tentavano l’assalto alla trinità (Dio-Patria-Famiglia).. Posso immaginare cosa sia stato vedere Cassetti, Burdisso, Juan e Riise resistere alle avanzate di Sneijder, Milito, Eto’o e Maicon.. E dall’altra palle della vallata udire le grida strazianti di Lucio, Samuel e Cambiasso mentre venivano infilati da Menez, Vucinic e Toni.. (Lascio volutamente fuori il centrocampo, chè di pari grado con gli avversari.. ma, a partire dal miglior terzo portiere del mondo fino ad uno degli incentivi rottamazione più di successo della penisola.. lo spilungone là davanti.. tra le rose non c’è confronto)

    E allora la partita me la posso immaginare paragonabile a Dien Bien Phu come l’ha descritta Windrow.. Quando la guerriglia vince non per fame e/o disperazione ma per maggiore acume tattico, conoscenza dei prorpi mezzi e delle strategie avverasarie, disciplina e organizzazione.. Mi inchino a Giap / Ranieri.. A come si è avvicinato alla partita.. col suo simulato fatalismo testaccino.. col suo understatement da baronetto postvittoriano.. col suo modo leninista di fare ogni volta il passo indietro dopo i due passi avanti.. Ha distrutto il mio adorato McLuhan di Setubal sul suo terreno.. gli ha bruciato la terra mediatica intorno e poi lo ha rifornito di benzina e di fiammiferi.. Che poteva farsene a quel punto Mourinho, oramai prigioniero della sua medesima grandezza?

    E così l’Inter va incontro alla disfatta.. distratta da una Champions che non vincerà mai.. (che la miglior squadra italiana non vale la quinta della Ligue 1).. E mentre il Milan cade rovinosamente perché non riesce ad iscrivere in tempo utile al campionato il suo allenatore.. manco fosse una Polverini qualsiasi.. e si trova a giocare per un anno senza tecnico.. la Roma torna in corsa.. e il campionato diventa più bello .. Ed è verissimo caro Dionigi, che se anche la Roma non lo vincerà mai.. è come se lo avesse già vinto.. E se poi dovesse succedere.. la prossima volta che passate da Fulham mandate un bacio al terzo piano di una palazzina vicina allo stadio.. perché se la Roma di Spalletti era bella ma quella di quest’anno è grande.. lì passa ancora a riassettare, una volta al mese, la badante del suo profeta..

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