lunedì 26 ottobre 2009

I nodi vengono al pettine

4 punti in 7 partite, la zona retrocessione che alita pericolosamente sul collo di una squadra che vive un periodo davvero contraddittorio. Sarà capitato più o meno a tutti di essere ad una festa e vedere una ragazza oggettivamente bruttina tirarsela come se fosse una gran bella figliola, mi pare che questa immagine riassuma la Lazio di questa stagione. L’ubriacatura cinese ad Agosto e l’onda lunga della Coppa Italia hanno portato a nascondere la polvere sotto il tappeto convincendo un gruppo (?) di essere una possibile mina vagante per il campionato. Il nostro essere “bruttini” come la ragazza della metafora è evidente a chiunque abbia visto anche solo un tempo di una partita di questa stagione, ciononostante continuiamo a crederci una grande fornendo le migliori- si fa per dire- prestazioni proprio con squadre più forti (Juve, Fiorentina, Villareal). Quello che manca è l’umiltà e la personalità per mettere sotto quegli avversari contro i quali non si dovrebbe fallire. L’orribile prestazione di ieri ha dimostrato come i nodi di una gestione folle stiano venendo al pettine: difesa scandalosa (un centrale difensivo decente lo aspettiamo più o meno da quando la Roma aspetta una punta di peso), società di yesmen proni a qualunque decisione del capo (il “cavallo” Tare promosso allo scranno di Direttore Sportivo da quel Caligola all’ingrasso che gestisce la Lazio) infine un organico disomogeneo fiaccato a livello tecnico e nella psiche dalla sciagurata vicenda dei c.d. “dissidenti”. La strategia della tensione promossa da Lotito sta minando un ambiente apparentemente ovattato ma che da anni, chiaramente, non ritrova un minimo di serenità. L’aver eliminato nel tempo qualunque giocatore di personalità ha reso la squadra incapace di reagire e, finora, Ballardini si è dimostrato troppo aziendalista per potersi imporre a livello decisionale. Sul fatto che il Palermo non abbia perso nulla nel lasciarlo andare la classifica parla chiaro. Negli ultimi anni chi è stato il garante di questa Lazio è stato Delio Rossi, onesto maestro di calcio che ha fatto crescere e migliorare tutti i giocatori che ha allenato (da Pandev, a Kolarov fino alla gestione di Zarate il quale tenuto sulla corda rendeva di più) ed è sempre riuscito a trovare soluzioni parafulmine (il modulo a rombo nacque con Quadri (sic!) trequartista ad empoli). Oggi tutto questo non sta avvenendo ed io, nella speranza di vedere un giorno un cambio al vertice della società, intanto rimpiango mister Delio.

3 commenti:

  1. Però, a parte l'anno che arrivò quarta mi pare, ogni stagione della Lazio è piuttosto altalenante, no?
    Le cause saranno senz'altro quelle che hai descritto tu; però inizio a sospettare che sia una caratteristica "strutturale" di questa squadra, almeno di questa squadra degli ultimi anni.
    Un piccolo appunto che farei a Ballardini è che forse si sta dando troppo poco spazio a Rocchi; più degli altri, per me dev'essere lui il referente offensivo della Lazio.

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  2. secondo me con il tempo, il reale valore di Ballardini uscirà fuori(miracolo con Baronio)...la Lazio comunque rispetto alla scorsa stagione ha solo un Cruz in più e un Ledesma in meno(non calcolo il discontinuo Pandev e il favoloso Eliseu)...a me il problema di Lazio e Roma,aldilà della pessima gestione,dei pochi liquidi e della inspiegabile assenza di un vero direttore sportivo... mi sembra chiaro...non si può giocare 3/4 stagioni di fila sempre con la stessa rosa....è normale che ti ritrovi dei cadaveri che si trascinano per il campo...

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  3. Speriamo che il vero valore di Ballardini venga fuori. Per ora è un po' in confusione, manca un'identità e un modulo vero e proprio. Poi almeno Delio qualche derby ce lo faceva vincere!
    Sul valore di Ballardini bisogna capire dove finiscono i suoi meriti nelle gestioni isolane poichè dopo di lui le squadre sono andate bene sia il Cagliari con allegri l'anno scorso che il Palermo con "coach Z"

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