martedì 19 gennaio 2010

Mezzo uomo mezzo bisonte: Dario Hübner (parte I)

"Il calcio a Muggia per me era un grande divertimento. Andavamo in trasferta con le nostre auto e c'era la pizza tutti assieme dopo le gare. Pensavo che questa sarebbe stata la mia vita ed ero felice."

Una sera lo invitano alla Domenica Sportiva. Lui ci va, forse per fare un po’ il figo con gli amici del bar. Si presenta vestito in maniera improponibile, gessato nero stile mafioso e improbabile cravatta fucsia. Il giornalista gli fa il pistolotto sulla favola di calciatore 36enne che si scopre capocannoniere di Serie A e lo incalza con altre domande idiote sul sogno di essere convocato in Nazionale. A quel punto credo che si sia pentito di aver accettato l’invito in tv. Alle banalità di terza mano che gli chiedono, risponde a monosillabi. Finirà la puntata senza dire praticamente nulla. Non può mica dire che per lui è indifferente giocare al Garilli o a Yokohama, o se il difensore che prende a sportellate per 90 minuti è William Viali del Venezia o Lucio del Brasile, se no che figura ci fa in diretta nazionale?...

Io non riesco ad immaginarmelo da bambino. Sono convinto che nel 2100 narrerà il mito che sia nato già adulto, emerso dalle nebbie padane, pizzetto, nasone, capello riccio, parastinchi e scarpette chiodate inclusi. Un essere leggendario, mezzo uomo mezzo bisonte. Invece probabilmente ha avuto un’infanzia come tutti gli altri bambini, a Muggia, in provincia di Trieste, nell’ultimo lembo d’Italia ad est prima di entrare nel territorio dell’allora Jugoslavia. Come tutti gli altri pargoli avrà giocato a calcio al campetto, forse sarà anche stato il classico bimbetto che viene scelto per ultimo dai due capitani, per via di quel suo correre ingobbito e quei piedi che, ammettiamolo, sono quello che sono. Però poi il campetto diventa quello delle giovanili della squadra del paese, e chissà quale sconosciuto mister di chissà quale oscura squadretta della provincia di Trieste vede in lui le doti di puntero. Ingobbito e piedi quadrati sì, ma poi lui ci prende gusto, e le aree avversarie le devasta letteralmente, sfonda porte à-la-Holly&Benji, trafigge portieri, tritura terzini e stopper. Il campo diventa quello di Seconda o Prima categoria, e infine quello della Pievigina, squadra di Pieve di Soligo, provincia di Treviso, in Interregionale. Il mostro ha iniziato a muovere i primi passi nel calcio.
Dario Hübner, nome italianissimo, cognome austroungarico (con il vezzoso particolare di quella umlaut che fa tanto epopea risorgimentale/irredentista), dopo quella stagione 1987/88 in Interregionale con 10 reti all’attivo - durante la quale leggenda vuole che il suo ingaggio fosse talmente irrisorio che si mantenesse lavorando in fonderia - diventa finalmente professionista accasandosi in C2 al Pergocrema. Non sarà Crema a innamorarsi di lui e dei suoi gol ma lui a innamorarsi della cittadina in provincia di Cremona: come in una sorta di contrappasso, nella città in cui ha segnato di meno (solo 6 gol) si trasferirà a vivere, ed oggi è la sua città adottiva. Se qualcuno sceglie poi Crema per vivere, piazzata là in mezzo alla pianura Padana, caldo torrido in estate, freddo piovoso in inverno, si accorge subito, trasferendosi per lavoro sulla riviera marchigiana, di non trovarsi veramente a casa. Il vento che viene dal mare. I gabbiani che ti svegliano la mattina. La salsedine che ti si appiccica addosso. Tutte cose ormai dimenticate, lasciate nei ricordi dell’infanzia nella Venezia Giulia. Forse è questione di clima, insomma, il fatto che, passato al Fano (C2) nel 1989/90, il nostro ci metta un po’ ad ingranare: nelle due stagioni successive (in cui nel frattempo il Fano viene promosso in C1) mette a segno in tutto 12 gol. Il giovane Darione però, alla lunga, si adatta a tutto: nella terza ed ultima stagione coi granata, con 14 marcature, è capocannoniere della C1 girone A e si fa mettere gli occhi addosso dagli scagnozzi di Edmeo Lugaresi, scesi dalla Romagna alla provincia di Pesaro in cerca di talenti per il campionato di Serie B.
Nel 1992 saluta il mare delle Marche, con qualche ricordo, e veste per la prima volta la maglia del Cesena, con tante speranze. I tifosi del Cesena, forse inizialmente scettici su quel lungagnone un po’ dondolante, lo soprannominano “Dromedario”. Ma devono ricredersi: in bianconero si consacra definitivamente come ariete, attaccante di peso e sfondamento, devastante in area di rigore; i suoi gol sono quasi tutti bruttini a vedersi, ma lui segna di destro, di sinistro, di testa, su rigore e anche su punizione, se capita. Da innocuo “Dromedario” diventa per tutti pericoloso “Bisonte”. L’escalation di gol, in quegli anni di Serie B, è impressionante: nelle 5 stagioni a Cesena segna rispettivamente 10, 12, 15, 22 (con titolo di capocannoniere incluso) e 15 gol. Anche il mio Bologna, che in quegli anni ahimè frequenta per un paio di volte la serie cadetta, fa le spese della sua sgraziata attitudine al gol. Quel nome tedesco, sentito ripetere per mille volte alla radiolina la domenica, si concretizza improvvisamente in forma umana e calcistica davanti ai miei occhi una sera alla tv (devo ammettere che all’epoca non frequentavo molto il Dall’Ara. Mi piangeva troppo il cuore a vedere i colori rossoblù nell’agonia della B e della C1…). Su una rete privata romagnola passano, a mo’ di “intervallo”, un video-collage di tutti i suoi gol a Cesena con musichetta country in sottofondo (altro che Sky e Youtube…). Questa serie di reti, messa l’una dietro l’altra in maniera ossessiva e parossistica, mi fa rimanere tra l’affascinato e il basito: quando il video-collage viene interrotto dalla pubblicità, poco m’importa se gioca in una delle squadre più odiate dal tifo del Bologna. Da bambino delle medie calciofilo accanito (nonché da calciatore in erba dalle scarse doti…) mi giuro solennemente che da quel momento in poi voglio giocare a calcio come Hübner, e segnare anch’io quei gol bruttissimi.
Dopo i 5 anni a Cesena, è il momento del grande salto. Di nuovo al nord. Brescia, Serie A, anche se soltanto a 30 primavere. L’esperienza ormai decennale nelle serie minori, però, paga. Il trasferimento in climi a lui più consoni gli fa bene: già alla prima giornata del campionato 1997/98 segna all’Inter (nella partita rimasta alla storia per il gol da centrocampo di Recoba), e alla seconda firma una tripletta alla Samp. A Brescia da “Bisonte” viene ribattezzato “Tatanka”. Alla fine di quella prima stagione in Serie A suoi gol saranno 16, ma non bastano a non far retrocedere le rondinelle. Lasciare il calcio patinato e miliardario della massima serie però non lo deprime, anzi: lui in provincia si trova bene, e poi è o non è un bisonte che va alla carica ogni domenica in tutte le aree di rigore? Così, riparte dal basso, senza tanti rimpianti, con la consapevolezza che ogni allenamento ed ogni domenica sono importantissimi. E lui prova dribbling, vince rimpalli, esplode il tiro. Gol. Gol. Gol. Come sempre. Saranno 42 in due stagioni di Serie B. Il Brescia torna nuovamente in A nel 2000/01: è il Brescia di Roberto Baggio e Carletto Mazzone, che spesso gli preferisce Igli Tare. Mah. Nonostante lo scarso impiego, mette a segno 17 reti. A casa conservo tra le mie cose più care una copertina di uno Sportweek, il magazine della Gazzetta, della primavera del 2001. Sulla copertina c’è il suo faccione e il titolo: “Hübner. Quando la classe operaia va in paradiso a suon di gol.” Non credo di dover aggiungere altro. A me piace pensare che il suo trasferimento a Piacenza dell’anno dopo sia dovuto ad una scarsa intesa (in campo e non solo) con Roberto Baggio, il suo alter ego coi piedi buoni e la carriera fortunata da star planetaria. Praticamente Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Ad un giornalista che gli chiese cosa si provasse a giocare in tandem con Baggio, rispose più o meno: “A me non cambia niente. Io ho sempre segnato anche senza di lui”.
(continua...)

22 commenti:

  1. nell'intervallo, in disparte, grappino e marlboro rossa. rendiamoci conto.

    mamma mia che figo, cristo santo.

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  2. Bellissimo affresco..
    Crema, non a caso, è la città di Beppe Severgnini... non aggiungo altro.
    Su Darione vi posso raccontare che mio padre lo incontrò in un ristorante di Trieste qualche anno fa, si era appena giocata Brescia Lazio dove il bomber aveva sfiorato il goal con un clamoroso doppio palo con palla che corre sulla linea di porta, mio padre lo apostrofa proprio ricordandogli questo episodio e da lì la serata è trascorsa tra aneddoti, grappe e molte malboro.

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  3. Un vero uomo del calcio, passione e costanza al serivizio delle sue squadre.

    Sono certo che in quegli anni Roby Baggio ebbe molto da imparare dal bisonte di Muggia.

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  4. Quello che mi colpisce di un giocatore (e di un uomo) come Hubner -che emerge in pieno dal romantico racconto di greezo- è che non sembra appartenere al suo tempo, sembra la storia di un giocatore di un'altra epoca, quando invece stiamo parlando di un passato molto prossimo. Voglio dire, sarebbe difficile immaginarsi oggi -oltre al giocatore- un uomo come Hubner in serie A. Un ragazzo di paese, che rimane genuino, che non scambia dedizione con ambizione, che giocare con Baggio o con Salvetti per lui è la stessa cosa. Un personaggio da noir di provincia, peraltro.

    Nesat sarà d'accordo con me, il più grosso rammarico del nostro abortito (per ora) progetto letterario rimane quello di non essere andato a conoscerlo in quel di Corte Franca, con tanto di invito a rimanere a dormire lì.

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  5. Hubner più che un giocatore è stato una speranza. In un calcio fatto di talenti diciottenni strapagati, bufale e falsi miti lui si è presentato chiedendo poco e migliorandosi sempre.

    Col suo bagaglio di esperienza in serie minori e tanta uniltà ha dato filo da torcere a chiunque. Nel mio ideale di calcio lo affianco a gente come Nedved (che non è mai stato un fenomeno, ma si è costruito tale svegliandosi ogni mattina della sua carriera alle sei per andare a correre) e Inzaghi (che non sa stoppare la palla ma che è leader dei marcatori delle coppe europee). Poche cose, ma otiime: quello che si è costruito ed imparato fin da bambini.

    Purtroppo, Hubner ha raccolto meno degli altri due e forse meno di quanto si meritasse.

    Non ricordo un suo gol anche solo vagamente bello.

    ps: neanche a greezo ho mai visto segnare un bel gol.

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  6. vabbè dai ora non esageriamo con la letteratura, alcuni gol di hubner non erano male, anche tecnicamente, tipo qualcuno tra questi a cesena (segnalerei la rovesciata contro il pisa o un pallonetto contro non so chi):

    http://www.youtube.com/watch?v=bCXdsyQpDTU

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  7. Quel doppio palo di Brescia-Lazio me lo ricordo bene... ma sicuramente si sarà rifatto la domenica dopo!

    Bostero: Hubner, come sai, per me più che un giocatore è stata ed è una religione. Lui è il dio del calcio di provincia e dei campetti delle categorie minori, sudore, odore di erba e spogliatoio, gesso sugli scarpini, fango sulla divisa. Al diavolo la Nazionale e la Champions.
    I suoi gol (e anche i miei) sono brutti, ma son pur sempre gol. E tanto gli (mi) basta.
    E poi vorrei rammentarti il mitico "Scusa, ti interrompo da Piacenza: Hubner, 1-0", colonna sonora per diverse stagioni ad ascoltare Tutto il calcio la domenica. Ancora mi vengono i brividi.

    Comunque a giorni pubblicherò la seconda parte dell'articolo.

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  8. Sicuramente Hubner non è stato una meteora alla Protti, un capocannoniere per caso. Lui è stato un grande bomber in tutta la sua carriera, un bomber di provincia, ma il mondo è fatto di province non di capitali

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  9. Si, lui è stato la colonna sonora di troppo brevi domeniche trascorse ad ascoltare la radio in macchina. I gol del cielo grigio e della neve fuori dagli sportelli.

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  10. Resto convinto che se il Vincent Cassel di Murgia avesse giocato negli anni '70.. chessò, nel Perugia di Castagner.. la classe operaia il paradiso l'avrebbe raggiunto..
    Ma forse lui ha preferito così.. essere l'eroe di quelli che credono nel pallone che rotola in rete a seguito di uno stop mancato, o nei traversoni al volo impattati chissà come in giravolta che però finiscono due metri sopra la traversa.. piuttosto che trovarsi a Casa Azzurri a Yokohama a pubblicizzare spaghetti con modelle di plastica..
    E ti prego Greezo.. non fare come Kill Bill.. pubblica subito la seconda parte che a furia di aspettarla a Marlboro e grappini tra un po' finisco al Garilli pure io..

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  11. Riganò,Zampagna,Corona,Ambrosi,Cammarata......ma metterei anche Gioacchino Prisciandaro e (questa è mia opinione personale) il mitico bomber Lucidi della Lodigiani....tutta gente poco affascinante....ma terribilmente concreta.....nessuno ovviamente come lui... assolutamente il RE dei cannonieri senza veline...

    si dionigi il presidente del cortefranca prometteva pasti e letti...il bisonte aveva dato l ok.........che ROSICATA.....

    Protti ha sbagliato....il trasferimento alla lazio fu un errore....ma è tornato a Livorno e ha segnato come pochi....la sua maglia era stata addirittura ritirata...Igor umile come pochi ha imposto che fosse riassegnata perchè...." Non si può togliere ad un bambino il sogno di giocare con il numero 10 della propria squadra"........non mi parlate male di Protti che vi scanno......

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  12. Non c'entra niente ma, nell'intervallo di Fiorentina-Lazio, devo farvi due domande e una considerazione che tale mi ha suscitato.
    Partiamo dall'ultima: io non ci volevo credere, pensavo fosse un refuso verbale, un mero lapsus, e invece no, Fulvio Collovati è convinto che il terzino sinistro della Fiorentina, il buon Pasqual, in realtà si chiami PasCal, con la "c"! Come il filosofo! L'ha ripetuto dieci volte (del tipo "mmm, bel cvoss di Pascal, peccato che in area non c'era nessuno ad approfittarne". Già, chi doveva esserci, bomber Leibniz?).
    Le domande:
    1) Ho visto nel pomeriggio che Castillo è andato al Bari, dunque chi fa ora la punta di riserva nella Fiorentina? Veramente Babacar?
    2) Ho un dilemma atroce, tra il serio e il faceto, che mi è venuto ascoltando l'orribile e squallida telecronaca della partita a carico di un giornalista Rai mai sentito prima: ma come si diventa dei giornalisti di Raisport? Perchè sembrano tutti così squallidi? Dico sul serio, come si fa? C'è un concorso? Ci sono le quote paesane? O solo raccomandazioni? Dove si manda il cv?
    Grazie e scusate.

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  13. grande Pascal.......
    1)Arriverà sicuramente qualcuno.....ma Babacar ha preso elogi da chiunque.....un metro e 90 di diciasettenne...........amo questi giocatori
    2)lascia stare..quello che so è che finirò i miei giorni se mi va bene in una redazione di qualche radio locale a Crotone.

    Ma Frey perchè ormai ha il fisico di Marisa Laurito?? e soprattutto perchè Diakite gioca al pallone???

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  14. 1) Un'idea alla "bomba di maurizio mosca" m'è pure venuta: è Acquafresca il giocatore ideale, ora, per la Fiorentina. Tanto a Bergamo Chevanton gli ha fregato il posto.

    Diakite è davvero un disastro. Ma perchè peraltro non è in Coppa d'Africa?

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  15. Io sull'incompetenza dei giornalisti Rai, sul poco amore per il pallone che traspare dalle telecronache non mi esprimo. Avrei molti post nei polpastrelli ma ho paura che se mi lancio ci fanno chiudere baracca.

    Dico solo che a questo fare reazionario si contrappongono cronisti di sportitalia che si fanno in quattro per raccontare di storie strane di giocatori riserve al Torneo del Verano a Mar del Plata.

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  16. Errata corrige: "reazionario modo di fare". Scusate ma a parlare dei telecronisti Rai mi innervosisco e ci scappa il refuso.

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  17. "...essere l'eroe di quelli che credono nel pallone che rotola in rete a seguito di uno stop mancato, o nei traversoni al volo impattati chissà come in giravolta che però finiscono due metri sopra la traversa.. piuttosto che trovarsi a Casa Azzurri a Yokohama a pubblicizzare spaghetti con modelle di plastica..." Non posso che condividere completamente. E' in pieno la mia filosofia pallonara.

    I giornalisti di raisport sono inguardabili (salvo solo Bizzotto - esperto maniacale di calcio tedesco e di tuffi, probabilmente per queste sue caratteristiche sbeffeggiato da tutta la redazione - e DeLuca - il direttore che ha saputo ridare un minimo di dignità a una raisport uscita a pezzi dopo la gestione Maffei: vi faccio notare solo che - per lo meno - Mazzocchi è sparito). Collovati e Bagni sono odiosi. Anzi, in chiave azzurri, Bagni come commentatore porta pure sfiga secondo me.
    Sportitalia e i suoi giornalisti sono eccezionali, ma purtroppo non riesco a seguirli dato che non ho il digitale.

    Su Diakitè noto una certa ironia, comunque non è in coppa d'Africa poichè ritengo sia o direttamente francese o comunque naturalizzato.

    Sulla punta di riserva della Fiorentina non ho opinioni, probabilmente entro fine gennaio compreranno qualcuno. Su Frey, notavamo anche io ed alcuni amici miei, durante la visione di Fiorentina-Bologna, che si è parecchio imbolsito, ma non siamo riusciti a trovare una risposta univoca (qualuno diceva: è diventato più grosso perchè ha messo su muscoli; qualcun altro: è ingrassato; qualcun altro ancora: è gonfio perchè beve. Al gol di Gimenez, delirio, e chi se ne frega di Frey.)

    Due parole sul mio Bologna. Stasera sono stati davvero 2 punti buttati via. L'Atalanta ha giocato quasi tutto il secondo tempo con 3 punte e mezzo se non 4 e non si è riusciti a fargli neanche un gol in contropiede. Inoltre: Colomba adesso ha deciso che Moras è un centrocampista centrale/trequartista (non ci voglio credere, ma purtroppo è così). Unica nota positiva: Di Vaio da DiVaNo (com'era ultimamente apostrofato dalla curva, data la sua staticità) sembra tornato Di VaIo, con la I, normale, come ai bei tempi. Spero di non venire smentito dai fatti futuri.

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  19. ma per favore, spendete due parole anche sulla tourneé americana in maglia rossonera:



    http://i46.tinypic.com/2wm0y0p.jpg

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  20. Hübner era il re, e lo sara' sempre.
    da quando avevo dieci anni sentivo sempre "cesena ... Hübner" su tutto il calcio minuto per minuto.
    una volta che ero a rimini (contro la mia volonta') decisi di andare in pellegrinaggio al dino manuzzi, volevo vedere il tempio del bisonte, quello stadio da cui per anni ho sentito radiocronisti annunciare i suoi gol.

    ho gli occhi lucidi solo a ripensarci.

    un idolo, anzi, un totem!

    lunga vita a Dario Hübner!!!




    forever blowing bubbles

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