venerdì 6 novembre 2009

La fine di un ciclo?



Il momento buio del Liverpool è davvero di difficile spiegazione. Cioè, la differenza non può averla fatta solo la partenza di Xabi Alonso. E' vero che si tratta di un regista formidabile e di un uomo sicuramente saggio nello spogliatoio (in fin dei conti, un grande basco); ma, in fondo, mica era la longa manus di Benitez in campo (come lo era Allegri per Galeone, per dire), altrimenti non credo che il tecnico castigliano l'avrebbe fatto partire. Forse un giudizio completo su questa squadra lo si potrà dare solo dopo averla vista stabilmente nel suo undici-tipo, con Torres ristabilito fisicamente (adesso, con tutti gli acciacchi che ha, è una pallida controfigura del campione che è) e, soprattutto, con Aquilani in cabina di regia; ma allora lì ci si scontra con la solita domanda: il fragile interno di Montesacro avrà la prontezza di inserirsi immediatamente negli schemi dei reds e nel gioco fisico della Premier? Saprà dare lui una svolta copernicana all'intera stagione del Liverpool? Per quanto la stima e la speranza che nutro nei suoi confronti siano alte, altrettanto alte sono le possibilità che ciò non accada (o che si faccia ancora male).

E allora, anche se siamo ancora a novembre, mi sorge un dubbio; volendo, la spiegazione più intuitiva. Non è che ci troviamo di fronte alla più classica (per la sua fisiologicità) delle  fini di un ciclo? In fondo non ci sarebbe niente di male. Dopo la splendida doppietta contro il Real Madrid dell'anno scorso, la squadra ha probabilmente iniziato la sua parabola discendente. Riprova ne dà anche la decadente sfortuna del gol subito contro il Lione all'ultimo assalto, dopo che Babel aveva provato ad inventare un diverso futuro per la squadra con un bolide da trenta metri. Un anno fa, il tiro di Lisandro Lopez (peraltro, un genio) non sarebbe entrato. Se crisi coniugale è, l'importante è capirlo subito e almeno non buttare via un'intera stagione. Qualcuno, oltre a me, deve averci pensato, se oggi l'Independent mette le mani avanti e titola "Europa League would be no disaster for Liverpool". Anche perchè, mi pare, l'ultima volta che vi ha partecipato, il Liverpool l'ha vinta quella coppa, in quella rocambolesca finale contro la favola Alaves. In fondo non ci sarebbe niente di male, ho detto, anche se qualcuno potrebbe storcere il naso. Steven Gerrard, per esempio, che la coppa Uefa l'ha descritta come  "nothing special, an ugly kid brother compared to the handsome Champions League".  Ma in fondo, a pensarci bene, noi che non siamo tifosi della kop, ma solo meri spettatori del declino, possiamo anche permetterci di scrutare questo tramonto altrui con la serenza tristezza di chi ha altri problemi. Ed anzi, ad alcuni noi, se ripensiamo ad un certo due a zero, in una notte gelida, con Assunçao spaurita ala destra (grazie don Fabio..), vuoi vedere che ci scappa pure un sorriso?

2 commenti:

  1. Per come la vedo io, il ciclo del Liverpool dura da cent'anni e mai finirà. Anche qualche anno fa sembrava squadra destinata all'obio e poi le 5 coppe in una stagione (cui giustamente facevi riferimento).

    Quanto a Xabi Alonso, ripeto che per me trattasi di buon giocatore sempre inserito in ottimi contesti. Che poi sia coi "Tacchinardi" che si vincono gli scudetti, è un altro diiscorso.

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  2. Certo ciclo o non ciclo non vincere uno scudetto da venti anni pesa molto. La champions, paradossalmente, può essere fuoriviante nell'analizzare gli ultimi anni del liverpool. Cerco di spiegarmi: il fattore campo in una competizione con match di andata e ritorno è davvero pesante, e le squadre inglesi sanno farlo valere come poche. Senza contare che negli ultimi anni il monopolio quantitativo dei club inglesi è stato impressionante. Il liverpool, inoltre, ha avuto la capacità di sfruttare situazioni piuttosto episodiche (il gol fantasma di Luis garcia col chelsea e la folle rimonta col milan nella cavalcata 2005). Non vincere la premier pesa tanto, soprattutto se rapportata all'ammontare degli investimenti effettuati. Se fossimo in italia la questione potrebbe spiegarsi con una calciopoli o con qualcosa di complottistico, ma in inghilterra non è così e lo dimostra il chelsea capace di vincere dopo solo due anni (il primo poi non conta; c'era ranieri)dall'arrivo di paperon abramovich. In italia, cragnotti e sensi hanno dovuto penare quasi un decennio per accaparrarsi un misero scudetto a testa. Insomma, la champions ha, secondo me, un limitato valore euristico (il milan del 2006 è un altro esempio), e al liverpool manca clamorosamente una conferma domestica.

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