giovedì 18 febbraio 2010

Inglourious Glories, Ch. IV, Club de Regatas Vasco da Gama

Il Club de Regatas Vasco da Gama nasce nel 1898. I quattro fondatori, di origine portoghese, scelsero questo nome perché alla fine del secolo scorso il canottaggio era lo sport più importante a Rio de Janeiro ed in onore dell’esploratore portoghese Dom Vasco da Gama.
La sezione calcio del Club risale al novembre 1915, sulla scia degli importanti successi ottenuti nel canottaggio. Qualche anno a livello amatoriale, in sub-campionati metropolitani, e qualche altro anno di Serie B nel campionato di Rio de Janeiro. Poi, nel 1922, l’arrivo nella prima divisione metropolitana. Narra la leggenda che molte squadre commisero l’errore di sottovalutare i cruzmaltini, Dovendo pentirsene amaramente: contro le squadre che disputavano la Serie A al tempo, e che erano formate esclusivamente da giovani rampolli delle famiglie bene cariocas, il Vasco presentava una squadra composta in maggior parte da neri e operai. Gente, prosegue la leggenda, costretta dall’allenatore Ramon Platero a ritmi di allenamento da fantascienza: Ramon faceva correre i giocatori ogni giorno dal campo del Vasco, nell'allora Rua Morais e Silva, fino a Praça Barão de Drumond, nella Vila Isabel. In pratica, un quarto di città di corsa. Il risultato fu strabiliante. Le casacche nere, che venivano pagate con animali al mercato, nell'anno del loro debutto nella Serie A della Prima Divisione, divennero campioni. Qualche buon campionato carioca dopo arrivo anche lo stadio. Lo chiamarono Sao Januario e vi giocarono una partita inaugurale contro il Santos. Bisogna, poi, aspettare fino al 1948 per arrivare ad un’altra vittoria degna di nota. Il Colo Colo quell’anno invitò il Vasco, campione in carica nel "Distrito Federal" a disputare il "Torneio dos Campeões Sul Americanos" in Cile. Una sorta di Coppa dei Campioni ante litteram alla quale parteciparono anche gli ecuadoregni dell’Emelec, i boliviani del Litoral, il River Plate, il Nacional di Montevideo e il Deportivo Municipal di Lima. Il Vasco, che aveva un attacco per quell’epoca spaventoso, con i vari Djalma, Friaça, Lelé Ismael e Chico, polverizzò gli avversari, conquistando il primo trofeo internazionale per il calcio brasiliano. Passano gli anni. Passano i vari Vavà (poi ceduto all’Atletico di Madrid), Ademir e Bellini (il Capitano del Brasile campione in Svezia) e gli scontri con i rivali del Flamengo.
[Vavà]
Fino al 1971, anno della prima edizione del campionato brasiliano di calcio. Già nel 1967 la Federcalcio pualista e e quella carioca, organizzatori del Torneo Rio-San Paolo, decisero di estendere la competizione alle maggiori squadre brasiliane. In pratica, puntarono ad estendere la competizione ai vari International di Porto Alegre e Gremio (provenienti dallo stato del Rio Grande do Sul), Cruzeiro e Atletico Mineiro (provenienti dallo stato di Minas Gerais) e Ferroviario (proveniente dallo stato di Paraná). Di fatto, venne creato un inferno: un primo turno con 2 gruppi da 20 squadre ciascuno con partite di sola andata; un secondo turno con 4 gruppi da 6 squadre ciascuno; un terzo turno con un quadrangolare con partite di sola andata; e una finale, partita di sola andata. Poche soddisfazioni nei primi anni di Brasileirao. Il miracolo avviene nel 1974. Il Vasco è settimo al primo turno, supera il secondo, arrivando primo nel gruppo, ed il terzo: è primo a pari merito con il Cruzeiro, col quale disputerà la finale. Si gioca al Maracanà. Non al Mineirão, lo stadio del Cruzeiro, a causa di una squalifica dovuta ad un’invasione di campo di alcuni dirigenti del Cruzeiro. Il vascaino Ademir aprì le marcature. Nelinho del Cruzeiro riportò il tutto in parità. Fu Jorginho Carvoeiro, su assist di Alcir a portare il Vasco sul tetto del Brasile. A partire da quel momento, solamente anni di buio. Solamente i campionati carioca, che in Brasile si disputano oltre al campionato nazionale, resero meno turbolenti i sogni dei terceadores cruzmaltini Assieme alla leggenda Roberto Dinamite. Centinaia di presenze con la maglia del Vasco. E un tiro così potente da diventare un soprannome: segnò 894 gol nel corso della sua carriera, di cui 698 nel Vasco.
[Roberto Dinamite]
La rinascita negli anni Novanta. In particolare nel 1996 accade un fatto decisivo. La dirigenza vascaina richiama dal Corinthians un giovane talento cresciuto pochi anni prima nelle giovanili. Fino a quel momento, il giovanotto aveva combinato ben poco. Proprio quell’anno, però, decise di esplodere. Segno 26 gol in 33 partite e rese di nuovo grande la squadra con la maglia bianca e la banda nera. Quel ragazzo, per tutti, era O Animal. Se ne ando alla Fiorentina l’anno dopo, a far coppia con un argentino fortissimo e a provare la nostalgia del Carnevale. E si perse la Copa Libertadores.
Il Vasco da Gama fu inserito nel Gruppo 2 con il Gremio, i Chivas di Guadalajara e l’America di Città del Messico. Chiuse secondo, con due vittorie due pareggi ed altrettante sconfitte. Tanto bastò per accedere alla seconda fase ed affrontare il Cruzeiro campione uscente. I vascaini si impongono 2 a 1 al Mineirão e gestiscono bene il pareggio a reti inviolate al ritorno. Ai Quarti il Vasco riesce ad imporre il pareggio al Gremio fuori casa e a vincere di misura al Sao Januario. Avversario del Vasco in Semifinale è il millionario River Plate. Non ci sono più il Giardiniere e Salas ma i nomi fanno lo stesso paura: Aimar, Bonano, Gallardo, Sorin, Saviola. All’andata, in Brasile, segna Donizete e finisce 1 a 0. Troppo poco, mormora la Torcida: a Buenos Aires sarà dura. E per l’occasione il Monumental si mette il vestito migliore: 50 mila tifosi sembrano un inferno. Gli argentini di Diaz passano subito e i brasiliani soffrono. La squadra di Rio de Janeiro non riesce ad arrivare all’area avversaria ed il tempo scorre inesorabile. A pochi secondi dalla fine, però, ecco un calcio di punizione. La distanza è proibitiva ma Junihno Pernambucano ci pensa. Magia. Il River Plate è in ginocchio. Il Vasco è in Finale. Per l’andata contro il Barcelona di Guayaquil, che nell’altra Semifinale ha eliminato il Cerro Porteno, il Sao Januario è tutto esaurito. Segnano Donizete e Luizao. La Copa è più vicina. In mezzo la trasferta in Ecuador, in una delle peggiori città del Sudamerica. L’aria irrespirabile, i bastoni lanciati in campo ed i sassi. I vascaini stringono i denti e segnano con Donizete, poi ancora con Luizao, sempre loro. Accorcia il Barcelona ma non ce la fa. La Copa è bianca con una striscia nera.
[Romario]
Il resto è storia recente. Il ritorno di Romario in maglia Vasco e i 1000 gol di un attaccante senza tempo. Un altro ritorno ancora, quello di Edmundo. L’ultimo Brasileirao nel 2000, il canto del cigno. Da lì in poi, nessuna gioia. Solo i dissesti finanziari e le quote spettanti per i diritti televisivi negate. In seguito, problemi di solvibilità. Fino alla Serie B, verdetto amaro dell’ultimo campionato, quello dell’Imperatore Adriano e dell’odiato Flamengo. Il purgatorio che non concede gloria e i sogni che non sono più realtà. Mi chiedo cosa avrà pensato, qualche mese fa, Roberto Dinamite di tanti soldi, speculazioni e debiti. Forse che il calcio non è più calciare la palla più forte.

9 commenti:

  1. Grande Bostero, sei riuscito a rendere letterario anche un calcio che non ho mai amato come quello brasiliano. Anche io non ho mai capito come funziona il campionato lì (carioca, paulista, nazionale..). Comunque che bella la punizione del Pernambucano, giocatore fantastico che avrei sempre desiderato vedere con la maglia giallorossa.
    Grazie.

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  2. Splendido.

    Che gli dei del pallone ci regalino altri 100 Edmundo o Romario.

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  3. Grazie per questo meraviglioso viaggio!

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  4. In realtà è semplice, Dionigi. Il campionato nazionale, il più importante e che garantisce l'accesso alla Libertafores ed alla Sudamericana (Uefa), è il Brasileirao.

    Invece del pre-stagione, poi, si giocano i vari carioca, paulistao. ecc... Sono i campionati statali.

    Quanto alle formule, cambiano spesso, ma in genere sono gironi all'italiana.

    Inoltre, quando si parla di Copa Libertadores e di calcio datato sudamericano... la letteratura viene da se.

    Per farti capire, riporto il paragrafo tratto dal sito (curatissimo, fateci un giro se avete tempo - http://www.crvascodagama.com/home.php - ) del Vasco che racconta dei "pagamenti" in animali dei giocatori ad inizio secolo:

    "IL VASCO CREA IL "BICHO" NEL CALCIO (LETTERALMENTE, "BICHO" SIGNIFICA ANIMALE, MA CON QUESTO TERMINE SI INDICA ANCHE IL PREMIO PARTITA)

    In questo campionato il Vasco inventò una forma creativa per pagare i suoi giocatori. Nei mercati di generi alimentari di Saúde e di Rua do Russel, i portoghesi avevano l'abitudine di scommettere sulla vittoria del Vasco.

    Poiché vincevano quasi sempre, decisero di dividere il guadagno con i giocatori. Però, gli atleti non potevano ricevere del denaro, visto che giocavano a livello amatoriale. Venne creata, così, una tabella, che prevedeva la vincita di un animale a seconda dell'importanza dell'avversario battuto. L'América, nel campionato del '22, valeva una mucca con tutte e quattro le zampe. Il Flamengo, che aveva vinto il titolo nel '20 e nel '21, valeva anch'esso una mucca, ma una zampa di essa veniva "trattenuta", quindi il premio, in caso di vittoria contro il Flamengo, era una mucca con "tre zampe". Vincere contro il tricolore carioca dava diritto a ricevere due pecore e un maiale. Anche la vittoria contro il Botafogo e le altre squadre garantiva la vincita di qualche animale, il gallo era il premio base e, a seconda dell'importanza dell'avversario, si potevano vincere animali di una taglia maggiore."

    @Tato: io Edmundo me lo metterei in salotto. Così, tanto per guardarlo ogni giorno quando mi sveglio.

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  5. concordo... anche se l'ide di o'animal per casa mentre dormo mi mette una certa inquitudine.. !

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  6. Donizete.......totalmente rimosso.....è tornato nella mia mente grazie a Bostero...

    ricordo l'addio di Aldair..giocava Romario...quel Romario poteva ancora incartarla a mezza serie A.

    sempre restando nel campionato brasiliano.. avevo un idolo che se non sbaglio ha militato anche nel Vasco(ma forse era il Santos)tale Paule Sergio Viola....

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  7. ma che idoli hai...

    http://it.wikipedia.org/wiki/Paulo_S%C3%A9rgio_Rosa


    Un ultima precisazione: la croce rossa che il Vasco ha sul petto non è la ben nota e fuorviante Croce Maltese bensì la Croce dell'Ordine di Cristo. Spesso, anche nel sito, ci si riferisce ai vascaini come ai "cruzmaltini", ma quest'appellativo comunissimo è sbagliato.

    Mentre la Croce di Malta è simbolo amalfitano (almeno in origine), la Croce dell'Ordine di Cristo è il simbolo di un ordine templare portoghese.

    Per approfondire: http://it.wikipedia.org/wiki/Convento_dell%27Ordine_di_Cristo

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  8. Geniale questo Viola..comunque un calciatore brasiliano con una vita normale, con l'aspirazione che so alla "er dottore è fuori a pranzo", alla Di Livio insomma, non esiste. Se non ti sei mai fatto beccare con una spingarda illegale non vali un cazzo..

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  9. Io amo questi Brasiliani che rimangono una vita in patria..tentano l'avventura in Europa,falliscono miseramente e ritornano più forti di prima in Brasile..un altro di questi è il favoloso Washington..che seguivo ai tempi del pontepetra......

    credo di voler fare un post solo sulla spingarda....(dove cazzo è andato a trovarla???)

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