mercoledì 6 gennaio 2010

Di quella pasta sono fatti i goleador. Fantasmi che vengono fuori da un posto qualunque.

Osvaldo Soriano - Fùtbol
Osvaldo Soriano (Mar del Plata, 6 gennaio 1943 – Buenos Aires, 29 gennaio 1997) ha qualcosa in più rispetto a tutti noi. Narra storie di pallone senza alcuna presunzione di attenersi alla realtà. Racconta strambi episodi ambientati in un'Argentina fantastica. Narra epici scontri calcistici di periferia, narra di attaccanti poco prolifici di terza categoria, narra di politica confusa e di eterni rigori. I ricordi di quando era centravanti dalle parti di Mar del Plata. Di allenatori testardi che schierano portieri senza mani. Di vecchi emigranti catanesi che tifano Italia. Di squadre dal sapore fiabesco, come l'Estrella Polar, l'Atletico San Martin o il Deportivo Belgrano ("l'eterno campione, la squadra di Padin, di Constante Gauna e di Tata Cardiles"). Del figlio di Butch Cassidy. Si, William Brett Cassidy. Uno fra i più grandi arbitri della storia del calcio sudamericano. L'arbitro dei Mondiali del '42, disputati dalle parti della diga in costruzione a Barda del Medio e tristemente dimenticati da ogni almanacco. I Mondiali che i tedeschi volevano disputare con un nuovo tipo di pallone a valvola, a cui gli italiani campioni del mondo in carica non volevano partecipare, mentre i francesi si alleavano con tre cileni per arrivare a undici e poter sfidare mapuches e guaranies.
"William Brett Cassidy insistette perché agli arbitri fosse permesso di portare un revolver per far rispettare la loro autorità e poiché molti giocatori entravano in campo ubriachi e a volte armati di coltello. [...] In tutte le partite ci furono incidenti all'arma bianca e i lavori della diga dovettero essere sospesi a causa dei gravi rigurgiti di nazionalismo provocati dal campionato."
William Brett Cassidy, che morì crivellato di colpi al confine tra Messico e Stati Uniti e che sarà per sempre ricordato come il più temuto degli arbitri dei Mondiali di calcio. E ancora, Soriano ci regala personaggi di surreale realtà. Come el Mister Peregrino Fernandez, profeta del calcio offensivo e uomo sfinito anche se mai piegato. Che era disposto a fare giocare la sua squadra in 12 pur di escogitare lo spettacolo perfetto. Come Obdulio Varela, mediano dell'Uruguay che vinse il Mondiale in un Maracanà tutto brasiliano e che, se potesse tornare indietro, non vincerebbe quella partita. O come lo stopper chiacchierone che non vuole andare a votare, preferendo mangiare lecca lecca più economici delle sigarette.

Obdulio Varela, 1950
Osvaldo Soriano minimizza borbottando che è un peccato che "sia finito a scrivere stupidate". Credo, invece, che sia sublime il suo raccontare di campi di terza categoria e di rigori lunghi una settimana. Di uomini lottatori e di trasferte tra i ghiacci. Di bordelli affollati e di centravanti degli anni '50. Di finestre, persiane chiuse e fessure che insegnano a guardare.
"Poco tempo dopo mi ha raccontato della finestra e della fessura. In quell'infimo posto mi ha fatto mettere affianco a lui, senza parlare mai di pesi e di misure, senza dirmi perché la palla rimbalza e inganna, rimbalza e obbedisce, va a cercare un brandello di luce anche se vive nel cuore delle tenebre."

4 commenti:

  1. Commosso dal post.. de te fabula narratur.. di tutti noi che ci siamo imbrillantinati la testa come el Gato Diaz per ricevere il bacio della Rubia Ferreira.. e dopo aver parato il rigore.. siamo tornati anni dopo con le pive nel sacco nella stessa porta a raccogliere il medesimo pallone.. perchè Costante Guana il rigore ce lo aveva segnato prima ancora di tirarcelo.. solo che noi non ce ne eravamo accorti..

    E caro Bostero, da Barcelonista cosa ne pensi del tuo concittadino Manuel Vazquez Montalban.. scrittore di genere, o come direbbero a Roma con sublime doppio senso de genere.. a cui la nazionale portoghese ha dedicato un tributo che mai nessun altro scriba riceverà.. schierando in difesa sua e delle nostre porte la coppia difensiva Pepe Carvalho..

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  2. Grande Manuel! Tra l'altro ho letto che a Barcellona hanno inaugurato al Raval la piazza a lui dedicata. Tanta letteratura relegata tra i kebabbari.

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  3. soriano è una sorta di buco nero della mia libreria, quell'autore di cui hai sempre sentito parlare e che hai sempre voluto leggere e che invece -per una ragione o per l'altra- ti è sempre scappato. ultimamente, ad esempio, perchè mi sono fissato che devo leggerlo in spagnolo. appena colmo la lacuna -anche se fosse tra cinque anni- tornerò a commentare questo bel post, promesso.

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  4. Letto. Divorato in realtà. Promessa mantenuta. Sarò breve perchè ha già detto tutto Bostero (uno dei rari casi di recensione migliore del libro recensito. Complimenti).

    Il libro in sè paga forse un po' la sua eterogeneità, trattandosi di una raccolta di scritti concepiti e scritti per diverse opere (libri, giornali), e messe insieme solo in virtù del filo rosso del pallone. Quindi, qualche racconto è meglio dell'altro, un paio potevano essere tagliati e un altro paio sono ripetitivi. Al di là del divertentissimo resoconto del Mondiale del '42, mi ha un po' annoiato il resto della storia di Brett Cassidy, con tutta quella fanta-politica. Un pochino anche le lunghe memorie di Mister Peregrino Fernàndez soffrono sulla lunga distanza.

    E' nel bozzetto, nel ricordo che si fa nostalgia, nello schizzo breve di un personaggio che Soriano dà, secondo me, il meglio di sè. E' piacevolissima (e affatto piaciona perchè argentina e quindi genuina, non artefatta) la sua maniera di ricordare, senza retorica e con sottile ironia, la galleria di personaggi, luoghi e epoche che hanno costellato la sua autobiografia calcistico-letteraria.
    Stupendo quando Salvatore gli risponde ("è proprio sicuro di non voler tornare" gli chiesi) "No. Perchè là sarei un calabrese qualunque. Qui sono un musicista del Colòn e rilascio dichiarazioni per il "manifesto".
    Stupendo il racconto del rigore più lungo del mondo, del gol che Soriano segnò dove nessuno aveva mai osato segnare (con tanto di rissa inconsulta a Barda del Medio), del cane che aveva steso con un sinistro da fuori area, dei metodi poco ortodossi di Mister Orlando el Sucio e di quelli naif di Peregrino Fernandez.
    Che bella poi quella litania continua di soprannomi e nomignoli, di personaggi secondari (che so, un amico che da ragazzini giocava in porta) cui però viene concessa la ribalta del nome e cognome; perchè Soriano sa bene che in comune tra uno scrittore e i suoi lettori non ci sono i momenti più importanti della propria vita, ma i dettagli insignificanti, quelli cui appunto ricordiamo solo perchè uno scrittore gli ridà dignità.

    E comunque, i rigori si battono forte, basso e di lato.

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