lunedì 15 febbraio 2010

Professione: terzino

Questa è una di quelle storie di calcio un po' bohémien e un po melense, che però riconciliano con il calcio di oggi e le sue paludi arbitrali e non. Il filone è sempre quello a noi gradito, maleodorante di calzini infangati e palloni che si fermano in enormi pozzanghere a centrocampo. D'altronde, se sei alto 172 cm e ti ostini a fare il difensore, difficilmente riesci a farti strada nel calcio di oggi, ed allor cerchi di entrarci dalla porta di servizio. L'odierno cavaliere muove i primi passi nelle file della Casertana, da cui, se ti va proprio di lusso, passa il treno della vita che ti porta a Terni. Qui te la puoi anche passare discretamente, annoiandoti nella mezza classifica della serie cadetta, con qualche alto ma, sopratutto, tanti bassi. Succede però che nel 2005 una nobile decaduta, il Napoli, ha necessità di rimboccarsi le maniche e ricominciare tutto da capo, dai campacci della C1. In tali casi l'intelligenza sta nell'affidarsi ad un nostromo navigato (e chi se non Marino?) che si mette subito a caccia di qualche giovane talento ma, sopratutto, di qualche buono scarparo che conosce le categorie minori. E' così che giunge a Napoli Gianluca Grava, terzino tecnicamente modesto ma con una cattiveria agonistica impressionante.

La prima stagione è di quelle da uomini duri, e non a caso emerge il valore di gente come lui ed il redivivo Pampa Sosa. Grava, da far suo, si mette fin da subito al servizio della squadra e, al secondo tentativo, porta i partenopei in serie B, siglando peraltro lo storico gol della matematica promozione contro l'arcigna Juve Stabia. In cadetteria, il suo habitat naturale, viene messo in panchina le prime quattro partite. Nessun problema, corse e sudore ed il posto da titolare torna immancabilmente suo. Fu così che al termine di una stagione incredibile Napoli ed il Napoli risorgono (ricordate? 3 promosse senza play off: JUVE, Genoa e Napoli): finalmente la serie A ed i suoi sudici riflettori. Gianluca si rimette in panchina, troppo vecchio per il grande salto, troppo umile per proporsi con prepotenza. Ma vuole restare lì. Ha offerte da mezza serie B, potrebbe andare a giocare, ma vuole godersi un sogno realizzato negli anni e, perchè no, giocarsi un'eventuale possibilità. Detto fatto. Forte delle sue armi preferite, il sudore e quella che a Napoli usano chiamare "cazzimma", non molla. Si impegna ogni giorno ed alla fine, guarda un po', il posto da titolare è nuovamente il suo. In chiaroscuro la stagione successiva, in cui il terzinaccio gioca solo 6 partite. Il resto è storia recente: Donadoni via da Napoli (speriamo a questo punto che siano per sempre finiti i jolly di questo pessimo allenatore), arriva Mazzari e la sua infinita striscia positiva di risultati. Chi diventa titolare inamovibile in squadra? proprio lui, Gianluca Grava. Ieri sera l'ho visto alternarsi in interventi puliti e spesso in anticipo tra Sneijder, Milito e Pandev. In una parola: commovente. Per me resta sempre l'eroe del gol alla Juve Stabia - quella sì una Juve gloriosa - e delle mille partite nel fango a Giulianova, Martinafranca e Lanciano. Sempre con l'aria di chi è lì un po' per caso, di chi la maglia addosso la sente e se la suda. Velleità da grande campione o grande squadra non ne ha mai avute o, forse, non le ha mai neanche capite. Intanto però, Gianluca Grava ha preso il relitto del Napoli e la portato dove merita. Al resto ci penserà domani.

12 commenti:

  1. Parole sante Tato. Grazie per questo bel ritratto all'ora dell'aperitivo, che sono sicuro il nostro non starà facendo in qualche wine-bar chiattillo ma a casa con la famiglia, due frittini e un disco di Nino D'Angelo in sottofondo.

    La questione che porrei è questa: dopo il Vajont scatenato dalla sentenza Bosman, che per effetti nefasti è paragonabile solo al cataclisma della caduta del muro di Berlino, a quanti Grava, onesti lavoratori italici del pallone, è stata preclusa l'opportunità di un quarto d'ora al sole della serie A, per colpa di tanti bidoni stranieri raccattati per le strade polverose delle periferie calcistiche? Quanti soldi sarebbero stati risparmiati dalle società?
    Ah già, ma certo, in un calciomercato di soli Grava i procuratori, i faccendieri, gli intermediari, gli agenti Fifa, gli ernestibronzetti e i dirigenti prezzolati non avrebbero alcuna torta (superflua) da spartirsi.

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    1. Jesper Blomqvist20 dicembre 2013 11:24

      Quanto hai ragione Dionigi......

      P.S. il vostro blog è a dir poco meraviglioso, mi sono innamorato perchè avete la mia stessa visione e passione per il calcio e per quelle storie un pò nostalgiche di grandi imprese o di piccoli miracoli sconosciuti agli amanti del moderno Money-football..
      grandissimi!

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  2. Tanti Grava a giocare in C1 e tanti bidoni in A, purtroppo.

    Non conoscevo bene la storia di questo giocatore. So solo che la settimana scorsa dovevo comperare un difensore per la mia squadra del fantacalcio. I due difensori con la media-voto più alta della serie A erano il fighetto Antonini del Milan e il proletario Grava del Napoli. Alla fine, ho puntato su Grava. Ora che conosco la sua storia, sono davvero contento di averlo in squadra.

    E detto da uno che ha come immagine del profilo la figurina di Paramatti, non sono parole al vento.

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  3. Posono raccontarmi, i vari Wenger, Mansour e Perez, di favolosi difensori africani o brasiliani o checchesia giovani fenomeni... io mi tengo chi viene da laggiu in fondo. Dove se ti perdi l'attaccante sei finito (e fidati che non perdi).

    ps: una domanda per la cronaca: quanti feriti in quel Napoli-Juve Stabia?

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  4. si contano decine di desaperecidos.. non di feriti!!

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  5. L'anno che ho giocato (si fa per dire) in terza categoria, si era sparsa la voce che nel nostro girone c'era una squadra di fenomeni chiamata L'Impero Romano, una sorta di reality show americano che aveva pompato di soldi e -relativi- campioni il team con il progetto di fargli scalare una serie dopo l'altra. Un giorno agli allenamenti il mister, tutto serio, ci rivela che addirittura l'Impero Romano aveva convinto George Weah a giocare per loro. Imbarazzo generale. Silenzio di tomba. Vergogna cosmica. Per uscire da quest'impasse, mi giro verso Simone, l'unico con più di 20 anni a parte me, che era lo stopper della squadra, e gli chiedo: "Ma se ti punta Weah, che fai?". Lui mi guarda, ci pensa un attimo, e, senza scomporsi, con la faccia a metà tra Brega e Finocchiaro, mi risponde: "Lo porto sull'esterno".

    Ecco, per me, "il portare sull'esterno" che s'impara nell'inferno dei campi di periferia è il passe-partout per qualsiasi difensore. Se lo sai fare, addirittura senza scomporsi, puoi anche giocare in serie A, contro Weah.

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  6. In realtà non c'entra niente col post, però questa vicenda dell'Impero Romano mi ricorda un aneddoto simile capitato nella seconda categoria della provincia di Bologna la stagione passata.
    Nel nostro caso si trattava della squadra Cinque Cerri, secondo la leggenda diffusasi negli spogliatoi addirittura acquistata da emiri arabi (!!!), il cui progetto sarebbe stato più o meno "in serie A tra dieci stagioni" e i cui giocatori potevano disporre di lautissimi premi partita e stipendi a fine mese.
    Risultato: dopo un girone d'andata stratosferico, i giocatori smettono di essere pagati. I più forti si svincolano e cambiano squadra, e il Cinque Cerri viene risucchiato a metà classifica.

    Tutto questo solo per constatare come certe leggende metropolitane siano diffuse in tutto lo stivale.

    Comunque, "portare sull'esterno" l'attaccante è fondamentale in ogni categoria. Ne sa qualcosa Bostero, credo...

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  7. Parole sante.

    Da (ex e grasso) difensore centrale sono anche un grande fautore del buon vecchio "palla o gambe", con un certa predilezione per la seconda opzione!.

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  8. Dall'alto della mia esperienza di centrale di difesa di terza categoria posso solo dire che più fondamentale del "portare sull'esterno" c'è solo "l'interminabile sfilza di calcetti sulle caviglie" (uniti a semplici e dolorosi "lopez"). NB: nessun attaccante nervosisssimo ha mai segnato.

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  9. Breve excursus storico:

    nella mia roboante carriera calcistica (mi piace dire che da un punto di vista teorico ero da Serie A, ma sul lato empirico lasciavo a desiderare anche nella categorie più ignobili..)ho avuto un solo momento di gloria: una promozione dalla seconda alla prima categoria.

    La storia vuole che in un'altra squadra giocasse il fratello di di un certo difensore romano di cui non faccio nomi, un bufalone che ora fa il procuratore e che per vincoli parentali era convinto di essere un fenomeno ed in quanto tale si spacciava per centravanti.

    Certo della tattica poc'anzi illustrata dal buon Bostero, mi promulgai in affettuosi calcetti e saporiti insulti a tutto campo.

    Detto fatto: al terzo minuto della ripresa mi produco in un anticipo di testa ma - c'è sempre un ma - sento uno strano dolore all'anca.

    Avete presente la famosa "vecchietta" sulla coscia? Uguale, ma all'anca. Un colpo da maestro.

    Risultato? sostituzione pochi minuti dopo e finale di stagione in tribuna, in attesa di tempi migliori.

    Morale della favola: se l'attaccante è più stronzo e grosso di te, molto spesso la tattica di farlo innervosire può divenire un'arma a doppio taglio.!

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  10. Ah, e poi, non c'entra niente, ma avete visto che gol assurdi ha preso l'Arsenal ieri sera, soprattutto il secondo? Geniali quelli del Porto..

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