mercoledì 10 marzo 2010

Il colpo alla Streltsov

Nella storia del calcio c'è un po' di tutto, perchè il calcio non è un settore della vita separato (isolato) dal resto, ma la vita stessa osservata da un punto di vista speciale, nobile e privilegiato. E' allora per casualità che oggi mi sono imbattuto su Marca in una storia che ignoravo e che mi ha immediatamente appassionato, anche perchè getta legna al mio fuoco del calcio è (anche) politica.
Ėduard Anatol'evič Strel'cov, per noi più semplicemente Eduard Streltsov, nasce a Mosca il 21 luglio del 1937, un attimo prima che inizino le fastose celebrazioni per il ventennale della rivoluzione leninista. Un attimo prima, perchè già lì si capisce che lui e il regime non viaggeranno mai sullo stesso treno. Dotato di un talento straordinario, sin da giovanissimo diventa il simbolo della sua squadra, la Torpedo Mosca, dove in poco più di tre anni (dal '54 al '57, stagione in cui arriverà settimo nella classifica del Pallone d'oro) mette a segno quasi 50 reti. Fantasioso, estroso, amante del colpo di tocco (ancora oggi, in Russia, lo chiamano il colpo alla Streltsov), si fa notare quando appena diciassettenne fa 3 gol in amichevole alla grande Svezia. In un attimo, quel giovane allegro con i capelli "a mezzo collo" (Fantozzi dixit), protagonista della dolce vita moscovita, amante delle feste, delle donne e della vodka, diventa il "Pelè russo", il mito della gioventù della CCCP, il sogno del riscatto per un'intera generazione. In così poco tempo, è già uno dei giocatori più forti della storia calcistica dell'URSS. 
Il regime prende la palla al balzo e decide di farne il protagonista della rinascita dello sport sovietico, studiando a tavolino il suo "piano quinquiennale". Peccato che Streltsov non è dello stesso avviso, perchè la sua libertà, sia in campo che fuori, viene prima di ogni cosa. Nel 1958 rifiuta il trasferimento dalla sua amata Torpedo a una delle due squadre del Soviet, sia al Cska Mosca (la squadra dell'Armata Rossa) che alla Dinamo Mosca (quella del KGB), nonostante, in quest'ultimo caso, l'insistenza del mitico Yashin. Questo comportamento ribelle, unito anche ad una frase di troppo forse pronunciata ad una festa al Cremlino (avrebbe rifiutato di sposare la figlia niente meno che di Yekaterina Furtseva -la più importante figura femminile del regime sovietico- e avrebbe detto poi a un amico: "non la sposerei mai quella scimmia"), segna l'inizio della sua fine.
Giusto un attimo prima che si celebri il Mondiale di Svezia del 1958, dove avrebbe dovuto guidare la sua nazionale alla vittoria così come aveva fatto ai giochi olimpici di Melbourne del 1956 (dove l'URSS aveva vinto l'oro), Streltsov viene a sorpresa fatto fuori. Il Soviet non ha gradito il suo atteggiamento, ma per non destare sospetti tra il popolo per l'emarginazione del ventunenne attaccante-stella della Torpedo ha bisogno di una storia convincente, di una scusa che regga, di qualcosa che faccia presa sull'opinione pubblica. Ecco che allora Streltsov viene accusato di aver stuprato una sua coetanea, proprio nel corso di quella festa al Cremlino. Arrestato e rinchiuso in una delle più dure carceri del paese, il Butirka, Streltsov si fa ingannare un'ultima volta. Il KGB gli promette di fargli disputare la Coppa del Mondo in caso di confessione, anche perchè, in realtà, le prove contro di lui sono confuse e contraddittorie. Sotto la pressione del KGB, Streltsov firma, e in cambio si ritrova condannato a dodici anni di lavori forzati in un gulag siberiano. Altro che Svezia, è la stolida prova di forza, la vittoria del regime, che lo considera un disertore in potenza, a causa dell'interesse che ha suscitato in vari club europei durante il tour che la Torpedo ha realizzato in Francia e in Svezia prima del Mondiale. Mondiale in cui l'URSS esce ai quarti per mano dei padroni di casa, mentre Streltsov s'intossica in miniera.
Il Pelè russo viene liberato nel febbraio del 1963, dopo più di cinque anni di prigionia. Due anni più tardi torna a fare quello per cui è nato, giocare a pallone con la sua Torpedo. I capelli biondi non sono più quelli di un tempo, lo sguardo è spento, i polmoni vanno a intermittenza. Eppure, per fare un colpo di tacco non serve altro che la propria genialità. Così, anche la fotocopia sbiadita del campione che fu, e che sarebbe potuto essere, riesce a conquistare il campionato del 1965 con la Torpedo e a tornare a vestire, a ventinove anni, la maglia della nazionale, con cui in totale collezionerà 38 presenze e 24 gol.
A 53 anni, Streltsov muore da innocente nel suo letto, stroncato da un cancro ai polmoni, eredità degli anni siberiani. Si porterà con sè gli orrori del gulag, di cui non ha mai parlato con nessuno. E' il 1990, e un attimo prima è caduto il regime. Un vero colpo alla Streltsov, l'ultimo della sua leggendaria carriera.

ps Approfitto per segnalare l'imminente uscita (12 aprile) di un bel libro edito da Limina dedicato a Streltsov: "Donne, vodka e gulag. Eduard Steltsov, campione".
Lo ha scritto l'amico di LB e giornalista della Gazzetta dello Sport Marco Iaria, che all'affascinante progetto ha lavorato per due anni (due anni di ricerche faticose), riuscendo alla fine a ricostruire tutto.
Tra l'altro il libro contiene un ricchissimo inserto fotografico, che ha attinto anche all'archivio di famiglia.
Imperdibile la presentazione nella Milano da bere il 15 aprile presso l’associazione Italia-Russia.
Seguiranno dettagli, recensioni, ubriacature.
Ogni altra informazione può trovarsi qui: http://donnevodkagulag.blogspot.com/.

5 commenti:

  1. Dionigi, che belle le storie russe.

    E il regime, e la neve, e i tifosi tutti imberrettati assieme al KGB.

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  2. è una storia tragica e kafkiana esclusivamente causata da quelle che gli Offlaga chiamerebbero "ingenuità marxiste". Bello Dionigi che tu ci abbia raccontato questa storia una sera di champions in cui un giocatore russo la fa da padrone a londra. Quanto tempo è passato...

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  3. ....che storia...da dove l hai pescata Dionigi??...il calcio sovietico andrebbe spulciato per bene.......

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  4. dopo decenni di oblio, è il momento della riscoperta di Streltsov. Alec Cordolcini raccontò la sua storia su un altro blog poco tempo fa

    http://nuovoindiscreto.blogspot.com/2010/01/mostro-o-non-mostro.html

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  5. Approfitto per segnalare l'imminente uscita (12 aprile) di un bel libro edito da Limina dedicato a Streltsov: "Donne, vodka e gulag. Eduard Steltsov, campione".
    Lo ha scritto l'amico di LB e giornalista della Gazzetta dello Sport Marco Iaria, che all'affascinante progetto ha lavorato per due anni (due anni di ricerche faticose), riuscendo alla fine a ricostruire tutto.
    Tra l'altro il libro contiene un ricchissimo inserto fotografico, che ha attinto anche all'archivio di famiglia.
    Imperdibile la presentazione nella Milano da bere il 15 aprile presso l’associazione Italia-Russia.
    Seguiranno dettagli, recensioni, ubriacature.
    In bocca al lupo a Marco Iaria da tutta LB e sempre onore a Eduard Streltsov!

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