giovedì 15 ottobre 2009

Giocatori del mondo: Alvaro Negredo


Quest'estate ci avevo sperato ma non veramente creduto, perchè sarebbe stato troppo bello, e in fondo con l'attuale dirigenza giallorossa ci meritiamo giusto Zambrella (sic!). E' che io e Alvaro ci siamo sempre rincorsi e mai trovati: la prima volta che abbandonò il Real Madrid (quello di don Fabio), dopo i tanti gol segnati con il Castilla (la seconda squadra delle merengues), fu sul punto di approdare al mio amato Osasuna. I dirigenti navarri misero sul piatto tutto ciò avevano, Patxi Izco tirò fuori una bottiglia di patxaràn speciale, il progetto tecnico era convincente (i rojillos erano ancora ebbri per il sorprendente quarto posto dell'anno precedente), Negredo aveva quasi accettato, ma poi, all'ultimo secondo, sbucò dal nulla l'avido Almerìa, realtà andalusa senza storia ma con un portafoglio più gonfio, e il centravanti di Vallecas fece la valiga rumbo sud. Arrivarono due anni assolati, pieni di sodddisfazioni e di gol a grappoli, prima del ritorno di Alvaro, quest'estate, alla casa -diciamo- madre (diciamo perchè per chi è nato a Vallecas -storico sobborgo working class di Madrid- l'unica casa-madre è quella biancorossa del Rayo Vallecano, dove il nostro mosse i primi passi). Pellegrini crede in lui ma dopo i tanti acquisti roboanti è giunto anche per il Floren-Team il momento di far cassa, e dunque degli addii: Negredo sfoglia la margherita e cadono uno ad uno i petali dell'Hull City (sic!), del Blackburn e della Roma (con sollievo di molti tifosi romanisti, i quali, evangelicamente, vanno perdonati "perchè non sanno quel che fanno"). L'ultimo petalo che gli rimane in mano è quello -guardacaso- di un'altra casacca biancorossa: il Siviglia, ormai realtà consolidata della Liga e fucina di grandi bomber. Negredo allora saluta Guti, Kakà e gli altri frociazzi blancos e si dirige nuovamente a sud, per inondare di gol le porte del Sanchez Pizjuàn. I motivi della sua scelta furono chiari: voglio giocare perchè voglio giocarmi le mie chance di andare al Mondiale. Detto, fatto. Ieri sera, alla sua seconda apparizione con le furie rosse, Alvaro ha segnato due dei cinque gol con cui la Spagna ha sotterrato la non disprezzabile Bosnia. E così, sono certo, continuerà per tutto l'anno: gol a raffica fino alla finale del Mondiale del Sudafrica. Dove finalmente, anche se solo per una sera, potrà dividere lo stesso campo con Francesco Totti, e farmi sperare ancora un po'.

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