mercoledì 4 novembre 2009

Giorni di calcio e patxaràn a Pamplona


E' nota la mia passione per il calcio spagnolo, ma forse qualcuno ancora non sa che sono un grande tifoso dell'Osasuna. Negli anni, non sono mancate altre squadre per cui ho simpatizzato e continuo a simpatizzare (Athletic Bilbao, Español, Villareal, Càdiz), per i più diversi motivi, ma soprattutto perchè sono squadre accomunate da una sofferenza continua, dalla scarsezza di soddisfazioni e da una precisa identità. E se queste sono le coordinate del mio calcio, allora non potevo che appendere il mio tifo sulla stampella rojilla della squadra di Pamplona, una squadra "con aroma a patxaràn" (come giustamente scrivono gli amici di blogsasuna) e uno stadio vibrante come l'ex Sadar oggi Reino de Navarra. Ma soprattutto, devo questa seconda pelle calcistica all'amicizia che mi lega a Nikolas, filosofìn di Pamplona e maestro di vita. Il classico colpo di fulmine: lo (ri)conobbi su un campo di calcio, ad un oceano di distanza, perchè si presentò con addosso la maglietta della Roma, quella coi lupi sulle maniche, roba di Zeman. In campo, con i suoi ritmi lenti da bolero, gli diedi una lezione; ma fuori dal campo, fu tutta un'altra storia. L'Osasuna fu un mondo che si aprì; Ivan Rosado, Alex Fernandez e l'ex cremonese John Aloisi i primi giocatori a cui mi affezzionai; Pamplona lo scenario di tanti ricordi. Il più luminoso, la cavalcata del 2005-2006, con il piazzamento Champions, Savo Milosevic cecchino implacabile, Patxi Puñal capitano coraggioso, Javier Aguirre faro in panchina. Ma non voglio raccontarlo io, che sono solo un ricettatore di storie altrui. La parola a chi ha vissuto direttamente quei momenti, e quando ci ripensa ancora sente il respiro che si ferma in gola.

Glorias y penas del futbol
di Nikolas Archanco

Osasuna cominciava la stagione 2005-2006 della Liga con solo tre volti nuovi. Dal Manchester United arrivava il portiere vallisoletano Ricardo. Dall'Atletico Madrid, il centrocampista uruguayano Marcelo "el Pato" Sosa (soprannome ben guadagnato perchè era sempre malposizionato, in ritardo e alla ricerca delle gambe avversarie, visto che il pallone era troppo veloce per lui; e poi anche perché era molto brutto e parlava come el pato Lucas). Infine, sbarcava dall'Amburgo il centravanti argentino Bernardo Romeo (questo fu l'acquisto piú caro nella storia dell'Osasuna finché nel 2007 si presentó a Pamplona il gigantone portoghese Dady). In realtà arrivò anche l'attaccante Gorka Brit, ma fu giustamente lasciato in prestito al Salamanca. Di tutti loro solo Ricardo -che è ancora il portiere titolare- ebbe un peso specifico nello schema configurato dal "vasco" Javier Aguirre. La squadra peró giocava a memoria da tre anni, una squadra formata da giocatori giovani e "della casa", più qualche acquisto specifico per migliorare quello che già c'era e pochi giocatori maturi ma con tanta esperienza, come Cruchaga, il capitano Patxi Puñal, lo stesso Ricardo o Savo Milosevic. Le chiavi: un lavoro collettivo fortissimo e un gioco pratico e diretto. La squadra finí seconda nel cosiddetto campionato d'inverno, rimase per quasi 30 partite in seconda posizione ed arrivó al rush finale con opzioni chiare di raggiungere la Champions, addirittura senza dover passare dai preliminari. Era l'anno in cui il Barcellona meraviglió l'Europa, non il Barcellona di Pep ma quello di Rijkaard, Ronaldinho, Deco, Giuly e un giovanissimo sedicenne Messi. Soltanto lo sforzo per essere tra i migliori e giocando come i migliori per tutto l'anno fecce sì che il Real Madrid guidato da "el feo" Beckham vincesse per 0-1 al Sadar (gol di rigore de "la bestia" Baptista, espulsione di Casillas e rigore sbagliato dal capitano Puñal...), così superando la squadra rojilla in classifica, quando mancavano appena tre partite alla fine del campionato. Si arrivó così all'ultimo incontro della stagione con il Barcellona già campione e la classifica che si presentava strettissima:

Real Madrid 70 punti
Valencia 69 punti
Osasuna 65 punti
Siviglia 65 punti.

Il Madrid doveva vincere a Siviglia per per assicurarsi il secondo posto, cosa che ovviamente non fece, finì 4-3 per il Siviglia e allora l'Osasuna fu costretto a difendere il suo quarto posto nello scontro diretto casalingo con il Valencia; secondo contro quinto e terzo contro quarto, un finale di stagione per la storia. Queste erano le squadre che scesero in campo e si giocarono una vita a Pamplona:

OSASUNA: Ricardo; Javier Flaño, Cuéllar, Miguel Flaño, Clavero; David López, Puñal, Raúl García (Valdo, m.76), Delporte (Muñoz, m.65); Webó (Cruchaga, m.87) e Milosevic.
VALENCIA: Cañizares; Miguel (Pablo, m.71), Albiol, Ayala, Carboni; Angulo, Albelda (Hugo Viana, m.81), Edu, Vicente (Mista, m.62); Regueiro e Villa.

L'Osasuna andò avanti 2-0, poi David Villa fece il 2-1 al 90esimo, un tiro spettacolare da 35 metri, e a noi tutti ci si fermò il respiro dalla paura per qualche minuto..Quella sera io vidi la partita all'Osteria del pallone di Milano con due amici di Pamplona e poi tornammo a casa a festeggiare e a ubriacarci di patxarán.

L'anno successivo ci aspettavano grandi serate con il nuovo allenatore "el cuco" Ziganda. L'Amburgo ci lasció fuori dalla Champions ai preliminari, 0-0 in Germania (rigore chiarissimo su Cuellar non segnalato al minuto 80), 1-1 a Pamplona con un'occasione netta all'ultimo minuto sprecata da Webó (africano potentissimo ma con la solita precipitazione nei momenti piú chiari..), che tolse la palla buona dai piedi di Milosevic. In UEFA dominammo la primavera del Parma, eliminammo i Rangers e il Bordeaux e poi vincemmo 3-0 contro il Leverkusen, ma nella semifinale non si poteva fare di piú contro il Siviglia campione. Ancora oggi non si parla abbastanza di quell'immacolata stagione dell'Osasuna.

Ieri andavo in macchina verso lo stadio per vedere la partita contro il Barcellona, ascoltavo la radio, i gol del "pipita" Higuain, (non ho mai visto un attacante piú sottovalutato) e i radiocronisti facevano scommesse buffe sul risultato del Barcellona a Pamplona, 0-4 disse una stronza. Un mese fa il mio ex capo, un altro stronzo rimbambito di Zarautz, diceva all'aria, senza neanche guardarmi in faccia, che l'Osasuna quest'anno andrà in B. In Spagna non c'é altro che futbol fantasia; quando una squadra difende, mostra grande ordine e disciplina tattica ci annoiamo, ci piace Robinho, Denilson, Negredo non gioca nella nazionale, il "tiquitaca"..

E invece ieri partitone dell'Osasuna contro il Barcellona [è finita 1-1], con davanti due attacanti d'altri tempi, Aranda e "el rifle" Pandiani, un centrocampo serio, il capitano Puñal, due coltelli nelle fasce, due terzini (Monreal e Azpilicueta) inseguiti dagli allenatori di mezza Europa. Questa squadra ci ricorda i giorni piú belli di calcio a Pamplona.

14 commenti:

  1. Gran bella storia. Grazie Dionigi. Da grande esperto di calcio iberico che sei, volevo sapere cosa pensavi della mia unica passione spagnola: il Rayo Vallecano.

    so che oggi naviga in pessime acque.. ma il ricordo di un pomeriggio al "Teresa Rivero" lo porterò sempre con me..

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  2. Più che di calcio iberico vorrei essere ricordato come gran esperto di jamòn iberico..
    Grande il Rayo Vallecano! Hai la mia stima più profonda!
    L'anno scorso hanno fatto una decorosa serie B, sfiorando i play-off. Più che altro, il Teresa Rivero è un feudo inespugnabile.
    Quest'anno non so, m'informerò.
    Il problema è che è Vallecas a non essere più quella di una volta. Ha perso molto del suo fascino da barrio obrero (immortalato nel bellissimo film "La estanquera de Vallecas"), diventando un ibrido tra l'ennesima città-dormitorio e una periferia degradata. Non c'è più molta letteratura dentro qull'orrore, a parte il Rayo s'intende.

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  3. Un po'di letteratura la offre l'ex grande presidente Rayo: Ruiz Mateos, vittima di una dei più grandi soprusi della storia recente spagnola. Questo self made man capace di cavalcare l'onda del boom iberico si è visto espropriare la sua creatura RUMASA a seguito di un intervento "a gamba tesa" del governo socialista presiduto da Felipe Gonzales.
    Il vulcanico Mateos non ha gettato la spugna e ha denunciato a gran voce il colbertismo dell'establishment del PSOE, a volte anche in maniera colorata:

    http://www.youtube.com/watch?v=hdgORUsW2y0

    http://www.youtube.com/watch?v=LG6ZcSoa7T8&NR=1

    il nome dello stadio del Rayo, per la cronaca, è quello della moglie di Mateos

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  4. Cambiando sport per un attimo un grande figlio di Vallecas è Policarpo Diaz, el Potro de vallecas, fiammeggiante peso leggero (8 volte campione europeo) nato a Palomeras (Puente de Vallecas). Ebbe il suo momento di gloria quando sfidò nel 1991, per il titolo mondiale, il grande Pernell Withaker perdendo ai punti ma uscendo a testa alta e con qualche costola rotta. Il suo ultimo incontro risale al 2001 quando ha incrociato i guantoni col pugile colombiano Luis Cardozo, detto "Robocop".
    Santiago Segura gli ha ritagliato un gustoso cameo in Torrente (http://www.youtube.com/watch?v=c3NuT5Wi5ic&feature=related), ma Poli ha ceduto anche alle lusinghe del cinema hard interpretando un film dal titolo El Potro se desboca. Perdonate la divagazione, ma la parabola working class di questo figlio della Madrid povera meritava di essere ricordata anche nel perimetro sacro dell'area di rigore di LB.

    altri video:
    http://www.youtube.com/watch?v=3b12m2rLJh0

    http://www.youtube.com/watch?v=lJ7s5SJJo3w&feature=related

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  5. Che sport infinito la boxe.

    Che immagine sublime la sconfitta ai punti.

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  6. Che genio il putroppo sottovalutato Patxi Punal.....

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  7. domenica dovrei andare a vedere Almería Osasuna allo stradio..per lo meno spero..dipende da altri impegni...vi posto una foto se vado..visto che abbiamo una piccola peña dell'osasuna...

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  8. Visto che avete citato l'artista Santiago Segura, vorrei chiedere al senor dionigi che ne pensa del film Torrente, il primo non i due sequel? Secondo me è un capolavoro.
    "...Torrente, otro whiskey? No, acabo de entrar en servicio!..."

    Per quanto riguarda le squadre di madrid e dintorni, io simpatizzo per l'atleti. Simpatia nata in omaggio al cantore delle mie notti argentine, Joaquin Sabina: "y con el Cholo que en madrid gana como un perro sin pedegree..."
    Il Fornaretto

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  9. rubo spazio a Dionigi per dire che Torrente è una perla.. "el mejor polvo de mi vida. Sin pagar."
    Una galassia di personaggi che va dal Potro, come abbiamo visto, al Fari, profeti di una Spagna profonda e non esportata.
    La canzone di Sabina nella colonna sonora del film è, peraltro, molto carina

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  10. Che dire di Torrente, è un film molto divertente, ancorchè macchiettistico, che al di là del merito cinematografico va assolutamente visto perchè, come ha detto chi mi precede, rappresenta la Spagna "casposa" (forforosa), quell'insieme di luoghi comuni scorretti che sono ormai stati soppiantati tanto nella stessa società spagnola come nell'immaginario collettivo cinematografico dai buoni sentimenti dei film di Almodovar. E' insomma quella Spagna che molti spagnoli vorrebbero nascondere sotto il tappeto.
    Torrente è violento, fascista, cinico, razzista, si droga, beve, scopa, non si lava, tifa per l'Atletico Madrid, ascolta el Fari (memorabile la canzone iniziale, "Apatrullando la ciudad": http://www.youtube.com/watch?v=va5A5VLadaM) e soprattutto, come insegna nel bagno del bar a un giovanissimo Javier Càmara (quello che anni dopo sarà l'infermiere nell'almodovariano "Parla con lei") in quella che è la summa del suo modo di intendere la vita: "Ci sono due tipi di uomini: quelli che si lavano le mani prima di pisciare, e quelli che se le lavano dopo. Io, me le lavo prima, perchè il mio pisello è sacro. E' il centro dell'universo mondiale. Non sai quanti microbi ci sono in giro. Bisogna rispettarlo".

    Peraltro, Santiago Segura è un vero stronzo. Con i vari Torrente è diventato miliardario, senza dare una peseta agli amici che hanno lavorato nei suoi film (tra gli altri, il grande Gabino Diego, protagonista di Torrente a Marbella). Più che altro, a Madrid lui abita a La Latina ed è piuttosto frequente incontrarlo in giro, vestito come uno straccione, tutto di nero e con i capelli lunghi sporchi (assomiglia, ora che ci penso, a Pino Scotto). La prima volta che l'ho incontrato, verso Piramides, i miei amici mi hanno detto proprio di urlargli "Torrente!". Io l'ho fatto (non avevo ancora visto il film) e lui si è incazzato a morte, ci ha iniziato a insultare, dicendoci di tutto. Poi ha scosso la testo e se n'è andato.
    Ho scoperto così la consuetudine esistente tra la gente del quartiere di urlargli Torrente! in modo da farlo incazzare.

    Già che l'hai citato, volevo dire che Joaquìn Sabina, anche lui di casa a La Latina (e precisamente, nella Plaza Tirso de Molina), l'anno scorso si scopava una mia compagna di master cubana. Un vero cesso. Seguirà foto.

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  11. ragazzi ma qui state tirando fuori delle perle..Santiago Segura..Torrente..nos hacemos una paja uno al otro..? pero sin mariconadas..

    che grande..se non lo avete ancora visto vi consiglio di vedere isi disi 1 e 2..dove fra l'altro, (credo nel 2) recita e suona anche Sabina, piú il cantante de los mojinos escozios..un gruppo spagnolo tipo i mitici squallor italiani..e per favore pino scotto..e verissimo il tipo di torrente e uguale...

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  12. sto ancora aspettando la foto della cubana...
    Il Fornaretto

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  13. Fornaretto, un po' di privacy. Questi sono vizi privati di personaggi pubblici. Apri piuttosto la tua email..

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  14. Le tifoserie del Cesena e dell'Osasuna sono gemellate.
    Onore a Idar Gori Osasuna, sempre vicini anche nelle difficoltà.

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