martedì 20 ottobre 2009

Correva l'anno 1957

Correva l'anno 1957, si giocava per l'ammissione ai campionati del mondo di calcio dell'anno seguente in Svezia, vinti poi dal Brasile guidato da un Pelè appena diciassettenne, ma supportato (o, a mio parere) portato da Didì, Vavà e quello che forse è e resterà il mio preferito: Manoel Francisco dos Santos, universalmente noto come Garrincha. Garrincha nacque con diversi difetti congeniti: un leggero strabismo, la spina dorsale deformata, il bacino slogato e la gamba sinistra più corta rispetto all'altra di sei centimetri. Passerotto Garrincha morì da uomo, a 49 anni, per via della distruttiva passione per gli alcolici e per le donne. Grazie Garrincha, solo marinai e artisti si consumano così bene. La verità, è che nessuno perse quel mondiale più dei padroni di casa, guidati in attacco dallo spendido trio Gre-No-Li (Gren, Nordhal e Liedholm). L'Italia quel mondiale lo seguì da casa alla radio. Ma ecco come andarano i fatti: Ci troviamo in una Belfast che ci accoglie imbronciata, è il 4 dicembre del 1957, un mercoledì, gli azzurri affrontano la trasferta decisiva. Basta un pareggio per noi. L'Irlanda del Nord ci attende allo stadio Windsor Park con l'intenzione di fermare gli azzurri. A indossare la casacca verde tornano dall'Inghilterra e dalla Scozia i migliori giocatori. Senonchè sorge un problema, l'arbitro, l'ungherese Zsolt, resta bloccato all'aereoporto di Londra per causa della nebbia. Gli irlandesi lo sostituiscono con un loro compaesano di nome Mitchell e ci propongono di giocare lo stesso. L'Italia rifiuta l'invito, e al massimo è pronta a fare un'amichevole. Ma di 'partita-vera', senza un'arbitro ufficiale, non se ne parla. Si decide per l'amichevole, ma appena scesi in campo, Ghiggia, l'ala destra azzurra, riceve uno sputo in faccia. sul primo allungo, invece, quando la palla era già oltre la linea laterale, riceve un calcio negli stinchi. Di calcio non se ne vede, McMichael sferra un pugno alla nostra mezzala Gratton e la platea applaude divertita. Il 'divino' Schiaffino riceve un calcio alla testa mentre era chinato a terra. Passano pochi minuti, quando il nostro portiere, Bugatti, anticipa di precisone a terra MgParland, il quale gli rifila un calcio in faccia. Scoppia la rissa. Una gigantesca scazzottatura esplode tra le due squadre in campo e al termine degli scontri viene mandato negli spogliatoi il solo Chiappella. Nel frattempo tra un calcio e un pugno, si è svolto anche un incontro di football e ci sono stati due gol per parte. Mitchell fischia finalmente la fine. è due pari. ma la FIGC non accettò l'ufficialità della incontro (scontro). La partita verrà rigiocata e si concuderà male per la compagine azzurra: 2-1 per l'Irlanda e tutti a casa. Nella rissa ci eravamo destreggiati assai meglio. Marcatori: McIlroy 13', Cush 28', Da Costa 56'. Ma la formazione azzurra, merita di essere quanto meno citata: - Ottavio Bugatti (portierone partenopeo) - Vincenzi Gu. (terzino interista di 190 centimetri; Gu. starebbe per Guido, ma negli almanacchi era sempre Vincenzi Gu., e mi piace così), - Corradi G. (difensore centrale bianconero) - Invernizzi (scudiero all'inter del mago herrera) - Moreno Ferrario (lo stopper d'acciaio che poì scopri il suo erde, Bruscolotti) -Armando Segato (centrocampista gigliato) - Alcides Edgardo Ghiggia (ala oriunda giallorossa, su di lui e la sua affascinante storia spero un giorno di aver tempo di scrivere) , - Juan Alberto ”Pepe“ Schiaffino (interno impareggiabile ai tempi al Milan e poi condottiero giallorosso nella storica vittoria in coppa delle fiere, unico lustro europeo giallorosso) - Gino Pivatelli (centravanti di Sanguinetto, fece le fortune del Bologna, indimeticabile la stagione 1959/1960 con 29 reti in 30 partite; forse uno dei giocatori più sottovalutati della storia del calcio italiano) - Miguel Ángel Montuori (da molti consderato il miglior numero 10 della storia gigliata.. la sua carriera si interruppe bruscamente a seguito del distacco della retina conseguenza di una pallonata: tra i suoi meriti, quello di aver scoperto il bomber Flachi in una squdretta di firenze che allenava nel dopolavoro. Si, nel dopolavoro, perchè a quei tempi smettivi di giocare e facvi il bibliotecario, non il cummenda) - Dino Da Costa ( non penso ci sia bisogno di presentarlo, grande SPACCARETI). - Allenatore: Alfredo Foni, veneto tutto di un pezzo, già allenatore interista. S.

14 commenti:

  1. Bello l'angolo amarcord, grazie Tato. Ma senti, come mai all'epoca c'erano tanti oriundi? Qual è la spiegazione storico-calcistica?
    Comunque la morale della favole è che andare a Belfast non è mai una passeggiata.

    RispondiElimina
  2. è vero, c'erano molti oriundi ma al massimo collezionavano una due presenze a fine a carriera. Nessuno, neanche Sivori e Altafini, si sono mai neanche avvicinati alla quarantina di presenze di Camoranesi..

    RispondiElimina
  3. La politica degli oriundi ha radici profonde nel nostro calcio.
    i primi (1931) furono Cesarini ed Orsi, ma non lasciarono tracce indelebili nel nostro calcio, fatta eccezione forse per la famosa "Zona Cesarini", consacratasi con il gol decisivo (3-2) contro una strepitosa Ungheria.


    Il primo vero oriundo a furor di popolo "nazionale" fu Lusito Montimeglio conosciuto come "Il centromediano che cammina", argentino fresco campione con la nazionale platense.

    Su di lui, dalle mie prestigiose fonti risulta un aneddoto fantastico:
    è storia che nel 1933 quest'ultimo fu preferito da Pozzo al più classico Bernardini. Il motivo di questa preferenza, stava soprattutto nella cattiveria agonistica del neo juventino, un oriundo argentino che era stato tra le colonne portanti dell'Argentina ai Mondiali del 1932.

    Per capire l'intensità del suo gioco, basterebbe ricordare che nel corso di quel famoso Mondiale, a seguito di una entrata assassina ai danni di un avversario, era stato oggetto di una campagna di stampa orchestrata dai giornali di casa che lo aveva snervato al punto di spingerlo a non giocare la finalissima.

    Era stato necessario l'intervento dei dirigenti del club nel quale militava per ritornare sui suoi passi, ma l'episodio rivelava in maniera esauriente la propensione difensiva di Monti, cui Pozzo non volle rinunciare, a costo di mettere da parte un giocatore di assoluto valore come Bernardini.

    Con l'innesto di Monti, la mediana trovava un altro gladiatore degno di quel Ferraris IV che, in quanto a cattiveria agonistica, non era secondo a nessuno.

    Accadeva poi che l'Italia fascista di Mussolini riusciva ad aggiudicarsi l'organizzazione dei mondiali del '34.

    é da allora che comincia la massiccia ascesa degli oriundi, a quei tempi sopratutto dall'Uruguay, fucina di talenti quanto e più dell'argentina.

    Come tutti sappiamo, l'Italia vinse quel mondiale con più di una polemica, ma da allora e fino alle fine degli anni '50 gli oriundi si ritagliarono una pagina importante nell'allora nascente calcio nostrano.

    RispondiElimina
  4. A questo punto la fatidica domanda:
    Amauri si / Amauri no?

    RispondiElimina
  5. Non c'è romanticismo, letteratura, colonialismo, nè necessità tecnica di convocare Amauri, ma solo orrore.

    RispondiElimina
  6. grazie dionigi.

    Im hai tolto le parole di bocca.

    Li si stanavano dal sud amrica campioni del mondo per insegnarci il calcio.

    Qui si traterebbe di importare un onesto attaccante che ha fatto un terzo dei gol del Gilardino e circa un decimo di quelli di totti o Inzaghi.

    RispondiElimina
  7. A me Amauri invece va bene...
    Sai com'è, venderei l'anima al diavolo pur di non vedere Pepe in Sudafrica...

    RispondiElimina
  8. Io sono d'accordo con Dionigi, insistendo sulla sua posizione domando: che senso ha convocare un attacante che nel 2009 (anno solare) ha fatto finora 2 gol?
    Oltre hai nomi noti totti e cassano merita molto di più Marco Di vaio: uno che quasi comprava l'hotel capo circeo

    RispondiElimina
  9. Senza dimenticare Fabrizio Miccoli, il Romario del Salento, che se è in forma (e quest'anno lo è) è un trascinatore. E' pieno di attaccanti italiani più meritevoli di Amauri (lo dico senza scherzare, piuttosto mi porto il Tir).

    Comunque, caro L., nessuno vuole Pepe in nazionale (piuttosto tifo Ghana); ma mi sono già espresso sulla questione friulana: per me bisognerebbe stabilire nel regolamento FIGC un'incompatibilità tra giocatori dell'Udinese (attuali o ceduti da meno di due anni) e nazionale.

    Infine, se mi permettete la metafora, convocare adesso Amauri sarebbe come farti beccare a letto da tua moglie con una collega non particolarmente attraente, dopo aver rifiutato per dieci anni la possibilità di scoparti decine di segretarie bonissime (per fedeltà, ipocrisia o semplice pusillanimità).

    RispondiElimina
  10. Va bene, che Di Vaio sia.

    Scusate per prima, nella mia mente era limpida l'immagine della nostra fascia destra con Bocchetti e Pepe ed ho avuto un attacco d'ansia...

    RispondiElimina
  11. Amauri... detesto chi per farmi passare un eventuale convocazione di Amauri mi tira fuori l'esempio della Francia.....per la francia parla la storia....inoltre nella rosa dei vincitori di Francia 98,lunico estraneo può essere considerato Desailly nato in Ghana(ma cresciuto a Nantes da quando aveva 4 anni)per il resto sono tutti nati in Francia o in dipartimenti oltremare. Amauri,Camoranesi,Taddei,Ledesma.....vi prego...piuttosto 11 Pepe.

    RispondiElimina
  12. Non mi interessa chi gioca o chi no (e peraltro un attacco Tiribocchi Miccoli mi farebbe sognare) ma basta con la politica degli oriundi, salvo che tali oriundi non si chiamino Messi o .....Campagnaro del napoli.

    Qualcuno di voi ha notato quanto è forte Campagnaro del Napoli?

    RispondiElimina
  13. Se arriviamo a questo punto, sono costretto ad aprire il fronte, per farne una questione culturale di più ampio respiro.
    Al di là dei singoli nomi (sicuramente Campagnaro sarà fortissimo, non lo metto in dubbio), bisogerebbe affrontare -ma in un altro post, e con altro spirito- la questione cruciale: c'è oriundo e oriundo.
    Mi riferisco in particolare agli argentini. Metà degli argentini non è che sono oriundi, sono proprio italiani (l'altra metà degli argentini sono spagnoli, o meglio, galiziani..).
    Se mio nonno era italiano da generazioni infinite e io nasco in Argentina, ho ancora sangue e cultura italiana oppure no? Forse bisognerebbe applicare gli stessi criteri dell'Athletic Bilbao, dove non sono mancati, anche recentemente, esempi di giocatori "baschi" ma nati in Argentina.
    Propongo cioè un rovesciamento culturale: è molto più italiano -per spirito, mentalità, carattere, educazione, tratti fisici- Burdisso che il maratoneta altoatesino Alex Schwarzer (guardare la sua pubblicità dei kinder pinguì per credere).

    RispondiElimina
  14. Io guardo dove hai vissuto non dove sei nato,Santacroce ad esempio(per me è un pippone)è nato in Brasile(da padre italiano e sottolineo padre non nonno del nonno del nonno del nonno) ma da quando ha 2 anni vive in Italia..per me può essere convocato..ma gente che fino 20 anni campa in argentina pure se ha il bisnonno nipote di un falegname di Bassano del grappa che minchia vuole dalla mia nazionale??? anche io ho avi salentini......ma non per questo mi sento tale....ne tantomeno giocherei per un eventuale nazionale salentina se non per convenienza....

    RispondiElimina