sabato 7 novembre 2009

La domenica che il Bellinzona conobbe la gloria



Le grandi passioni calcistiche sono come le grandi amicizie: l'attaccamento si vede nei momenti del bisogno. Ed allora solo stasera posso -finalmente- parlare degnamente dell'Associazione Calcio Bellinzona, e di ciò che ha significato per me la compagine rosa-granata durante l'esilio svizzero di (ormai già) due anni fa. Dico solo stasera, perchè è dura rialzare la testa dopo aver perso 7 a 0 a Zurigo (oggi), contro l'ostico Grasshopper; soprattutto se nella partita precedente ne hai incassati altri 7 (a 1) in casa contro lo Young Boys capolista (lasettimanascorsa)! Ma 14 gol e un allenatore cambiato (il nuovo timoniere è Davide Belotti, uno dei pilastri del Vicenza che vinse la Coppa Italia nel 1997 ed arrivò alle semifinali della Coppa delle Coppe l'anno dopo, che ha finito la carriera da stopper proprio nella città del Castelgrande) in appena sei giorni sono piccoli drammi sportivi che possono succedere, e che serviranno per temprare il carattere della più bella realtà del futbol ticinese. E ne servirà di carattere per risalire dall'attuale, malinconico, penultimo posto in classifica.

Ancor prima di conoscere il mio amico Mattia, il mio Virgilio del mondo granata, in un pub di Ginevra, davanti ad una partita della Fiorentina, mentre fuori pioveva, mentre la città dormiva, già avevo sentito parlare con affetto del Bellinzona per il legame societario che negli ultimi anni l'ha unita all'As Roma. Sono tanti i giocatori che, soprattutto a livello primavera, sono sbarcati dal Ticino al Tevere e viceversa; il più famoso tra gli svizzeri, il centrocampista Daniel Unal, che tanto bene impressionò a Trigoria e di cui oggi tuttavia si sono perse le tracce. Al contrario, tracce romaniste nel Cantone sono ancora ben visibili: ritornato alla base Pit, titolari fissi (o quasi) sono ancora il portiere Carlo Zotti (prima ancora delle sue parate, molti si ricorderanno le sue doti di squisito chitarrista classico), il centrocampista nigeriano Wahab e il fantasista Andrea Conti da Nettuno, proprio lui, fratello di Daniele e figlio di Brunetto. Ma la mia passione per il Bellinzona è scoppiata solo dopo che Mattia mi ha aperto le porte della più esaltante stagione che in Ticino si ricordino: l'epica promozione del 2008, culminata con la finale in Coppa di Svizzera contro il blasonato Basilea. Per me, un colpo di fulmine; per il Bellinzona, un intero campionato cadetto vissuto da protagonista, spalla a spalla dall'inizio alla fine con i nemici del Vaduz (gli intrusi del Lichtenstein, ma che cazzo vogliono dalla Svizzera?). In panchina c'è il mago Petkovic, in campo il leggendario capitano Mangiarratti e sugli spalti un'intera città innamorata. Domenica 6 aprile, mentre la lotta per la promozione con i vicini evasori è ancora serrata (nel campionato svizzero, la prima passa direttamente, la seconda se la gioca con la penultima di serie A), arriva il grande giorno: la finale di Coppa di Svizzera allo stadio St. Jakob. A Basilea è invasione granata: sfilano per le strade migliaia di supporter ticinesi, riscaldati dal pallido sole tedesco e dalla speranza di vivere un'impresa da raccontare ai nipoti. Il piccolo Bellinzona contro il grande Basel. A giocarsi il trofeo, una squadra che ha fatto la Champions contro una squadra di giovani promesse, mercenari del pallone e giocatori non professionisti, come il grande Pino Miccolis, pittore di giorno e roccia del centrocampo di sera. Su un Corriere del Ticino abbandonato sul treno leggo le sue dichiarazioni qualche giorno prima dell'incontro e sento di essere dalla parte giusta, quella working-class:

"Sono una rarità nella mia squadra: non sono un professionista. Per questo mi alzo tutte le mattine alle 7 e mi reco al lavoro. Stacco alle 4.30-5 del pomeriggio e poi vado allo stadio. Alcune volte ho pure dei leggeri ritardi, ma tutti conoscono la mia situazione.Faccio un solo allenamento al giorno, ma grazie alla mia esperienza riesco a limare le differenze con i miei compagni. D'altronde loro al mattino vanno in palestra e io credo che come pittore accumulo anche più muscoli di loro...Per questa settimana ho un programma di lavoro "light", senza pennello: una finale va preparata come si deve!".

Pranzo con un altro amico, Pietro (ticinese di Lugano, ma per una volta, quella volta, solidale alla causa dei cugini), in una brasserie in cui si sente solo parlare italiano, e quando è quasi l'ora sciamiamo in tram fino allo stadio con l'intera marea granata. Fuori dal Sankt Jacob ci uniamo a Mattia ed ai suoi amici bellinzonesi, tutti con la spilletta rossa di supporto ai ferrovieri appuntata al petto. Eh già, perchè lo sfondo della cavalcata sportiva dell'AC Bellinzona è stata la stoica resistenza dei lavoratori delle ferrovie elvetiche di Bellinzona, in protesta contro l'inopinata ipotesi di chiudere lo storico stabilimento di manutenzione dei treni della città, che a tante famiglie dà lavoro, per trasferirlo nell'odiata Svizzera francese. L'ennesimo sgarbo spocchioso e gratuito dei vicini francofoni al piccolo Ticino. Mesi di scioperi e proteste, di solidarietà cittadina, di spillette rosse per tutto il paese, mentre la squadra scala un turno dopo l'altro; un'epopea alla Ken Loach, con un finale dolce:  marcia indietro, la fabbrica non si tocca! Ma riimane l'altra impresa da compiere, quella sportiva. Queste le formazioni:

Bellinzona (3-4-3): Bucchi; Belotti (46’ Moresi), Mangiarratti, Carbone; Miccolis (69’ Raso), Rivera (73’ Conti), La Rocca, Lulic; Taljevic, Pouga, Neri.
Basilea (4-4-2): Costanzo; Zanni, Majstorovic, Marque, Nakata; Ba, Carlitos (56’ Degen), Ergic, Huggel;  Eduardo (76’ Perovic), Derdiyok (46’ Streller).

Fischio d'inizio e il Bellinzona è sbarazzino e sfrontato; tre punte, due cursori instancabili sulle fasce, tanta grinta. L''impatto è da grande squadra: dominio del centrocampo, un palo di Pouga, un'occasionissima mancata per un centimetro da Lulic, pure una traversa del bomber brasiliano Neri, vecchio bucaniere degli undici metri. Il Basilea non capisce; forse i rosso-blu pensavano di fare una passeggiata di salute, ma Petkovic s'è studiato bene la partita. A tradirlo, manco a dirlo, sono i centimetri e l'esperienza. Qualità che una squadra giovane, agile e disincantata non può opporre ai più navigati avversari. E così, alla prima palla buona, Derdiyok prende l'ascensore e fa uno a zero. E' il trentesimo. Cala il gelo al Sankt Jakob? Neanche per sogno: c'è un'intera città (ventimila anime) a scaldare gli spalti e un sogno ancora tutto da inseguire. E allora di nuovo il Bellinzona a macinare gioco, a scalare marcature, a innescare le punte. Ancora occasioni, ma il portiere argentino Costanzo chiude la saracinesca. Si va al riposo in svantaggio; tempo di birre e di preghiere. Si riparte, ed è forcing granata; traversoni, mischie, punizioni, angoli su angoli, ma la palla non entra. Fino al minuto 58: Pouga scatta sul filo del fuorigioco su lancio lungo di Moresi, stoppa di petto a centro area (mentre la difesa dei renani dorme profondamente)  e con un pregevole tocco in anticipo sul portiere gonfia la rete. In tribuna è il delirio; è il sogno che diventa realtà; è Golia contro Davide, è la Storia che cala sullo stadio. Potremo dire: noi c'eravamo.

Inutile dire che la gioia dura quattro minuti: l'enorme difensore svedese Maijstorovic segna il due a uno con un imperioso stacco di testa su azione da calcio d'angolo. Il Basilea (che pochi giorni dopo si proclamerà anche campione di Svizzera) chiude poi il conto nei successivi centottanta secondi con Streller (in macroscopico fuorigioco) e Huggel, abili nel colpire un Bellinzona frastornato che lascia spazi enormi nel cuore della difesa. Finisce così, 4 a 1, risultato bugiardo dopo che il Bellinzona ha dominato per un'ora, azzerando la differenza di categoria con il cuore gettato oltre l'ostacolo. Il ritorno sul tram è per me tutta una lezione: niente facce tristi, niente rabbia, niente lacrime: solo la soddisfazione per l'impresa sfiorata, che per essere sfiorata, giustamente, non smette sempre d'essere un'impresa. Infatti, il secondo posto in coppa, per essere il Basilea campione di Svizzera, dà diritto al Bellinzona di partecipare alla coppa Uefa. Una prima volta attesa da tutta la vita.

E allora il ritorno a casa è dolce, con le spillette rosse ben in vista, le sciarpe granate che sbucano da sotto il sedile, i quattro minuti di gloria dopo il pareggio ancora in mente, mentre viaggio sui treni scenario dell'altra epopea della città. Il ritorno è dolce, perchè affrontato con la consapevolezza di aver trovato un vero amico che non mi abbandonerà mai, e a cui io, oggi, in un momento difficile come questo, mi stringo, perchè torneranno presto i fasti del Sankt Jacob, le trasferte armene di coppa Uefa, l'ingenua giovinezza di chi non ha nulla da perdere, ma solo un sogno da realizzare. Questa notte brinderò all'Ac Bellinzona e a quell'indimenticabile domenica di gloria vissuta da tutto il popolo ticinese.

4 commenti:

  1. Senza dubbio, e per fortuna. E' il mite piacere di essere eterni secondi, di non prendersi mai sul serio e di godersi le piccole cose. Perchè limitarsi a vincere quando puoi avere tutto il resto?

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  2. Non sono un appassionato di calcio elvetico ma la testimonianza del señor Dionigi è una bella pagina di letteratura.
    A riguardo ho da fare un paio di semplici precisazioni, di certo non poetiche ma sostanziali.
    Per quanto riguarda il giocatore Daniel Unal, ex primavera giallorosso, devo dire che non se sono perse le tracce. Con mio enorme stupore, l’ho visto entrare in campo lo scorso ottobre proprio al St.Jakobs per disputare gli ultimi minuti della partita Basilea – Roma. Quel nome mi ricordava qualcosa, ho cercato su internet subito dopo il secondo splendido gol incassato dalla compagine capitolina e ho risolto il mistero.
    Per quanto riguarda il Bellinzona, invece, ho dei ricordi non propriamente amichevoli. Durante il calciomercato di tre o quattro anni fa (o forse era il mercato di riparazione), la squadra ticinese strappò alla Roma l’allora promessa De Martino, pagandolo peraltro con i soldi dell’Udinese.
    A Trigoria, come al solito si gridò allo scandalo. Ma per fortuna, almeno questa volta, il fuggitivo si è rivelato una pippa, e di lui veramente si sono perse le tracce.
    Il Fornaretto

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  3. Grande Fornaretto che mi hai colto in fallo, effettivamente io Basilea-Roma neanche l'avevo vista (per fortuna?). Vedremo che carriera pirotecnica attende il buon Unal.
    Mi ero dimenticato dell'affaire De Martino..non mi dimentico però lo "scandalo" che tale evento suscitò nell'etere romano; ricordo si vociferasse di manovre sotterranee dell'Arsenal, del Liverpool, insomma di tutti i più importanti club europei. E invece, il buon De Martino, gioca oggi tristemente nel Crotone..

    Tornerò a parlare del calcio ticinese, del presidente del Lugano che oberato di debiti si suicidò gettandosi con la macchina all'alba nel lago ghiacciato, dei mitici commentatori della televisione svizzera italiana (su tutti il grande Armando Ceroni) e di molto altro, e, stai sicuro, ti appassionerai anche tu.

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