lunedì 16 novembre 2009

Holly e Benji fra i cantoni

Vista l'attenzione che questo blog sta dedicando al calcio svizzero occorre certamente riportare la notizia della sorprendente vittoria della nazionale elevetica al mondiale under 17. Si tratta di un'impresa che supera per fantasia quelle di Holly e Benji e del loro improbabile Giappone dei cartoni animati. Certo, i mondiali giovanili non hanno grande valore euristico (basti pensare che la Nigeria seconda classificata si giocava il quarto titolo di categoria), però è innegabile la novità insita nella vittoria svizzera. Bisogna considerare vari fattori, non avendo visto le partite non posso dire quanto abbia influito il peso di Sepp Blatter (un vecchio amico del blog), però al di la di queste cosiderazioni dietrologiche occorre dire che forse si sta aprendo un nuovo fronte nel mondo del calcio: le nazionali del futuro saranno quelle che sapranno cavalcare meglio il fattore melting pot. L'"ospizio europa" potrebbe trovare nuova linfa fornendo il proprio know-how di strutture e di sapienza tecnica per disciplinare talenti di etnie ricche di qualità ma povere di organizzazione. Gli alfieri dei neo campiocini si chiamano Seferovic e Ben Khalifa che sicuramente non sono nipoti di Guglielmo Tell. La balcanizzazione del calcio svizzero potrebbe avere lo stesso effetto dell'africanizzazione per quello francese negli anni 90 e così sarà per altre nazioni (l'under 21 tedesca è per otto undicesimi composta da figli di immigrati). Dobbiamo aspettarci un calcio che sia l'equivalente della cucina fusion?

6 commenti:

  1. Hai colto nel segno perchè è proprio così, in particolare il parallelismo con la Francia mi pare calzante.
    La maggior parte dei calciatori svizzeri (e, in assoluto, parecchi svizzeri) sono svizzeri per modo di dire: alcuni sì sono esponenti di seconde o addirittura terze generazioni di immigrati, molti altri però sono elvetici solo di passaporto. La Svizzera è sempre stata un polo migratorio, una società utilitarista, in cui si guarda alla funzione e non alla provenienza, dove anche io -che ancora mi reputo del primo mondo, sbagliando- venivo trattato come un qualsiasi sans papier (soprattutto durante le tragicomiche perquisizioni ferroviarie a Briga). Mi ricordo che a Ginevra la prima comunità straniera -per numero- erano i portoghesi, seguiti dai kosovari, per dire quindi che parliamo di epoche di flussi migratori diverse. Il calcio poi è brodo di coltura di scarti sociali e di gente affamata e dunque è comprensibile che veicoli il successo di questi ragazzi, destinati altrimenti ad una vita malavogliana tra i pascoli e i cucù.
    Ci si può chiedere perchè a livello di nazionale maggiore la Svizzera non abbia raggiunto gli stessi risultati, nonostante la medesima formula etnica: penso a Berhami, ai fratelli Yakin, a Nkufo, a Derdyok e ai tanti altri "falsi" svizzeri che indossano la casacca rossa. In fondo, questa Svizzera 2.0 non sta facendo meglio di quella della nostra infanzia, rigorosamente autoctona, capeggiata dall'attore porno Alain Sutter e dal caressiano Chappi Chapuisat. Forse la chiave è, come al solito, che questo sangue fresco e questa fisicità che derivano dal meticciato con etnie più forti ed affamate rendono nel periodo giovanile (e ciò spiega la stradominio africano nelle competizioni giovanili, o l'esplosione precoce di gente come Okaka) ma non nel lungo periodo, in cui le cose si fanno un po' più complesse dal punto di vista tecnico, tattico e mentale.
    Sull'ultima domanda, sulla possibilità di un calcio fusion, purtroppo ti rispondo che dobbiamo aspettarcelo. Dico purtroppo, perchè senza identità non so che farmene del futbol. A quel punto, così come il nostro Camillo Langone (dico nostro perchè anche lui è senz'altro un amico del blog) diceva che l'unica cucina etnica è quella regionale italiana, anche noi dovremo fare un passo indietro, e andare a ritrovare un calcio identitario nei campi polverosi delle serie minori.

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  2. E comunque anche il Pazzo Pazzini la pensa come me:

    "È partita la corsa agli ultimi posti azzurri per il Mondiale e Giampaolo Pazzini si gioca le sue chance mercoledì a Cesena contro la Svezia, come centravanti titolare. Tra i rivali per un posto in Sudafrica c'è però anche Amauri, l'attaccante brasiliano della Juve in attesa di passaporto. "In questo momento non mi sento in ballottaggio con Amauri perchè io sono italiano e lui è brasiliano - ha detto l'attaccante della Sampdoria -. Devo confessare che questa situazione un po' mi dà fastidio. Capisco se uno è mezzo italiano e mezzo brasiliano, un conto è se non è proprio per niente italiano".

    Vi dirò di più: questa situazione mi ricorda un episodio spiacevole sul quale chiusi la mia carriera di centravanti a calciotto. Arrivati ai quarti di finale, giocammo contro i campioni in carica; a me (che, lo ammetto, avevo segnato ZERO gol fino a quel momento, ma insomma, stavo carburando) e ad altri tre-quattro ci misero fuori, facendo giocare degli "amici" esterni molto più forti. Vincemmo l'andata 2-1 e perdemmo il ritorno 8-0.
    Ci rimasi male perchè quella squadra era nata per gioco, tra amici, tre anni prima, e per l'anelito di vincere (ma cosa poi?) si sfasciò l'identità che c'era dietro, ovvero giocare insieme e divertirci.
    Ecco, io preferisco perdere con i miei amici che vincere con qualcuno che non conosco.

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  3. confrontate la svizzera 94 eliminata dalla spagna agli ottavi e la svizzera 2006 eliminata dall ucraina sempre agli ottavi....per non parlare di euro 2008...in 14 anni una rosa completamente stravolta , dai 22 svizzeri "veri" nel 1994 ai 7-8 nel 2008......


    http://wapedia.mobi/it/Nazionale_di_calcio_della_Svizzera?t=6.#6.

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  4. Leggo proprio oggi su gazzetta.it la pronta puntualizzazione di Abete a seguito dello sfogo di Pazzini (sopra citato): "Oggi il parametro di riferimento è la cittadinanza. Un giocatore, se è cittadino italiano, ha tutto il diritto di essere convocato in Nazionale. C'è una politica della federazione che tende a non allargare oltre misura la presenza di giocatori non nati in Italia. Lo stesso ct Marcello Lippi ha detto più volte che si trattava di una situazione limitata a pochi calciatori. Non vogliamo perdere la nostra identitá, ma non vogliamo nemmeno discriminare".

    Bene.
    Preso atto di cosa fanno la Svizzera o la Francia o l'Olanda o la Germania o il Belgio, voglio sapere che facciamo noi.

    Se il calcio sta cambiando, il calcio del futuro è rappresentato dall'Arsenal di Wenger, dall'intramontabile Porto, dalla qualità mista a fisicità di MUFC, Internazionale e Liverpool.

    Corsa, corsa, corsa, corsa, fisico, fisico, fisico, fisico, ...
    Se poi ci aggiungi anche i piedi buoni, sei un top team.


    Di conseguenza, a ciò si conformerà, per forza di cose, il calcio a livello di nazionali.

    Poche questioni di identità, direi.
    Facciamone un discorso di uitlità.

    Per esempio, io dico che non deve interessare se Amauri è italiano o brasiliano. La domanda deve essere: "Amauri serve o non serve, se tatticamente contestualizzato negli schemi di Lippi?".

    (Nel caso si, serve.)
    (E poi c'è pure caso che ruba il posto a Pepe...)

    Tante rogne vennero fuori ai tempi di Camoranesi. Tanti discorsi. Poi tutti si resero conto che l'oriundo cresciuto tatticamente da Capello non sbagliava nulla...

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  5. Mi rendo conto, a pochi minuti dal mio commento, che il parlar di Abete mi ha messo il malumore.

    Mi ripresenterò, con tanto di gattopardiano post, sul personaggio.

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  6. assurdo Abete........comunque sono di questo parere.... meglio uscire al primo turno con Tiribocchi o Pepe che sia ....piuttosto che andare avanti con gente che è cresciuta bevendo guaranà.......

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