martedì 3 novembre 2009

IL FILOSOFO

Questa è una di quelle storie di calcio che piacciono a noi. Di quelle storie che partono dalla provincia e nella provincia si compiono e colorano di poesia. Fu il nostro Filosofo l'allentaore controcorrente antelitteram, un po' Zeman e, perchè no, un po Magìco anche lui. Questa è la storia di Manlio Scopigno, meglio conosciuto come l'artefice del "miracolo Cagliari". Nasce, come tutti i grandi incompresi del calcio, terzino. Un pò anomalo ad onor del vero, poco roccioso negli anni dei muscoli, poco incisivo per ardire a giocare più avanti. Studiava e giocava Manlio. Giocava prima al Rieti e poi a Salerno e studiava filosofia a Roma. Poi un grave infortunio all'ombra del Vesuvio, lo sbandamento, gli anni del nulla, fintanto che non scopre la sua vera vocazione. L'occasione arriva al Vicenza, dove subentrò a Lerici. Furono quattro anni moderati da una certa tranquillità, osteggiata solo dalla sue grandi passioni: il whiskey ed il tabacco. Passò il treno che portò il filosofo a bologna, piazza in cui non trovò la sua consacrazione per il male­detto vizio di ignorare le conve­nienze sociali e la diplomazia e soprattutto certe amicizie politi­che della dirigenza. E fu così che una notte, un fattorino del presidente Gol­doni gli recapitò un biglietto di licenziamento. Lui lesse e, senza muovere un sopracciglio, sus­surrò il suo commento: «Ci sono due errori di sintassi e un con­giuntivo sbagliato». Qualche an­no dopo, al cronista che gli chie­deva se sarebbe tornato a Bolo­gna, rispondeva: «Sì, con un ae­reo da bombardamento». Di lì a poco, lo chiamava il Cagliari, per il prologo della grande avventu­ra. La saredegna fu per lui l'isola del tesoro: appena arrivato prese in mano le sorti del neo promosso cagliari. Ma lui, il filosofo aretino, non si accontentò di una salvezza tranquilla: si trova per le mani un certo Riva, lo sposta centravanti, e per lui sposta pure allenamenti ed abbatte regolamenti, ritiri, controlli. Anche a Cagliari si fa però allontanare per il suo carattere burrascoso, litiga con dirigenti e si ostina a denunciare gli arbitraggi propensi a favorire le squadre del nord. Viene esonerato e, a furor di popolo, richiamato fino al 1970: l'anno del miracolo, l'anno di Riva, Nenè Albertosi e Crearti, l'anno, folle, in cui un'isola scoprì il buon sapore di scoprirsi campione d'italia. Ma i Filosofo era pur sempre il filosofo: e quella storica vittoria che assegnava l'agognato scudetto sardo lo vede dagli spalti. Dagli spalti perchè se sei Manlio Scopigno ed un guardalinee proprio non vuol vedere quel che deve vedere vai lì, e gli strilli in faccia quello che pensi, ti becchi una squalifica di una durezza che nessuno da allora a mai più visto. Qui finisce la storia dell'isola che non c'è, scritta ed interpretata dal Filosofo. Chi ha avuto modo di vedere quella squdra o meglio ancora di conoscere il grande Scopigno racconta di un calcio straripante e coinvolgente, di una intensità raramente riscontrata. Alcuni, addirittura, dicono che il calcio totale è nato in Sardegna, come il mirto, e non in olanda come talvolta viene raccontato. Lo ritroveremo, seppur per quattro misere giornate, anche sulla panca giallorossa dove però fa in tempo a lasciare l'ennesima piccola traccia: fa esordire dal primo minuto alla prima di campionato un dicottenne di belle speranze e, giochi del destino, proprio contro l'odiato Bologna: quel ragzzo si chiamava Agostino Di Barolomei. In­fine torna a Vicenza: non evita la retrocessione e nella seconda sta­gione una strana malattia lo co­stringe a letto per alcuni mesi. Quando ritorna, è bruciato. Nessuno lo chiama più. Scriverà commenti intrisi di veleno e ma­linconia, fino al settembre del '93, quando il secondo infarto nel giro di poche settimane se lo porterà via, nell'ospedale di Rieti, la cit­tadina di famiglia.

4 commenti:

  1. A pensarci oggi è assurdo che una squadra come il Cagliari possa vincere lo Scudetto. Mi domando quanto tempo dobbiamo ancora aspettare perchè un evento del genere si ripeta.

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  2. Secondo me non dovremo aspettare tanto.

    E' un calcio, il nostro, che definire malato è un eufemismo. Pochissime società stanno e staranno bene e ciò, io credo (rectius spero) porterà l'intero sistena al collasso. A quel punto ecco che torneranno a trionfare anche squadre piccole.

    E' chiaro, tuttavia, che a quel punto trionferà il meno peggio e non un eventuale calcio totale isolano.

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  3. anche perchè a gauradr bene di novelli Riva in giro ne vedo proprio pochini...

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  4. Dopo il Cagliari...solo il Verona è riuscito a vincere dal nulla......in una stagione con il sorteggio arbitrale integrale(guarda il caso delle volte).......non sono ottimista al riguardo...al massimo può riuscirci una Fiorentina.....

    bel personaggio Scopigno....decisamente unico nel suo genere....

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