giovedì 3 dicembre 2009

Il colombiano triste

Anno 1995. La squadra ducale, ai tempi vera pioniera in materia di acquisti ad effetto, cerca una squadra a cui dare in prestito un presunto fenomeno dell'area di rigore in cerca di conferma.
Quest'ultimo risponde al nome di FREDDY EUSEBIO VALENCIA RINCON, colombiano di Buenaventura.
E dove poteva trovare spazio questo personaggio meraviglioso se non all'ombra del Vesuvio? Deve esistere - e io ci credo ed allo stesso tempo spero tantissimo - una sorta di alchimia che porta i personaggi più curiosi e controversi del calcio a Napoli. La domanda da farsi sarebbe forse se è la città partenopea a scatenare nubi astrali sui suoi giocatori o viceversa.
Fatte le dovute premesse, veniamo ai fatti. Il nostro Rincon (il nome è già tutto un programma) arriva per l'appunto a Napoli per giocare come punta. L'inizio stagione non è dei migliori, il Napoli è a pezzi, il pubblico fischia. Fortuna volle che in corso di stagione subentrò in panchina una legenda del calcio: Boskov.
L'idea è della migliori, il colombiano viene arretrato di alcuni metri e posizionato in mediana.
Chiuderà la stagione con 7 reti, una in più del condor Agostini e quasi il doppio di quelle di Benni Carbone.
Per chi non ha avuto la fortuna di vederlo la sua era la classe di quei giocatori dotati del tasto "rallenty": passo felpato e compassato, sguardo calmo e senza cattiveria. Insomma, per la prima volta si vide la moviola in campo.
Purtroppo è costretto a lasciare Napoli dove - come ti sbagli! - era ormai uno di casa e, ovviamente in lacrime, partiva per una nuova tappa della sua gloriosa carriera.
La storia narra che tornato alla corte di Tanzi non si fermò nella città ducale, bensì per motivi ancora meno chiari di quelli che lo avevano portato in Italia, finiva a giocare nel Real Madrid di Laudrup, Hierro e Luis Enrique.
Io, come al solito affascinato da queste meteore tutte pulcinella e pizza dal cuore d'oro ne ho un fervido ricordo fatto di corse compassate, doppiette alla Lazio di Zeman, pianti in ginocchio sotto la Curva B.
Qualcuno prima o poi dovrà spiegarmi il perché, all'ombra del Vulcano più famoso del mondo, il calcio diviene sempre poesia, isteria di massa, passione sfrenata e sregolatezza.
Secondo me noi altri fondatori delle lacrime più saporite di Italia dobbiamo a breve organizzare un pellegrinaggio al S. Paolo, per poter risolvere, novelli Pieri Angela, questi ed altri immensi problemi.
Mi faccio capocordata di tale proposta, forte dei miei agganci camorristici e non in loco.

3 commenti:

  1. Un post su un colombiano cade davvero a proposito.
    Volevo chiedervi se qualcuno aveva notizie di Johnnier Montaño e soprattutto perché sparì a metà stagione nel 2002-2003 senza lasciare traccia..

    RispondiElimina
  2. Me lo ricordo Freddy Rincon, ma non era malissimo, dai! Era un panterone ante litteram. In fondo In quegli anni da Napoli sono passati anche altri bomber di razza, come Stojak e Calderòn..Però Rincon aveva la classica faccia da bambinone, faceva tenerezza.

    Di Montaño, talento del Parma e della nazionale colombiana, peraltro un nano -va detto-, sono sicuro che il buon Gulunoglu saprà vita, morte e miracoli, sempre se non fa il domestico a casa sua.

    RispondiElimina
  3. In realtà dietro la scomparsa di Montano ci fu un discreto giallo.....comincio con il dire che questo è il classico fenomeno mancato...perchè strappato troppo giovane alla sua terra madre. Se non ricordo male dietro la sua improvvisa scomparsa(non tornò dalle vacanze natalizie sempre se non erro) ci fu un qualche problema con la sua famiglia...tipo qualche presunto rapimento...o una malattia..sicuramente la scusa ufficiale fu la famiglia....sapevo che era finito in qualche campionato sudamericano poco nobile...infatti da wikipedia mi risulta nel simpatico allianz lima.

    Belle parole su Rincon.....mi mancano questi giocatori...ora ci sono troppo stranieri con il risultato che perdi il conto e non riesci neanche a goderti le loro storie e le loro minchiate..

    RispondiElimina