sabato 17 ottobre 2009

L'ultimo Tiqui-taca

E' tristissimo dover scrivere un altro epitaffio a distanza di poche ore, ma non posso tacere davanti alla scomparsa improvvisa del geniale telecronista spagnolo Andrès Montes, che tanta compagnia mi ha fatto durante il mio esilio nella penisola iberica. Un tipo incredibile, impensabile, indimenticabile! Dopo una lunga carriera come commentatore di basket sulle reti satellitari, a partire dal Mondiale del 2006 Montes è stato il telecronista principe de La Sexta, il canale che ogni fine settimana trasmette in chiaro tre o quattro partite della Liga. Personaggio simpaticissimo e fuori da ogni schema, mi ha conquistato sin dall'inizio per il suo stile scanzonato, eccentrico, originale; ogni telecronaca era una festa, la festa del calcio, al di là del contenuto tecnico. E' stato lui ad inventarsi il termine "tiqui-taca", che è finito per rappresentare universalmente il gioco tecnico e a due tocchi, marchio di fabbrica tanto della nazionale spagnola come del Barcellona. Telecronista molto singolare, in Spagna era amato ed odiato allo stesso modo, perchè con la sua esuberanza a volte rischiava di prevalere sulla partita; più che accompagnare l'evento, sembrava lui il vero protagonista. In realtà, era semplicemente un personaggio colorato, allegro, tropicale (come la madre, cubana, mentre il padre era galiziano), che si prendeva gioco del formalismo modello Sky a cui ormai sono costretti i programmi di calcio di tutta l'Europa. Che poi, il primo a prendersi  poco sul serio era proprio lui. Memorabili i siparietti con Julio Salinas -l'indimenticabile bomber asturiano-, che nella sua goffaggine e rigidità gli faceva da perfetta e inconsapevole spalla (un po' come succede a Bergomi con Caressa), al quale chiedeva sempre "Salinas, donde estàn las llaves?", quando la partita viveva i tipici momenti di confusione a centrocampo. Io l'ho sempre stimato perchè con lui ogni partita era divertente, a prescindere dalle squadre in campo e da ciò che combinavano: era l'unico ad aver realmente capito che un telecronista deve tenere la tensione alta proprio nei momenti di stallo della partita, e non solo quando i ritmi sono alti e le azioni da gol si susseguono (troppo facile così). E allora mi sono innamorato delle sue esclamazioni naif e fuori luogo tipo "Futbol, pasiòn de multitudes" o "La vida puede ser maravillosa", tanto dopo un gol come durante un'inutile pausa per un infortunio. Perchè anche io la penso così: il calcio è una cosa meravigliosa, succeda quel che succeda, perchè il calcio fa miracoli. Pero', detto da lui, era tutta un'altra cosa.

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