giovedì 5 novembre 2009

L'indiano metropolitano

Immagino che ovunque si trovi, sia ancora seduto,tirando su il fiato per riuscire a riprenderlo,chino con le mani saldamente poggiate sulle ginocchia,quelle stesse ginocchia che lo facevano andare più veloce di molti inservienti degli stadi italiani. Non deve necessariamente esserci un motivo per cominciare a correre,forse Mario Appignani correva per scappare da quel passato infame da ragazzo di vita che poteva far invidia alla penna di Pasolini,ma Mario era un indiano,o meglio,un indiano metropolitano e gli indiani,si sa, non fuggono mai,quando corrono lo fanno per attaccare per protestare contro un torto e Mario di torti dalla vita ne ha subiti Parecchi. "Cavallo Pazzo"ha cominciato a galoppare per i campi da gioco a partire dal 1993,prima pera però era riuscito a conquistare palcoscenici più prestigiosi,come nel 1991 quando alla mostra di Venezia superò un incredibile manipolo di guardie e riuscì a strappare il microfono a Pippo Baudo, il tutto nel giro di mezzo minuto,si narra che l'allora ministro degli esteri tedesco dopo 7 secondi disse a De Michelis che arrivati a quel punto in Germania sarebbe gia stato acchiappato da un pezzo....povero illuso. Nel 1992 a Sanremo Mario mandò un bigliettino Baudo "Sono cavallo pazzo stasera ci vediamo sul palco" e puntualmente durante la serata d'apertura sbucò sul palcò e gridò che Fausto Leali avrebbe vinto il festival(cosa che non successe). Dal 1993 comincia la sua missione, invadere i campi con in mano un vessillo giallorosso o il tricolore, per protestare in alcuni casi come dice il Corriere dello sport "Contro quelle antipatiche storture del mondo del calcio e dello sport più in generale". Roma-Cagliari,Roma-Samp,Roma-Napoli,Roma-Milan,Roma-Genoa e poi ancora invasioni a Parma,Vicenza e il capolavoro di Brescia dove degno del miglior Garrincha riesce dribblare anche se stesso, prima di essere brutalmente placcato a centrocampo da un calciatore Bresciano. Quando invadeva l'Olimpico era applaudito da tutti, la società invece era particolarmente contrariata visto che ogni "Cavalcata"costava in media dieci milioni(di lire) di multa, tanto che Franco Sensi chiese alla lega di dimostrare che Appignani fosse effettivamente un tifoso giallorosso.Una volta a Napoli i sostenitori arrivati dalla capitale aspettavano l'apertura dei cancelli,cavallo pazzo riuscì con tanto di tesserino finto ricetrasmittente fasulla a farsi passare per un fantomatico ispettore Gagliardi e convinse il maresciallo ad aprire i cancelli. Nel 1994 in Eurovisione gridò viva l'Italia durante un importante sfilata di moda, fu una delle sue ultime apparizioni. Nel 1996 la sua corsa venne stoppata da una malattia di quelle brutte,L'allora sindaco Rutelli rese omaggio alla salma e dispose che le esequie fossero a carico del comunue. Appignani fu tutto e niente:fu attore,scrittore,aspirante suicida,finto figlio di Renato Guttuso,pittore, per alcuni un genio e un ribelle e per altri invece un sola, un truffatore e un pazzo esaltato, non sappiamo dove sta la verità... ma siamo tutti concordi che fosse un grande tifoso della Roma, tanto da ricordare di seppellire il suo cuore in curva sud una volta passato a miglior vita e possiamo star sicuri anche, che ripreso fiato ovunque sia Mario Appignani detto "Cavallo pazzo" continuerà a correre.

3 commenti:

  1. Pensare che oggi con DASPO, flagranza differita e altre amenità il grande cavallo pazzo avrebbe corso molto meno e sarebbe stato un peccato; "la dove è il pericolo cresce ciò che salva" diceva un grande poeta; oggi, nella stagione della "sicurezza" a tutti i costi per paura di chissà quale pericolo, non avremmo avuto questa piccola storia meravigliosa.
    Siamo sicuri che siamo un paese migliore?

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  2. Mitica l'epopea di Cavallo Pazzo. Non lo facevo personaggio così complesso. Stupendo poi quando scrivi che "non deve necessariamente esserci un motivo per cominciare a correre", ma ha fatto venire in mente uno dei miei film preferiti, "The loneliness of long-distance runner" (titolo italiano "Gioventù, amore e rabbia"), tratto dall'omonimo libro di Alan Sillitoe. Il film, del 1962 mi pare, manifesto del free cinema inglese, aveva come protagonista il grande Tom Courtenay (una faccia e un accento del nord dell'Inghilterra indimenticabili); ed è la storia di un ragazzo ribelle che dopo un furto in una panetteria finisce in un riformatorio di Nottingham, dove il direttore lo nota durante una partita di calcio per i suoi scatti e lo mette allenare nel fondo, per far vincere al suo istituto la gara annuale di corsa contro una scuola pariolina. Il finale (che non svelo) è da alzarsi in piedi ad applaudire Colin Smith (così si chiama il protagonista). Insomma, me lo hai fatto venire in mente perchè il film inizia con queste parole del protagonista, mentre corre: "Tutto quello che so è che devi correre, correre senza sapere perchè, attraverso prati e boschi, e la linea d'arrivo non è mai la fine, anche se tutte le persone intorno potranno star lì a complimentarsi come dei cretini. Questo è quello che fa sentire la solitudine del long-distance runner".

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  3. http://www.youtube.com/watch?v=KBWYLsNZ-dQ

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